La storia del Bagno Felice a Viareggio: Un'Eredità tra Passato e Futuro
Viareggio fu una delle prime città d’Italia, se non la prima in assoluto, che si impegnò a favorire e incoraggiare il turismo balneare. George Christoph Martini, nel suo “Viaggio in Toscana”, racconta che già nel 1745, durante i mesi invernali, molti cavalieri lucchesi si «portavano a Viareggio per godere l’aria fresca di mare», ma per parlare di turismo balneare bisognerà attendere l’Ottocento quando le nuove teorie mediche, mettendo in luce i benefici effetti terapeutici dell’aria marina e della pratica delle bagnature, fornirono il supporto scientifico per la valorizzazione dei luoghi di mare.
Le Origini del Turismo Balneare a Viareggio
Dai documenti d’archivio si apprende che, nel febbraio del 1812, il Maire di Viareggio (l’allora Sindaco) scriveva al Ministro dell’interno dello Stato di Lucca per protestare contro una disposizione che proibiva la frequentazione della spiaggia perché il divieto «risulta odioso per i villeggianti e per la stagione balneare». Un regolamento della polizia municipale del 1820 informa che durante i bagni di mare gli uomini dovevano essere separati dalle donne. Poi nel 1822 furono emanate precise norme che regolamentavano, in ossequio alla morale del tempo, l'attività balneare. Parte della spiaggia fu destinata per i bagni delle donne e quella adiacente al canale per gli uomini.
I Primi Stabilimenti Balneari
Poi, sorsero i primi stabilimenti balneari sull’esempio di quelli costruiti nel 1822 a Dieppe, in Francia. Infatti, nel maggio 1827 il Gonfaloniere di Viareggio, Alfonso Cittadella, chiese al Ministero dell’interno del Ducato di Lucca il permesso per la realizzazione di un vero e proprio stabilimento balneare affinché i bagnanti «possano ivi ritrovarvi dei comodi sufficienti onde, al coperto da sguardi altrui, liberamente si spoglino e si rivestano, con tutti quei riguardi che si devono alla decenza».
Il Ministro si dichiarò favorevole perché, come scrisse nella risposta del 5 giugno, il progetto «potrebbe essere di profitto a codesta Città e al Ducato». Alcuni giorni dopo il Gonfalonire Alfonso Cittadella pubblicò la notifica che stabiliva che «il più sollecitamente possibile saranno posti in attività sulla spiaggia di Ponente due separati bagni di mare, uno destinato per le donne e l'altro per gli uomini».
Prima fu realizzato il bagno Nereo, per gli uomini, poi nel corso del mese di luglio il Dori, per le donne. Erano modeste costruzioni di legno su palafitte in mare, raggiungibili dalla spiaggia per mezzo di un lungo pontile.
Alla fine di quella stagione estiva furono 1029 i frequentatori dei due bagni comunali, numero che andò aumentando negli anni che seguirono. Il turismo estivo fu presto uno dei poli trainanti dell'economia cittadina, determinando cambiamenti nel tessuto urbanistico del borgo: furono allargate le strade e abbellite le piazze, aumentarono le locande e gli alberghi e sorsero nuovi ed eleganti negozi.
L'Evoluzione degli Stabilimenti Balneari
Di lì a poco anche l’attrezzatura di spiaggia fu migliorata esteticamente, le capanne di paglia, e anche il Nereo ed il Dori furono sostituiti dai grandi stabilimenti su palafitte che caratterizzarono Viareggio come uno dei principali centri estivi alla moda. Nel 1860 fu costruito il bagno Felice Barsella, nel 1865 il Nettuno, poi seguirono l’Oceano, il Balena, il Quilghini e tutti gli altri.
Il Michetti, nella "Guida manuale di Viareggio" del 1893, così descrive il Nettuno e il Balena: «Il Nettuno è un’immensa e artistica mole di legno costruita tutta al disopra del mare. Si entra nel grande recinto e salita una brevissima scala, siamo sulla terrazza d’ingresso. Abbiamo davanti la gran sala da ballo sfarzosamente addobbata, a sinistra la sala del biliardo e a destra quella destinata ad uso di caffè e pasticceria. Entrati nella galleria più larga, ammiriamo dalle parti negozi bellissimi, ripieni di oggetti d'arte antica e moderna; poi oggetti d'oro, di argento e tutto quanto si può immaginare di bello, di elegante, di dilettevole e di curioso. Il Balena è pure un altro stabilimento bellissimo, costruito come il Nettuno al disopra dell’acqua. Anche qui non manca la bellissima sala pel ballo e quella ad uso di caffè, né mancano i bei negozi e tutto quanto è necessario e dilettevole.
