Il Bagno delle Sirene a Grottammare: Storia e Leggenda
Tra i luoghi avvolti nel mistero e nelle leggende metropolitane, spicca il Bagno delle Sirene a Grottammare, un luogo intriso di storia e tradizioni popolari.
Origini e Mito di Partenope
Il nome Partenope, che significa “verginale”, fu scelto per identificare una delle sirene che erano adorate nella Magna Grecia. La città di Parthenope o Partenope, era una colonia della Magna Grecia, fondata dai Cumani intorno al terzo quarto dell’VII secolo a.C, in contemporanea alla fondazione di Cuma.
Sono giunte fino a noi solo poche notizie storiche e attendibili inerenti i culti d’adorazione alla sirena, notizie, che riguardano principalmente una corsa con le fiaccole che ogni anno si compiva in suo onore. Pare infatti, che la sirena Parthenope la più bella del golfo, morì in seguito alle pene d’amore dovute al rifiuto del leggendario eroe Ulisse. Il suo corpo senza vita approdò sulle rive dell’isolotto di Megaride in cui oggi sorge Castel dell’Ovo, e proprio lì sia stata sepolta una dei patroni di Napoli, santa Patrizia.
Secondo un’altra leggenda, invece, gli Argonauti passarono per l’isola dove viveva la sirena e Orfeo, che anche prese parte alla spedizione, suonò la cetra; Partenope morirà quindi suicida, affogandosi in mare.
Fatto sta che i napoletani, da sempre famosi per la loro propensione al folclore e la loro “religiosità”, e probabilmente influenzati dalle credenze cumane, iniziarono a venerare la sirena come dea protettrice. Il loro credo fu così forte da influenzare addirittura Virgilio, che utilizzerà il suo nome in senso poetico e Napoleone, a cui si deve il toponimo di Repubblica Parthenopea, altrimenti detta Repubblica Napoletana del 1799.
Sorta in posizione particolarmente favorevole - circondata su tre lati dal mare - per i traffici marittimi, Partenope divenne ben presto molto più potente della città madre, a cui si oppose in alcune occasioni. Cuore pulsante di tutta la sua attività era il porto, situato verso l’attuale piazza del Municipio, dove approdavano tutte le navi dirette in Iberia, Sardegna e Baleari.
In seguito alla loro espulsione da Cuma, ad opera del tiranno Aristodemo di Cuma, alcuni membri dell’aristocrazia si stabilirono in città, facendo si che questa divenisse una dei più grandi porti del mediterraneo. La crescente importanza di Partenope, divenuta ormai “un’anti-Cuma”, produsse un crescente sviluppo urbanistico, che portò alla conseguente rifondazione della città come Neapolis.
Ma, per quanto si siano sforzati di trasformarla in una “città nuova” Napoli resterà per sempre legata alle sue radici, a quel nome, Partenope, che ancora oggi capeggia imponente nell’etimologia delle strade, come nel caso appunto di via Partenope; tra i monumenti della città, si pensi alla fontana dedicata a Parthenope, istallata in Piazza Sannazaro, e nel cuore degli stessi cittadini, orgogliosi di definirsi “ Partenopei”.
Palazzo Donn'Anna: Un Esempio di Mistero e Leggenda
Tra tutti i luoghi di Napoli, probabilmente Palazzo Donn’Anna è quello intorno alla quale aleggia più mistero, e sopratutto il maggior numero di leggende metropolitane. Sorge sul mare all’inizio di Posillipo, dopo la curva di Mergellina, un antico edilizio che, visto da lontano, sembra una rupe di tufo emergente dall’acqua, piena di buchi e caverne.
Nel 1571 i Ravaschieri, ultimi di una lunga lista di proprietari, vendettero il palazzo a Luigi Carafa di Stigliano nonno di Donna Anna Carafa, che lo ereditò alla sua morte. Il progetto originale prevedeva due accessi: uno dal mare, attualmente utilizzato, ed uno dalla via transitabile, che avrebbe dovuto condurre direttamente nel cortile del Palazzo.
A confermare il ruolo di Donna Anna nelle spettrali leggende che aleggiano intorno al Palazzo è Matilde Serao che, in una delle sue opere, racconta di un ricevimento dato per l’inaugurazione del Palazzo, anche se incompiuto. Nei giorni a seguire si racconta che le due donne ebbero diveris scontri, fino a quando Mercedes scomparì nel nulla.
Leggende di Amori e Intrighi
Secondo la leggenda, durante la dinastia degli Angioini, un pescatore di nome Beppe era molto famoso per le sue ars amatorie. La Regina Giovanna II, incuriosita da tanto vociferare, decise di sperimentare le doti del giovane. Qui, trascorse diversi giorni di passione con Beppe, ignaro della presenza all’interno della Villa di alcuni trabocchetti: di certo, una Regina non poteva permettere che una volta usciti di li, i suoi amanti andassero a raccontare in giro quello che era successo, minando i suo buon nome.
Il Fascino di Via Partenope
Ma, come altre zone di Napoli e la città stessa, via Partenope ha nella splendida vista sul mare di cui si può godere da ogni suo punto, la base del suo fascino e della sua bellezza, ma anche di quel pizzico di misticismo, che tanto la rende interessante agli occhi di turisti romantici e napoletani innamorati.
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