Bagno di Venere nella Reggia di Caserta: Storia e Leggende
Immersa nella campagna campana come una visione uscita da un sogno, la Reggia di Caserta si erge con una grandiosità architettonica che sfida il tempo. Nel cuore della Campania, tra il Vesuvio e la costa tirrenica, sorge la Reggia di Caserta, uno dei complessi architettonici più maestosi e affascinanti d’Europa. Costruita nel XVIII secolo per volere di Carlo di Borbone, re di Napoli, la reggia è stata progettata dall’architetto Luigi Vanvitelli con l’intento di rivaleggiare con le grandi corti europee, in particolare quella di Versailles.
Visitare la Reggia di Caserta è come tornare in un passato meraviglioso, tra stanze e interni di straordinario valore, un parco infinito e un giardino inglese di rara bellezza. Uno degli aspetti più iconici e straordinari della Reggia di Caserta sono i suoi giardini, che si estendono per circa 120 ettari e rappresentano un perfetto esempio di fusione tra architettura e paesaggio naturale.
Il Giardino Inglese
Si varca il cancello in prossimità della straordinaria e monumentale fontana di Diana e Atteone in cima alla Via dell’acqua dei Giardini reali della Reggia di Caserta ed è come muovere i passi in un mondo sospeso. Il grande Giardino Inglese si estende su una superficie di oltre 24 ettari e fu voluto dalla regina Maria Carolina, influenzata sia dalla sorella Maria Antonietta - che a Versailles aveva realizzato il Petit Trianon - e dal ministro inglese a Napoli, Lord William Hamilton.
A partire dal 1785, di fatto, la sovrana sovvenzionò con il suo personale patrimonio il progetto, che affidò al botanico e giardiniere inglese John Andrew Graefer in collaborazione con l’architetto Carlo Vanvitelli. Possiamo dire però che si tratto di una sorta di capriccio di Maria Carolina la quale presto ne perse interesse e quindi toccò al marito Ferdinando IV, dal 1788, a seguirne i lavori, senza però riuscire a completarlo a causa delle emergenze militari di fine secolo.
Caratteristiche del Giardino Inglese
- Progettato da John Andrew Graefer in collaborazione con Carlo Vanvitelli.
- Voluto dalla regina Maria Carolina, influenzata da Maria Antonietta e Lord William Hamilton.
- Contraddistinto da scorci pittoreschi e suggestivi dominati da una natura apparentemente selvatica.
- Alimentato dall'Acquedotto Carolino, con colline, prati, stagni e canali creati dall'uomo.
Come scrivevo e tanti già sanno, il giardino inglese si contraddistingue dal formale e ordinato modello italiano per gli scorci pittoreschi e suggestivi dominati da una natura apparentemente selvatica, seppure in realtà sia frutto di un’accurata progettazione.
Il Bagno di Venere: Un'oasi di bellezza
Passeggiando per i viali del Giardino Inglese tuttavia l’ambiente più suggestivo e scorci che suscitano grande meraviglia e invitano al silenzio della contemplazione della bellezza del luogo è senza dubbio il laghetto abbracciato dal Criptoportico, nelle cui acque si specchia il cosiddetto Bagno di Venere. Uno degli angoli più affascinanti del Giardino Inglese è il Bagno di Venere, un laghetto incorniciato da rovine e piante acquatiche, al centro del quale si trova la statua di Venere che si bagna.
Uno degli angoli più suggestivi del giardino inglese è senza dubbio il Bagno di Venere, così denominato per la presenza di una statua in marmo di Carrara, opera di Tommaso Solari, che ritrae la dea nell’atto di uscire dall’acqua di un piccolo lago, contornato da un bosco di allori, lecci ed esemplari monumentali di Taxus baccata.
Il Criptoportico e la finzione delle rovine
Il criptoportico - ricavato da un’antica cava di pozzolana - è un finto ninfeo, a pianta circolare, con pareti di tufo scandite da colonne e pilastri, lungo le quali si aprono le nicchie che ospitano delle statue classiche, provenienti dai coevi scavi borbonici di Pompei e dalla Collezione Farnese. Dunque una finta rovina, volutamente realizzata come tale per dare agli ospiti della Corte che passeggiavano per quei giardini la sensazione di camminare nella città romana di Pompei recentemente riportata alla luce e conosceva le sue prime fasi di scavo. Una sorta di parco tematico, una realtà alternativa e immersiva, potremmo definirla oggi.