La Storia del Bagno Felice Barsella
L’attività di rivendita di vino al dettaglio e bagno pubblico venne avviata il 15 maggio 1900 con la denominazione di Barsella Raffaello q. Felice nella persona di Raffaello Barsella. Era a Viareggio in via Marconi.
Alla morte del fondatore subentrò con la creazione di una nuova società la figlia, Raffaella Barsella il 15 dicembre 1935: si trattava di una società di fatto denominata Eredi di Barsella Raffaello fu Felice. Solo nel 1984 i signori Raffaello Barsella, Dese Barsella, Luciano Barsella, Mario Barsella e Gemma Barsella, eredi di Raffaello Barsella, regolarizzarono la società di fatto dandole la forma di una società in nome collettivo con la ragione sociale Eredi di Barsella Raffaello fu Felice di Barsella e C. Snc con sede in Viareggio, via Barellai n. 1 presso lo stabilimento balneare Raffaello.
Nello stesso anno, 1984, Luciano donò ai propri figli Raffaello e Alessandro la nuda proprietà con riserva di usufrutto generale vitalizio della propria quota. Gli stessi sono diventati pieni proprietari nel 1986 a causa della morte del padre. Nel 1995 è deceduto Mario lasciando eredi Alba Tizzoni e Paolo Barsella. E ancora nel 1998 è deceduta Raffaella lasciando erede testamentario Emiliana Bonanni.
Nel 2001 il socio Raffaello ha donato al proprio figlio Daniele la piena proprietà della propria quota, mentre il socio Alessandro ha donato la nuda proprietà della sua quota al proprio figlio Gabriele Nazareno riservandosi per sé l'usufrutto. Nel 2012 è deceduta Alba lasciando erede il proprio figlio Paolo Barsella e nel 2014 sono morte sia Gemma lasciando erede il proprio figlio Paolo Giovanni Flurio, sia Dese lasciando erede il proprio figlio Paolo Baroni. Nel 2017 Emiliana Bonanni ha donato in conto di legittima una frazione della propria quota alle figlie Paola, Laura e Silvia Baroni.
Attualmente la società in nome collettivo con la ragione sociale Eredi di Barsella Raffaello fu Felice di Barsella e C. S.n.c. prosegue l’attività di famiglia: sono soci Alessandro, Gabriele Nazareno, Daniele, Paolo Barsella, Paolo Laura, Silvia e Paola Baroni, Emiliana Bonanni, Paolo Giovanni Flurio. Dal 2019 la società si è trasformata in una S.r.l.
Centocinquant’anni dopo, il bagno Felice è ancora lì sul viale Margherita. Certo, ha un aspetto e una clientela diversi rispetto agli esordi. Anche perché in mezzo c’è stato il Liberty e un incendio che nel 2002 lo distrusse per metà. Ma a mandarlo avanti è ancora la famiglia Barsella: Giacomina e Roberta, pronipoti del leggendario capostipite.
Aneddoti e Ricordi del Bagno Felice
«Un giorno - spiegano - re Vittorio Emanuele II sfidò a duello il duca d’Orléans che aveva parlato male dell’esercito italiano. Ma dato che il re era troppo basso di statura, si propose suo cugino, conte di Torino, per sostituirlo nella sfida. Il conte vinse, ferendo il francese, e la famiglia reale festeggiò proprio qui al Felice».
Sempre uguale a se stessa, invece, è rimasta la tradizione di essere il punto di riferimento anche dei viareggini stessi.
Le Sfide Attuali
Che ora, con la bufera Bolkestein e la prospettiva di perdere tutto, si immergono nei ricordi e... negli improperi contro chi «vorrebbe toglierci quanto abbiamo di più caro - dicono - mentre noi non sappiamo come difenderci».
Una disdetta, per molti balneari, che dinastie come questa rischino di finire. «Siamo contenti che Vincenzo Lardinelli ci abbia citati come esempio - dice Roberta - non tutta la città ha la stessa opinione. Qualcuno dice che ci siamo stati anche troppo. Ma noi a questo bagno abbiamo dato tutto. La nostra famiglia ha dato tutto: se penso a quanti bagnanti ha salvato mi’ padre. Indennizzo? No, non lo vogliamo.
Prosegue il ciclo di rievocazioni bagno Felice. Per l’occasione verrà allestita una mostrapercorso di immagini d’epoca lungo le cabine a cura di Federica Irene Ghiselli e la stessa Giovanna Simoncini; verrà inoltre ristampato l’interessantissimo volumetto con la traduzione di Giacomo Mazzoni di uno straordinario reportage in lingua inglese del lontano 1883 per un magazine americano, redatto dall’autore proprio al bagno Felice, andato completamente esaurito nel corso dell’evento di luglio: come la volta scorsa, il ricavato della vendita (5 euro) verrà devoluto interamente in beneficenza. via Giuseppe Barellai n.
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