Storia di Marcella che fu Marcello: Un Racconto di Bianca Berlinguer

Bianca Berlinguer, giornalista e figura nota della televisione italiana, ha esplorato in profondità la vita di Marcella Di Folco nel suo libro «Storia di Marcella che fu Marcello». Questo libro offre uno sguardo intimo e personale sulla trasformazione di genere di Marcella, ambientato nel contesto storico e sociale dell'Italia del dopoguerra.

L'Infanzia e la Famiglia

Marcella, nata a Roma durante la guerra, ha condiviso con la sorella Lilli un'infanzia segnata da un ambiente familiare complesso. La madre, di origini modeste, subiva maltrattamenti, mentre il padre, ex gerarca fascista, era una figura autoritaria. Questa dinamica familiare ha profondamente influenzato Marcella, portandola a sviluppare un forte legame con la madre e un senso di ingiustizia verso il padre.

La famiglia gestiva un bar-latteria ai Parioli, un'attività che coinvolgeva tutti i membri, inclusa la nonna, figura di spicco nella zona. Tuttavia, la serenità familiare era costantemente minacciata dalle difficoltà economiche e dai debiti accumulati dal padre.

Il Sentirsi Donna

Fin da giovane, Marcella ha sentito una forte attrazione verso il mondo femminile, invidiando la condizione della sorella Lilli. Questo desiderio di essere donna si è intensificato con il tempo, portandola a esplorare la propria identità di genere in un'epoca in cui le divisioni tra i sessi erano molto rigide.

L'Esplorazione Artistica e la Dolce Vita Romana

Negli anni '50 e '60, Marcella si è immersa nella vivace scena culturale romana, frequentando il Teatro Cinque e incontrando figure come Federico Fellini, che la volle sul set del Satyricon. In quel periodo, Marcella Di Folco si aggirava tra i figuranti e per ventimila lire la mette sul set del Satyricon. L'ambiente della Dolce Vita, con i suoi eccessi e le sue contraddizioni, ha offerto a Marcella un terreno fertile per esprimere la propria creatività e sperimentare con la propria identità.

In questi anni si faceva sentire Giò Stajano con la sua storia della realtà omosessuale dell’epoca. Turbolenze svariate e doppia vita divisa fra mattinate scolastiche e serate in Via Veneto mentre Wanda Osiris sghignazzava al Café de Paris fra la mondanità dei novelli playboy e i lazzi di Walter Chiari e Raimondo Vianello.

La Trasformazione in Marcella

La decisione di intraprendere il percorso di transizione è stata una tappa fondamentale nella vita di Marcella. Dopo l'intervento chirurgico a Casablanca nel 1980, Marcella ha dovuto affrontare numerose sfide per affermare la propria identità e ottenere il riconoscimento legale del suo genere.

L'apoteosi viene raggiunta con l’intervento chirurgico, e le conseguenti traversie per arrivare alla faticosa guarigione. Minigonne esaltanti la bellezza delle gambe (“di cui andavo orgogliosissima”), ma ci vuole coraggio per far capire che non si è più uomo e soprattutto esprimere quel che si è veramente e non quel che vogliono gli altri.

Prostituzione e Amore

La prostituzione per Marcella fa ugualmente parte di questo viaggio, nascendo da un bisogno molto pratico e quotidiano: la strada è il ripetitivo e crudissimo modo che fa campare. A Berlinguer, d’altro canto, Marcella racconta di aver molto amato, e di essere stata una grande conquistatrice, in ogni città in cui ha vissuto e nelle spericolate vacanze in Marocco dove spese sempre tutti i suoi denari ma con l’immensa soddisfazione di sentirsi ammirata nella sua djellaba d’organza leggerissima con spacco fino alla vita: un paradiso.

L'Impegno Politico e Sociale

Marcella è stata una figura di spicco nel movimento per i diritti delle persone LGBTQ+, lottando per la dignità e l'uguaglianza di tutte e tutti. La sua militanza politica, la vicinanza al Partito Radicale, possiedono e misurano la sua forza fino al punto cruciale, e purtroppo finale, della sua vita.

Memoria di Enrico Berlinguer

Il libro di Bianca Berlinguer, al di là della storia personale di Marcella Di Folco, evoca anche ricordi legati alla figura di suo padre, Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano. Un aneddoto riporta di un episodio accaduto durante una vacanza in Sardegna, a Stintino, luogo a cui la famiglia Berlinguer era molto legata:

«Quello lì che tira il calcio d'angolo con i pantaloni rimboccati non è Enrico Berlinguer?», chiese il ministro degli Esteri al suo autista. «Sì onorevole, è lui», la risposta. «Ah, va bene, allora tutto a posto».

Questo breve scambio evidenzia l'immagine di un leader politico che, pur nella sua autorevolezza, manteneva un legame con la vita quotidiana e con le passioni semplici.

Vacanze Felici a Stintino

Il rapporto di Berlinguer con Stintino era profondo, ancestrale. In un certo senso era la spiaggia di famiglia e, ancora negli anni Settanta, su quella sabbia si conoscevano tutti. I Berlinguer, i Segni, i Siglienti, i Cossiga. In molti erano pure parenti. Enrico non aveva un'abitazione di proprietà, ne prendeva in affitto una da un pescatore del luogo: era bianca, spartana e molto vicina al mare.

Il segretario comunque, testimoniano ancora i figli, era piuttosto spericolato. Una volta, durante una traversata dalla costa laziale, era finito in una burrasca nelle Bocche di Bonifacio e aveva imbarcato acqua. Era riuscito ad arrivare a Stintino per miracolo, solo dopo aver rinforzato a colpi di martello le murate con dei legni.

«Furono vacanze bellissime - è il ricordo di Bianca - perché a fine agosto le altre famiglie erano partite e per la prima volta restammo soli tra noi. Rammento lunghi pomeriggi in barca con mamma e papà».

La Scomparsa di Marcella

Marcella Di Folco è scomparsa nel 2010, lasciando un vuoto nel cuore di chi l'ha conosciuta e amata. La sua vita, segnata da dolore e gioia, è un esempio di coraggio e determinazione nel perseguire la propria identità e nel lottare per un mondo più giusto e inclusivo.

Quando, ricoverata in un hospice non lontano da Bologna, confessa all’amica giornalista di reputarsi persona fortunata avendo avuto “una vita di tanto dolore, ma anche di tanto piacere”, dimostra per sempre l’impressionante dignità - senza l’ombra di comode indulgenze - del suo essere trans.

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