Il Significato dei Sogni di Nudità e il Contesto del Bagno nell'Arte e nella Cultura

Hai mai sognato di trovarti nudo in pubblico? Non preoccuparti, non sei sola! Questo sogno così comune può avere significati profondi e affascinanti.

Simbolismo della Nudità nei Sogni

Sognare di essere nudi spesso indica una sensazione di vulnerabilità o insicurezza. Forse stai affrontando una nuova sfida o una situazione sconosciuta che ti fa sentire esposta. Essere nudi in sogno può rappresentare il desiderio di mostrarsi autenticamente. Vuoi essere vista per chi sei veramente, senza maschere o pretese.

A volte, sognare di essere nudi in pubblico può riflettere la paura del giudizio altrui. Magari ti preoccupi troppo delle opinioni esterne o temi di non soddisfare le aspettative sociali. La nudità nei sogni può anche simboleggiare libertà e nuovi inizi. Spogliarsi dei vestiti può rappresentare il lasciar andare vecchie abitudini o credenze limitanti.

Infine, sognare di essere nudi può avere connotazioni di intimità, indicando un desiderio di connessione e amore per sé. Se ti capita spesso di sognare di essere nuda, prenditi del tempo per riflettere sulle aree che potrebbero richiedere attenzione. I sogni di nudità possono sembrare imbarazzanti, ma offrono un'opportunità unica per l'introspezione e la crescita personale.

Per Jung rappresenta la perdita della parte psichica, la “persona”, ovvero ciò che è legato al proprio ruolo sociale. “Ecco i motivi per cui gli esseri umani in Paradiso sono nudi e non vi è vergogna… fin quando si arriva al momento in cui nascono la vergogna e l’angoscia, segue la cacciata… .

Nel sognare persone nude, (donne nude o uomini nudi), Il simbolismo della nudità (uomini e donne nudi), emerge in modo chiaro e si contrappone a quello di sognare gli abiti. Ma in questo sogno come in altri, si deve far attenzione allo stato d’animo, ai colori ed ai simboli presenti. Libertà, ansia, paura, gioia, disgusto; cosa compare nel Vostro sogno? Le persone nude sono donne, uomini, bambini?

Sognare gli abiti definisce un ruolo sociale ed il carattere della persona, mentre spogliarsi dei propri abiti significa mettere a nudo se stessi, le proprie emozioni, pensieri ed esigenze.

Nella cultura cristiana, la nudità viene concepita come qualcosa di sporco, negativo ed indecente e ad essa viene associato il senso di pudore e vergogna. Anche Adamo ed Eva come raccontano i testi sacri, sono un uomo nudo ed una donna nuda e dopo il peccato originale compiuto vengono indotti da vergogna e pudore ad indossare gli abiti vestendosi.

Il Bagno: Uno Spazio di Intimità e Trasformazione

Andiamo in bagno diverse volte ogni giorno, eppure questa abituale attività non è rappresentata con corrispondente frequenza nel cinema. In particolare il tempo che dedichiamo alle necessità fisiologiche non viene abitualmente considerato in una storia. D'altro canto, anche nella storia dell'arte figurativa, della letteratura e del teatro, sono rarissimi gli esempi in cui si rappresenta questo genere di attività, da un lato oggetto di persistente pudore, dall'altro, momento di pausa per eccellenza, poco significativo nello sviluppo di una storia e sul quale si può dunque tranquillamente soprassedere.

Eppure, come ambiente, il bagno una sua importanza ce l'ha nella nostra vita individuale e nello sviluppo stesso della nostra società. Nello spazio di un secolo siamo passati da bagni o latrine esterne, ai doppi/tripli servizi come indicatore di livello di sviluppo civile. Il numero e la confortevolezza delle sale da bagno in un harem è sempre stato di gran lunga maggiore di quello dei nostri bordelli, e persino delle nostre regge e palazzi nobiliari: per secoli questa differenza ha evidenziato un livello di igiene pubblica molto più sviluppato in oriente che in occidente.

