Bagno Sirena: Storia di un Lido Napoletano tra Passato e Presente
Artisti, pescatori, magistrati, mestieri e passioni tramandati di padre in figlio. È la parte bella del passaggio generazionale, fatta di levatacce, litigi, scoperte, ritorni. Piccole e grandi imprese difese dalla burrasca, storie di barche, lidi sul mare, botteghe di camicie e negozi d’antiquariato. E tante restano in attesa di essere condivise, tra la tentazione di mollare e l’ostinazione di andare avanti.
Era il 1961 quando Raffaele La Capria vinceva il Premio Strega per Ferito a morte, racconto di un’iniziazione all’amore, alla coscienza, alla malinconia di un’infinita estate. Quello spicchio di litorale napoletano sotto la Via Posillipo, che riposa all’ombra di Palazzo Donn’Anna e guarda da lontano la placida grazia di Capri, è un luogo dove s’intrecciano storia e leggenda di una città ferita come il protagonista del libro, ma mai perduta. Scenario caro a Oscar Wilde e Eduardo De Filippo, rifugio marino di nobili, intellettuali e pescatori.
Il Bagno Sirena: Un'Eredità di Famiglia dal 1878
"Il legno è come l’uomo, si trasforma" dice Franco Liguori dell’omonima casa editrice, quarta generazione della famiglia che dalla fine dell’Ottocento cura quel passaggio sul mare, uno dei più antichi stabilimenti della zona, il Bagno Sirena. "Le tavole sono di abete bianco della Siberia, vanno cambiate ogni anno. Una delle cose che più amo è l’odore di resina dei carichi appena arrivati dalla Russia. I pali sono di castagno, le traverse di larice. È una materia viva che va accarezzata, per questo preferisco il movimento gentile delle viti alla violenza dei vecchi chiodi di ghisa ritorti dal martello. Ricordo ancora la fornacella da fabbro che usavamo per raddrizzarli.
"Qui c’è la nostra vita" dice Oscar Mercante, ingegnere 73enne presidente del Consiglio d’amministrazione dello stabilimento. Franco e Oscar sono due dei sette cugini che gestiscono l’impresa avviata nel 1878 dal bisnonno Luca Ciaramella, giunto sulla costa al seguito di Padre Ludovico da Casoria, il beato filosofo e matematico che qui fondò l’Ospizio marino per i pescatori oggi affidato alle suore francescane.
Gli Anni d'Oro del Bagno Sirena
"Si cominciava allora ad andare ‘in villeggiatura’ a Posillipo grazie alla strada voluta da Gioacchino Murat, prima si arrivava solo dal mare" racconta Oscar, seduto ai tavolini sulla spiaggia con i cugini Vincenzo e Luca Ciaramella. S’illumina sfogliando le foto in bianco e nero nel tepore di metà settembre. "Bianche e verdi, i nostri colori - spiega Oscar - le cabine erano giornaliere, ognuna aveva una scaletta privata per consentire alle signore di scendere in acqua e fare il bagno al riparo da sguardi indiscreti, dietro tende bianche calate dalle palafitte. Il servizio offriva sedie, teli di lino e all’occorrenza costumi a noleggio. Le donne di casa si occupavano della lavanderia. Nelle immagini le gonne cedono il passo alle divise anni Trenta, ragazze con busto coperto e nastri tra i capelli, ragazzi in canottiera e bretelle. I tessuti a fiori degli anni Cinquanta, i primi colori dei Sessanta, i tavolini dove la sera si giocava a tressette.
"Ci siamo sposati tutti qui… tutti tranne me, che ho voluto cambiare - sorride Maria, 38 anni, figlia di Oscar e mamma di Daniela, 5 anni, sesta generazione -. Il Bagno deve mettersi al passo con i tempi modernizzando le strutture con materiali innovativi, usando le risorse di Rete e social network. I problemi non mancano, dalla sicurezza alla burocrazia, a Napoli è tutto complicato. E in famiglia non è mai facile trovare l’accordo, soprattutto quando si è in tanti, ma vale la pena darsi da fare per valorizzare un luogo così ricco di fascino e potenzialità.
