Il Castello di Sammezzano: Storia, Arte e Archeologia in Toscana
Erano molti anni che volevo fotografare il Castello di Sammezzano. Come tanti sanno il Castello versa in condizioni di incuria da almeno trent’anni; nella zona c’è un bel gruppo di volontari (Sammezzano- Comitato FPXA 1813-2013), promotori di studi per la conoscenza e la valorizzazione della villa di Sammezzano, che si sono posti l’obiettivo di perseguire la sua rinascita. La mia visita è stata fatta con una guida brava e preparata, con una grande passione per le sorti del Castello. Ho quindi chiesto a lui, Claudio Clementi, di accompagnare le mie foto con le sue conoscenze.
È l’ingresso del Castello al qual si accede da due splendide scalinate esterne. In questa Sala iniziata nel 1845 e terminata nel 1853 inizia il viaggio nello spazio che il Marchese ci propone. VIRTUS IN MEDIO. È il salone principale del Castello, bellissimo, con stucchi e forme che sembrano merletti tanto sono perfetti e affascinanti. È il Salone delle Feste dove il Marchese ammetteva raramente i suoi pochi ospiti. Nel centro della sala si trova sul pavimento un rosone di marmo che non è altro che una bellissima fontana. Al piano superiore della Sala da Ballo di intravede un ballatoio con le entrate delle camere della servitù.
È la prima Sala a pianta ottagonale, e nuovamente si cambiano le atmosfere, dalla bianca Spagna si passa ad una sala tipicamente iraniana. Questa era la camera da letto del Marchese, una sala bianca il cui soffitto è totalmente in stucco e gesso, con forme che ricordano piccole stalattiti che calano dal soffitto con lunghezze differenti, le cui estremità sono totalmente coperte di specchi. Questo bellissimo corridoio ci riporta nuovamente nella coloratissima India. Di nuovo una Sala con pianta ottagonale, forma geometrica molto importante per l’Islam, simbolo di perfezione che ricorda il simbolo matematico dell’infinito.
Questa bellissima sala era per Ferdinando, la sala della Musica, ed è infatti sovrastata da quattro splendidi balconcini sui quali stavano i musicisti a suonare. Questa è nuovamente una Sala bianca, con decorazioni in gesso talmente raffinate che sembrano ricami. Il nome della Sala origina dal fatto che sulle cornici delle porte e ai lati delle stesse sono riportati i nomi di amanti che sono stati rappresentati nella letteratura: Ginevra e Lancillotto, Tristano e Isotta. Questa sala è stata realizzata in un secondo momento, in origine era il terrazzo del Castello, e solo in seguito divenne invece lo studio di Ferdinando. In questa sala c’erano solo tavoli alle pareti e al centro della stanza e i libri dal Marchese venivano letti e consultati sui tavoli. La sua sconfinata biblioteca era conservata in stanze di fattura meno nobile.
Ferdinando rimane un genio che non fu compreso dalla nobiltà del tempo, e il suo amore per l’Oriente così diverso dalla bellezza dei marmi fiorentini di Santa Maria del Fiore o di Santa Maria Novella, gli consegnò l’appellativo di “bischero” per aver investito tutte le sue ricchezze nel realizzare un progetto fatto di materiali poco nobili quali legno, stucco e gesso.
Il Parco di Sammezzano
Il parco di Sammezzano nacque per volontà del Marchese, comprende circa 180 ettari attorno al Castello tra i più vasti della Toscana. Sfruttando terreni agricoli attorno alla sua proprietà, il Marchese vi fece piantare una grande quantità di specie arboree esotiche, come sequoie e altre resinose americane, mentre l’arredamento architettonico fu realizzato con elementi in stile moresco quali un ponte, una grotta artificiale (con statua di Venere), vasche, fontane e altre creazioni decorative in cotto e una “casina cinese” per il guardiano del parco.
La sequoia gemella, dal censimento del 2017, è alta 54 metri ed ha una circonferenza di m.8,4.
Legami con Antella e l'Epigrafe Romana
C’è un legame fra il mio paese, Antella, il Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona e il Castello di Sammezzano. Nel corridoio al piano terra sulla parete a destra ecco l’epigrafe romana. Ebbene il 25 aprile del 1971 Silvano Guerrini vide murato nel corridoio al piano terra del Castello una epigrafe funeraria romana, data per dispersa dalla metà dell’Ottocento. La storia ci dice che quella epigrafe datata fra il 1° e 2° sec. d.C. fu fatta fare da una certa Versinia in memoria del marito Publio Alfio Erasto, commerciante di legnami come racconta un manoscritto di Pietro Tancredi nel 1546, conservato presso la Biblioteca Comunale e degli Intronati di Siena.