Gli esempi di "scene in bagno" sono d'altro canto di gran lunga aumentati in letteratura e in cinema nel dopoguerra. Ad esempio, alle origini del cinema neo-realista che programmaticamente intendeva rappresentare tutti i momenti dell'esistenza quotidiana e dunque anche le permanenze "in cesso", questa scelta destò non poche polemiche. Quando il senatore Andreotti denunciò il fatto che il cinema italiano non faceva onore al paese rappresentando situazioni che sarebbe stato meglio evitare di mostrare (cioé "lavava i panni sporchi in pubblico"), non si riferiva tanto al cinema di denuncia sociale, quanto all'indulgere nella rappresentazione di situazioni giudicate "indecorose" come ad esempio mostrare persone in canotta e mutande calate che leggevano il giornale sulla tazza del cesso e consimili situazioni di vita quotidiana che il "comune senso del pudore" giudicava quanto meno di cattivo gusto.

E persino negli anni 60 e 70, ormai vaccinati dall'abitudine alla provocazione, ben più dei "bed-in" di John Lennon e Yoko Ono, destò scandalo il poster di Frank Zappa che dissacrando violentemente anche il mito della rock star, abitualmente rappresentata come una sorta di divinità, sifece effigiare seduto sul cesso. Da allora, lentamente e progressivamente, l'aura di scandalo attorno alla stanza da bagno si è molto stemperata. Intendiamoci: anche oggi è molto difficile che una star cinematografica accetti di farsi riprendere seduta sulla tazza del cesso, però l'inviolabile sacralità del bagno è finita.

Questo genere di scene si sono moltiplicate nei film e non sono più un tabù. Ma come e perchè vengono utilizzate? Dev'esserci alla base un elemento di coerenza con il racconto. E devono essere occasione per rappresentare qualcosa che non si riduce al semplice mostrare ciò che possiamo dare per scontato e cioè che ogni persona ha la necessità di fare i propri bisogni e/o di lavarsi regolarmente.

Consiglio di vedere attentamente due scene esemplari dei film Hollywood Party (in originale The Party, 1968) di Blake Edwards, e Tutti pazzi per Mary (There's Something About Mary, 1998) di Bobby e Peter Farrelly. Nel primo film, il protagonista Peter Sellers ospite di una faraonica villa hollywoodiana e afflitto da un'irrefrenabile necessità fisiologica, riesce finalmente a trovare un gabinetto nel quale combina guasti a catena. E' una delle scene comiche più irresistibili del film, nella quale tutti gli elementi dell'ambiente vengono usati: i rotoli di carta igienica, l'impianto idrico della tazza, eccetera.

Scene simili erano state coraggiosamente interpretate in televisione già anni prima, ad esempio nella famosa serie di telefilm per famiglie I Love Lucy (1951/1957) con Lucille Ball. La serie ironizzava sui nuovi costumi di vita americani della middle class, in particolare l'uso sempre più spinto degli elettrodomestici nella vita domestica, con un satira spesso corrosiva che valse persino all'attrice l'etichetta di "comunista". In uno degli episodi viene mostrato il tentativo di Lucille e della sua amica di installare da sole una doccia, nella quale finiscono imprigionate fin quasi ad annegare. Le gag basate sull'acqua e sui tubi sono antiche quanto il cinema: una delle prime comiche mute rappresentava appunto i guai provocati da una pompa da giardino.

Lo sviluppo di Blake Edwards, che parte dalla situazione di un bisogno fisiologico, rappresenta uno scatto in più e riesce a rendere non solo gradevole, ma spassosa una situazione che fino a pochi anni prima sarebbe parsa volgare e non rappresentabile: ad esempio il senso di liberazione nello sfogo di una pisciata troppo a lungo trattenuta. Tutti pazzi per Mary è un gradino ulteriore in quanto mette in scena il protagonista Ben Stiller che in previsione di un incontro erotico, temendo di non riuscire a controllare l'eccitazione e di avere un'eiaculazione troppo precoce, su consiglio di un amico, si masturba in bagno prima che l'incontro abbia luogo. Lo sperma stesso diventa origine di una scena comica irresistibile, quando la ragazza, giunta prima del previsto, lo scambia per un gel e se lo mette sui capelli.

Anni prima, una scena simile sarebbe stata bandita da un film comico "per tutti". Anche in questo caso, più la scena è al limite, più si tratta di essere accorti nel renderla "lieve" cioé nel non involgarirla con dettagli che potrebbero causare disgusto. D'altro canto se una simile scena era ormai rappresentabile, ciò significava senza ombra di dubbio che ormai la generalità del pubblico non la considerava più istintivamente fastidiosa.

