Bagno Narcisa Viareggio: Storia e Servizi
La storia di Federico Sartori, un artista che ha lasciato un segno indelebile nel mondo dell'arte, si intreccia con le vicende del Bagno Narcisa a Viareggio. Sartori, nato da una famiglia modesta con il padre sarto Sirio e Paolina Rossi, dimostrò fin da giovane una passione per il disegno, che lo portò a frequentare l'Accademia di Brera. Tuttavia, le ristrettezze economiche lo spinsero a cercare fortuna in Argentina.
L'Avventura Argentina di Federico Sartori
A Brera, Sartori ebbe l'opportunità di studiare con maestri come Raffaele Casnedi e di entrare in contatto con l'ambiente artistico cittadino, frequentando figure come Bertini, Previati, Boito, Grandi, Morbelli e Grubicy. Intraprese gli studi con Pellizza da Volpedo. La traversata verso l'Argentina fu piena di speranze per il giovane Federico, che vedeva nel nuovo continente una terra di opportunità. Iniziò la sua attività come "pintor" presso il Museo de La Plata, un incarico che svolse con passione per molti anni. Pragmatico e determinato, Sartori inviava commissioni alla famiglia in Italia.
Si trasferì nella capitale, attratto dall’Accademia Nazionale, dove completò gli studi interrotti a Milano e si diplomò. Questa scelta gli consentì di continuare nell’apprendimento, ma anche di inserirsi nell’ambiente artistico di Buenos Aires dell’epoca; così si avviò la sua carriera di pittore e grafico. Nel 1909 diventò “profesor titular “de “dibujo “in quella stessa istituzione e iniziarono gli anni delle mostre e della visibilità. Il suo nome figura nell’ Esposizione Nazionale di Buenos Aires organizzata da “Nexus”, nel 1908; nel 1910 partecipò all’Esposizione Internazionale del Centenario e una delle opere presentate: “La bandera argentina “venne premiata con la “medalla de plata”; espose altre opere, come pittore di chiara fama, alle successive Esposizioni Nazionali dal 1911 al 1918.
L'Influenza della Famiglia Ross-Broglia
Nella sua vita in Argentina, Sartori strinse una grande amicizia con il Direttore dell’Accademia prof. Pio Collivadino, col prof. Josè Quaranta. Quest'ultimo fu importante perché era maestro di Kettie Ross-Broglia, pittrice e futura cognata di Sartori. Nella villa dei Ross-Broglia, spesso si incontravano artisti, cantanti e musicisti che rallegravano le serate. La famiglia Ross-Broglia, anch'essa proveniente da Milano, si dedicava all'arte: Kettie alla pittura, Maria alla poesia e Lidia al pianoforte. Sartori si innamorò di Maria e in pochi anni la sua vita cambiò, aggiungendo soddisfazioni affettive a quelle professionali. Le famiglie vivevano nel quartiere di Belgrano.
Il Ritorno in Italia e l'Arrivo a Viareggio
Nel 1920, terminata la guerra, la famiglia Sartori decise di ritornare in Italia, ad eccezione della sorella del pittore che si stabilì definitivamente in Argentina. Partirono sul Principessa Mafalda, portando con sé i ricordi e le opere d'arte create in Argentina. Una volta in Italia, i Sartori scelsero Viareggio come loro nuova casa, attratti dal clima mite e dalla bellezza del mare. Federico e Maria scelsero come luogo di residenza una villetta in via della Costa, poi via IV Novembre. Dovettero arredarla completamente e presto si riempì di quadri tele e affreschi del pittore.
Dopo qualche mese dal rientro trascorso in “riposo” l’attività di Sartori riprendeva dunque a pieno ritmo. Ugo Pellegrinetti nel ‘22 su “Il Popolo” così annotava:”… “col suo sorriso affabile e modesto ci illustrò in maniera chiara il concetto dei suoi lavori….. composizioni scenografiche, mirabili per prospettiva… con sfondi fantastici e…vivacità di colore…. figure in vigoroso rilievo”” e ancora nel ‘22 in “Note d’arte” su “Il Giornale d’Italia”, in occasione della personale alla Galleria Nettuno, si legge: “…”espone quasi tutte scene viareggine che ha eseguito in pochi mesi…Il ponte di Pisa, Il veglione, Al Politeama, La stazione d’inverno, Via Pinciana, I pescatori di cee, Il ritorno delle paranze, Nella spiaggia…molti quadri son fatti per divisionismo… espone anche alcune concezioni allegoriche,… alcune sintesi dalla Divina Commedia e della guerra europea”…”.
