Il Bagno Ebraico di Ortigia: Storia e Informazioni

Nel cuore di Ortigia, tra le strette vie chiamate "rua" o "ruga", si trova uno dei più antichi bagni ebraici d'Europa. Questo luogo affascinante, ricco di storia e significato, è il Miqweh, situato nell'antico quartiere ebraico, la Giudecca, testimonianza della presenza di una delle comunità ebraiche più antiche del Mediterraneo.

La Scoperta del Miqweh

La scoperta del Miqweh di Siracusa, uno dei più importanti d'Europa, avvenne casualmente nel 1989 durante i lavori di ristrutturazione di un palazzo, Casa Bianca, in via Alagona. All'epoca, il quartiere ebraico versava in uno stato di completo abbandono.

La famiglia della marchesa Daniele, decise di acquistare e ristrutturare un palazzo nel cuore della Giudecca, Palazzo Bianca, una struttura che si trova in via Alagona e attualmente ospita un albergo turistico. Durante il recupero architettonico, si accorsero che contigua ad un cortiletto, c’era una costruzione senza alcun acceso.

Sopra questo blocco, vi era una stanzetta e allora intuirono che doveva esserci qualcosa sotto di molto prezioso. Così, con opera certosina e spinti dalla voglia di riportare alla luce un passato prezioso appartenente alla storia millenaria dell’isola di Ortigia, cominciarono a bucare il muro e trovarono una piccola stanzetta piena di terra, con una volta a crociera. La ripulirono e scoprirono con grande sorpresa l’esistenza di una lunga scala. I lavori di sgombero dei detriti richiesero molto tempo e un grande impegno economico.

La Struttura del Bagno Ebraico

Scendendo una scala di 58 gradini, scavata nella roccia, si accede a una stanza sotterranea, un ambiente simile a una caverna con il soffitto sorretto da colonne di pietra. All'interno si aprono cinque vasche profonde 140 centimetri. Tre di queste si trovano nella parte centrale della grotta e sono disposte a forma di trifoglio, mentre le altre due sono collocate in due stanze laterali.

Alla fine dei lavori di scavo, sgombero e restauro, vennero alla luce 58 gradini che formavano tre rampe di scale alla fine delle quali si aprì alla vista una grande sala, sommersa dalla fanghiglia, ma di grande magnificenza. La sala aveva forma quadrata, con quattro colonne che sostenevano una volta a crociera perfetta e, attorno a queste, vi era un ambulacro che le includeva tutte, con volte a botte.

Tutto intorno alla sala correva un sedile, scolpito nella pietra viva, a diciotto metri di profondità. Nel pavimento c'erano tre vasche poste a trifoglio con all’interno dei gradini. Durante la ripulitura dal fango, nel fondo delle vasche, ritrovarono anche dei cocci di ceramica delicatissima e delle piccolissime lucerne.

L'Acqua della Purificazione

L'acqua che alimenta le vasche doveva essere assolutamente pura. Il Miqweh, situato a 18 metri sotto il livello stradale, è alimentato da acqua pura sorgiva. La stanza è fresca e illuminata da luci tenui e soffuse che creano un'atmosfera suggestiva.

L'ingresso conduce direttamente al cunicolo scavato nella roccia che scende in una stanzetta rettangolare presso il cui centro vi sono tre vasche in cui sgorga ancora dell’acqua (proveniente dalla ricca falda acquifera siracusana che dà anche vita alla Fonte di Aretusa).

Il Significato del Miqweh

Il Miqweh era un luogo di abluzione e purificazione rituale. Nella comunità ebraica, i rituali di purificazione assumevano un ruolo fondamentale. Secondo le Scritture, l’immersione in acqua era necessaria per riacquistare la purità rituale e dunque poter accedere al luogo di culto.

Le vasche erano alimentate da pura acqua sorgiva, che sgorgava dal sottosuolo. Con l'aiuto di esperti del restauro, riuscirono a datare la chiusura di quel luogo: la fine del 1400. I nobili Daniele, cominciarono così un'affannosa ricerca fra testi e libri antichi, contattarono esperti e professori e fecero ordine fra le informazioni a loro disposizione: avevano scoperto un antico bagno ebraico, che serviva per la purificazione prima dei rituali.