Del resto non è l'unica scena in bagno del film. Ce n'è un'altra nella quale Ben Stiller, anni prima, ha un altro incidente in bagno, nella casa della ragazza, quando si chiude la zip sui coglioni. In altre parole, l'ambiente bagno viene usato per rappresentare una sorta di evento traumatico che si ripete come un imbarazzante destino nella vita del protagonista. E in questo si può già evidenziare come il bagno mantenga tutta la sua natura originale di ambiente "eccezionale", riservato, privato per definizione e ai limiti della rappresentazione.

Anche in questo caso consiglio due film fondamentali: Psycho (1960) di Alfred Hitchcock e The Shining (1980) di Stanley Kubrick . Il primo, con la famosissima scena della doccia, condiziona la storia del cinema a venire: mai scena è stata infatti più imitata. Come ho già rilevato in una precedente lezione, se si facesse una compilation di tutte le scene di delitti o di aggressioni o di minacce sotto la doccia nel cinema (non solo horror) dopo Psycho, ne uscirebbe un video di durata interminabile. E se si confrontassero queste scene, si potrebbe scoprire quante infinite varianti si possono sviluppare da un'unica radice. Del resto, lo stesso Hitchcock è probabile si sia ispirato a un precedente, cioè il film The Seventh Victim (1943) di Mark Robson prodotto da Val Lewton.

In una scena di questo film, vediamo la protagonista, sotto la doccia, che riceve la improvvisa visita di una inquietante signora di cui vediamo soltanto l'ombra minacciosa attraverso la tenda della doccia. La signora non aggredisce, si limita a rivelare un inquietante segreto alla protagonista, ma la situazione di tensione c'è già tutta e nasce da un paradosso. La doccia infatti non è soltanto un luogo di estrema riservatezza, ma è anche un luogo eminentemente confortevole. Che un ambiente ideato come rimedio antistress, diventi invece l'ambiente stressante per eccellenza, è un capovolgimento drammatico non da poco. Il trovarsi nudi sotto un getto d'acqua, da cerimoniale di purificazione, diventa sintomatico della totale impossibilità di difendersi.

Ora, per quanto la scena di Psycho sia stata imitata, per quanto sia diventata un topos quasi obbligato, uno sceneggiatore deve tenere in debito conto alcuni elementi di ordine pratico e produttivo: la scena dura soltanto quarantacinque secondi nel film, ma comportò duemila dollari di spesa soltanto per pagare lo storyboard di Saul Bass. Infatti prima delle riprese fu necessario disegnare ogni singola inquadratura. L'esigenza di superare i prevedibili ostacoli della censura, spinse Hitchock a scegliere di girare la scena per stacchi repentini e improvvisi "in modo che il pubblico non possa rendersi conto di che diavolo sta succedendo". Dunque vennero alternati i più diversi punti di vista e angolazioni, in genere piani molti stretti. Bisognava creare l'effetto di un'aggressione selvaggia e di inaudita violenza, senza mostrarla in dettaglio.

Per consentire questa varietà di riprese in un ambiente ristretto come quello di una doccia, fu necessario costruire un ambiente con quattro pareti rimovibili. Dopo vari adattamenti si programmarono ben settantotto diverse posizioni di camera per riprendere la sequenza. Secondo il foglio di produzione per realizzare la scena della doccia sarebbero stati necessari undici giorni di riprese! Se dunque qualcuno di voi pensa che una scena di paragonabile efficacia possa venire realizzata semplicemente piazzando una donna nuda sotto una doccia, commette un errore di ingenuità.

Oggi è praticamente impossibile che una produzione autorizzi un regista ad impiegare undici giorni per girare una scena di quarantacinque secondi. E' già difficile ottenere che per una scena in bagno si ricostruisca un bagno in studio. Insomma: se ambientate una scena in bagno, dovete appurare prima di scriverla, se la produzione consente riprese in studio e in un ambiente attrezzato allo scopo oppure se la scena verrà girata in un ambiente reale, cioè in un vero bagno. In quest'ultimo caso, toglietevi dalla testa Psycho.

