Storia e modelli del costume da bagno francese
Quanti colori, fantasie e forme abbiamo visto alternarsi negli anni! Affreschi, mosaici e urne… tante sono le testimonianze che raccontano gli esordi di questo capo di abbigliamento, già a partire dall’epoca greca e romana. Dalla copertura totale del corpo a minuscoli triangoli di stoffa, i costumi hanno vissuto infinite rivoluzioni creative e sociali.
Le origini del costume da bagno a due pezzi
Le prime tracce di un costume a due pezzi risalgono - pensate! La storia contemporanea del costume a due pezzi, come lo conosciamo noi, ha inizio però in Francia tra il 1930 e il 1946, grazie a due sarti.
Jacques Heim e l'Atome
Il primo fu Jacques Heim, sarto di madame DeGaulle e Coco Chanel, che chiamò il suo modello “Atome”: sì avete capito bene! Tre settimane prima, Heim aveva chiamato “Atome” un completo di due pezzi ridotto, ma ancora schermante l’ombelico, dichiarandolo “il costume da bagno più piccolo del mondo”.
La rivoluzione del bikini di Louis Réard
Ma è il 5 luglio 1946 quando il mondo della moda femminile viene rivoluzionato dall’arrivo di un nuovo modello di costume da bagno: il bikini. Ma quando Louis Réard - ingegnere automobilistico francese e designer di costumi da bagno - lanciò la stessa estate il suo primo modello due pezzi chiamandolo bikini, quel completo succinto fu altrettanto roboante quanto quegli eventi, anzi esplosivo. Réard osò “spogliare” i corpi delle donne per enfatizzare meglio ciò che rimaneva vestito, anche se in minuscoli frammenti di stoffa.
Perché la storia del celebre costume a due pezzi che libera la pancia, sdoganando l'ombelico open air, è iniziata proprio il 5 luglio 1946, quando, alludendo all'Isola di Bikini, nell'arcipelago Marshall dove in quegli stessi giorni gli Stati Uniti stavano testando le loro bombe atomiche, a lanciarlo ufficialmente fu un inusuale sarto francese, tale Louis Réard. Secondo i racconti, infatti, il couturier non era un semplice stilista bensì un ex- ingegnere automobilistico che, preso dalla giusta intuizione, decise di rilevare l’attività di lingerie inaugurata dalla madre. Ispirato dai modelli indossati allora sulle spiagge di Saint Tropez, dove le dame dell'epoca avevano l’abitudine di arrotolare i propri costumi da bagno il più possibile per garantirsi un’abbronzatura migliore e di più ampie parti del corpo, l'inventore del bikini disegnò un modello audace, spezzato e dirompente che, per la prima volta, fece indossare a Michelle Bernardini.
La bellissima ballerina senza veli che si esibiva al Casino de Paris sfilò quindi a bordo piscina, esattamente tra gli spazi di Piscine Molitor a Parigi, "appena" coperta da quattro triangoli di soli 30 pollici di tessuto stampato che, con una fantasia che richiamava quella dei quotidiani, strizzava l'occhio direttamente al clamore delle copertine. L'intento? Sollevare un tamtam "esplosivo".
Scandalo e accettazione del bikini
Le reazioni iniziali
Quasi sempre le rivoluzioni nella storia della moda hanno provocato scandali, proprio per la loro capacità di sradicare tabù. Il nuovo modello a triangolo apparve così scandaloso da non riuscire a trovare una modella che fosse disposta ad indossarlo. Il nuovo modello a triangolo apparve così scandaloso da non riuscire a trovare una modella che fosse disposta ad indossarlo. Réard assunse quindi la ballerina esotica Micheline Bernardini, debuttando con un evento stampa in un concorso di bellezza in un resort con piscina di Parigi, il 5 luglio 1946, ora noto come Bikini Day.
Fu una vera deflagrazione, le reazioni furono immediate: fu dichiarato peccaminoso dal Vaticano e bandito, per tutti gli anni ’50, da paesi tra cui Francia, Portogallo, Italia, Spagna e Australia. Anche dopo che i bikini fecero la loro apparizione al concorso di Miss Mondo nel 1951, la maggior parte dei concorsi di bellezza decise di non consentirli.
