Bagno Le Viste: Storia e Architettura di un Luogo Essenziale

I servizi igienici pubblici per le donne sono sempre stati un fatto politico, perché sono un riflesso e uno strumento di discriminazione.

Dalle Terme Romane all'Hammam: Un Breve Viaggio Storico

In età romana la distinzione tra latrine maschili e femminili non esisteva: l’unica distinzione era nella turnazione dell’uso dei bagni termali. Le donne avevano accesso alle meravigliose terme pubbliche esattamente quanto gli uomini come si evince dai testi del tempo, da Olimpiodoro a Petronio.

Con l’affermarsi del cristianesimo l’idea del bagno pubblico tramontò progressivamente in tutto l’Occidente. Fu il mondo islamico a ereditare la tradizione romana.

Nel VII secolo d.C. L’hammam prevede, almeno nei casi di bagni pubblici, accessi separati tra uomini e donne alla medesima struttura o a due corpi distinti ma attigui, benché quello maschile sempre di maggiori dimensioni.

La Separazione dei Sessi: Una "Conquista" Occidentale Recente

In Occidente la distinzione dei bagni veri e propri in base al sesso è una ‘conquista’ più recente, inizialmente in forma privata con le prime stanze da bagno della nobiltà. Nel Seicento e Settecento i gabinetti erano luoghi d’incontro, studioli separati in cui gli uomini discutevano di politica, caccia e filosofia, mentre le donne non si sa di che. Ma per il resto del popolo questa separazione non esisteva per la semplice ragione che non esistevano nemmeno i bagni, solo alcune latrine comuni.

Il primo bagno pubblico con sciacquone, realizzato da un idraulico di Brighton, fu una delle grandi invenzioni presentate alla mitica Esposizione Universale di Londra del 1851, dove però di certo i bagni per donne non c’erano.

In quegli anni a Londra si sviluppò una timida costellazione di “sale d’attesa pubbliche” destinate ai soli uomini, il che dimostrava che alle donne era impedito uguale accesso agli spazi pubblici e ai luoghi di lavoro. Del resto chi frequentava i pub, i caffè e i circoli? Chi viaggiava a quel tempo? Chi giungendo a Londra, poteva aver bisogno di precipitarsi alla toilette della stazione della metropolitana nel quartiere Clapham, di recente trasformata nel pub WC, o nell’ex bagno pubblico maschile inaugurato a fine Ottocento nella centralissima Foley Street, che oggi è l’attuale e trendy Attendant?

L'Arrivo dei Bagni Pubblici in Italia

Ben presto bagni pubblici furono inaugurati a Berlino e poco più tardi in Italia, nel 1911 a Bologna, nel 1924 a Milano e poi a Roma, Brescia, Verona, Padova, Pisa, Ancona, Napoli e Palermo grazie a una intuizione dell’imprenditore Cleopatro Cobianchi che, proprio in seguito a un viaggio a Londra, decise di importare in Italia gli alberghi diurni.

Erano per tutti, e a ingresso unico, ma con una serie minore di cabine destinate alle donne. Il successo fu tale che dalle stazioni si diffusero in altri luoghi della città, come a Milano lo storico Diurno Venezia (il cui tocco architettonico si deve in parte al giovane Piero Portaluppi), ipogeo come il moderno Diurno Cobianchi, posto con la sua scala a tenaglia sotto i portici di piazza Duomo.

Oltre ai bagni, avevano docce, bagni in tinozza, postazioni per manicure e parrucchieri, nonché agenzia viaggi, deposito bagagli, lavanderia, cabina telefonica, lucidatura di scarpe.

Il XX Secolo: Diffusione e Design dei Bagni

Dagli anni Dieci del Novecento in tutti gli edifici pubblici in Europa, Italia compresa, e nel Sud, Centro e Nord America, ma anche nelle colonie orientali francesi e inglesi, i bagni delle donne sono ormai una realtà. È l’epoca dei primi moderni cinematografi, kursaal, stazioni, caffè e ristoranti, in Italia per la delizia dei progettisti del periodo eclettico/liberty, l’art nouveau italiana, che si dedicheranno a dettagli ornamentali naturalistici in ferro e stucchi nei bagni severamente differenziati tra i generi, con toilette per il trucco per le signore.

