Cosa vedere a Bagno a Ripoli, Firenze

Bagno a Ripoli è uno dei comuni della cosiddetta “cintura di Firenze”, confinando direttamente con la porzione meridionale del capoluogo toscano e facendo parte della cosiddetta “area fiorentina”. Il territorio è prevalentemente collinare, ricco di vigneti e oliveti, ma non mancano i boschi, ivi compresi alcuni castagneti.

Il territorio include anche una piccola porzione del Chianti, con edifici storici, ville di epoca rinascimentale e tipiche abitazioni rurali. Questa parte del territorio è caratterizzata da una significativa produzione di vini DOCG. Inoltre, alcune aziende di medie dimensioni producono oggetti sia in cotto che in ceramica. Rimane ancora un’attività artigianale di ricamo.

Edifici religiosi di interesse

Pieve di San Pietro a Ripoli

Documentata fin dal XIII secolo, fu restaurata nelle originali forme romaniche negli anni ’30 del XX secolo. Il porticato risale al XIV secolo. L’interno è a tre navate con il tetto a capriate policrome. Tra le opere d’arte più notevoli si trovano le statue di S. Pietro e di S. Paolo, entrambe risalenti al XIV secolo, e pregevoli tele del XVII secolo. Sull’altare maggiore si trova un crocifisso dipinto su legno risalente allo stesso periodo. Un altro crocifisso, opera di Pietro Nelli e risalente alla fine del XIV secolo, è collocato nell’adiacente sede della Compagnia della S.

Pieve di Santa Maria all’Antella

Documentata fin dal 1040, vanta una terracotta policroma attribuita a Benedetto Buglioni e due opere di Cecco Bravo e Lorenzo Lippi.

Pieve di San Donnino a Villamagna

La Pieve di San Donnino a Villamagna ha uno snello campanile in stile lombardo. All’interno si possono ammirare un trittico di Mariotto di Nardo (XIV secolo), una Madonna in Trono e Santi della scuola del Ghirlandaio e una tavola di Francesco Granacci, nativo del luogo.

Oratorio di Santa Caterina

Di notevole valore è l’Oratorio di Santa Caterina, costruito a metà del XIV secolo nell’attuale frazione Ponte a Ema.

Villa di Lappeggi

L’edificio originario era una torre di avvistamento del IX secolo, trasformata poi in villa nel XV secolo. Nel 1646 fu acquistata dal granduca di Toscana Ferdinando II Medici per ingrandire la vicina tenuta di Lappeggi. La villa, all’epoca denominata Palazzo della Fattoria, fu inizialmente adibita a semplice residenza del fattore. Nel 1667 fu concessa al cardinale Francesco Maria Medici, il quale iniziò ristrutturazioni e ampliamenti sotto la guida dell’architetto Anton Maria Ferri. La villa, trasformata in un’elegante dimora con ampi giardini, fu usata frequentemente per l’accoglienza di ospiti di riguardo.

Nel 1711 il proprietario cardinale Francesco Maria morì e i suoi beni furono venduti all’asta per pagare i debiti. Attorno alla villa c’è un giardino con ninfeo e una fontana con cariatide, realizzata dall’architetto Giovan Battista Foggini, gemella della più nota fontana del Giardino di Boboli a Firenze. La facciata principale, risalente al XVII secolo, è semplice e inquadrata da due torri. Dal cortile interno, ornato da una vasca circolare centrale, partono due ampi scaloni simmetrici, percorribili anche a cavallo, che conducono alla terrazza con vista su Firenze e da questa si accede a un ampio salone un tempo adibito a granaio. All’interno dell’edificio alcune sale sono affrescate come pure una piccola cappella.

Spedale del Bigallo

Fu fondato a metà del XIII secolo per aiutare i poveri e dare assistenza ai pellegrini. All’interno c’è il refettorio con il soffitto a cassettoni, la cucina monumentale e l’acquaio in pietra. È inoltre ancora parzialmente visibile il complesso sistema di canalizzazione che garantiva l’approvvigionamento idrico con l’acqua prelevata sia da una vicina fonte sia da acque piovane convogliate in appositi depositi. Col tempo la struttura ha cambiato destinazione divenendo prima monastero e, successivamente, una struttura turistica.