Il Ritorno alla Balneabilità e il Legame con la Città
Grazie alla balneabilità delle sue acque, recuperate stabilmente nell'ormai lontano 2002, costituisce un'importante risorsa strategica per la città, perchè rappresenta con la sua centralità, uno sfogo al mare facilmente raggiungibile anche con mezzi pubblici per chi non voglia allontanarsi troppo. Il recupero della balneazione in quest'area ha permesso anche di rinsaldare lo stretto e storico rapporto tra la città e il suo mare, così vissuto in ogni sua espressione: dalla passeggiata sul lungomare, alle soste panoramiche, dal "taralluccio" dei chioschi, al pesce appena pescato dei tanti pescatori, il tutto tra una fresca nuotata ed un giro in barca.
Sono presenti diversi lidi privati, quali: Bagno Elena, Lido Ideal, Bagno Sirena, le Rocce Verdi, il Gabbiano, Lido delle Rose, Lido Marechiaro, Lido Villa Imperiale ed aree libere costituite da scogli e spiagge in siti belli ed importanti quali Riva Fiorita, Marechiaro e Gaiola, quest'ultimo anche attrezzato con servizi e docce.
Posillipo: Un Paradiso Tra Storia e Natura
Posillipo - Marechiaro. L'ambito balneare di Posillipo si estende da Mergellina alla Baia di Trentaremi e comprende luoghi storici e famosi della costa cittadina come Palazzo Donn'Anna, Riva Fiorita, Villa Rosebery, Marechiaro ed il Parco archeologico marino della Gaiola. Risulta morfologicamente molto vario ed è caratterizzato da un graduale passaggio da una costa fortemente antropizzata, con piccole spiagge e banchine contornate da palazzi e ville sul mare, ad una costa ancora naturale con insenature, piccole spiagge ricavate dai banchi tufacei e scogli protesi nel mare.
Le correnti marine sottocosta caratteristiche della zona, ne garantiscono una limpidezza ed una trasparenza che, unita alla bellezza dei fondali, ha sempre attratto cittadini e turisti sui numerosi lidi sparsi lungo tutta la costa.
Per la borghesia invece i tempi della balneazione erano più dilatati, dalla chiusura delle scuole che avveniva allora alla fine di giugno sino alla Madonna di Piedigrotta (8 settembre), o addirittura San Gennaro. Come si vede il calendario per i bagni di mare come per moltissimi altri eventi annuali era scandito dalle festività religiose.
I Bagni Storici di Napoli: Un Viaggio nel Tempo
Cominciamo da oriente. Due stabilimenti balneari costituivano il punto di riferimento per gli abitanti della zona orientale della città, il Lido Azzurro di Torre Annunziata e il Bagno Rex di Portici. Quest’ultimo era frequentatissimo dai napoletani che abitavano tra la città e le falde del Vesuvio. Da Portici a Santa Lucia non vi era, come non vi è tutt’ ora, alcuna possibilità di bagnarsi in maniera decente.
Dall’altra parte del Palazzo, sulla spiaggia e la scogliera sottostanti l’Istituto Padre Ludovico da Casoria, il Bagno Sirena della famiglia Ciaramella era molto frequentato. Un altro piccolo stabilimento fioriva d’estate sugli scogli di Villa Mazziotti, appena prima di Villa Martinelli, altra famosa spiaggia di Posillipo con stabilimento annesso.
Rivafiorita era lo stabilimento balneare inventato dal commendator Alfonso Marino che, ad ogni inverno, sistematicamente rosicchiava al mare spazi e volumi per allargare sempre più la sua creatura. A Marechiaro gli stabilimenti erano due, quello storico sotto la famosa “Fenestella” e poi il più recente Lido delle Rose. Questo stabilimento era frequentato soprattutto dalla buona borghesia napoletana che con la ferrovia Cumana raggiungeva tutte le mattine quella spiaggia.
