Cirelli Arredo Bagno: Storia, Prodotti e Qualità
Arredare casa è un'operazione accurata che richiede attenzione ai minimi particolari. Scegliere i giusti elementi d'arredo è fondamentale per creare un ambiente che rispecchi il proprio gusto e stile di vita.
Da oltre 30 anni, Cirelli S.r.l. è sinonimo di qualità, innovazione e affidabilità nel settore delle forniture per l'edilizia, arredo bagno e pavimenti. Scegliere Cirelli S.r.l. significa affidarsi ad un'azienda solida e affidabile, capace di soddisfare ogni esigenza.
La Missione di Cirelli S.r.l.
La nostra missione è quella di fornire ai nostri clienti soluzioni personalizzate e di alta qualità, grazie alla competenza e alla professionalità del nostro team di esperti. La soddisfazione del cliente è la nostra priorità assoluta, per questo siamo sempre al vostro fianco, offrendo un servizio di assistenza post-vendita completo e attento.
Qualità, Innovazione e Affidabilità
Cirelli S.r.l. è sinonimo di qualità, innovazione e affidabilità. La soddisfazione del cliente è la nostra priorità assoluta, per questo siamo sempre al vostro fianco, offrendo un servizio di assistenza post-vendita completo e attento. Scegliere Cirelli S.r.l. significa affidarsi ad un'azienda solida e affidabile, capace di soddisfare ogni esigenza nel settore delle forniture per l'edilizia, arredo bagno e pavimenti.
L'Importanza della Cura e dell'Igiene Personale nella Storia
Per contestualizzare l'importanza della cura e dell'igiene personale nel corso della storia, è interessante osservare l'evoluzione delle professioni sanitarie e il ruolo che i barbieri hanno ricoperto in passato.
L'Università dei Barbieri
L'Università dei barbieri, sorta a metà del XV secolo (1440) come corporazione di professionisti specializzati nel taglio dei capelli, rasature, salassi, estrazioni dentarie e piccoli interventi di bassa chirurgia (medicazioni di ferite da arma da taglio e composizione di fratture), fu associata nel 1592 ai cosiddetti stufaroli, ovvero una categoria di operatori sanitari addetta esclusivamente alla pulizia del corpo, distaccatasi nel 1613 per esercitare in proprio in locali specificatamente attrezzati.
I barbieri, adunati in Confraternita sotto l'invocazione della Vergine Maria e dei santi medici Cosma e Damiano, fissarono la sede in una piccola chiesa, oggi scomparsa, dedicata ai due santi protettori prossima a quella di S. Lucia del Gonfalone a via dei Banchi Vecchi, nel rione Ponte, dove erano anche proprietari di una casa da loro venduta nel 1700 a causa delle pessime condizioni di degrado. Dal 1560 si erano trasferiti nel più centrale rione S. Eustachio in un'altra chiesa intitolata ai SS. Cosma e Damiano, posta di fronte Palazzo Cavalieri in prossimità della Torre Argentina (odierna via dei Barbieri), indicata al n. 768 nella pianta di Roma del Nolli del 1748.
Qui si adunavano per le funzioni in occasione della festa dei santi patroni e della Purificazione, a cui seguivano le nomine dei Consoli e dei nuovi ufficiali; in questa chiesa sontuosamente apparata, loro sede di rappresentanza, fu concesso dalla Sacra Congregazione dei Riti di celebrare messa solenne con accompagnamento musicale per l'insediamento del cardinale Pietro Ottoboni a protettore «dell'Università e Collegio dei barbieri» il 28 settembre 1704. Nell'attiguo Oratorio (al n. 769 del Nolli) si tenevano le riunioni del Consolato per deliberare, in conformità con le altre associazioni corporative le questioni inerenti l'attività caritativa confraternale (visita agli infermi, elemosine, doti alle fanciulle), provvedere alle spese per la manutenzione della chiesa.
