Bagno La Pace: Storia e Significato di un Rito Universale

Pochi elementi possiedono una ricchezza di valori simbolici paragonabile all'acqua. Nella mitologia e nella religione, l'acqua è costantemente presente come elemento sacro, e in ogni angolo del mondo si possono scoprire significati condivisi che uniscono culture anche molto distanti tra loro. L'acqua è un simbolo potente, che assume significati differenti che riguardano sempre i momenti di passaggio più importanti dell'esistenza.

Il Simbolismo dell'Acqua

È il simbolo per eccellenza della vita, della rinascita e della purificazione, e per questo è anche talvolta presente nei riti funebri. Incarna il principio femminile, sia per gli aspetti legati alla fertilità, sia per il carattere di elemento liquido, puro, adattabile e ricettivo. È visto come un elemento dalla forza misteriosa, in grado di trasformarsi continuamente, penetrando il suolo e la roccia e nutrendo la terra sotto forma di pioggia.

Acqua nelle Religioni e Culture

I simbolismi e le allegorie dei miti antichi si possono ritrovare nelle grandi religioni, e tutti questi elementi legano insieme le grandi narrazioni sacre dell’umanità, dai bagni rituali dei Misteri Eleusini dell’Antica Grecia alla meditazione dei monaci shintoisti del Giappone.

