Congestione dopo mangiato: cause, sintomi e rimedi
La congestione è un disturbo di origine gastrointestinale che si verifica più frequentemente in estate, a causa di un brusco sbalzo di temperatura nella zona dello stomaco e, più in generale, dell'addome. In ambito medico, la parola congestione indica, in modo generico, un eccessivo accumulo di sangue in un organo o in una parte del corpo.
Cosa significa congestione?
La parola congestione deriva dal latino “congestionis, ammassamento; congerere: ammassare” e significa un affollamento, un accumulo eccessivo di qualcosa che intralcia un’attività fino a provocarne il blocco. Ma il termine congestione lo utilizziamo anche per indicare un malessere legato a una cattiva digestione ed evoca soprattutto il periodo estivo e le vacanze al mare.
Congestione, perché si verifica?
Questo accade perché il nostro organismo è estremamente sensibile agli sbalzi termici e perché la digestione richiede un importante afflusso di sangue ricco di ossigeno; così, quando dopo un pasto ci immergiamo in acqua fredda, con il corpo magari surriscaldato, creiamo un forte scompenso cardiocircolatorio che determina un malessere.
Dopo mangiato, soprattutto se il pasto è stato abbondante, aumenta notevolmente l’afflusso ematico verso lo stomaco per favorire la digestione. Se ci si espone a un improvviso sbalzo termico durante questo processo, l’organismo dirotta il sangue pompato verso le aree cerebrali per mantenere l’equilibrio termico.
In condizioni normali, durante la digestione, una parte significativa del sangue si dirige verso l'apparato gastrointestinale per favorire la digestione e l'assorbimento degli alimenti.
La causa principale è attribuita all'introduzione di bevande ghiacciate in un organismo surriscaldato, durante o subito dopo i pasti. Bere una bibita ghiacciata quando si è molto accaldati, l'esposizione ad un colpo d'aria fredda o fare un bagno in mare subito dopo un pasto fa scattare una reazione di difesa da parte dell'organismo: il cervello, di fronte all'emergenza, cerca di dirottare il sangue verso di sé, allo scopo di mantenere la temperatura basale.
Immergersi o fare un tuffo in acque molto fredde (es. mare o piscina), quando si è surriscaldati e in fase digestiva.
“Con la congestione avviene uno squilibrio nella circolazione del sangue. Questo perché dopo un pasto, in particolar modo se abbondante, l’afflusso di sangue verso lo stomaco aumenta notevolmente. Se durante la digestione ci si espone a uno sbalzo termico forte e improvviso, la circolazione sanguigna si modifica”, spiega il dott. “Si verifica - aggiunge lo specialista - una vasocostrizione e il sangue defluisce dall’apparato gastrointestinale. Per mantenere la temperatura corporea costante ed equilibrata, il cervello “richiama” il sangue che il cuore ha pompato in maggior quantità verso l’addome.
I sintomi della congestione
Normalmente, i sintomi della congestione si presentano in maniera graduale. I primi segnali d'allarme di una congestione digestiva includono un malessere generale crescente accompagnato da un senso di pesantezza e pallore. La persona colpita dalla congestione digestiva improvvisamente impallidisce, trema, suda freddo e si sente spossata.
Ecco i sintomi della congestione possono essere:
- dolore addominale;
- pallore;
- sudorazione;
- brividi;
- nausea e/o vomito;
- abbassamento della pressione fino allo svenimento.
“Il sintomo principale della congestione è uno stato di malessere generale che ad esempio un bambino non riesce a spiegare con precisione. I sintomi più evidenti della congestione sono sudorazione profusa e brividi, nausea, vomito, dolori addominali, senso di svenimento fino alla perdita dei sensi e di coscienza”, risponde il dott.
Il graduale abbassamento della pressione arteriosa provoca un senso di svenimento che può culminare in una perdita di coscienza (lipotimia).
In casi più gravi, la congestione può causare febbre, visione offuscata e vertigini, fino alla perdita temporanea di coscienza. Questa evoluzione è pericolosa poiché indica un calo drastico dell’afflusso sanguigno al cervello, conseguenza dello sbilanciamento nella distribuzione del sangue durante la digestione. Questi sintomi non devono essere sottovalutati, soprattutto quando compaiono in sequenza o con intensità crescente.
In rarissimi casi la congestione può portare a un collasso cardiaco.
