Bagno Purificatore: Significato, Storia e Rituali

L'idea di un bagno spirituale è vecchia quanto il mondo e consiste nell’immergere il proprio corpo in una vasca meditando fortemente su un’intenzione. E questa volta sembra mettere davvero tutti d’accordo. Gli esseri umani hanno una connessione spirituale con l’acqua da secoli. L’acqua ha un potere di guarigione. Dall’antica Grecia all’antica India, dall’Egitto a Israele, ai battesimi dei giorni nostri, gli esseri umani hanno usato i bagni come un modo per guarire se stessi.

Abluzione: Purificazione Attraverso l'Acqua

ABLUZIONE (dal lat. ab-luo "lavar via, purificare"). Significa lavanda, e, in senso religioso, detersione di una impurità rituale per mezzo di un liquido purificatore. Questa concezione deriva da una fase di religiosità elementare, in cui l'impurità rituale è intesa non in senso morale ma fisico; e come tale può contrarsi anche senza volerlo, per lo più in contatto, essendo prodotta da una specie di fluido malefico emanante da certe sostanze ed azioni, ovvero da un'occulta potenza demoniaca, in esse e per esse operante. Naturalmente un'impurità di tal fatta si pensa che possa essere tolta per l'influsso contrario di altre forze sacrali, oppure di altri esseri di ordine spirituale operanti per mezzo di sostanze purificatrici.

Il modo più completo di purificazione delle persone è il bagno intiero, specialmente nell'acqua corrente; ma talora bisogna accontentarsi di una lavanda parziale, per es. del viso e delle mani, o anche di una semplice aspersione. Queste pratiche non solo servono per allontanare qualche impurità speciale, ma anche per procurarsi una generale purità contro ogni eventuale immondezza contratta anche inconsapevolmente, affine di poter avere libero accesso alla divinità nel sacrificio e nella preghiera. Nello stesso ordine d'idee, anche la santità è qualche cosa che può parimenti acquistarsi per contatto nella vicinanza del divino. E poiché il sacro deve restare separato dal profano, la santità al pari dell'impurità impedisce, a rigore, chi ne è investito di tornare in mezzo alla vita comune, se prima non ne sia liberato, ciò che pure si ottiene per mezzo di abluzioni.

L'uso dell'acqua lustrale si trova in quasi tutte le religioni, sia passate che presenti: ma mentre nelle religioni meno elevate ritiene esclusivamente il significato sopra descritto, nelle superiori tende ad acquistare un senso simbolico piĂą o meno spirituale. Il Deuteronomio prescrive alle persone sospette di omicidio di lavarsi le mani, in segno e protesta della propria innocenza; e in questo medesimo senso dice il Salmista: "Nella mia innocenza io mi lavo le mani".

Hammam: Un Rituale di Purificazione Multisensoriale

L’antico rituale dell’Hammam nasce da una parola araba hammam che significa fonte di calore, i musulmani lo chiamano il “dottore silenzioso”, infatti possiede svariate qualità benefiche. Le proprietà del vapore stimolano, infatti, l’eliminazione delle cellule morte e delle tossine, riattivando la circolazione e rigenerando la nostra pelle, in un percorso multisensoriale che alterna ambienti caldi e freddi. Può volerci tempo per abituarsi a questi passaggi di calore perché richiedono un pò di tolleranza a temperature ed umidità elevate.

Grazie al vapore favorisce l’apertura dei pori della pelle e quindi una profonda pulizia e purificazione, ma è anche un vero toccasana per la respirazione. La combinazione tra umidità ed essenze balsamiche infatti permette di liberare le vie respiratorie, decongestionando le mucose e salvaguardando il nostro benessere quotidiano. Come risultato, la pelle si purifica a fondo, soprattutto se durante il bagno si approfitta per fare dei peeling esfolianti con argilla e guanti di crine, o ci si massaggia con oli profumati. Il calore inoltre favorisce il metabolismo.