In The Shining il bagno è egualmente usato drammaticamente come luogo di un'aggressione. La ristrettezza dell'ambiente, che ha come unica via di fuga una finestrella, viene anche in questo caso sottolineata e rese ancor più angosciosa da riprese molto strette e la dinamica viene assicurata da una notevole quantità di stacchi. Si tratta egualmente di una scena estremamente complessa nella preparazione e nell'esecuzione, che richiede notevoli mezzi economici e molti giorni di riprese. In questo caso le preoccupazioni hicthcokiane di evitare la censura, erano cadute ( c'è un'altra scena in bagno, nel film, dove una donna viene mostrata completamente nuda).

Restava però l'esigenza di usare l'ambientazione per una resa drammatica estrema. In un tempo contratto e in un ambiente ristretto il ritmo e la mobilità della scena devono aumentare e ciò comportauna location adeguata e tempo per le riprese. Tenete dunque a mente, quando sceneggiate, che un scena di breve durata non è necessariamente una scena che si possa girare alla svelta. Riassumendo: le scene in bagno (che si tratti di una commedia o di un dramma) sono da considerare scene climax.

Voyeurismo: L'Ossessione di Osservare

L'istinto umano di osservare il mondo che ci circonda è insito nella nostra natura, ma quando questo istinto si trasforma in un'ossessione segreta di spiare gli altri in momenti privati, entriamo nella complessità della parafilia nota come voyeurismo.

Cos'è il Voyeurismo?

Il voyeurismo,(o scopophilia) è una parafilia caratterizzata dall'eccitazione sessuale derivante dall'osservare individui ignari, spesso in momenti intimi o privati, come durante l'atto sessuale o lo spogliarsi. Può causare disagio psicologico e, in alcuni contesti, configurarsi come reato.

Questo disturbo può manifestarsi anche attraverso l'uso della tecnologia, con casi di registrazione in cabine da bagno, installazione di telecamere in spazi privati o con il fenomeno noto come "upskirting", ovvero scattare foto o registrare sotto i vestiti di qualcuno.

Le vittime del voyeurismo possono sperimentare gravi conseguenze psicologiche, tra cui ansia, depressione e disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Caratteristiche e Insorgenza della Scopophilia

L'atto di guardare o spiare è intrapreso dal voyeur con lo scopo di ottenere eccitazione sessuale, e se si cerca l'orgasmo viene solitamente raggiunto attraverso la masturbazione. Questo può avvenire durante l'atto di osservazione o successivamente, affidandosi alla memoria dell'atto osservato.

L'insorgenza sembra verificarsi prima dei 15 anni, nell'adolescenza, come espressione di curiosità sessuale che viene poi sostituita da normali rapporti sessuali. Con il passare del tempo, questa attività può diventare cronica, continuando a osservare, anche se timidamente, specialmente in luoghi dove le persone camminano nude (ad esempio, spiagge nudiste).

Parafilie e Disturbi Parafilici

Le parafilie sono fantasie, desideri o comportamenti sessuali che si ripetono e coinvolgono oggetti inanimati, bambini o adulti che non danno il consenso. Esempi sono il travestitismo, il feticismo, la pedofilia, e il sadismo, tra gli altri. Il DSM-5 chiarisce che le parafilie sono diverse dai disturbi parafilici, che sono considerati veri e propri disturbi mentali.

Studi sul Voyeurismo

Per determinare se le persone "comuni" praticano il voyeurismo, è stato condotto uno studio su un campione di studenti universitari. Ai partecipanti è stato chiesto se, in situazioni ipotetiche, avrebbero guardato una persona attraente spogliarsi o due persone attraenti fare sesso. La probabilità di essere scoperti variava tra 0%, 10% e 25%.

I risultati hanno mostrato che i partecipanti erano disposti a guardare una persona attraente spogliarsi, a condizione di non essere scoperti. Tuttavia, un numero inferiore di partecipanti, con una predominanza di maschi rispetto alle femmine, era disposto a osservare un'attività sessuale in circostanze simili.

Il Voyeur: Profilo Psicologico

In un recente studio (2023), è emerso che la maggior parte dei vouyer aveva vissuto relazioni negative tra pari e/o intime, che spesso avevano portato a comportamenti antisociali e sessuali non tipici.

