Difesa Idraulica degli Edifici: Soluzioni e Interventi
La bonifica idraulica nel comprensorio è prevalentemente a “scolo naturale”, ossia convogliata in canali artificiali fino al fiume dove scola per gravità, tranne in alcuni bacini a Sud serviti da “scolo meccanico”, ossia da impianti di pompe (idrovore) che permettono lo scolo dell’acqua a quote più alte rispetto al piano campagna. Una o più volte all'anno è necessario pulire accuratamente canali e collettori, ove possibile con mezzi meccanici, altrimenti manualmente. Sono inoltre presenti centinaia di manufatti idraulici (botti a sifone, chiaviche di derivazione ed emissarie, sostegni, misuratori, opere di difesa, arginature, ponti, ponti-canali, partitori, sfioratori, salti di fondo, scivoli, griglie, sgrigliatori, tombinature, impianti idrovori e di sollevamento).
L'urbanizzazione degli ultimi decenni, avvenuta con grande impulso e spesso in modo disordinato, ha determinato nuovi problemi nello scolo delle acque. Un'area urbana, infatti, rispetto ad un'area agricola dà un contributo 10 o 15 volte superiore alle portate nei corsi d'acqua, aumentando la quantità d’acqua che deve venire smaltita dalla rete consortile. La rete scolante preesistente si è quindi rivelata in molti casi insufficiente e diventano necessarie nuove opere per garantire la sicurezza idraulica, in un territorio ormai a rischio.
Partendo da questa considerazione incontestabile, il Consorzio si è occupato in modo particolare di tale problema nella consapevolezza che la sua risoluzione era condizione indispensabile non solo per l’affermazione e lo sviluppo dell’attività agricola, ma anche di tutte le altre attività produttive del territorio. E’ innegabile infatti che qualsiasi attività produttiva è resa possibile da un’adeguata rete di regolazione delle acque, meteoriche e non, che - se non regimate adeguatamente - provocano ristagni per periodi più o meno prolungati nel tempo rendendo difficoltosa ed in qualche caso addirittura impossibile lo svolgimento dell’attività.
Tali opere non solo assolvono la funzione di salvaguardare le aree destinate alle attività produttive agricole e non, ma anche le infrastrutture presenti sul territorio quali strade, ferrovie, opifici, fabbricati, ecc. Non va sottaciuto in questo contesto che se molte zone una volta abbandonate ed incolte si sono potute trasformare in aree turistiche di notevole pregio, ciò è stato reso possibile dalla regimazione delle acque attraverso la realizzazione e successiva manutenzione di una adeguata rete scolante.
Interventi e Tipologie
Gli interventi devono essere sempre in grado di garantire le caratteristiche naturali ed ambientali degli alvei e le comunità vegetali ripariali (art. 2 comma I lett. D.P.R. 14/4/93). Inoltre, devono essere giustificati dal punto di vista tecnico (art. D.P.R.) e devono tenere in considerazione la tutela della fauna ittica (scale di monta dei pesci, rampe, piani inclinati, ecc.).
La rimozione di materiale dall'alveo deve essere giustificata da situazioni di manifesto sovralluvionamento (art. comma I lett. c D.P.R. dall'art.). Sono importanti le prescrizioni relative al taglio, al reimpiego e all'allontanamento del legname. Il legname non collocabile sul mercato, come arbusti e ramaglia, deve essere smaltito fuori dell'alveo (D.P.R.).
Considerazioni sulle Fasce Inondabili
Per la fascia B, si devono considerare le tipologie edilizie e strutturali vigenti, come il D.M. del 2 agosto 1980 e i D.M. stradali, oltre alla Circolare del Ministero LL. PP. n.
Altezze Minime e Opere di Difesa
- Intradosso del ponte: deve essere pari a 0 rispetto alla corrente e comunque non inferiore a 1.00 m.
- Piano viabile: deve essere pari a 0 rispetto al piano viabile e comunque non inferiore a 1.00 m.
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