La Storia del Surf in Versilia: Dagli Albori al Boom Contemporaneo, con un Focus sul Bagno Ernesta
Arrivato tardi, come tutto quello che prende il largo da oltreoceano, in Italia furono le spiagge della Versilia a conoscere per prime il surf. Rito antico, nato nella notte dei tempi tra le isole della Polinesia, fu l'esploratore James Edward nel 1835 a parlarne per primo in Occidente. Nel secondo dopoguerra divenne stile di vita in California. Qui spuntò dal nulla alla fine degli anni Settanta, e trent'anni dopo nessuno avrebbe scommesso che alla prima onda piazza Mazzini brulicasse di surfisti come Malibu.
Non ci avrebbero scommesso un soldo bucato quei tre ragazzi, oggi cinquantenni e leggende, che ne furono i pionieri. Una combriccola più che una crew californiana, i primi a montare in piedi su dei Ten Cate da windsurf riadattate, e a costruirsi da soli dei “panettoni”, che sembravano tavole da stiro. I primi a cavalcare le disordinate onde del Tirreno.
“Un mercoledì da Leoni” era da poco uscito nelle sale, Michele Dini e Francesco Farina decidono di imitare le manovre dei tre protagonisti: Matt Johnson, Jack Barlowe e Leroy spaccatutto. Con tavole da windsurf e mute da sub iniziano le prime uscite in mare. Ai tre si aggiunge subito il fratello maggiore di Michele, Alessandro Dini, fondatore della Federazione Italiana Surfing, di cui è stato presidente e formatore istruttori Isa, (quest'estate è uscito il suo primo libro “Sale Grosso”, noir ambientato nel mondo del surf).
La passione scoppia all'istante, assomiglia a ossessione, e già in autunno i tre partono per Biarritz, Mecca del surf nella parte francese dei Paesi Baschi. Qui cavalcano i mostri dell'Oceano e qui comprano le prime tavole e mute vere. Tornano, e il surf per loro è ormai tutto.
Sono aumentati anche gli amici che si avvicinano a questa strana disciplina, un po' da incoscienti e un po' da alternativi, ma di cui la Versilia senza accorgersene è stata consacrata capitale italiana. Nell'82 viene aperto da Alessandro Dini il primo surf shop: il Natural Surf, un pezzo di storia chiusa qualche anno fa. Nell'85 al pontile di Forte dei Marmi va in scena il primo campionato europeo.
Passano gli anni Ottanta e i Novanta, la Versilia fa suo il surf che rimane però uno sport da setta, un destino che toccò già al windsurf. Nel frattempo queste onde svezzano campioni italiani come il pietrasantino Nicola Bresciani. Fanno le ossa agli enfant prodige Alberto Nardi, Matteo Leporatti, Gianmarco Pollacchi e Simone Simi.
Ma bisogna aspettare l'inizio del nuovo millennio per vedere il molo, piazza Mazzini, il pontile di Lido di Camaiore e quello di Forte pieni zeppi di ragazzi - e sempre più ragazze - sfrecciare sulle onde con shorts, fish e long. Perché nel frattempo internet ha fatto vedere come si surfa dall'altra parte dell'Oceano e nel resto del mondo.
«Trenta anni fa nessuno ci diceva come cavalcare l'onda, si improvvisava», ricorda Claudio Chiacchierini, fra i primi e i migliori a surfare le onde della Versilia, della Liguria e di Banzai, nel suo Lazio. I voli per raggiungere i paradisi delle muraglie d'acqua alte cinque metri e più si raggiungono con poco. Bali, Costa Rica, Marocco e Paesi Baschi sono lì, a qualche ora di aereo. Le tavole e i materiali sono venuti incontro alle esigenze di tutti e i prezzi diventati accessibili.
Il Ruolo del Bagno Ernesta e delle Scuole di Surf
Due volte alla settimana, quando c'è onda sufficiente, una scia di ragazzini e qualche femminuccia si butta in mare con tavole gommate per seguire Leonardo Bianchi, 33 anni e barba da asceta, titolare del surf shop Teddy Palomino, che tre anni fa ha tirato su la Teddy Palomino Surf School con base al bagno Ernesta. «Ogni stagione il numero di chi vuole imparare aumenta, - dice Leonardo - siamo a fine agosto eppure ho ancora venti ragazzi che vanno dai 5 anni ai 20. Ormai tutti vogliono fare surf».