A ordinare nel complesso lo svolgimento dell'attività era l'insieme di regole definite dagli Statuti susseguitisi dal 1478 al 1846, di volta in volta riformati sul modello dei precedenti per introdurre le disposizioni di bandi, editti e brevi prontifici emanati al fine di ristabilire con fermezza le norme contro i frequenti abusi e l'osservanza degli obblighi sulla correttezza professionale. Nei capitolati di compravendita delle botteghe si trova di frequente, oltre alle tematiche accennate, il richiamo al rispetto della distanza da mantenere tra una bottega e l'altra per non ostacolare i reciproci profitti, così come il divieto allo stesso esercente di tenere aperte due botteghe sebbene dislocate in rioni diversi della città; oppure nei contratti di affitto si stabiliscono le modalità per gli emolumenti, competenti al locatario o all'affittuario, da versare alla chiesa dell'Università.
Ed ancora, dal momento che il possesso di una bottega era vincolato al conseguimento della patente, alcuni contratti societari venivano stipulati al solo fine di ottemperare l'obbligo di ammissione in bottega di un barbiere patentato da parte dell'esercente che ne era privo; a tutti i trasgressori venivano inflitte gravi pene pecuniarie e altri castighi a discrezione dei Consoli.
La Licenza e i Requisiti per Diventare Barbiere
La licenza per aprire la bottega era concessa dopo il superamento di un esame abilitante fatto davanti ad una commissione di maestri della Corporazione per dimostrare che il barbiere possedeva - al di là di una competenza empirica - anche una conoscenza teorica di base del corpo umano derivatagli da un periodo di pratica ospedaliera e dallo studio di alcuni manuali; tra i più famosi in adozione erano quelli cinquecenteschi di Pietro Paolo Magni sulla circolazione venosa e sulla cauterizzazione.
Dopo avere giurato fedeltà ai decreti statutari, gli veniva rilasciata la patente in chirurgia "de levibus" (bassa chirurgia e flebotomia) dal protomedico del Collegio dei Medici dell'università romana, la "Sapienza" dietro pagamento di una tassa di 10 scudi se ottenuta a tempo indeterminato; quando limitata a uno, tre o cinque anni, la tariffa era minore e variava secondo le specializzazioni consentite dell'arte medica: ad esempio, la patente annuale di cavadenti costava 5 giulii.
Un capitolo degli Statuti fissava analoghe modalità per la concessione della patente ai lavoranti barbieri che dovevano essere provvisti dei seguenti requisiti: avere compiuto 25 anni, termine richiesto per il raggiungimento della maggiore età; avere concluso un apprendistato decennale presso un maestro barbiere e svolto un biennio di praticantato presso una pubblica istituzione sanitaria.
Il controllo sull'abilità degli aspiranti veniva effettuato sia attraverso le deposizioni dei conoscenti che ne attestavano le tappe della carriera pregressa, anche se svolta all'estero come nel caso degli stranieri, sia mediante un esame sostenuto dal candidato alla presenza di quattro barbieri estratti a sorte tra i 17 membri del Consiglio che ne accertavano le capacità professionali.
Stabilitane l'idoneità, seguiva una votazione nella sede del Consolato per approvare e sancire il conferimento della patente poi rilasciata dal protomedico. La subordinazione al protomedico, senza la cui prescrizione scritta non si potevano eseguire i salassi, era estesa anche alla farmacopea per l'esigenza di salvaguardare l'assistenza sanitaria dai pericoli della somministrazione di rimedi medicamentosi contraffatti, spacciati nelle piazze dai ciarlatani o proposti empiricamente nelle drogherie.
A tal fine fu predisposto il controllo periodico del protomedico sui prodotti in vendita nelle botteghe di spezieria patentate, obbligate all'affissione di un catalogo a stampa con i nomi dei medici riconosciuti dal Collegio dei Medici della Sapienza e con la proibizione di eseguire ricette non comprese nella lista. Questo importante provvedimento emanato nel corso della seconda metà del Seicento coinvolse anche i barbieri che per i loro interventi terapeutici potevano avvalersi di unguenti o altro venduti nelle spezierie non casualmente limitrofe, o che in qualche caso finirono essi stessi con l'essere detentori di una privativa di speziale aperta in un luogo diverso dello stesso rione della barbieria o in altro rione.
Questo dato si ricava dalla comparazione dei nomi dei barbieri rintracciati e quelli degli speziali (già barbieri) tenuti alla contribuzione della cosiddetta tassa "del Milione" del 1708 imposta dal pontefice Clemente XI (1700-1721) per rimpinguare le casse dell'Erario.