Piero Tancredi dice che quella epigrafe funeraria fu rinvenuta nel 1546 nell’allora proprietà Niccolini che avevano possedimenti ad Antella fin dal 1442. Nel manoscritto, infatti, è evidenziato il rinvenimento “prope flumen Antellae in fundo Angeli Niccolini“. Silvano Guerrini ipotizza, quindi, che la villa di Publio Alfio Erasto doveva essere nella zona del podere Ellera 1 (Antella, fattoria ex Pedriali) dove dall’inizio degli anni ’60 del secolo scorso durante gli scavi per la costruzione dell’Autostrada del Sole erano venuti in luce reperti riconducibili ad una villa rustica romana.
Successivamente, nel 1976 e nel 1983 , durante i saggi più a valle, per l’insediamento di un villaggio artigianale, dapprima durante la posa di un cavo telefonico fu rinvenuto un rocchio di colonna alberese e poi un pavimento riscaldato (suspensurae). Dal 1984 furono organizzati dalla Soprintendenza Archeologica Toscana scavi d’urgenza che portarono alla luce altre pavimentazioni, una statuetta in bronzo, un’ urna cineraria, del vasellame, un “mortarium” in pietra ossia la sottomola di una macina da frantoio e una vasca rivestita di cocciopesto per il deposito della sansa macinata ed altri reperti che testimoniavano l’insediamento.
L’epigrafe funeraria di Publio Alfio Erasto con gli strumenti di lavoro.
Il Parallelo con Ludwig di Baviera
A me è venuto alla mente il parallelo con Ludwig, Re di Baviera dal 1864 al 1886. Anche lui era un sognatore ma fu detto che era un pazzo. Il fratello del Re di Prussia finì tante sostanze costruendo castelli come Neuschwanstein (ispiratore di Walt Disney in tanti cartoni animati), Linderhof (giardino stile Versailles con chioschi moreschi) , Herrenchiemsee (una Versailles bavarese). Oggi in Baviera, milioni di persone visitano i Castelli di Ludwig insieme alla Romantiche Strasse e questi stentano a pensare che sia stato il frutto di solo 150 anni fa di una mente eccentrica.
Ma il nostro Marchese Panciatichi così come Ludwig di Baviera vissero in secoli sbagliati ? Forse. Ma quel patrimonio che ci hanno lasciato non dovrebbe andare disperso. A volte non importa essere originali ma solo copiare quello che altri hanno saputo far meglio di noi.
Aggiornamenti sull'Archeologia in Toscana
Nel 2013, il centro studi CAMNES ha organizzato il workshop “Archeologia a Firenze”, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Toscana e il patrocinio dell’Università degli Studi di Firenze, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di UNIFI, della Regione Toscana e del Comune di Firenze. Il principale obiettivo del workshop è quello di offrire un aggiornamento sulle progettualità in essere dell’archeologia in Toscana, con particolare riferimento alle nuove scoperte, alla ricerca, alle attività di scavo, tutela, gestione e valorizzazione, che si configureranno come i “capisaldi” di riferimento dell’intero convegno.
Buone pratiche, casi virtuosi di collaborazione tra realtà diverse, pubbliche e private, innovazione tecnologica e metodologica saranno gli altri elementi chiave attorno a cui verteranno gli interventi del workshop, che saranno tutti curati e presentati delle istituzioni coinvolte. La struttura del workshop è organizzata e divisa per sessioni tematiche.
Nuove Scoperte e Progetti Archeologici
- A partire dal 2020, in occasione dell’avvio del progetto di edificazione del nuovo centro sportivo di Fiorentina AC, sono state intraprese attività di verifica preventiva dell’interesse archeologico.
- Le ricerche hanno riportato alla luce una situazione molto articolata, che mostra come l’area fosse occupata a partire dall’età del ferro.
- Tracce successive indiziano una continuità di frequentazione nel corso del VI sec. a.C., anche se è con la piena età romana che le presenze si fanno stabili e strutturate.
- A partire da questo momento la zona è attraversata da una strada glareata (conservata per più di 100 metri) che risulta, in base alle più recenti ricostruzioni della centuriazione successiva alla deduzione della colonia di Florentia, corrispondente ad uno dei cardini centuriali.
- Attorno ad esso sono stati individuati due distinti nuclei di necropoli, caratterizzati da un utilizzo di lunghissimo periodo: se le prime attestazioni sono di età alto-imperiale, l’analisi preliminare dei materiali indica che le ultime tombe si inquadrano tra V e VI secolo d.C.
- Accanto ai resti funerari sono stati individuati anche due nuclei strutturali, dei quali il più esteso pertinente ad una struttura produttiva (forse una villa rustica) che ha conosciuto più fasi di utilizzo.