I bambini spesso non riconoscono e non sanno interpretare i primi segnali della congestione e, per questo motivo, possono essere più a rischio degli adulti, soprattutto se stanno facendo il bagno in mare o in piscina.
Cosa fare in caso di congestione
Quando si avvertono i primi sintomi di congestione, la priorità è interrompere qualsiasi attività fisica e cercare di riposare. È consigliabile sdraiarsi in un ambiente tranquillo e asciutto.
Al primo segnale di malessere, occorre sospendere ogni attività e distendersi con le gambe appena sollevate rispetto alla testa, in un luogo ben ventilato ed asciutto. Se la congestione si verifica durante il bagno, la prima cosa da fare è fare uscire dall’acqua la persona colpita e coprirla con un asciugamano facendola distendere con le gambe sollevate e in un luogo ben ventilato e asciutto. Stare sdraiati con le gambe un po’ sollevate favorisce l’afflusso di sangue al cuore, mentre un massaggio sull’addome, riscaldando la parte magari con una coperta, ripristina più velocemente l’afflusso ematico verso lo stomaco e distende i muscoli contratti.
“È necessario intervenire immediatamente. Se il blocco per congestione si è verificato dopo un bagno, bisogna intervenire asciugando, coprendo e facendo distendere la persona con le gambe in su. Nel caso in cui si verifichi o si sia verificata perdita di coscienza e la persona si è ripresa, è necessario recarsi in Pronto Soccorso.
Cosa mangiare dopo un episodio di congestione
Dopo un episodio di congestione, è fondamentale seguire una dieta che non stressi ulteriormente il sistema digestivo. Bere acqua a temperatura ambiente, se si riesce a deglutire facilmente, può aiutare a ristabilire l'equilibrio idrico e a favorire la digestione (evitare quindi bevande ghiacciate o troppo calde). Brodi e zuppe sono ottimi e forniscono un apporto di liquidi essenziali. Da evitare invece i cibi grassi, piccanti e acidi, così come quelli fritti e/o molto zuccherati.
Quanto dura una congestione?
In genere, una congestione lieve può risolversi nel giro di pochi minuti o ore, se viene trattata tempestivamente e in modo adeguato. Un fattore determinante nella durata della congestione è la rapidità con cui si reagisce ai primi segnali. Interrompere immediatamente l'attività che ha provocato lo shock termico, riscaldare il corpo e favorire il ritorno di un flusso sanguigno regolare agli organi vitali sono le prime azioni da compiere.
La congestione può risolversi da sola nel giro di poco tempo (da mezz’ora a tre ore) ma necessita di successivo riposo per permettere all’organismo di riprendersi e tornare in equilibrio. Attenzione! In genere, la ripresa si verifica dopo 2-3 ore dalla congestione, senza conseguenze. Anche nei casi più lievi, dove i sintomi acuti si risolvono rapidamente, possono persistere effetti come debolezza, spossatezza o una sensazione di disagio anche ore dopo.
Esistono controindicazioni? “Dopo 2-3 ore dalla congestione - conclude - ci si riprende senza grossi problemi.
Congestione, come evitarla?
E’ sempre consigliabile assumere pasti piccoli e leggeri, immergerci poco alla volta per ridurre il più possibile l’escursione termica ed evitare di fare il bagno in solitaria.
Durante la digestione, il richiamo di sangue a livello di stomaco e intestino è direttamente proporzionale alla quantità e qualità di cibo assunto e l’attesa per immergerci avrà un tempo variabile da 1 a 3 ore a seconda appunto che si tatti di uno spuntino o di un pranzo impegnativo.
Prima di fare il bagno in mare, è bene attendere almeno 3 ore dopo un pasto completo o 1-2 ore, se si è consumato uno spuntino leggero (es. panino, insalata ecc.).
“Il bagno al mare o in piscina mai prima di due ore dopo il pasto”. Il vecchio diktat della nonna contro la congestione non è del tutto un falso mito. Ecco perché il rischio di congestione è più alto in estate con il passaggio dal caldo dell’esposizione diretta al sole al gelo dei locali climatizzati, del bagno freddo o di una bevanda ghiacciata.
Bagno dopo mangiato: falso mito o realtà?
“Hai appena mangiato, devi aspettare almeno tre ore prima di fare il bagno altrimenti ti prendi una congestione!”. Chi è che d’estate al mare non è mai stato assillato da questa frase pronunciata da mamme, nonni, zii, cugini e persino dai vicini d’ombrellone.
