Il Bagno di Venere nella Reggia di Caserta: Storia e Descrizione di un Angolo Incantato
Nel cuore della Campania sorge un’imponente testimonianza dell’arte e della storia italiana: la Reggia di Caserta. Questa sontuosa residenza non è solo un simbolo di grandezza architettonica, è anche un’oasi di bellezza naturale e una cornice per storie romantiche che hanno attraversato i secoli. Prima di addentrarci nei giardini rigogliosi e nelle vicende romantiche, facciamo un salto nel passato per esplorare le origini di questo capolavoro architettonico, inserito dall’UNESCO tra i patrimoni dell’umanità. Commissionata da Carlo di Borbone a metà del 1700 e completata un secolo dopo, la Reggia di Caserta è stata progettata dall’architetto Luigi Vanvitelli come dimora reale (una delle più grandi esistenti al mondo) e centro di potere. Il suo stile barocco imponente e la sua imponenza sono ancora oggi un trionfo dell’ingegno umano.
Il Parco Reale: Un Regno Verde di Bellezza
Ciò che rende la Reggia di Caserta veramente straordinaria è il suo parco, una vasta estensione di oltre 120 ettari che si estende intorno al palazzo. Qui, file di alberi secolari e giochi d’acqua delle fontane, laghetti, stagni e una miriade di specie botaniche si fondono armoniosamente, creando un ambiente da sogno. Gli ampi viali consentono piacevoli passeggiate, mentre i giardini segreti e i padiglioni nascosti offrono angoli di tranquilla contemplazione. A seconda della stagione, il giardino si trasforma in una tavolozza di colori e profumi: magnolie, rose, tulipani e camelie dipingono il paesaggio con sfumature di bianco, rosa e rosso, mentre gli alberi si riflettono nei laghetti popolati da ninfee e piante acquatiche.
Tra Giardino all’Italiana e all’Inglese
Il parco è un vero e proprio melting pot di stili e influenze, dove le regole architettoniche del giardino italiano si mescolano con la spontaneità e il romanticismo del paesaggio all’inglese, che con oltre 200 specie botaniche crea un ambiente suggestivo e avvolgente. Le aiuole rettangolari ospitano canfore e tulipani che crescono liberi e selvaggi, divise da filari di agapantus; i muri sono coperti di rose e al sole crescono i limoni e i centenari Taxus baccata, mentre i bossi si alternano fra le panchine dei viali. Le zone più boscose invitano alla meditazione e alla contemplazione della natura.
Il Bagno di Venere: Un Angolo di Mito e Bellezza
Passeggiando per i viali del Giardino Inglese, l’ambiente più suggestivo e gli scorci che suscitano grande meraviglia e invitano al silenzio della contemplazione della bellezza del luogo è senza dubbio il laghetto abbracciato dal Criptoportico, nelle cui acque si specchia il cosiddetto Bagno di Venere. Il Bagno di Venere (un piccolo stagno con la statua della dea) e i resti di un finto tempio romano sul lago, tra ninfee e piante acquatiche, aggiungono un tocco di mistero e fascino neoclassico al paesaggio, ricordando le antiche città sepolte di Pompei ed Ercolano.
Il Criptoportico e la Statua di Venere
Il criptoportico - ricavato da un’antica cava di pozzolana - è un finto ninfeo, a pianta circolare, con pareti di tufo scandite da colonne e pilastri, lungo le quali si aprono le nicchie che ospitano delle statue classiche, provenienti dai coevi scavi borbonici di Pompei e dalla Collezione Farnese. La struttura, scenograficamente costruita per apparire in rovina, ha grossi squarci nel soffitto a lacunari, che lasciano infiltrare la luce e scorgere la fitta vegetazione che l’avvolge; il pavimento è in armi colorati a tassello, volutamente sconnessi, e alle pareti, affrescate all’antica, mostrano crepe che mettono in evidenza pezzi di finto opus reticolatum. Dunque una finta rovina, volutamente realizzata come tale per dare agli ospiti della Corte che passeggiavano per quei giardini la sensazione di camminare nella città romana di Pompei recentemente riportata alla luce e conosceva le sue prime fasi di scavo. Una sorta di parco tematico, una realtà alternativa e immersiva, potremmo definirla oggi.