Per prima cosa è necessario acclimatarsi in una stanza appositamente riscaldata e con una percentuale di umidità, segue la pulizia del corpo con il sapone nero, questo step definisce infatti proprio la fase purificante. I vapori sono molto piacevoli perché profumati e aromatizzati. Il bagno di vapore favorisce una notevole perdita di liquidi (ideale per chi soffre di ritenzione idrica), quindi è consigliabile reidratarsi. Ora la pelle è pronta per ricevere lo scrub, la fase esfoliante, eseguito energicamente con il guanto di kessa e a seguire il lavaggio del corpo.

Questo è ancora più efficace se eseguito all’interno del bagno turco, in quanto i pori si aprono e favoriscono la purificazione della pelle. Si conclude con una doccia fredda che richiude i pori ed ha un forte effetto tonificante. Il percorso di purificazione dell’Hammam ci aiuta a combattere in modo naturale lo stress e la stanchezza quotidiana.

L'Acqua nella Bibbia: Fonte di Vita e Purificazione

L’acqua riveste da sempre un’importanza capitale per la vita, specialmente per gli scrittori biblici che vivevano in territori difficili per la sopravvivenza perché carenti di questo bene prezioso. Nella sua seconda lettera, Pietro afferma che la terra uscì dall’acqua grazie alla parola creatrice di Dio. Nel primo capitolo del libro della Genesi, infatti, si legge che Dio crea il mondo: la terra e quanto essa contiene (dal terzo al sesto giorno) trae origine dall’acqua (secondo giorno). Dio attua tutto ciò con la sua parola e secondo un ordine, controlla la creazione perché è sovrano.

Purificazione L’acqua è l’elemento essenziale dei riti purificatori in Israele. Dio comandò di costruire una conca di rame con acqua per le abluzioni di mani e piedi prima di entrare nella tenda del convegno in cui era custodita l’Arca dell’Alleanza; nel Cenacolo, Gesù lavò i piedi degli Apostoli prima della cena. Pilato, al contrario, si lavò le mani per togliersi la responsabilità della morte di Gesù. Durante una festa dei Tabernacoli al Tempio a ricordo del miracolo a Meriba, Gesù annuncia che chiunque abbia sete dovrebbe venire a lui e bere; fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo cuore.

La parola greca βαπτíζειν (pronuncia /baptízein/) significa immergere nell’acqua. L’acqua rende possibile il bagno purificatore dell’anima e comunica lo Spirito di Dio donando a chi si accosta a tale rito l’ingresso nella famiglia di Cristo e una vita nuova. E, oggi, un prezioso alleato di benessere.

Bagno Lunare: Un Rito di Rinnovamento Femminile

Il bagno lunare è sempre più popolare. Lo testimoniano le ricerche di Pinterest Business. Fare il bagno torna a essere un rito ispirato alle tradizioni del passato. Purificatore, benefico, quasi magico. Il bagno lunare o bagno di luna piena, però, ha origini molto più antiche. Un rito che si fonda sulla credenza che esista una connessione profonda tra il genere femminile e la luna. Un legame che, naturalmente, si manifesta attraverso il ciclo. E si incarna in divinità come Artemide e Diana.

Al di là di simbologie e astrologia, seguire un rituale come quello del bagno lunare è l’ideale per ritagliarsi uno spazio di calma all’interno di un mondo sempre più frenetico. Consideriamo pure il bagno lunare come un rito magico, bisognoso di cerimoniali e di una gestualità molto precisa. Proprio per questo preparare un bagno purificatore non può essere un gesto improvvisato. Un elemento fondamentale per il bagno di luna piena è la luce. Per godere appieno dei suoi benefici, infatti, dovrete eliminare la luce artificiale e preferire la flebile fiamma delle candele o la luce naturale.

Come fare un bagno purificante? Il bagno lunare purificante nasconde in sé anche un pizzico di magia. Ecco perché, perché il rituale sia completo, occorre dare significato a ogni piccolo gesto. Come è ovvio, un bagno di luna piena non può che terminare con la detersione che, naturalmente, dovrà diventare un vero e proprio massaggio. Dopo esservi sciacquati, magari con una doccia fredda, è il momento di concludere il rituale del bagno lunare. Ricordate, infatti, che la luna nuova rappresenta un nuovo inizio.