Per la verità, tutti questi insediamenti dedicati alla balneazione, a prescindere dalla collocazione geografica, godevano della estrema limpidezza dell’acqua. Nel pomeriggio, nelle ore di bassa marea, tutta la costa odorava di erba di mare. Chi ha la mia età ed ha avuto la fortuna di vivere la propria adolescenza sugli scogli e sulle «chiane» di Posillipo e Marechiaro ricorda con molta nostalgia quel profumo intenso, oggi totalmente scomparso.
Palazzo Donn'Anna: Tra Storia e Leggenda
Questo è quanto storicamente documentato, tuttavia leggende risalenti al periodo angioino hanno come ambientazione proprio il tratto di costa dove sorge oggi il palazzo. Tradizione vuole, infatti, che la Regina Giovanna II fosse avvezza a trascorrere notti di passione con i pescatori più avvenenti, per poi ucciderli all’alba.
Eretto nel 1642 su progetto di Cosimo Fanzago, secondo i canoni del barocco napoletano e in linea con le tecniche costruttive dei palazzi veneziani, l’edificio presenta un doppio punto d’ingresso, uno via mare e l’altro via terra. Il periodo a cavallo tra la prima e la seconda metà del 1600 vide infatti una rifioritura dell’arte e della cultura, spesso ostentate per sottolineare lo splendore e la grandezza della monarchia spagnola.
Il palazzo non fu mai completato per via della prematura morte di Donna Anna nel 1645, da fonti storiche sembrerebbe a causa del tifo petecchiale, durante la rivolta di Masaniello, cui seguì la temporanea caduta del vice regno spagnolo e la fuga del viceré verso Madrid. L’edificio rientrò poi nei possedimenti del primogenito di Donna Anna e passò in seguito attraverso vari proprietari che di volta in volta lo adattarono ad un uso diverso.
L’edificio è lì, oggi come allora, incastonato in uno scoglio tufaceo a picco sul mare, accessibile ai curiosi solo approdando con piccole barche sulla spiaggetta antistante ad esso e confinante con lo storico Bagno Elena. Impossibile non essere attratti dal suo magnetismo. Palazzo Donn’Anna si fonde perfettamente con le vestigia delle “domus” romane che si ergono imperiture lungo il tratto di mare posillipino, senza però insinuare mai in chi lo ammira la sensazione di trovarsi di fronte ad un rudere.
Posillipo: Un Luogo di Tregua per gli Affanni
Fu Publio Vedio Pollione, ricco liberto romano, a chiamare questo piccolo promontorio di rocce e di verde che degrada verso il mare, Pausylipon: dal greco antico, “luogo per dar tregua agli affanni”. Nel I secolo a.C. vi fece costruire la sua villa, un complesso imponente, affacciato sulla baia di Trentaremi, con Teatro, Odéion, giardini, ambienti termali e peschiere. Oggi l’intero sito - che alla morte di Pollione divenne Villa Imperiale - è uno straordinario Parco Archeologico e Ambientale reso unico dalla posizione: una conca naturale spalancata sul mare con un panorama che spazia dalle isole Flegree a Capri, da Capo Miseno al Vesuvio.
Con Kayak Napoli si va alla scoperta di Posillipo in canoa, tutto l’anno, pagaiando lentamente sotto costa: il mezzo più adatto per raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili, piccole insenature e grotte nascoste.
La strada da percorrere è la lunga via Posillipo, fatta costruire a partire dal 1812 da Gioacchino Murat: serpeggia per circa quattro chilometri - da largo Sermoneta a Mergellina sino al Capo di Posillipo - tra eleganti edifici del primo Novecento e vedute memorabili. Il seicentesco Palazzo Donn’Anna, che sembra galleggiare sul mare, è senza dubbio tra i capolavori della costa: “maestosa mole cadente e quasi una rovina, ma bellissima, al cospetto del mare”, scriveva Raffaele La Capria in Ferito a morte.