  • Cristianesimo: L’acqua ha un ruolo fondamentale, essendo associata al battesimo, uno dei sacramenti più importanti. Rappresenta la nascita e la purificazione e, non a caso, entrando e uscendo dalle chiese cattoliche è abitudine utilizzare l’acqua benedetta per bagnarsi le dita nell’atto di compiere il segno della croce.
  • Bibbia e Vangeli: L’acqua è protagonista di molti passi fondamentali, dal diluvio che Noé affronta con la sua arca piena di animali, all’esodo degli ebrei, quando il Signore apre le acque del Mar Rosso per salvare il popolo dalla persecuzione degli Egizi. Nella vita di Gesù, testimoniata dai Vangeli, molti sono i miracoli legati all’acqua, come la trasformazione dell’acqua in vino durante le nozze di Cana, la camminata sulle acque a Tiberiade, la pesca miracolosa.
  • Ebraismo: Anche nell’Ebraismo l’acqua riveste un ruolo importante, essendo protagonista delle abluzioni rituali legate alla purificazione, indicate dalla “Legge ebraica” (la Halakhah): si tratta della tevilah, un’immersione completa nell’acqua del mare o di un fiume (che prende il nome di “mikvek”), e del lavaggio rituale delle mani, che avviene in numerose occasioni, ad esempio prima di pregare, quando ci si sveglia al mattino o prima di dormire. Tra le abluzioni una delle più importanti è la netilat yadayim, il lavaggio che si compie prima di toccare il pane. Ogni lavaggio è sempre accompagnato da una specifica benedizione e le abluzioni sono così importanti che in alcuni casi si può essere addirittura scomunicati per non averle compiute.
  • Islam: Anche nell’Islam l’acqua è simbolo di purezza, della misericordia di Allah e della sua potenza divina. L’acqua è vista come un elemento dalla forza benefattrice. Ritorna in molti passi del Corano, sotto forma di fiume sacro, acqua delle oasi, pozzo, elemento della creazione, come nella sura che recita “Dio ha creato tutti gli esseri viventi a partire dall’acqua” (XXIV, 45). Elemento fondamentale e bene prezioso nella cultura araba, ancora oggi è centrale nei rituali di purificazione: per questo, molte moschee hanno una vasca - solitamente collocata in un cortile - destinata alle abluzioni rituali, così che il fedele possa purificarsi prima di entrare nel luogo sacro.
  • Buddismo: Nel buddismo l’acqua è simbolo di tranquillità, chiarezza e purezza ed è centrale nel pensiero filosofico orientale. I buddisti la celebrano durante il Capodanno, chiamato Festa dell’Acqua, una ricorrenza molto importante. In quell’occasione vengono offerte agli anziani ciotole di acqua fresca e doni di varia natura, e ricevono come risposta quattro grazie che corrispondono all’augurio di avere una lunga vita, un bell’aspetto, tranquillità ed energia. L’acqua viene offerta e gettata addosso alle persone, ingaggiando una “battaglia d’acqua”, sia nell’auspicio di avere delle piogge abbondanti per la stagione della semina del riso sia per lavare simbolicamente la sporcizia accumulata nel corso dell’anno. Ciotole d’acqua fresca vengono poi offerte ogni giorno alle statue di Buddha e l’acqua viene utilizzata anche come “strumento” per la meditazione, concentrandosi sul suo fluire e sulla sua essenza.
  • Induismo: Nella religione Indù l’acqua è sacra, tanto che i templi vengono solitamente edificati a ridosso dei fiumi. La vita in India è ancora oggi concentrata attorno ai corsi d’acqua e immergendosi nel Gange, il fiume più grande e più importante del paese, i fedeli possono lavare via tutti i propri peccati; nelle sue acque, le distinzioni di casta decadono. Anche nell’induismo vengono praticati rituali (poojas), offerte (theertha), preghiere, riti di guarigione e funebri legati all’acqua: dopo la cremazione, i parenti del defunto si bagnano per lavare via il dolore e, dopo tre giorni, le ceneri vengono lasciate andare sulla superficie del fiume. Tra i riti più importanti c’è il Sandhyopasana, una preghiera quotidiana che prevede la recitazione di mantra dedicati all’acqua, e il Purna Kumbha, che consiste nel riempire una brocca con acqua, foglie dell’albero di mango e noce di cocco. La brocca diviene un oggetto sacro che si riferisce a Varuna, il dio della pioggia, e rimanda al culto della fertilità e alla celebrazione del nutrimento della terra.
  • Shintoismo: Lo shintoismo, l’antica religione del Giappone, è incentrato sul culto dei kami, spiriti che abitano il mondo. Si tratta un pantheon molto ricco, nel quale si distinguono delle divinità simili agli dei della mitologia greco-romana, gli animali, i fenomeni naturali come il tuono e l’onda, gli enti come il fiume, le montagne, i laghi, il sole, e gli spiriti antropomorfi. Nello shintoismo la natura è sacra, e lo è di conseguenza anche l’acqua, che ad essa appartiene. L’acqua viene utilizzata per praticare rituali di purificazione, come il misogi (un bagno nell’acqua gelata), che sono destinati a procurarsi fortuna e pace mentale. L’acqua viene utilizzata anche per meditare e spesso tale pratica viene effettuata presso sorgenti o cascate, considerate luoghi sacri, o attraverso abluzioni in mare o nei fiumi. Il legame del Giappone con l’acqua è da sempre molto stretto, sia per la sua natura geografica di terra insulare, sia per una cultura in cui la pulizia e l’igiene personale sono parti fondanti della pratica shintoista.

Il Bagno Romano e l'Hammam

Durante il declino dell'impero romano l'architettura degli antichi romani ispirò i bagni turchi, più piccoli e più modesti. La pratica dell'Hammam iniziò a svilupparsi intorno al 600 D.C. quando il profeta Maometto iniziò ad apprezzare questo tipo di abluzioni. Il Profeta credeva che il calore dell'Hammam (in lingua araba significa "che spande il calore") aumentava la fertilità e facilitava cosi' la riproduzione dei credenti.

Prima di lui gli arabi scoprirono i bagni romani e greci durante le loro conquiste in Siria; i religiosi a quel punto adottarono immediatamente il bagno di vapore (probabilmente per compensare l'interdizione delle bevande alcooliche). Gli Hammam con gli arabi presero subito un significato religioso e divennero un tutt'uno con le moschee dove vennero utilizzati per adempiere alle abluzioni islamiche.