Ma l’idea del bagno come luogo e rifugio specificamente femminile si afferma soprattutto nel privato. Come non cedere al fascino indiscreto della borghesia quando si ripensa ai bagni privati delle signore Necchi, le due sorelle proprietarie nell’omonima villa disegnata negli anni Trenta sempre da Piero Portaluppi, la prima nel centro di Milano con piscina, con i bagni in marmo rosa per la moglie e verde per il marito.

Non è un fenomeno solo borghese. Nel dopoguerra il tema è quello sostanziale della casa per tutti, e il problema della differenza di accesso ai servizi scompare. Si sperimentano nuovi sistemi di lavabi, rivestimenti, specchi e linee di sanitari (come quelli bellissimi della designer e artista Antonia Campi per SCI e poi per Ginori, disegnati da una donna ma non necessariamente destinati alle toilette femminili) ma nei bagni pubblici si continua ad applicare la medesima formale separazione tra uomini e donne.

Femminismo e la Questione dei Bagni: Una Disparità Riscoperta

Curiosamente neppure il femminismo, che permise un balzo in avanti incommensurabile, si occupò dei bagni. È soltanto negli ultimi vent’anni che la disparità di accesso ai servizi igienici è ritornata a essere un tema politico, per esempio è al centro del primo capitolo di Invisibili di Caroline Criado-Perez. Come ha raccontato Giulia Siviero sul Post, il New York Times aveva definito il 2015 “the Year of the Toilet”, individuando nel tema del bagno un baluardo della differenza sociale di genere, sottolineando la necessità politica e sociale di superare la divisione. L’argomento è stato ripreso, circa un anno dopo, dalla giornalista Jeannie Suk sul New Yorker: «Quando uomini, gay o etero possono stare tranquillamente fianco a fianco negli orinatoi, perché donne e uomini non possono condividere lo stesso bagno, soprattutto in luoghi chiusi che rispettino la loro privacy?». Improvvisamente sono apparse in tutta la loro disperante ingiustizia le lunghe file forzate di donne in attesa nei cinema o nelle fiere, costrette a osservare gli uomini passar loro allegramente davanti.

Sul piano pratico gli orinatoi maschili hanno una funzionalità, e determinano una socialità, imparagonabili ai classici water presenti negli ambienti femminili, per la semplice ragione che occupano meno spazio. Per questo si realizzano toilette neutre e miste o si tenta di lanciare sul mercato nuovi sistemi che permettano di farla in piedi.

Bagni Pubblici Oggi: Uguaglianza e Inclusione

I bagni pubblici sono diventati il luogo in cui la disparità di genere si manifesta in modo architettonicamente più chiaro. La gestione dell’acqua e l’accesso ai servizi igienici sono citati nel Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2023 come temi cruciali per la promozione dell’uguaglianza di genere nel mondo.

A Mumbai, dove i servizi igienici per le donne sono meno numerosi di quelli per gli uomini e costano di più, ha preso avvio la campagna del “Diritto alla pipì”, che in qualche modo richiama la protesta del 1973 delle studentesse di Harvard.

In linea con quanto avviene da sempre su treni e aerei, e in molti bar, dove la distinzione tra bagni per maschi e per femmine non è contemplata, la tendenza dei bagni comuni si sta affermando ovunque: negli uffici pubblici (nel 2016 la Casa Bianca ha aperto la sua prima “gender-neutral toilet” e nel 2018 il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha introdotto toilette no-gender nel municipio), nei teatri, nei musei (per esempio dal 2016 il Whitney e l’American Folk Art Museum di New York) e in moltissime scuole, anche italiane.

I bagni pubblici sono anche sempre stati luoghi di rischio per le donne, che possono subire molestie e stupri (paradossalmente è proprio la sicurezza l’argomento usato da chi, da destra, si oppone all’istituzione dei bagni unisex e al diritto delle persone transgender di utilizzare i bagni pubblici in linea con la loro identità di genere).

Al di là di ogni precedente affermazione, c’è un ulteriore aspetto, più leggero, da considerare: negli ultimi cento anni l’esistenza di toilette per le donne separate ha almeno messo le donne al riparo da una negligenza maschile.

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