Bagno Flora e Angelo: Storia e Significato
In questo articolo, esploreremo la storia e il significato di elementi decorativi e sale storiche, rivelando come arte, leggende e tradizioni si intrecciano per creare ambienti unici e suggestivi.
Sala 33: Sala di Carlo Emanuele I
La Sala di Carlo Emanuele I, situata nel Castello, è il luogo di nascita di Carlo Emanuele I nel 1562, figlio del duca Emanuele Filiberto e di Margherita di Valois. La volta, un tempo decorata con rosoni da Guglielmo Lévera, presentava al centro una scena dipinta da Giovenale Bongiovanni, raffigurante “La Fama che pubblica alla Gloria le virtù eroiche dè Reali Principi accompagnata dalla Magnificenza, dal Valore e dalla Liberalità”.
Agli angoli, le iniziali in stucco di Carlo Emanuele I, sormontate dalla corona, risalgono all'inizio del '700. La decorazione neoclassica con lesene ioniche binate fu progettata da Carlo Randoni, mentre gli stucchi della volta e delle pareti furono realizzati nel 1794 dalla bottega di Giovanni Marmori. Di notevole importanza è il camino in stucco con trofei, armi, putti e il motto dei Savoia: F.E.R.T., ispirato a modelli inglesi come Syon House. Ai lati si trovano due consolle, progettate dal Randoni e realizzate dallo scalpellino Giuseppe Marsaglia. La pavimentazione attuale, in seminato veneziano, è un rifacimento fedele per materiali e colore a quella realizzata nel 1793 dal mastro veneziano Leopoldo Avoni.
La sala, gravemente danneggiata, è stata restaurata seguendo il progetto dell’architetto del Duca d’Aosta, così come il pavimento, che era praticamente scomparso.
La Profezia su Carlo Emanuele I
La nascita di Carlo Emanuele I fu preceduta da una profezia attribuita a "Michele Nostrodamo", il quale predisse che "L’enfant serait un fils qui se appellerait Charles et qui serait le plus gran capitaine de son siècle". La nascita avvenne a Rivoli il 12 gennaio 1562, "in coram populo", alla presenza di testimoni tra cui gli ambasciatori di Venezia, Francia e Malta e il Duca di Némours. Emanuele Filiberto celebrò l'evento con un Te Deum nella Chiesa di San Domenico e, tornando al Castello, notò un "fuoco insolito" nel cielo, interpretato come segno del miracolo avvenuto. Il “Pronostico per Carlo Emanuele I”, conservato nella Biblioteca Reale di Torino, potrebbe essere stato redatto proprio da Nostradamus.
Sala 32: Sala dei Concerti
La Sala dei Concerti era un ampio ambiente che collegava l'appartamento della duchessa con quello del duca e con le camere della principessa Maria Beatrice. I restauri hanno rivelato che i trumeaux, le alzate lignee con specchi e dipinti, decorati con cascate di fiori e volti femminili, risalgono al periodo juvarriano. Carlo Randoni, nel gennaio 1793, realizzò il “Disegno della decorazione della Camera di Parata al piano superiore uniformandosi allo stile delle ricchissime sculture delle trumeaux, e stucchi già fatti eseguire dal D. Filippo Juvara in detta Camera”, aggiungendo i trofei d’arme delle sovrapporte. Queste parti lignee furono dipinte in tonalità di “grigio”, “morello”, “giallo canarino”, “verdesino”, in accordo con la volta. L’architetto realizzò anche il disegno della volta, dipinta dai fratelli Torricelli e gravemente danneggiata a causa di infiltrazioni d’acqua. Ai quattro lati si trovano ovali con i busti dei primi conti sabaudi: Beroldo il Sassone, Umberto I, Oddone di Savoia-Moriana e Amedeo I. Oggi rimangono visibili solo Beroldo e Oddone, esempio dell’abilità dei pittori nell’arte del trompe-l’oeil.
Beroldo il Sassone
Jean d’Orreville, detto Cabaret, fu incaricato da Amedeo VIII di studiare le origini della famiglia sabauda. Individuò in Beroldo, duca sassone, il padre del Conte Umberto Biancamano. Attorno a Beroldo, figura di valoroso condottiero, nacque una leggenda che narra di un adulterio, della difesa dell’onore del suo signore e della sua peregrinazione sino alla corte di Bosone conte di Arles, dove morì. Suo figlio Umberto ricevette dall’Imperatore la contea di Moriana.