Miqveh: Immersione Rituale nell'Ebraismo

Miqveh (Bagno Rituale). Usi principali del mikveh rimasero i seguenti:

  • per le donne ebree: ottenere puritĂ  rituale dopo mestruazioni o parto (Niddah)), prima di riprendere i rapporti coniugali;
  • per gli uomini ebrei: ottenere puritĂ  rituale (come da dettagli sotto);
  • come parte di procedura tradizionale per la conversione all'Ebraismo (Ghiur);
  • per immergere posate e/o nuovi utensili acquistati per servire cibo e consumare vivande.

La parola miqvè, si legge nella Bibbia in tutto tre volte: Genesi 1°, 10; Esodo 7°, 19 e Levitico 11°, 36. Nell'uso corrente, fin dai tempi più antichi, miqvè sta ad indicare una piscina per l'immersione rituale: immersione che deve essere completa (cioè fino a che neppure un capello rimanga fuori dall'acqua) e in stato di totale nudità. Il miqvè deve corrispondere a criteri ben precisi: è necessario, anzitutto, che sia costruito nel terreno o che, per lo meno, vi sia connesso. Deve contenere la quantità indispensabile per un'immersione totale.

Attualmente, l'immersione nel miqvè è prescritta, come nell'antichità, per proseliti, cioè per coloro che si convertono all'ebraismo: senza questo, la conversione non è valida. Dice Talmud: "Non appena il converso s'immerge ed emerge, egli è sotto ogni aspetto un ebreo". Nella miqvè l'immersione è triplice poiché, questa parola ricorre tre volte nella Bibbia. Un'altra interpretazione del perché della triplice immersione è, poi, la seguente: il tre rappresenta il momento del passato, futuro e presente.

In altri due punti nella Bibbia, si parla ancora di miqvè - come miqvè màyim, cioè raccolta di acqua - e precisamente in Esodo 7°, 19 e Levitico 11°, 36. L'acqua deve essere piovana e non può essere veicolata in nessun modo attraverso tubature o contenitori (cioè, non portata artificialmente). Inoltre l'acqua del miqvè non deve scorrere, a eccezione che non si tratti di una sorgente naturale. L’immersione rituale può avvenire altresì nell'acqua del mare, in quella di un fiume e, in casi molto particolari, in neve o ghiaccio liquefatti.

Il miqvè scandisce il succedersi di determinati momenti della vita. Ogni momento è il punto di confine fra un passato che non è già più ed un futuro che non è ancora: è momento presente in cui si concentrano tutte le potenzialità della nostra vita. E quel momento non fa più parte del tempo, ma si unisce a Colui che è al di là del tempo, al di sopra della distesa formatasi fra le acque nel giorno della Creazione.

Bagno Spirituale: Un'Esperienza Personale

La parte migliore del bagno spirituale è che puoi davvero renderlo tuo, a seconda degli ingredienti con cui riempi il bagno e alla musica che scegli. Ai profumi delle candele, fino ai cristalli. Prima di tutto: impostate la scena. Musica rilassata (Spotify ha un’ottima playlist di meditazione se vi sentite bloccati per inspo). Accendete delle candele, indispensabili per creare l’atmosfera spirituale del tuo bagno. Accendete un diffusore o un incenso, e affidatevi all’aromaterapia per ridurre l’ansia, lo stress, o il mal di testa. Vedrete che tutto concorrerà a farvi trascorrere un’ottima esperienza.

Secondo: affidatevi alla magia dei cristalli. Aiutano a trasportare energia intorno al nostro corpo, assorbendo la negatività, spostando i blocchi e trasmettendo energia positiva. Il segreto è tenerle vicine. Motivo per cui star come Adele, Victoria Beckham o Miranda Kerr hanno tutte ammesso di tenere i cristalli sempre vicini. Posizionate i cristalli intorno alla vasca, armonizzate i chakra e aumentate il vostro livello di calma. Se siete nuovi nel mondo della guarigione dei cristalli, iniziate con l’ametista.