La struttura, scenograficamente costruita per apparire in rovina, ha grossi squarci nel soffitto a lacunari, che lasciano infiltrare la luce e scorgere la fitta vegetazione che l’avvolge; il pavimento è in armi colorati a tassello, volutamente sconnessi, e alle pareti, affrescate all’antica, mostrano crepe che mettono in evidenza pezzi di finto opus reticolatum.
La Statua di Venere
Un boschetto di allori, lecci e monumentali tassi, contornati da rigogliose felci e una lussureggiante vegetazione, racchiude in un’atmosfera misteriosa un’ansa del laghetto, riproducendo la scena di una sorgente in cui si specchia la statua di “Venere nell’atto di uscire dall’acqua”, scolpita nel 1762 da Tommaso Solari nel marmo di Carrara. Proprio quest’opera dà il nome al più emblematico degli scorci del giardino, conosciuto appunto come Bagno di Venere.
Lo specchio d’acqua su cui si affaccia il Criptoportico ospita una Venere in marmo di Carrara, ispirata al celebre modello classico dell’Afrodite accovacciata. Scolpita da Tommaso Solari nel 1762 fu collocata qui verso il 1840. Alle spalle della statua, un’apertura offre al visitatore un punto di vista privilegiato, dando vita a un intimo dialogo con la dea. Le acque che la circondano scaturiscono dalla base di un albero di Tasso monumentale e da alcune cascatelle connesse alla Fontana del Pastore.
Miti e leggende
Pare assistere a un balzo indietro in tempi mitici, mentre l’animo si placa cullato dal gorgoglio della cascatella che sgorga dalle radici del grande tasso posto al centro dell’emiciclo. Fu la regina Maria Carolina a commissionare la realizzazione del Bagno, che secondo alcuni studiosi potrebbe contenere riferimenti esoterici e massonici.
Nei recessi del bagno, costituiti da dirupi e ninfei ispirati all’antro della Sibilla Cumana descritto nell’Eneide, la luce solare penetra attraverso il fogliame degli alberi, mentre si ode il gorgoglio della cascatella che sgorga dalle radici del grande tasso, posto al centro dell’emiciclo.
Altre attrazioni nel Giardino Inglese
Il Labirinto
Nel boschetto definito “Labirinto”, realizzato da Carlo Vanvitelli, vi è uno stagno di ninfee che si espande fino a contenere due isole ricche di vegetazione, romantica rappresentazione del gusto ottocentesco: la più grande ha un tempietto in rovina, con colonne di granito provenienti dalle rovine di Pompei; il più piccolo ha una sorta di padiglione utilizzato come ricovero per anatre, cigni ed altri uccelli acquatici che vivono nel lago.
La Palazzina Inglese
Non lontana dalle antiche serre sorge la Palazzina Inglese, edificata tra il 1790 e il 1794 come abitazione del giardiniere Graefer. Si tratta di un fabbricato a due piani, ciascuno composto da dodici stanze abitabili, scandito all’esterno da un ordine dorico di pilastri. La struttura prevedeva anche un locale destinato alla conservazione dei semi e degli attrezzi.
Le Serre e l'Acquario
Le specie che non venivano messe a dimora si custodivano nelle serre, che si sviluppano in prossimità della Palazzina. Vicino le serre c’è l’Acquario, una grande vasca circolare destinata a contenere una pianta acquatica.
Graefer effettuava continue escursioni in Campania, a Capri, sul litorale Salentino e a Palermo per rifornirsi di piante e, grazie ai contatti con i botanici inglesi, riuscì ad ottenere anche molti esemplari e sementi provenienti dall’Australia, dalla Cina e dal Giappone, dai quali creò ibridi e numerose rarità presenti nel giardino.
| Nome Comune | Nome Scientifico |
|---|---|
| Albero della canfora | Cinnamomum camphora |
| Tasso comune | Taxus baccata |
| Cedro del Libano | Cedrus libani |
| Camelia | Varietà dal Giappone |
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