Bagno Vela Latina: Storia e Caratteristiche delle Imbarcazioni Tradizionali

Il fascino delle imbarcazioni a vela latina affonda le radici in una storia millenaria, evolvendosi nel tempo e adattandosi alle diverse culture e necessità di navigazione. Queste barche, con la loro caratteristica vela triangolare, rappresentano un patrimonio culturale e marittimo di inestimabile valore.

Origini e Storia

Le origini di queste imbarcazioni si perdono nella notte dei tempi. Alcuni studiosi ritengono che le loro radici possano essere rintracciate nelle antiche imbarcazioni dei Sumeri, circa cinquemila anni fa. Tracce certe si trovano nel VII secolo a.C. con il regno di Himyar, poi unitosi a quello di Saba. Noi mediterranei le abbiamo scoperte soprattutto come mezzo di razzia usato dai corsari agabiti dieci secoli or sono.

Un tempo, queste imbarcazioni erano costruite in tutti i paesi arabi, sulle coste orientali dell’Africa fino a Zanzibar e sulle coste occidentali dell’India.

Marco Polo, nei suoi diari, rimase colpito dalla tecnica di costruzione dei dhow, evidenziando come la solidità dello spago non fosse minata dalla salsedine, a differenza dei chiodi o di altre parti metalliche.

Caratteristiche e Navigazione

Ancora oggi i nakhoda, i comandanti, dispongono del kamal, un primitivo sestante. Esso è costituito da una tavoletta metallica oblunga riportante alcune incisioni ai bordi, corrispondenti a diverse stelle e diversi intervalli di tempo; ha un foro al centro in cui è fissata una cordicella, che presenta una serie di nodi. A questo punto, contando i nodi della cordicella, determina la latitudine a cui naviga.

Poiché le loro rotte sono principalmente costiere, mentre le loro traversate avvengono sempre per parallelo, ciò spiega il motivo per cui la bussola, pur se da loro conosciuta, è stata poi abbandonata come strumento di navigazione in favore del kamal e delle stelle.

Le imbarcazioni hanno tutte la vela latina con un corto bompresso, e sono classificate in base alla conformazione dello scafo. In verità, fra le barche costruite in africa e quelle costruite altrove la vela è leggermente differente. In quelle africane essa è perfettamente triangolare, nelle altre manca un piccolo triangolo di prua ed esse assumono una forma leggermente trapezoidale.

L’albero è sempre in un unico pezzo ed abbastanza inclinato in avanti, mentre l’antenna (l’asta cui è legata la vela) è in genere composta da più parti con giunzioni legate. Essa deve essere sempre sottovento, rispetto all’albero; pertanto, non potendo essere la vela simmetrica, cambiare mura significa dover mollare scotta, volanti, mura (collega l’antenna al bompresso), portare l’antenna verticale, farla passare all’altra parte dell’albero e regolare tutte le manovre.

Nello stesso tempo, sulle imbarcazioni di minori dimensioni si devono spostare i sacchi di zavorra sul nuovo bordo. Per fortuna i cambi di mura sono rari, ciò grazie al favorevole regime monsonico dei venti.

Le imbarcazioni non hanno cabine; i bagni sono esterni e sono costituiti da un piccolo cubicolo di legno con un pavimento forato appeso fuoribordo a poppa.

Tipi di Imbarcazioni

Proviamo ora a fornire alcune indicazioni per distinguere i tipi di dhows. Tale compito è difficile, sia perché ogni imbarcazione presenta particolarità caratteristiche della zona di costruzione e addirittura del fundi costruttore (ricordiamo che non esistono piani precisi), sia perché il kiswahili è una lingua universale in quella zona, ma costruita artificialmente e quindi ogni termine ha molti significati insieme e significati diversi per abitanti di zone diverse.

Descriveremo solo quelle a vela poiché le recenti e rarissime imbarcazioni a motore ricadono sotto l’unica denominazione di mtaboti che, evidentemente, deriva dall’inglese «motorboat».

Hori

È l’imbarcazione più piccola e la più antica. Si tratta della classica piroga, scavata da un unico tronco con ascia e fuoco, che viene spinta con delle pertiche. È lunga fino a cinque metri, ha fondo piatto e fianchi quasi verticali e non è provvista né di chiglia né di timone. Il suo compito classico è quello di trasbordare uomini e carichi dalle imbarcazioni più grandi. Se usata per un percorso più lungo in favore di vento, viene dotata di una vela umana, nel senso che un ragazzo si alza a prua tenendo sotto i piedi un lembo di pareo o di plastica, estendendone l’altro lato con le mani.

Hori con Bilancieri

Si tratta di un’ imbarcazione strana e poco comune. È infatti una hori di grandi dimensioni il cui bordo libero viene rialzato mediante due assi laterali e, soprattutto, alla quale vengono aggiunti due bilancieri laterali. Questo trimarano primordiale però presenta una particolarità: il bilanciere non è che un’asse piatta inclinata. Solo con la velocità dello scafo esso ottiene una spinta dinamica di sollevamento, in quanto il suo galleggiamento è limitato. Si tratta, quindi, di primitivi hydrofoils. La barca non ha chiglia ed il timone è sollevabile. Dispone di una piccola vela ed è usata principalmente per la pesca.