Nel contesto del modello di studio, sono state individuate 3 diverse vie o percorsi che spiegano il coinvolgimento in comportamenti voyeuristici:

  • Soddisfazione sessuale.
  • Ricerca di connessioni malsane.
  • Accesso a persone inappropriate.

Nello studio, i partecipanti sono stati suddivisi in 3 categorie di pianificatori, ognuno dei quali aveva motivazioni specifiche per il coinvolgimento in comportamenti voyeuristici:

  • pianificatori disorganizzati
  • pianificatori organizzati
  • nessuno

Quali sono le Cause del Voyeurismo?

Una delle teorie proposte riguarda la paura della perdita di un oggetto o della separazione da esso nella prima età adulta, che potrebbe costituire un fattore predisponente per lo sviluppo del voyeurismo.

Voyeurismo: una Lettura Psicodinamica

Otto Feniche, medico e psicoanalista austriaco, ha associato le tendenze voyeuristiche a una fissazione alla scena primaria infantile. Nella teoria psicoanalitica, la scena primaria si riferisce a un evento in cui un bambino assiste o percepisce un atto sessuale tra i suoi genitori. La fissazione alla scena primaria si verifica quando il bambino non riesce a superare questa fase in modo adeguato e resta intrappolato in una sorta di "sospensione" psicologica, in cui le dinamiche edipiche si sviluppano in modo disfunzionale.

Diagnosi di Voyeurismo

La maggior parte degli esperti attribuisce il comportamento a un'osservazione inizialmente casuale o accidentale di una persona ignara che è nuda, nel processo di spogliarsi o impegnata in attività sessuali. Le ripetizioni successive dell'atto tendono a rafforzare e perpetuare il comportamento voyeuristico.

Secondo il il DSM-5, per la diagnosi di voyeurismo sono necessari due criteri che citiamo di seguito.

Criterio Descrizione
Durata Per un periodo di almeno sei mesi.
Sintomi Impulsi sessuali, fantasie o comportamenti che sono ricorrenti, intensi, sessualmente eccitanti nell'osservare una persona ignara nuda, nel processo di spogliarsi o impegnata in attività sessuali.
Impatto Le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti devono causare un disagio clinicamente significativo.

Cure e Trattamenti

Il trattamento del voyeurismo può essere guidato da una comprensione dei percorsi motivazionali che portano a questo comportamento, precedentemente citati. Molte persone coinvolte in comportamenti voyeuristici mostrano carenze nello sviluppo e nel mantenimento di relazioni intime sane. In generale il trattamento per il voyeurismo è di solito psicoterapeutico e consiste generalmente in un’analisi o terapia di gruppo ed in altre forme di terapia come quella cognitivo-comportamentale.

In alcuni casi può risultare efficace anche l'uso di antidepressivi come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Se tali farmaci non risultano efficaci e il disturbo è grave, si può ricorrere a farmaci che riducono i livelli di testosterone, riducendo così l’impulso sessuale.

La Stanza Blu di Pablo Picasso

Ceramica Flaminia approfondisce ogni settimana il tema dell'arte e il bagno mediante i dipinti di alcuni grandi artisti come ad esempio: Tintoretto, Frida Kahlo, Botero e anche l'esponente della Pop Art Roy Lichtenstein. Questa settimana Ceramica Flaminia scopre La Stanza blu di Pablo Picasso, uno tra i più grandi e influenti artisti del XX secolo.

Come è noto l'artista durante la sua carriera ha cambiato numerosi stili pittorici, affinando di volta in volta la sua tecnica. Il dipinto La Stanza blu, fu realizzato nel 1901, ovvero all'inizio del cosiddetto "periodo blu": infatti tutte le opere che Picasso realizzò in questo periodo sono realizzate con i toni del blu e del turchese e solo in rari casi adoperò altri colori per vivacizzarne la resa. Questo fu definito come il periodo più cupo dell'arte di Pablo Picasso.

La Stanza blu ritrae una figura femminile nuda e con i capelli raccolti e ricurva su se stessa. La donna è ritratta al centro di una bacinella molto grande, intenta a lavarsi. Dietro all'apparente quotidianità del gesto, il dipinto in realtà nasconde un segreto. Gli esperti della National Gallery of Art della Cornell University hanno rilevato l'immagine di un uomo barbuto con giacca e papillon che sembrerebbe indossare tre anelli.

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