Soltanto in Darsena sono tre scuole di surf (Arizona Surf School, Teddy Palomino Surf School e la Pura Vida al bagno Ester), più di venti quelle disseminate lungo la Versilia, da Torre del Lago fino a Forte dei Marmi. Spuntate come funghi negli ultimi cinque anni e non tutte riconosciute dalla Federazione Italiana Surfing.
Da quando nel 2005 ha fondato con il fratello Paolo l'Arizona School Surf, il numero degli iscritti è aumentato anno dopo anno. Quest’estate un centinaio di ragazzi sono stati iniziati da Paolo e Giacomo a questo sport venuto da lontano. Giacomo Maggiorelli è appena uscito dal mare, tiene ancora stretta la tavola da surf sotto il braccio e parla già con il fratello della prossima libecciata, sperando che arrivi il prima possibile. Ventitré anni, capelli biondicci strinati dal sole e tatuaggi old style sparsi sulle braccia.
Dopo pranzo, appena finirà il turno, scivolerà fuori dal bancone del bar del Bagno Arizona, lo stabilimento di famiglia, approfitterà dei pochi centimetri d'onda che la scaduta regala e tornerà in mare. Ma stavolta da istruttore, per insegnare alla quindicina di bambini iscritti alla scuola l'a, b, c del surf: remare, capire come e quando alzarsi in piedi e in che direzione tagliare l'onda.
Le Sfide e le Opportunità per il Turismo
Nonostante questo, la Versilia non sembra aver capito che il surf potrebbe essere una risorsa per il turismo. «Estate e inverno, da ogni parte d'Italia arrivano ragazzi che vogliono entrare negli spot più famosi da Viareggio a Forte dei Marmi, ma non trovano un minimo di attrezzature, - spiega Leonardo Bianchi - né una doccia né una cabina dove potersi cambiare».
Negli spot di sempre: in Darsena, al bagno Nimbus, al bagno Gioia, o ai bagni Genova, intanto, si aspetta solo la prossima mareggiata.
Il Bagno Ernesta: Un Punto di Riferimento
Qualità e pulizia sono i punti di forza dell’Ernesta, in mano alla stessa famiglia dal ’69. Ampi spazi (25mq per ombrellone, 64 per tenda), tre campi da beach tennis e due da beach volley.
Seduto a bordo piscina, la musica che allieta i clienti di passaggio al bar e quelli che si godono un pomeriggio di ristoro sulle sdraio del bagno Ernesta a Viareggio, David Parenti sembra non poter desiderare niente di meglio. Bagnino da oltre 30 anni, il 49enne titolare dello stabilimento nella Darsena viareggina ha nella semplicità e nel suo approccio diretto e aperto con gli avventori del bagno il proprio segreto. «Non potrei comportarmi in altro modo né fare un altro mestiere - dice - sono nato qui, ho il salmastro viareggino che mi scorre nelle vene: mare e spiaggia sono un luogo da rispettare e in cui sforzarsi sempre di essere a disposizione del cliente per garantirgli il massimo del relax».
Altri Stabilimenti Balneari Storici della Zona
Oltre al Bagno Ernesta e al Bagno Arizona, Viareggio vanta una lunga tradizione balneare con stabilimenti storici come:
- Scorpio: Il bagno di Emanuele Palagi è da sempre un simbolo lidese di imprenditoria.
- Patrizia: Patrizia Pardini ne è l’anima dopo che i genitori lo hanno fondato decenni fa.
- Milano: Da 29 anni nella mani di Cinzia Dal Pino, lo stabilimento si è sempre caratterizzato per l’animazione.
- Alex: Luca Andreucci e Gianna Baratta gestiscono il bagno con grande professionalità da 20 anni.
- Alfredo: Dedicato in particolare modo alle famiglie, parola di Maurizio Baldoni che lo gestisce da 30 anni.
- Assunta: Gestito da sei anni da Denise Checchi e Pasquale Lanza, è conosciutissimo anche fuori della Versilia.
- Bertelli: Cecilia Giovetti da oltre 40 anni si occupa del bagno con amore e competenza. Lo stabilimento negli anni ‘30 aveva un pontile su cui atterrava Italo Balbo.
- Aretusa: Dalla bisnonna Ulda all’attuale gestione di Sabrina e Nicola, il bagno è in mano alla stessa famiglia dal ’49.
- Adua: Lo stabilimento di Fiumetto risale al 1933 su iniziativa di Fausto Maffei.
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