Dau la Mwao

Il nome significa «la barca con il fondo piatto» ed, infatti, è un’imbarcazione senza chiglia, con prua e poppa a punta, destinata al trasporto di persone e merci. Il dritto di prua é inclinato in avanti mentre quello di poppa è quasi verticale e porta il timone appeso. Date le dimensioni limitate (fino a sei-sette metri) non è pontata. Il fondo piatto, comodo per le basse lagune all’interno delle barriere coralline, non favorisce la stabilità di rotta. Ha un unico albero con una lunga antenna ed una larga vela. La zavorra mobile è perciò essenziale.

Mtori

Simile al dau la mwao, è però dotata di chiglia profonda e carena tonda. Serve, infatti, anche per navigare all’esterno della barriera. È usata prevalentemente per la pesca, in genere delle aragoste. È stretta e la vela latina può essere raramente sostituita da una vela quadra. La sua costruzione è comune a Lamu e Kizingitini.

Mashua

È una mtori più grande, lunga fino a otto-nove metri. La poppa però presenta un piccolo specchio verticale. Anche il dritto di prua è verticale, mentre il bompresso ha dimensioni maggiori. La sezione dello scafo comincia ad assumere una forma a calice. È molto comune a nord di Mombasa, soprattutto nell’arcipelago di Lamu. La zavorra mobile è integrata, nei bordi più impegnativi, dal peso dell’equipaggio che, incastrati dei pali fra bordo sopravvento e ossatura sottovento, si arrampica all’estremità degli stessi.

Jahazi

È una tipica imbarcazione da trasporto, con stazza fra le venticinque e le sessanta tonnellate. È l’imbarcazione più grande ancor oggi costruita a Lamu (principalmente nel villaggio di Matondoni). Rispetto alla mashua aumentano le dimensioni e la forma a calice dello scafo. In genere è tutto pontato con un accesso alla stiva sotto l’albero. La barca non ha battagliola, per facilitare le operazioni di imbarco e sbarco delle merci, in quanto il carico è rizzato anche in coperta.

Mtepe

Sicuramente le più interessanti barche costruite in questa zona. La loro costruzione comincia verso il 1500, per terminare nel 1930, quando fu varata l’ultima mtepe. Era un’imbarcazione a chiglia tonda e profonda, lunga fino a quindici metri al galleggiamento e larga fino a quattro-cinque metri. Aveva un solo albero, inclinato in avanti, con una vela quadra, che poteva arrivare anche a ottanta metri quadrati. La poppa appuntita, portava un timone appeso, mentre il dritto di prua inclinato si allungava a dismisura incurvandosi verso il basso, tanto da sembrare il capo di un uccello dal lungo collo. Era costruita rigorosamente senza chiodi e destinata al trasporto, principalmente dei boriti, le aste di mangrovia, di cui ne poteva imbarcare anche ventimila.

Abubuz

Imbarcazione costruita a Sur, in Oman, presenta un ampio specchio di poppa. La battagliola prosegue oltre la poppa con due « orecchie di gatto». La prua è simile a quella dei nostri vecchi schooner, da cui l’abubuz ha preso ispirazione. Questa è una imbarcazione raramente visibile fuori del Mar Rosso.

Ghanja

Costruita ad Aden e nel sud dell’Arabia ha sempre dominato i trasporti fra Suez e la Somalia. La prua è come la lama di una scimitarra, la poppa è piatta e reca dei fori di aerazione della stiva. Generalmente ad un albero, è lunga fino a venticinque metri e larga no...

Costruzione e Materiali

D’altronde la tradizione vorrebbe che le barche siano costruite senza, e in tal caso il fasciame è fissato con spine di legno e legature di cocco. In realtà, i legni sono talvolta così duri che i chiodi possono essere infissi solo dopo aver praticato il loro foro con il kekee, il trapano ad arco (l’elettricità non è ancora disponibile!), in questo caso le spine di legno sono più economiche.

Le barche del Malabar, in India, costruite in legno morbido hanno sempre avuto i chiodi. Per il fasciame spesso viene usato del mogano, altre volte dei legni locali come il durissimo Bambakofi ; alcuni elementi strutturali sono persino realizzati in decorativo ebano! Fra i legni di minor pregio è da notare l’uso della profumata canfora.

Le ordinate sono disponibili curve in natura, grazie alle radici delle mangrovie (considerate però di scarso pregio) o di alberi più robusti.

La calafatura, (kalafati), si effettua diversamente a seconda della grandezza della barca. La base è sempre del cotone impregnato di olio di cocco, ma come pittura finale esterna impregnante si usa il sifa per le più piccole e lo shahamu per le più grandi.

Il sifa è olio di pescecane, che viene mescolato a calce, prodotta da calcinazione delle conchiglie, e passato sull’opera viva. Lo shahamu è un impasto di calce e grasso di manzo, riscaldato al fuoco e spalmato a mano sulla carena.

La qualità migliore è quella con grasso di cammello, ma l’esaurirsi del traffico carovaniero dal Nord-Africa ne rende difficile l’approvvigionamento. Oggi la crescente diffusione dell’antivegetativa occidentale rende necessaria questa operazione solo ogni sei mesi.

Glossario

Alcuni termini specifici utilizzati nella costruzione e nella navigazione di queste imbarcazioni:

  • Fundi: Operaio specializzato (idraulico, velaio, elettricista, mastro d'ascia).
  • Nakhoda: Comandante.
  • Kamal: Primitivo sestante.
  • Kekee: Trapano ad arco.
  • Kalafati: Calafatura.
  • Sifa: Olio di pescecane mescolato a calce usato come pittura impregnante.
  • Shahamu: Impasto di calce e grasso di manzo usato come pittura impregnante.

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