L'Impronta Artistica di Sartori a Viareggio
Il pittore, ritraendo Viareggio nei suoi luoghi più noti ma anche in quelli più nascosti, manifestava le sue qualità di disegnatore attento, veloce e sicuro nel segno, entusiasta e innamorato di ciò che andava scoprendo. Dagli appunti ricavava i dipinti eseguiti ad olio, spesso sono su compensato marino, in serie tutte di uguali dimensioni. Nel 1923 partecipò a Como alla “Piccola Permanente d’arte moderna”, esponendo soggetti analoghi; si tratta di una collettiva insieme alla cognata Kettie Ross-Broglia, ai pittori Eligio Torno e Paolo Discacciati. Come risulta da un foto d’epoca, sempre a Como, Sartori dipinse un’allegoria raffigurante L’arco voltaico, in occasione delle celebrazioni voltiane, sullo stile di altre allegorie eseguite in Argentina.
Nel ’26 su la Nazione a proposito di alcune opere si scriveva: “…”pannelli di carattere decorativo…concezioni classiche dei cinquecenteschi…progetti decorativi per un monumento ai caduti,…. scene della passione”,….”. In effetti contemporaneamente ai temi di ambiente il pittore continuava la sua ricerca simbolista sulla guerra e si accingeva a produrre numerose opere di carattere religioso. La partecipazione alla XIV Esposizione Internazionale d’arte della città di Venezia aveva costituito un riconoscimento significativo del suo lavoro in Argentina quale pittore simbolista. La partecipazione di Sartori a questa mostra nel ‘24 non era legata alla sua attività in Italia che, pur essendo intensa, copriva un periodo troppo breve.
Gli Affreschi della Misericordia di Viareggio
Nel 1927 a Sartori veniva affidato l’incarico dalla Misericordia di Viareggio di affrescare la chiesa dell’Arciconfraternita; cosi è scritto nel volume “Misericordia di Viareggio 1826-1986, note di cronaca e di storia”: “”Probabilimente dopo la festa del SS Crocefisso viene dato inizio all’opera di restauro della Chiesa; si provvede a affidare l’incarico di dipingere la volta e le pareti della chiesa al pittore Federico Sartori; purtroppo non possediamo gli schizzi dell’opera realizzata, che è stata successivamente coperta perchè sciupatissima dal tempo e dall’umidità che aveva invaso i locali; sappiamo soltanto che nel registro ‘Amministrazione della chiesa parte passiva dal 1924 al 1950 al pittore Federico Sartori venivano date ‘L.10000’, e ancora ‘Al Prof.Sartori per le pitture L.
Nonostante l’attività piuttosto intensa, il pittore passava molto tempo con la sua famiglia. D’estate andavano in vacanza a Barga, a Bagni di Lucca, a Pian de’ Lagotti, a Como dalle cognate o a Canzo nel Lecchese. Spesso poi, fatto del tutto eccezionale per quei tempi, andavano con Dino Dini e la moglie in automobile alla scoperta dei dintorni di Viareggio. Dini era uno dei costruttori di Viareggio e di Lido di Camaiore; sua era la casa costruita in via De Amicis di fianco allo studio del pittore, in fantasioso stile liberty; così non solo Dino e Federico erano diventati presto amici ma anche Maria e Marietta e i rispettivi figli. In casa Dini si conservano ancora dei quadri di Sartori.
Alla I° Mostra Estiva Viareggina al Kursaal nel ’34 partecipa con l’opera “Marmi”. Ormai l’interesse del pittore era rivolto a Milano, anche per motivi famigliari. Per quanto molto attivo, gli anni cominciavano a pesare anche per lui e bisognava pensare al futuro del figlio che doveva intraprendere gli studi universitari. Era una Milano molto diversa rispetto ai loro ricordi giovanili. Non tornarono a abitare nelle strade del centro storico ottocentesco, tutte a ridosso del Duomo, come Contrada S.Margherita dove era nata Maria o la via presso S.Celso dove aveva mosso i primi passi Federico. Non era un trasferimento definitivo, almeno nelle intenzioni del pittore: la casa e lo studio di Viareggio erano infatti rimasti di loro proprietà.
La produzione di Sartori è caratterizzata dalla coesistenza di scelte linguistiche assai diverse, il variare degli stili però, più che un’adesione alle tendenze dominanti dell’epoca, sembra piuttosto corrispondere alla compresenza di esigenze espressive diverse: la sua volontà di rappresentazione, il suo “kunstwollen “attingevano liberamente ai linguaggi che l’arte aveva fino a quel momento adottato e sperimentato senza preoccuparsi di essere in linea con la contemporaneità; riteniamo che per Sartori gli stili fossero principalmente registri linguistici, variabili a seconda dei soggetti e delle situazioni.
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