Esempi di Barbieri e Speziali nel XVIII Secolo
Il 16 novembre 1696 si accomoda presso di lui per tre anni il garzone Lorenzo Laurenzi di Santo Pellino, diocesi di L'Aquila. Il 17 giugno 1699 accoglie come garzone per tre anni Marco Antonio Riccardi di Olevano. Il 12 novembre 1700 acquista i beni della bottega di Francesco Cipriani, da Tolfa, per scudi 65 rateizzati in tre anni e assume l'inquilinato pagando le pigioni al monastero di Sant'Anna. Il 7 gennaio 1700 vende a Pietro Monti, da Todi, mobili, stigli, quadri (8 in tutto per un valore di 60 baiocchi), col posto e avviamento per il prezzo concordato di scudi 20. Il 30 luglio 1703 accetta come garzone per quattro anni, con decorrenza dal primo luglio, Giovanni Antonio Fasoli, da Arpino, nel Regno di Napoli. Può interessare sapere che il 28 dicembre 1703 la spezieria della Compagnia dei SS. Bartolomeo e Alessandro dei Bergamaschi fu data in gestione ad Antonio Giulianelli per tre anni (27 giugno 1702-26 giugno 1705) e l'inventario fu stilato da Giovanni Barbieri con una stima di scudi 2.214:70.
Affinità e Distinzioni tra Barbieri e Speziali
La medicina galenica, alla base della preparazione formativa condivisa dai due gruppi corporativi, favoriva la compatibilità di mestiere incardinato in entrambi i casi sulla continuità familiare. L'affinità professionale tra i due corpi trovava riscontro nella affinità degli Statuti che tuttavia contribuirono a sviluppare non tanto atteggiamenti di solidarietà, quanto rivendicazioni di distinzione sociale.
Pertanto non sorprende la coincidenza di alcuni cognomi tra gli esponenti delle due attività commerciali legati, come è lecito supporre, da vincoli di sangue. Citiamo, a titolo esemplificativo, il cognome Angelini pertinente agli speziali Paolo e Bartolomeo, documentati nel 1675 e nel 1704, a cui corrisponde quello dei barbieri Clemente, negli anni 1697-1698 nel rione Colonna, e Angelo Maria Angelini, nel 1703 in piazza S. Marco (rione Pigna). Invece il cognome Cecchini richiama innanzi tutto quello di Prospero Cecchini, il valente fisico e chirurgo pontificio attivo alla fine del Cinquecento, da cui potrebbero discendere Bartolomeo Cecchini, barbiere a Campo Marzio tra il 1697 e il 1702, e lo speziale Domenico Cecchini al Mascherone di Farnese nel 1708. Ma sicuramente è nipote di Giuseppe Meli, barbiere calabrese in piazza Nicosia (rione Campo Marzio) dal 1696 al 1698, lo speziale Giuseppe Meli che nel 1781 rilevava la privativa dal padre Filippo.
Il passaggio dall'una all'altra professione verificatosi all'inizio del Settecento potrebbe essere stato determinato dalla prospettiva di più redditizi guadagni (a quanto sembra appannaggio di buona parte degli speziali), favoriti dal flusso immigratorio di persone anche dai paesi esteri con conseguente incremento della popolazione. L'accelerazione dello sviluppo demografico di Roma, seguita alla fase di stallo causata dalle carestie e dalla peste del 1656, toccò il suo apice nel 1699 con la presenza di 135.000 unità destinate a crescere nei primi anni del nuovo secolo.
Distribuzione delle Botteghe a Roma (1695-1704)
Dallo spoglio sistematico delle botteghe romane registrate tra il 1695 e il 1704, emerge che il numero maggiore era situato nei rioni Ponte (20), Campo Marzio (17), Colonna (15), Parione (14), S. Eustachio (14), seguite a piccola distanza da Trevi (12), Monti (10), Pigna (8), Borgo (7), Trastevere (6), Regola (6), S.
| Rione | Numero di Botteghe |
|---|---|
| Ponte | 20 |
| Campo Marzio | 17 |
| Colonna | 15 |
| Parione | 14 |
| S. Eustachio | 14 |