Lo specchio d’acqua su cui si affaccia il Criptoportico ospita una Venere in marmo di Carrara, ispirata al celebre modello classico dell’Afrodite accovacciata. Scolpita da Tommaso Solari nel 1762 fu collocata qui verso il 1840. Alle spalle della statua, un’apertura offre al visitatore un punto di vista privilegiato, dando vita a un intimo dialogo con la dea. Un boschetto di allori, lecci e monumentali tassi, contornati da rigogliose felci e una lussureggiante vegetazione, racchiude in un’atmosfera misteriosa un’ansa del laghetto, riproducendo la scena di una sorgente in cui si specchia la statua di “Venere nell’atto di uscire dall’acqua”, scolpita nel 1762 da Tommaso Solari nel marmo di Carrara. Proprio quest’opera dà il nome al più emblematico degli scorci del giardino, conosciuto appunto come Bagno di Venere. Pare assistere a un balzo indietro in tempi mitici, mentre l’animo si placa cullato dal gorgoglio della cascatella che sgorga dalle radici del grande tasso posto al centro dell’emiciclo.
La Venere quindi, proprio di fronte al Tasso dal quale la terra stessa sembra respirare, si china sul laghetto con una calma estrema, per osservarsi e osservare l’acqua, ogni goccia indistinta, come chi ha tutto il tempo a sua disposizione, un attimo prima del bagno. In più (e infine) al visitatore, giunto un po’ per caso un po’ per istinto al cuore del Giardino Inglese della Reggia di Caserta, è offerta una prospettiva ancora più confidenziale della statua della dea. Superando un percorso parallelo con massi di tufo, in corrispondenza di una curva si giunge a un inaspettato scorcio che dà sulla schiena di Venere; ed è per questa furtiva vicinanza che si ha la definitiva sensazione di essere molto prossimi a un segreto.
Maria Carolina e il Giardino Inglese
Il grande Giardino Inglese si estende su una superficie di oltre 24 ettari e fu voluto dalla regina Maria Carolina , influenzata sia dalla sorella Maria Antonietta - che a Versailles aveva realizzato il Petit Trianon - e dal ministro inglese a Napoli, Lord William Hamilton. A partire dal 1785, di fatto, la sovrana sovvenzionò con il suo personale patrimonio il progetto, che affidò al botanico e giardiniere inglese John Andrew Graefer in collaborazione con l’architetto Carlo Vanvitelli. Possiamo dire però che si tratto di una sorta di capriccio di Maria Carolina la quale presto ne perse interesse e quindi toccò al marito Ferdinando IV, dal 1788, a seguirne i lavori, senza però riuscire a completarlo a causa delle emergenze militari di fine secolo.
Trasformazioni e Storia Recente
Nel 1799 nacque la Repubblica Partenopea. La reggia di Caserta e altre proprietà furono espropriate ai Borboni. Vennero anche rubate molte opere, oggetti preziosi e mobili di gran valore. Nel 1806 Napoleone conquistò il regno di Napoli e nominò suo fratello Giuseppe nuovo re, il quale fece del palazzo reale la sua nuova residenza. Nel 1808 Napoleone conquistò anche la Spagna, che aveva bisogno di un nuovo sovrano. Il fratello di Napoleone, lasciò quindi il regno di napoletano per quello spagnolo.
Come nuovo re partenopeo, Napoleone nominò il generale Gioacchino Murat (suo cognato), il quale anch'essi scelse di risiedere nella maestosa reggia di Caserta. Tra il 18 settembre del 1814 al 9 giugno del 1815 ci fu il congresso di Vienna: una riunione, tra le principali potenze europee, per ripristinare l'antico regime dei Valois e dei Borboni dopo le conquiste napoleoniche. Nacque così il regno delle 2 Sicilie e fu dato potere regnante alla famiglia dei Borboni, con Ferdinando I delle due Sicilie (ex re di Napoli: Ferdinando IV di Borbone) In questo periodo fu recuperato la maggior parte di ciò che fu rubato durante la repubblica partenopea. La regina Maria Carolina d'Austria consorte del re Ferdinando I delle 2 Sicilie si occupò di restaurare il Palazzo reale.
La Reggia di Caserta da questo momento divenne residenza di caccia del re borbone.
tag: #Bagno