Sappiamo che questi bagni erano utilizzati anche e soprattutto dalle donne che, dopo il ciclo mestruale e il parto, dovevano purificare il loro corpo al cospetto di donne anziane prima di riprendere i rapporti coniugali.

L’elemento dell’acqua nella Giudècca assume il ruolo della purificazione. In tutti i quartieri abitati dagli ebrei sono presenti delle vasche di acqua pura in cui le persone si immergono per eseguire i riti di purificazione.

Un Tesoro Nascosto e Ben Conservato

Il miqweh, situato a 18 metri sotto il livello stradale, nei sotterranei di un edificio patrizio che oggi ospita un hotel, è fra gli unici bagni rituali in Europa che conservi a tutt’oggi la sua integrità e il suo fascino. Secondo alcuni studi il Mikveh sarebbe non solo il più antico di tutte le strutture ebraiche del Mediterraneo, ma anche il meglio conservato e il perché non è difficile da spiegare.

Il bagno purificatorio infatti è sito a 18 metri di profondità e, negli anni della cacciata ebraica, gli ebrei, sperando forse di poter ritornare in questo posto, nascosero e ricoprirono bene questo luogo rituale, così bene da non essere trovato prima del '91: che astuzia!

Il Ruolo Storico di Siracusa

Siracusa, città straordinariamente importante, che racconta la storia millenaria della Sicilia senza soluzione di continuità dalla preistoria sino ad oggi, ha sempre avuto un ruolo di prima donna per il periodo classico, ma grazie a recenti acquisizioni di carattere documentario, archeologico ed epigrafico, si impone anche per periodi storici diversi, come quello genericamente inteso “medievale”.

Storici ed annalisti locali (Capodieci, Privitera…) hanno sempre citato l’esistenza a Siracusa degli ebrei, della sinagoga e di bagni rituali. Con ogni probabilità gli ebrei si stanziarono in un primo momento nel quartiere di Akradina presso le grotte Pelopie (da antro- opi e nero - pelos) come si evince dall’ Encomio di San Marciano (VII secolo) identificabili con la balza Akradina.

Il Miqweh Oggi

Il bagno ebraico fu così preservato e ancora oggi è possibile visitarlo e ammirarlo nella sua infinita bellezza. A Siracusa esiste un mikveh - bagno rituale ebraico - riconosciuto come tale dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e ora parte di un itinerario culturale europeo. Un’iniziativa con cui il luogo entra ufficialmente a far parte degli itinerari culturali del Consiglio d’Europa.

Occorre purtroppo rilevare, ancora una volta, l’opera di rimozione storiografica che ha sempre caratterizzato che vicende degli ebrei, come minoranza.

Controversie e Chiarimenti

Assieme a una delegazione, Disegni ha incontrato l’arcivescovo Francesco Lomanto per mettere un punto su una polemica emersa localmente. “C’è chi sostiene che ci sia un mikveh sotto la Chiesa di San Filippo Apostolo, ma così non è. Abbiamo spiegato, con l’aiuto del rabbino capo di Napoli Cesare Moscati, competente per territorio, all’arcivescovo che quel luogo non ha le caratteristiche per essere un sito ebraico.

La teoria della trasformazione da sinagoga a chiesa di San Filippo è stata smentita in base a due importantissime acquisizioni, una di carattere archeologico e l’altra di carattere documentario. La prima è un’iscrizione ebraica incisa su di un concio collocato nella parte alta dell’abside della chiesa di San Giovanni Battista che non si trova, ovviamente, nella collocazione originaria, ma che venne reimpiegato nella ricostruzione della chiesa dopo il terremoto del 1542.

L’epigrafe, edita, trascritta e tradotta da Moshe Ben-Simon così recita: “...alla sinagoga di Siracusa /... fondata con giustizia e fede”. Essa è stata integrata da Cesare Colafemmina dal momento che si presenta mutila nella parte iniziale: “[questo è l’ingresso ] alla sinagoga di Siracusa.

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