Parthenope: L'Anima di Napoli nel Cinema di Sorrentino
Cos'è l'Incredibile napoletano? Ce lo spiega Paolo Sorrentino attraverso le mille anime di Napoli che vediamo nel suo ultimo film Parthenope. Piscine, ville stupende, spiagge cittadine ma anche vicoli spietati e bassifondi.«Avevo la possibilità di esplorare qualcosa che a Napoli esiste ed è una specie di “Incredibile napoletano”, nel senso che Napoli è una città che ha che fare con l'incredibile, perché c'è una smisurata costante teatralizzazione di tutto».
Paolo Sorrentino con Parthenope compie un viaggio dai bassifondi fino alle zone aristocratiche della città, racconta anche una Napoli cattiva e spietata. Dove è stato girato ParthenopeCon questo spirito siamo andati a scovare i luoghi segreti del film, quelli cercati febbrilmente da Sorrentino che ha scandagliato per mesi il suo sguardo attento, su foto, racconti e spazi cittadini.
Dai vicoli di Napoli a PosillipoLa protagonista del film, Parthenope, nasce proprio nelle acque del Golfo di Napoli (nel 1950) a Palazzo Donn'Anna in via Posillipo. Donn'Anna è un palazzo monumentale seicentesco, che affonda le sue radici direttamente nell'acqua del Mediterraneo; ha un carattere spettacolare e il fascino di un'antica rovina antica in realtà non è diroccato, ma solo incompiuto. E la salsedine del mare lo ha scavato e lavorato a suo piacimento.
Ma gran parte della pellicola ruota intorno alle acque e alle bellissime ville di Posillipo dove sono state girate anche le scene degli interni.
Un giro in canoa e sup per osservare meglio, dal mare, la città appoggiata sull'acqua che che ritroviamo nel cinema di Sorrentino. Partenza dal Sirena (spiaggia delle Monache) passando per Villa Rivelli, per poi fare tappa a San Pietro ai Due Frati, la grotta romana, la Grotta di Villa d'Abro di “È stata la mano di Dio” per approdare alla spiaggia di Villa Lauro e i tanti luoghi di “Parthenope”.
Ma, come altre zone di Napoli e la città stessa, via Partenope ha nella splendida vista sul mare di cui si può godere da ogni suo punto, la base del suo fascino e della sua bellezza, ma anche di quel pizzico di misticismo, che tanto la rende interessante agli occhi di turisti romantici e napoletani innamorati.
Partenope: La Sirena e l'Anima di Napoli
La città di Parthenope o Partenope, era una colonia della Magna Grecia, fondata dai Cumani intorno al terzo quarto dell’VII secolo a.C, in contemporanea alla fondazione di Cuma. Sorta in posizione particolarmente favorevole - circondata su tre lati dal mare - per i traffici marittimi, Partenope divenne ben presto molto più potente della città madre, a cui si oppose in alcune occasioni.
Il nome Partenope, che significa “verginale”, fu scelto per identificare una delle sirene che erano adorate nella Magna Grecia. Sono giunte fino a noi solo poche notizie storiche e attendibili inerenti i culti d’adorazione alla sirena, notizie, che riguardano principalmente una corsa con le fiaccole che ogni anno si compiva in suo onore. Pare infatti, che la sirena Parthenope la più bella del golfo, morì in seguito alle pene d’amore dovute al riufito del leggendaro eroe Ulisse. Il suo corpo senza vita approdò sulle rive dell’isolotto di Megaride in cui oggi sorge Castel dell’Ovo, e proprio lì sia stata sepolta una dei patroni di Napoli, santa Patrizia.
Fatto sta che i napoletani, da sempre famosi per la loro propensione al folclore e la loro “religiosità”, e probabilmente influenzati dalle credenze cumane, iniziarono a venerare la sirena come dea protettrice. Il loro credo fu così forte da influenzare addirittura Virgilio, che utilizzerà il suo nome in senso poetico e Napoleone, a cui si deve il toponimo di Repubblica Parthenopea, altrimenti detta Repubblica Napoletana del 1799.
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