Bagno Ultima Spiaggia: Storia e Servizi
Il concetto di "ultima spiaggia" evoca spesso un luogo di confine, un punto di arrivo o di partenza. In Italia, questo termine può assumere diverse connotazioni, legate alla storia, alla geografia e alle tradizioni locali.
La Curiosa Storia del "Pedocin" a Trieste
Una storia curiosa riguarda lo stabilimento balneare "La Lanterna" a Trieste, più conosciuto come "Pedocin". Inaugurato nel 1903, quando Trieste era ancora sotto il dominio austriaco, questo bagno comunale si distingue per la sua divisione tra uomini e donne. Inizialmente, la separazione era segnata da uno steccato, poi sostituito da un muro di mattoni alto più di tre metri, che divide ancora oggi la spiaggia e le acque del mare.
Il nome "Pedocin", che in dialetto triestino significa "piccolo pidocchio", deriva probabilmente dall'affollamento dei bagnanti in questo fazzoletto di terra. Pensate che la lunga parete fu abbattuta solo una volta nel 1959. Al "Pedocin" si può girare in topless lontano dagli sguardi maliziosi maschili, prendere il sole in relax senza pensare ai chili di troppo o alla cellulite, intrattenersi con le amiche e le donne di religione musulmana possono indossare il loro costume integrale burkini. Il "Pedocin" resta aperto tutto l’anno, nei mesi invernali per l’elioterapia. In alta stagione infatti sono circa 2.500 gli ingressi giornalieri.
Questa peculiarità ha attirato l'attenzione dei registi Davide Del Degan e Thanos Anastopoulos, che hanno realizzato un documentario intitolato "L'ultima spiaggia". Il film esplora i temi dei confini, delle identità, delle discriminazioni e della natura umana, attraverso le storie delle persone che frequentano questo stabilimento unico nel suo genere.
Servizi e Sicurezza sulle Spiagge
Al di là delle particolarità storiche e culturali, un aspetto fondamentale delle spiagge è la sicurezza dei bagnanti. Ad Albisola Superiore (SV), ad esempio, è stato siglato un protocollo d'intesa per il Progetto sperimentale spiagge sicure 2012, finalizzato ad offrire un servizio di assistenza bagnanti nelle tre maggiori spiagge libere durante i fine settimana di luglio e agosto, e a Ferragosto. Il servizio prevede postazioni di salvataggio dotate di tutte le attrezzature di norma (trespoli, salvagenti, pattini, punto primo soccorso, ecc.) presiedute da bagnini formati per l’uso del defibrillatore. L’Associazione Bagni marini metterà a disposizione i bagnini, la cui formazione sarà curata dalla Società Nazionale di Salvamento che fornirà anche le attrezzature, mentre il Comune contribuisce all’iniziativa a livello economico.
La Questione delle Concessioni Balneari a Gatteo a Mare
Un altro tema importante è quello delle concessioni balneari. A Gatteo a Mare, in Emilia Romagna, il litorale è interamente occupato dagli stabilimenti balneari. L'accesso in acqua è libero, ma per tutto il resto bisogna pagare. Qui è vietato fermarsi e stendere il telo da mare: è permesso solo transitare, come ricordano i cartelli piantati dalla Regione Emilia Romagna.
Gli ottocento metri di spiaggia sono tutti occupati da una trentina circa di stabilimenti, che pagano canoni di 3-4 mila euro all’anno per una concessione mai messa in discussione. Gatteo è l’unico comune costiero italiano senza una spiaggia libera. L’accesso in acqua è consentito - per legge non potrebbe essere altrimenti - ma chi vuole prendere il sole o posare indumenti, borsa e oggetti personali deve necessariamente affittare ombrellone e lettino.
Questa situazione solleva interrogativi sul diritto dei cittadini di usufruire di spiagge libere. Spetta al comune trovare uno spazio adeguato, ma la decisione non piacerebbe a balneari e albergatori. A Gatteo nessuno si è mai lamentato, alla fine le cose funzionano e va bene così.
A preoccupare sindaco e gestori è la direttiva Bolkestein: a partire dal 2024 le concessioni delle spiagge italiane verranno messe a gara e l’ attuale equilibrio potrebbe essere stravolto" .Con la Bolkestein, qualora altri soggetti dovessero aggiudicarsi la concessione, questi si ritroverebbero senza uno stabilimento. "Per i vincitori del bando un investimento del genere non sarebbe sostenibile", osserva Massimo Bondi, titolare dell’omonimo bagno e da trentuno anni presidente della Cooperativa bagnini di Gatteo a Mare.
In sintesi, il "bagno ultima spiaggia" può rappresentare un luogo di memoria, di tradizione, ma anche di riflessione sui diritti e sulle sfide che riguardano la fruizione del mare e delle coste in Italia.
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