Questi luoghi erano luoghi di pace e tranquillità interiore, in penombra, dove regnava un atmosfera di solitudine e di relax. Sul piano architettonico, rispetto ai bagni greci e romani, ci fu una riduzione nell'altezza dei soffitti e i bagni si fecero più piccoli e raccolti. Mentre i romani preferirono costruire fuori dai centri urbani grandi terme pubbliche, gli arabi costruirono una moltitudine di piccoli hammam nelle medine.

Come nelle terme le persone passavano attraverso una serie di sale che differirono però nell'importanza. Negli Hammam il tepidarium romano fu ridotto ad un semplice corridoio che conduceva alla "Harara" (camera calda) dove si poteva ricevere dei massaggi specializzati, diversamente dal calidarium romano. Una piccola stanza adiacente venne riservata ai bagni di vapore che sostituirono il laconicum.

I romani quando terminavano il loro Hammam avevano a disposizione una biblioteca o uno studio; nell'Hammam arabo ci si ritrovava nella sala dell' uscita o ci si sistemava su dei cuscini nell'area di riposo (in questo caso degli inservienti servivano bibite fresche e rinfrescavano i clienti con dei ventagli). I primi Hammam furono costruiti fuori dalle medine praticamente in piena natura. La pratica dell'Hammam segui' di pari passo l'espansione dell'Islam, come testimoniano i numerosi Hammam presenti oggi in Iran, in Turchia ed attraverso l'Africa del nord, dall'Egitto al Marocco.

Bagni Romani come Luoghi di Incontro

"La vostra città non sarà perfetta finché non possiederà dei bagni", disse Abu Sir, uno storico arabo. Al fine di promuovere gli Hammam locali i prezzi di ingresso erano "politici" e tutti potevano usufruire del servizio. Gli Hammam sono stati uno dei rari spazi nell'Islam ad essere accessibile a tutti, dal mattino alla sera tardi.

I barbieri erano un attrazione dei bagni. Rasavano barbe, tagliavano capelli e, come i Tellaks, praticavano massaggi e pulivano i corpi. Essendo in stretto contatto con gli altri durante i massaggi era loro proibito mangiare aglio. Un lavoro importante incombeva sui barbieri ed era quello di eliminare le callosità dai piedi perché si credeva che un piede libero da questo problema era in grado di far sparire l'emicrania.

Se la gente andava nell' Hammam per il piacere del corpo e della conversazione molti vi si recavano (e si recano ancora oggi) per purificarsi sul piano spirituale. L'Hammam era parte integrante della vita sociale della medina e anche le persone benestanti lo frequentavano, anche se ne possedevano uno personale. Si recavano all' Hammam per dimostrare al popolo che era pulito e quindi frequentabile. Quando un nuovo bagno apriva i battenti un messaggero annunciava alla popolazione che l'ingresso era gratuito per tre giorni. Ovviamente delle ferree regolamentazioni erano già attive come il controllo della pulizia e la verifica della qualità dell'acqua presente.

Oliveri: Un Luogo di Pace

Oliveri è una amena e ridente località balneare dal clima mite in tutte le stagioni dell'anno. L'antico borgo si estende ai piedi di una rupe, sulla cui sommità sorge il più vetusto castello medio vale della Sicilia, in una piana ubertosa con una ricca flora di piante sempre verdi; si affaccia al mare nel golfo omonimo (Baia dei Miracoli) tra capo Tindari e capo Milazzo, di fronte alle isole Eolie. Il nome di Oliveri derive dall'arcaica parola indigena "Liviri", che nella sua primordiale accezione significa calma, pace ed anche ulivo. Di uliveti la zone è ancora ricca ed ancora oggi vengono comunemente chiamati "livara". Il suo multiplo significato spiega perché l'ulivo è il simbolo della pace.

Cosi dice di Oliveri il noto geografico Edrisi (Abù Abd Allah Muhammad ibn Idris) nel "il libro di Ruggero": "Labiri (si legge come Liviri) è bello e grazioso casale, con un grande castello in riva al mare. Ha un mercato, un bagno, delle case, delle buone terre da seminare, dei ruscelli perenni sulle sponde dei quali si stendono dei campi da seminare e vi sono impianti alcuni mulini.

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