Frammenti di Statuaria Romana
Alla fine del 2020, è stato trasferito presso l’Istituto fiorentino un gruppo di ventotto frammenti bronzei di età romana, alcuni con evidenti tracce di doratura. La contestuale attestazione di parti anatomiche umane e relative a una figura equina indirizzarono allora verso l’idea della possibile appartenenza a un unico monumento equestre di dimensioni superiori al vero. I reperti furono consegnati nel 2011 con un generico riferimento di provenienza “dell’Isola dei Renai nel comune di Signa”, vasta area alluvionale a ovest di Firenze, già sede di numerose cave di sabbia e nota per il ritrovamento di vario materiale archeologico.
Nonostante la presenza sulle superfici bronzee di depositi di diversa natura che ne impedivano una lettura accurata, fu subito evidente l’eccezionale qualità artistica di alcuni dei pezzi rinvenuti. Inoltre, sulla base di evidenti analogie morfologiche e di tipo chimico-fisico fu ipotizzato un apparentamento con i due frammenti bronzei esposti presso il Museo Archeologico di Firenze, anch’essi indicati con possibile provenienza dalla stessa zona.
Pozzi Antichi a Empoli e Montespertoli
Nel corso di indagini di archeologia preventiva condotte negli anni 2020 e 2021 sono stati intercettati due pozzi antichi ubicati in territori a sudovest di Firenze: il primo, venuto alla luce nella piana alluvionale dell’Arno ad Empoli, è attribuibile all’età del bronzo, il secondo, emerso nelle colline della Valdelsa a Montespertoli, è invece databile ad un orizzonte etrusco-arcaico. Lo scavo pressoché in contemporanea delle due strutture costituisce oggi l’occasione per un confronto sulle scelte strategiche e sulle diverse metodologie d’indagine che sono state adottate in ragione delle caratteristiche dei due contesti.
Il Mestiere della Tutela
Nel 2013 la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana aveva ampiamente contribuito al workshop “Archeologia a Firenze”. A distanza di dieci anni, il quadro organizzativo e, almeno in parte, normativo sono decisamente cambiati. Le profonde riforme che hanno interessato l’architettura del Ministero, concluse con il cambio di denominazione in Ministero della Cultura, hanno scardinato l’assetto mantenuto fin dall’istituzione delle soprintendenze ai primi del Novecento.
Da allora, realtà funzionali territorialmente meno estese, ma comprendenti più competenze tecniche (archeologi, architetti, storici dell’arte, antropologi) sono chiamate a esercitare la tutela dei territori di propria competenza: tale radicale riassetto, se da un lato ha generato notevoli problemi organizzativi, dall’altra ha aperto le porte a nuove sinergie. Il pressoché concomitante varo, in Toscana, del Piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico, ha comportato ad esempio la possibilità, in sede di processi di adeguamento-conformazione degli strumenti urbanistici al PIT-PPR, di riportare maggiormente l’attenzione sugli aspetti archeologici, rimasti marginali in sede di elaborazione del Piano.
Camucia e le Mura di Cortona
Inserita in un tessuto fortemente urbanizzato, l’area di Camucia, ai piedi di Cortona, si colloca lungo un antico percorso pedecollinare utilizzato sin da epoca protostorica, lungo il quale si collocano i più noti monumenti archeologici della Valdichiana orientale, tra cui gli imponenti tumuli funerari etruschi del Sodo I e II e quello detto François. Nell’ultimo trentennio Camucia ha restituito una serie di evidenze archeologiche di grande interesse. Il recente scavo del pozzo, terminato nel 2022, ha rilevato al suo interno una stratigrafia complessa e intatta che ne indica un utilizzo nell’arco del II secolo a.C., testimoniato da decine di olle e brocche di impasto, e una fase di obliterazione con un consistente scarico di terrecotte architettoniche assimilabili a quelle delle aree cultuali presenti nelle immediate vicinanze.
Pienza e le Sepolture Medievali
Recenti scavi stratigrafici (2022), condotti dalla Soprintendenza presso il lato meridionale della Pieve di Corsignano nell’ambito del consolidamento delle sue strutture a valle, hanno messo in luce un gruppo di sepolture distribuite su più fasi tra età alto- e bassomedievale.
Tabella riassuntiva dei siti archeologici menzionati
| Sito Archeologico | Descrizione | Periodo |
|---|---|---|
| Pian di Ripoli | Area con insediamenti e necropoli | Età del Ferro - Tarda Antichità |
| Isola dei Renai (Signa) | Provenienza di frammenti di statue romane in bronzo | Età Romana |
| Empoli | Pozzo antico | Età del Bronzo |
| Montespertoli | Pozzo antico | Età Etrusco-Arcaica |
| Camucia (Cortona) | Area con evidenze archeologiche e scarichi di produzione ceramica | II secolo a.C. |
| Pieve di Corsignano (Pienza) | Sepolture | Alto- e Bassomedioevo |
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