Bagno Martinelli a Viareggio: Una Storia di Rinascita e Tradizione Liberty
Correva l’anno 1919, la Grande Guerra era appena terminata ed in una terribile sera tutti gli edifici del lungomare di Viareggio andarono a fuoco. Delle molte costruzioni - che rappresentavano il portale di accesso agli stabilimenti balneari, “bagni” nel lessico locale, realizzate tutte in legno, come dalla tradizione cantieristica della città - non rimase altro che cenere.
Come succede spesso, dopo un devastante incendio l’urbanistica delle città rinasce a nuova vita, ben diversa dalla precedente, sicuramente innovativa e spesso migliore. Viareggio non fece difetto a questa tradizione e già negli anni immediatamente successivi furono presentati i progetti per la rinascita della “passeggiata”; di qui gli edifici che oggi possiamo ancora ammirare.
In quegli anni, in cui l’Italia si rialzava dai lutti e dalle fatiche della guerra, una serie di circostanze favorevoli e fortuite fece sì che, nella cittadina della Toscana, individuata come luogo ideale per la “villeggiatura” e già mèta di turismo “borghese” si sviluppasse uno dei più grandi centri del tardo Liberty italiano.
L'Influenza del Liberty a Viareggio
Per comprendere il perché il Liberty approdò a Viareggio è necessario fare un passo indietro nella storia della cittadina. Viareggio era da poco sbocciata come nuova stazione balneare. Dalla Toscana ed in particolare dalle opulente città di Lucca e di Firenze, ma anche dalle province del Nord Italia, durante l’estate giungevano forestieri per frequentare gli stabilimenti balneari, i “bagni” in gergo locale, per le cure elioterapiche.
Era convinzione, in quell’epoca, che l’aria di mare ed il sole fossero una panacea contro tutti i “malanni”. I villeggianti iniziavano anche la pratica di “prendere i bagni di mare” vestiti, allora, di quei costumi che oggi a noi paiono ridicoli, ma che per l’epoca erano molto avveniristici (per la prima volta venivano ammessi donne e uomini nello stesso stabilimento!). Questa élite di “forestieri” chiedeva e pretendeva un ambiente accogliente, innovativo, “leggero”, che ricalcasse sempre il concetto di “vacanza”, ed il Liberty ebbe il potere di soddisfare a pieno queste richieste.
La necessità della ricostruzione del lungomare dopo l’incendio del 1919 mise a disposizione dei progettisti un enorme spazio che si snodava, fronte mare, lungo la storica passeggiata dal Canale Burlamacca fino alla Piazza Mazzini.
Figure Chiave: Belluomini e Chini
Fondamentale fu la presenza del viareggino architetto-ingegnere Alfredo Belluomini e del fiorentino Galileo Chini. Ad essi si attribuisce oggi la maggior parte delle progettazioni e delle realizzazioni.
Fu infatti l’ingegner architetto Belluomini a curare e firmare la progettazione di molti degli edifici che ancor oggi si possono ammirare, mentre il decoratore Galileo Chini, che trasportò qui le sue esperienze orientaleggianti, curò soprattutto le ceramiche, le vetrate e le opere che hanno impreziosito le facciate dei locali.
Anche altre figure, oggi non adeguatamente ricordate, parteciparono al lavoro di progettazione e tra queste corre il dovere di ricordare lo Studio tecnico Ingegneri Leonzi e Puccinelli, con sede in Viareggio, nella centrale via Garibaldi.
La progettazione dei nuovi edifici della passeggiata di Viareggio era tanto interessante ed importante da oltrepassare i confini cittadini e regionali tanto che lo Studio di progettazione civile e architettura Ing. Felice e Arch. Ettore Jamoretti, con sede in Milano, Foro Bonaparte, presentò nel 1920 al Podestà del Comune di Viareggio il progetto del Costruendo fabbricato Nettuno.
La stessa municipalità si impegnò attivamente affinché le “nuova” passeggiata avesse connotati innovativi, ed una commissione di “saggi” (tra cui Giacomo Puccini e lo stesso Galileo Chini) fu chiamata ad esprimersi sulle varie progettazioni.
Architetture Iconiche sulla Passeggiata
Notevole è la realizzazione degli accessi del Bagno Nettuno, progettati dallo Studio Jamoretti di Milano; anche il frontale del Bagno Martinelli, oggi purtroppo non ben curato, esprime con le sue linee e con le cupole il nuovo stile.
Più modesti nelle dimensioni, ma non per questo meno interessanti sono anche gli accessi dei Bagni Amedeo,progettati dagli architetti Belluomini e Balena e che presentano grosse ceramiche sul loro prospetto. Assolutamente particolare è il frontale del negozio Leoni, ove anche l’insegna è un ornamento che si fonde con gli altri elementi architettonici.
La facciata del Gran Caffè Margherita, con una scritta che troneggia ancor oggi sotto le cupole, tra marmi, ceramiche e vetrate, si apre ai frequentatori come l’ingresso di un locale fresco, leggero ed accogliente, in cui trattenersi, nelle sere d’estate, ascoltando musica e “canzonette” davanti ad una coppa di gelato o ad una bibita alla moda. Se il Margherita è certamente la perla delle realizzazioni che ornano la Passeggiata - il cui vero nome, spesso dimenticato, è Viale Regina Margherita -, non meno importanti sono gli altri edifici che colà si affacciano.
Il frontone ricorda il palazzo delle Terme di Salsomaggiore, realizzato qualche anno prima e decorato, anche questo, da Chini. Le cupole a cipolla, leggere e slanciate e poste ai due lati nacquero certamente da un’idea di Belluomini, idea che si replica in altri fabbricati sia della Passeggiata quanto dell’interno, come il Grande Albergo Esplanade di Piazza Puccini e l’ingresso del Bagno Martinelli di poco prima di Piazza Mazzini.
Va da sé che tutta questa zona di particolare pregio è oggi tutelata con vincolo paesaggistico (ex lege n. 1497/1929, e oggi d.lgs. n. 42/2004). La tutela, accompagnata anche da un rituale rispetto che tutti nutrono verso questa collezione di capolavori architettonici, ha fatto sì che speculazioni edilizie e le continue ricerche di nuovi volumi spesso commerciali non abbiamo interferito (troppo) con la connotazione originale, anche quando sono intervenute forti ristrutturazioni.
L'Eredità del Liberty Oltre il Lungomare
La moda Liberty non si limitò, a Viareggio, alle progettazioni e realizzazioni del lungomare, ma si spinse nella città residenziale interessando i nuovi “villini” dell’epoca, impreziosendo con fregi, architravi ed altro anche la normale edilizia civile.
Massima espressione del Liberty nell’edilizia civile si ritrova nella progettazione di Villa Argentina, che deve il suo nome alla prima proprietaria proveniente appunto dalla terra di Evita Peron. Alla progettazione di questa perla architettonica partecipò la celebre coppia Belluomini - Chini.
Il Bagno Martinelli Oggi
Negli anni '30 un incendio distrugge completamente le cabine in legno e tutto il materiale di arredo. Per alcuni anni si ferma l'attività che verrà ripresa alla fine della guerra.
Attualmente lo stabilimento è gestito da Paola e Grazia, figlie di Emilia Martinelli, che continuano la tradizione di famiglia, gestendo l'attività con la stessa passione della nonna e della mamma. E' stata arricchita da un fresco giardino, con giochi per bambini ed una fresca zona bar, dove si possono gustare deliziosi stuzzichini.
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