L'influenza di Brigitte Bardot e Hollywood
Ci vollero delle icone universali di bellezza per lanciare il bikini nella storia della moda. Grazie alla giovane Brigitte Bardot, che ne indossò uno durante il Festival di Cannes nel 1953, il succinto due pezzi diventò popolare in Riviera. Nonostante la popolarità della Bardot, il due pezzi rimase un vero tabù in America; cominciò a prendere piede solo quando l’attrice svizzera Ursula Andress emerse dall’oceano indossando un bikini beige con cintura ormai iconico in Dr. No, il primo film di James Bond.
Dopo il successo di Dr. No le attrici americane iniziarono ad indossare costumi da bagno a ombelico scoperto con crescente frequenza. La rivista Sports Illustrated pubblicò il suo primo numero di Swimsuit nel 1964 e Raquel Welch diventò famosa per il suo bikini in pelle di animale nelle foto pubblicitarie del film del 1966 “One Million Years BC”. Anche la cultura popolare cominciò ad accettare il nuovo costume da bagno, a cominciare dalla famigerata canzone “Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polkadot Bikini” di Brian Hyland; una melodia accattivante che descriveva la riluttanza di una giovane donna ad indossare il costume da bagno rivelatore. La canzone, insieme alla cultura del surf degli anni ’60 nei film e nella musica, portò il bikini nel mainstream.
Evoluzione e modelli del bikini
Accettando il bikini come abbigliamento popolare da spiaggia, le donne cominciarono anche a pensare in modo diverso al proprio corpo. Durante gli anni ’70, i bikini divennero ancora più scandalosi, poiché si fecero strada modelli con fianchi stetti da stringhe. Ispirandosi agli stili osé brasiliani, i costumi americani diventarono più rivelatori che mai, attraverso sgambature molto accentuate e perizoma.
Tra le fibre sintetiche, ottenute da polimeri mediante sintesi chimica, rientrano il nylon e il poliestere. Il nylon è costituito da poliammidi alifatiche e presenta numerosi vantaggi quali la leggerezza, la resistenza all’usura, la traspirabilità, l’ingualcibilità e l’elasticità; mentre il poliestere, ottenuto grazie alla condensazione dell’acido tereftalico con glicole etilenico, risulta molto resistente e lucido alla vista. Un altro materiale molto apprezzato e utilizzato è sicuramente la lycra (elastam o spandex) una fibra sintetica di poliuretano che permette di ottenere tessuti elasticizzati, flessibili e traspiranti. Sono tante le fibre sintetiche che riescono a essere versatili, consentendo utilizzi e performance che le fibre tradizionali non potrebbero eguagliare, come la resistenza alle sollecitazioni di natura meccanica o una maggiore durata nel tempo.
Parlando di costumi da bagno, che siano bikini o monopezzo, non possiamo limitarci a colori e forme, perché questo indumento è soprattutto un prodotto ad alto contenuto tecnologico grazie a una filiera industriale orientata alla ricerca e all’innovazione, con un occhio sempre attento alle materie prime, per proporre costumi confortevoli e resistenti, leggeri e sostenibili. Ma il costume da bagno è soprattutto un prodotto ad alto contenuto tecnologico grazie a un’attenta e innovativa ricerca di tessuti leggeri, traspiranti, resistenti ed elastici.
Esempi di modelli contemporanei
- Oséree Swimwear Bikini glitter: Bikini a triangolo che illumina il corpo con brillantini, realizzato in Italia con lurex.
- Bottega Veneta Bikini senza imbottitura: Con slip a vita alta e top a doppia spallina, realizzato in Italia in poliammide ed elastan.
- HUNZA G Bikini a costine: Modello slim in tinta unita, realizzato con materiali sostenibili.
- Fortissima Bikini con laccetti: Ricamato a mano e regolabile, ispirato ai colori della Versilia.
- Jacquemus Top bikini colorato: Bikini balconette con stampa geometrica e lacci intrecciati.
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