Sala 28: Camera d’Udienza o Sala delle Corone
La sala apparteneva all’Appartamento del Principe di Piemonte e presenta decorazioni di due fasi differenti della vita del Castello. La volta, mai affrescata, è delimitata da una fascia in stucco del 1717, opera di Carlo Papa, considerato da Juvarra "persona Capace, et sperimentata". Il motivo è caratterizzato da conchiglie, cespi vegetali, iniziali sormontate da corone, un collare con nodi sabaudi e rose, e le iniziali di Vittorio Amedeo II. Il fregio della decorazione ricorda i modelli di Juvarra visibili nel Libro di Disegni per ornati di Candelabri. Il registro sottostante, della fine del Settecento, presenta trofei di foglie e fiori. Alle pareti si conservano lacerti della carta da parati, mentre la decorazione lignea, sia delle sovrapporte che dei due trumeau, è frammentaria, con le iniziali del re e erme e decorazioni vegetali.
Le pareti erano decorate con tele a olio raffiguranti paesaggi di caccia, rovine classiche, marine e scene bucoliche, opera di Angela Maria Palanca e Francesco Antoniani. Queste pitture erano cartoni per arazzi per la regia manifattura d’arazzi di Torino, fondata nel 1737 da Carlo Emanuele III sul modello dei Gobelins di Parigi.
Cartoni per Arazzi
Nel 1737, Carlo Emanuele III fondò la Regia Manifattura d’Arazzi di Torino, sebbene l’attività fosse iniziata sotto Vittorio Amedeo II. Il primo pittore a lavorare per l’arazzeria fu Claudio Beaumont, che scelse temi eroici, come le Storie di Alessandro o le Storie di Ciro. La pratica prevedeva due pittori: uno realizzava i bozzetti, l’altro li trasportava sui cartoni, che diventavano quadri per le residenze reali. Tra i pittori i cui cartoni erano a Rivoli troviamo Francesco Antoniani, autore di due serie di cartoni per arazzi: le Marine e le Architetture. Queste ultime, realizzate tra il 1745-48, proponevano rovine con obelischi, colonne, statue e urne immerse nella natura. Una di queste fu fotografata da Pedrini tra il 1933 e il 1942 nella Sala delle Corone.
Sala 29: Sala degli Stucchi
La Sala degli Stucchi era la prima anticamera dell’appartamento realizzato all’inizio del ‘700 per il Principe di Piemonte, Vittorio Amedeo Filippo. La decorazione in stucco, eseguita da Pietro Somasso, presenta ai quattro angoli le iniziali del Duca circondate da un serpente che si morde la coda, trombe e ali della vittoria, sormontate dalla corona regale. Alla fine del ‘700, questa sala faceva parte dell’appartamento del Duca d’Aosta Vittorio Emanuele I.
L’Uroburo
L’Uroburo, rappresentato come un serpente che si morde la coda, è il simbolo dell’eternità, creando un circolo di morte e rinascita. Spesso accompagnato dalla scritta en to pan (l’Uno, il Tutto), è affiancato a divinità e simboli del tempo. Dal Rinascimento, l’immagine ebbe grande fortuna e fu usata da principi e signori per le loro medaglie. Filippo Juvarra utilizzò lo stesso simbolo nella decorazione della volta dello scalone di Palazzo Madama, dove l’uroburo circonda le iniziali di Maria Giovanna Battista, seconda Madama Reale.
Sala 30: Gabinetto delle quattro parti del Mondo
La Sala di Pigmalione era la seconda anticamera dell’appartamento del Principe di Piemonte, Vittorio Amedeo Filippo. L’affresco della volta, opera di Giovanni Battista Val Loo, raffigurava il mito di Pigmalione e Galatea. La scelta del soggetto rifletteva il titolo di Re di Cipro ostentato dai Savoia. Il restauro ha messo in evidenza ciò che rimane della volta, danneggiata dalle infiltrazioni d’acqua, ma ancora visibile in fotografie degli anni ’30.
Parte importante della sala è il fregio in stucco, opera di Carlo Papa e datato 1717. Il ricco repertorio simbolico raffigura le Quattro parti del Mondo, con la corona di Principe di Piemonte e il collare dell’Ordine della Santissima Annunziata. Ai quattro angoli si trovano i simboli dei quattro continenti. Sopra una finestra, due puttini con una torcia rimandano all’allestimento.