Mikveh e Rinnovamento nella Cultura Ebraica

Il tema della Giornata Europea della Cultura Ebraica di quest’anno è il “Rinnovamento” e non è un caso che in molte Comunità si dedicherà spazio a spiegare cosa sia il mikveh. Poche realtà ebraiche fondono infatti in se stesse tradizione e rinnovamento come fa il mikveh. La parola significa letteralmente “raccolta” e indica una vasca per la raccolta dell’acqua. Il mikveh, per essere considerato kasher secondo la normativa rabbinica, deve essere una vasca d’acqua pulita, non riempita artificialmente ma alimentata naturalmente da una sorgente, un fiume, un lago, una falda acquifera oppure riempita di acqua piovana. Le sue dimensioni devono essere tali che un adulto di statura media possa immergersi completamente, senza che neppure un capello resti fuori dalla superficie dell’acqua, il che vuol dire, convertendo le unità di misura bibliche in misure moderne, un mikveh deve contenere almeno circa 600 litri di acqua.

Un mikveh serve per togliere l’impurità rituale. Bisogna sempre ricordare che l’impurità biblicamente intesa (tumah) non ha primariamente una valenza etica, cioè non ha niente a che vedere con il contatto con il male, ma riguarda il contatto con il sacro. L’essere umano, che è per definizione una creatura profana, può e deve entrare in contatto con il sacro in alcuni momenti della propria vita, ma il passaggio profano-sacro richiede un processo di purificazione. Per questo si usa il mikveh.

Dal momento che le regole legate alla purità riguardano il rapporto con il sacro, non stupisce che nella Torah l’immersione nel mikveh sia comandata essenzialmente a soggetti di sesso maschile: al kohen che deve essere consacrato; il giorno di Kippur al kohen gadol e all’uomo che preleva la capra per Azazel; al kohen e all’uomo che lo aiuta a bruciare la vacca rossa. I sacerdoti non sono gli unici ad avere l’obbligo di lavarsi ritualmente: ciò accade anche a chi entri in contatto con un cadavere; a chi mangi la carne di un animale che non è stato macellato ritualmente; a chi abbia una perdita di fluidi o sia entrato in contatto con chi ha una perdita; a chi ha particolari condizioni della pelle, che potremmo assimilare alla psoriasi.

Abbiamo invece più notizie, e numerose tracce archeologiche, delle mikvaot dell’epoca del Secondo Tempio, soprattutto di quelle costruite verso la fine di quest’epoca (I sec. e.v.). Poiché, come ricorda anche Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche, tutte le persone che entravano nel Tempio dovevano purificarsi, inclusi gli stranieri (ad esempio i regnanti pagani che dominavano su Gerusalemme e volevano avere accesso almeno al cortile più esterno del Tempio), la città conteneva moltissime mikvaot. Alcune si trovavano all’interno del Tempio e servivano soprattutto per i sacerdoti, molte si trovavano all’esterno, sparse per la città.

Ma cosa accade una volta che il Tempio viene distrutto? Le leggi circa l’impurità rituale non si applicano più, o per lo meno non si applicano tutte quelle che hanno a che vedere con l’accesso allo spazio sacro, l’offerta di sacrifici, etc. Ecco allora che il ruolo del mikveh si rinnova, senza tradire il suo significato originario. Come attesta dettagliatamente il trattato talmudico Niddah, dedicato alla purità famigliare, la necessità di purificarsi diventa essenzialmente una questione femminile: le donne devono purificarsi dopo il ciclo mestruale e/o dopo il parto, prima di poter riprendere l’attività sessuale con il proprio marito. Un altro utilizzo del mikveh è quello per i gherim, uomini e donne che si convertono all’ebraismo e che formalizzano tale conversione con l’immersione nel bagno rituale. Anche qui le acque in cui ci si immerge rappresentano la possibilità per il gher o la ghioret di rinnovarsi, passare da uno stato all’altro, diventare a tutti gli effetti parte del popolo di Israele.

Oggi sono rari gli utilizzi del mikveh da parte di uomini: in alcune comunità, soprattutto haredi, è invalso l’uso di immergersi nel mikveh la vigilia di Shabbat o di un giorno di festa, soprattutto Kippur; assai più diffuso è l’uso di immergersi prima del matrimonio.

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