Mulini sull'Arno

Risalenti al XIV secolo, sono affacciate direttamente sul fiume Arno. Sono uno dei rari esempi di opificio industriale italiano risalente al tardo Medioevo. Qui avveniva il processo di infeltritura del panno di lana, il prodotto finale che rese celebre e ricca Firenze.

Parco di Poggio Valicaia

Originariamente era il parco attorno a una villa che fu proprietà della famiglia Della Gherardesca. È un’area sia boscosa che coltivata con sentieri segnalati, pannelli didattici che illustrano la flora e fauna locali e aree attrezzate per il picnic.

Eventi e Rievocazioni Storiche

Rievocazione della Passione di Cristo

La rievocazione della Passione di Cristo risale al XVII secolo quando era poco più di una fiaccolata. Nel 1881 la manifestazione, ormai costituita da figuranti abbigliati come priori, signori e soldati a cavallo, vide il debutto della filarmonica locale. Attualmente l’evento coinvolge circa 500 figuranti e 100 attori, figure esili, robusti soldati e centurioni, maestosi cavalli, ricche matrone romane che accompagnano il Cristo nel doloroso cammino verso il Monte Calvario, attraversando tutto l’abitato. Uno spettacolo di luci e musiche accompagna la drammatizzazione, creando un’atmosfera coinvolgente nella quale attori e natura si fondono.

Palio delle Contrade

Il Palio delle Contrade rievoca sia la cavalcata dei giovani in occasione della Pentecoste sia l’autonomia del comune da Firenze. Nel corso dell’evento le quattro contrade in cui è diviso il territorio si sfidano in varie gare (tiro alla fune, corsa con l’uovo, corsa con i sacchi, corsa con i cerchi, corsa con i carretti).

Giostra della Stella

La Giostra della Stella è la competizione più attesa: il cavaliere deve riuscire a infilare con la propria spada una stella tenuta tra le mani di una sagoma a forma di leone. Inoltre i contendenti devono infilzare numerose stelle il cui foro, con il progredire della competizione, è sempre più piccolo. Il numero di stelle infilzate correttamente determina il punteggio finale.

Fiera di Bestiame e Mercanzie

È la rievocazione dell’antica fiera di bestiame e mercanzie. Oltre all’esposizione di animali e attività didattiche sulle tecniche agricole, c’è la mostra del buratto e ricamo a telaio, lavoro artigianale tipico della località.

Natura e Escursioni

Nel territorio di Bagno a Ripoli si possono effettuare interessanti escursioni a piedi o in mountain-bike. È complessivamente un’area di circa 1.500 ettari costituita da colline ricche di boschi dove abbondano cedui, cerri, carpini e lecci. Particolarmente attraente è il bosco di Fontesanta, ricco di querce e castagni, allestito come parco comunale.

Itinerario del Vino

Nel territorio di Bagno a Ripoli è stato organizzato un percorso enogastromico alla scoperta delle tradizioni e tecnologie vitivinicole.

L’itinerario inizia dall’Azienda Agricola Petreto, situata in località Rosano, che dal 1871 vanta un’esperienza consolidata nella produzione. Tra questi spicca il vino “Pourriture Noble” prodotto con uve Sauvignon e Semillon colpite da Botrytis cinerea (nota anche come “muffa nobile”) che ha conferito premi e prestigio all’azienda.

Seconda tappa è la Fattoria Le Sorgenti, situata in località Vallina. Gestita dalla famiglia Ferrari, è una delle aziende più importanti del territorio sia per la quantità che per la qualità dei prodotti. “Respiro” (uva sangiovese) è uno dei vini tutelati dal consorzio Chianti Colli Fiorentini e pluripremiato nel corso degli anni. Tra le altre produzioni lo “Sghiràs Bianco” IGT (Chardonnay, Trebbiano Toscano) e lo “Scirus Rosso” IGT (Cabernet, Merlot, Petit Verdot, Malbec).