I Geroglifici
“Li geroglifici, de i quattro paesi del mondo che si darà il disegnio distinto di caduno con i festoni che l’ornano di putti e fiori e altre cose che si producono in dette parti del Mondo tutto bene lavorato di rilievo”, così recita l’Istruzione per l’ornamento di stucco da farsi nel Secondo Gabinetto di S.A.R. nel Palazzo di Rivoli. Nel progetto decorativo d’interni di Filippo Juvarra, la cornice è sempre più importante e i “geroglifici” sono un racconto per immagini dei quattro continenti. Quelli di Rivoli sono tra i primi che Juvarra elaborò in terra piemontese, utilizzandoli poi a Venaria Reale e Palazzo Reale. Lo stesso soggetto fu riproposto dallo stuccatore Giuseppe Bolina, tra il 1770 e il 1775, nel salone della tenuta dei banchieri Laugier nella campagna di Racconigi.
Sala 31: Camera da letto del Principe di Piemonte
La sala ha la volta affrescata da Giovanni Battista Van Loo nel 1719. Il pittore francese era stato richiamato appositamente da Roma da Filippo Juvarra per affrescare Apollo attorniato dal Tempo, l’Abbondanza e Flora. Ai quattro lati le stagioni. Il fregio in stucco è di Pietro Filippo Somasso, datato 1717, presenta gli attributi delle divinità dell’Olimpo: Zeus, Nettuno, Mercurio e Vulcano. Alcuni particolari degli abiti delle stagioni e degli altri personaggi vengono realizzati in stucco per cui diventano tridimensionali. L’affresco, ripassato, venne dipinto dopo quello della sala precedente, che al contrario è andato pressoché perduto. Ricollocata recentemente la sovrapporta con Amorini musicanti, probabilmente una parte di dipinto molto più grande riutilizzato. Si suppone che l’attuale collocazione sia avvenuta dopo il periodo napoleonico, purtroppo non si conosce l’autore, che si può definire genericamente come pittore di corte, ma certamente un personaggio di grande abilità. Non più presente la decorazione parietale, che si suppone sia stata in tessuto.
Giovanni Battista Van Loo (1684-1745)
Giovanni Battista Van Loo appartenne ad una dinastia di pittori francesi, di origine olandese, e passò gran parte della sua vita viaggiando per l’Europa. Nel 1712 si trasferì a Torino al servizio dei Savoia. Tra il 1738 e il 1742 fu a Londra come protetto di sir Robert Walpole, per poi ritornare prima a Parigi e poi a Aix en Provence dove continua la carriera come ritrattista, tra il 1736 e il 1746 viaggia a Madrid come pittore di Filippo V, e fonderà l’Accademia di San Fernando. Uno dei suoi figli, con grande probabilità Charles Amédée Philippe nasce a Torino, il fausto evento è riscontrabile anche nei pagamenti per il Castello di Rivoli.
Sala 27: Sala Cinese
Come per le altre residenze sabaude anche Rivoli possiede un salotto cinese, progettato nel 1793 da Carlo Randoni, che ne aveva anche previsto i mobili, come si evince da un disegno conservato presso l’Archivio di Stato di Torino. L’ambiente fa da raccordo tra l’appartamento della Duchessa d’Aosta e quello del Principe di Piemonte e presenta una decorazione interamente “alla Chinese”.
Le pitture della volta e le parti lignee sono di Francesco Rebaudengo, imitanti un padiglione, con sulla volta un telo aperto verso il cielo dove vola dei dragoni. Ai lati scene di vita cinese, riprese dalle carte da parati del Castello di Racconigi, dove il pittore operò nelle sale cinesi dei principi di Carignano. Alle pareti colonne intagliate da ebanisti dell’entourage del Bonzanigo: Giovanni Antonio Gritella, Giovanni Fumario e Giuseppe Gianotti, che realizzano i cespi di fiori. Ancora presente il paracamino in legno che presenta come decorazione una scenetta dal gusto orientale: un nobiluomo, il suo servitore che gli fa ombra con un ombrello, un altro intento a preparare il te e un pappagallo sul suo trespolo. La sala, molto danneggiata sia per quanto riguarda la volta che per...
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