Fare il bagno dopo mangiato fa male? È una domanda che ci siamo fatti tutti almeno una volta, soprattutto con l’inizio della stagione estiva, ma qual è la risposta? Esistono prove del fatto che il bagno dopo mangiato sia pericoloso? Abbiamo dunque perpetuato questa falsa credenza per decenni?
La mitologia della mamma italiana in spiaggia a Ferragosto vuole che sia proibito il bagno dopo mangiato (soprattutto se il pasto era abbondante) perché pericolosissimo, perché si rischia una “congestione” fulminante e perché il pericolo di annegamento è dietro l’angolo visto che durante la digestione il flusso sanguigno aumenta nel tratto gastroenterico, diminuendo in polmoni, cervello e cuore (anche se, in realtà, non è che questi ne vengano privati…).
Fare il bagno dopo mangiato non aumenta il rischio di congestione e annegamento. Anzi, volendo essere precisi la “congestione”, termine usato impropriamente per intendere il blocco della digestione dovuto allo sbalzo termico è uno di quei malanni che noi italiani abbiamo da sempre in testa ma che come il “colpo di freddo” e la “cervicale” in verità non sono così reali o almeno non nel senso nel quale li intendiamo noi. Difatti la “congestione” è più facile prenderla bevendo una bevanda ghiacciata o entrando in una stanza iper condizionata quando la temperatura esterna è molto alta.
Non possiamo dare la colpa neppure allo shock termico, infatti questo non si può verificare quando ci si immerge in acque che, nel peggiore dei casi nei mari nordici (figuriamoci i nostri…) d’estate sono fra i 15 e i 20 °C. A parte qualche brivido e la sgradevolezza dell’esperienza, questo non causa alcuna conseguenza patologica all’organismo umano, che mette subito in atto meccanismi di adattamento adeguati.
Il vero shock termico si ha invece, quanto una persona subisce un’immersione improvvisa in acqua ghiacciata, cioè a temperature al di sotto di 0°C, indipendentemente dall’aver mangiato o no. Infatti chi si immerge o cade accidentalmente in acqua gelata rischia un infarto a causa dell’afflusso di sangue freddo dalla periferia del corpo al cuore, o l’annegamento per inalazione d’acqua dovuta alla iperventilazione che segue alla sensazione di gelo. Va considerato però, che le persone allenate alle condizioni più estreme queste conseguenze non si verificano.
Tutto questo per dire che no, non è pericoloso entrare in acqua dopo mangiato e no, non serve attendere tre ore dopo il pasto.
Idrocuzione
I problemi più severi a livello nervoso e cardiaco sono dovuti a un fenomeno detto idrocuzione, indotto dall’immersione brusca in acque fredde.
L'idrocuzione è una sincope improvvisa dovuta alla differenza drastica tra la temperatura corporea e quella dell'acqua. Nello specifico, è una reazione nervosa automatica che riduce la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, e provoca un arresto della circolazione e dell'ossigenazione cerebrale.
L'idrocuzione (o idrocussione) è una sincope termo-differenziale, cioè indotta da uno sbalzo repentino di temperatura, che insorge improvvisamente durante un bagno in acqua fredda o addirittura quando si è usciti dall'acqua. Questa condizione è caratterizzata da perdita di coscienza con arresto riflesso della respirazione: in qualche caso, tali manifestazioni si verificano in modo brusco; altre volte, compaiono dei prodromi, come vertigini, crampi e fischi alle orecchie.
L'idrocuzione si distingue dall'annegamento (incidente in cui si verifica la penetrazione di acqua nelle vie respiratorie), ma il decesso può sopraggiungere per quest'ultima evenienza, poiché la sincope è reversibile e la ripresa respiratoria si verifica quando l'individuo è ancora immerso.
L'idrocuzione è frequente soprattutto nei subacquei che scendono in profondità e trovano temperature molto basse.
Le cause sono ancora da definire con esattezza, ma sembra che si verifichino dei fenomeni di vasocostrizione, da cui risulterebbe un'inibizione dei centri respiratori e dei riflessi neurovegetativi.
Per aggirare questo pericolo, è bene evitare di tuffarsi in acqua di colpo quando si è molto accaldati o sudati.
Differenza tra indigestione e congestione
L’indigestione, conosciuta anche come dispepsia, è una condizione molto più comune e meno grave della congestione digestiva. Se si manifesta cronicamente può essere causata da meccanismi infiammatori (es.
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