Non lontano è ubicata l’Azienda Agricola Malenchini, situata all’interno della Villa Medicea di Lilliano. Tra i vini spicca il “Bruzzico 2005” (composto da Cabernet Sauvignon 80% e Sangiovese 20%).

La tappa successiva è l’Azienda Ruffino, situata all’interno dell’antica villa rinascimentale di Poggio Casciano. Negli anni ’80 del XX secolo fu pioniere in Toscana nella coltivazione del Pinot Nero.

L’ultima sosta è l’Azienda Agricola Castel Ruggero. Nei vigneti, tutti rinnovati negli ultimi dieci anni, sono coltivati a Sangiovese, Merlot, Cabernet Franc e Syrah.

Cenni Storici

Le origini della cittadina si fanno risalire ad un villaggio etrusco di nome Marm che, intorno al III secolo a.C., divenne un luogo di commercio. Nell’abitato sono state ritrovate tracce di ville e terme di epoca romana. Successivamente la località fu denominata Quarto, in riferimento alla distanza da Firenze espressa in miglia.

In epoca medievale in tutto il territorio si diffusero pievi, chiese rurali, monasteri ed edifici religiosi, in gran parte costruiti lungo i principali tracciati viari romani in prossimità dell’Arno o tra le colline. Nel XII secolo la città di Firenze iniziò ad estendere la propria influenza sui territori limitrofi, sostituendo i feudatari con liberi comuni. Nel secolo successivo il villaggio divenne sede della Lega di Ripoli, una delle 72 federazioni di comunità in cui fu diviso il contado di Firenze. La fiorente attività economica fece emergere un nuovo ceto costituito da mercanti, banchieri, artigiani e proprietari di terre che si insediarono nella zona e costruirono un consistente numero di dimore signorili.

Circolo S.S.A.

Si distingue per la sua estrema semplicità: la muratura esterna presenta regolari bozze in filaretto di alberese, il portale con archivolto a sesto acuto, ha una lunetta un tempo affrescata, una tettoia spiovente e un occhio con cornice in pietra. Sulla parte posteriore sorge un campaniletto a vela. L’interno, ad aula rettangolare, si suddivide in due campate voltate a crociera con marcate nervature in pietra. Furono due i pittori che si alternarono nel lavoro, il Maestro di Barberino, anonimo artista di ambito orcagnesco, e Pietro Nelli, discepolo di Bernardo Daddi, con i suoi tratti più morbidi. Il Maestro di Barberino dipinse l’Annunciazione sulla parete di fondo, il San Benedetto e il Santo Diacono, le vele e il sottarco della cappella e tre scene nella Scarsella. Dopo trent’anni di interruzione, la decorazione venne portata a termine per volontà di Benedetto di Nerozzo degli Alberti. Fu affidato a Spinello Aretino, di origini aretine e molto apprezzato alla fine del XIV secolo, il compito di completare l’arcone trionfale e riallacciare la narrazione della vita della santa, che egli illustrò con otto episodi nelle lunette e nei riquadri sottostanti delle pareti.

L’edificio è stato progettato su un’area dalle dimensioni contenute e mostra una struttura “a elle” che sembra una quinta teatrale: con due prospetti affacciati su un piccolo spazio. L’ingresso e le finestre sono stati decorati con pietra alberese, mentre gli architravi mostrano timpani a conci intagliati a rustico, dando un andamento ascendente alla facciata. A sinistra c’è un tabernacolo cinquecentesco in pietra serena. All’interno è presente una fontana formata da una conca sostenuta da un basamento di forma zoomorfa che ricalca la coda di un mostro marino. L’acqua che tracima dal catino si riversa in una vasca esagonale, sulla quale è posto un basamento in mattoni che sosteneva la statua della Fata Morgana. Ai lati della fontana sono posti due portali simmetrici e, su uno di essi, una piccola scala conduce al piano superiore in cui si trovano deli ambienti più angusti.

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