Donne che fanno il bagno nella storia dell'arte: Un viaggio attraverso l'iconografia e l'intimità

L'arte nel corso dei secoli ha esplorato il tema del corpo femminile in una varietà di contesti, e la rappresentazione delle donne che fanno il bagno offre uno sguardo affascinante sull'evoluzione delle percezioni culturali, sociali e artistiche del corpo, dell'intimità e della bellezza. Dalle dee mitologiche alle figure intime e quotidiane, questo motivo iconografico rivela come gli artisti hanno interpretato e rappresentato il corpo femminile in relazione al suo ambiente, alla società e alla sua stessa interiorità.

La nudità femminile e le dee nell'arte

Fino al XIX secolo, le antiche dee venivano utilizzate nella pittura e nella scultura per rappresentare la nudità femminile. Questo permetteva l'idealizzazione dei corpi e quindi manteneva una distanza, considerata necessaria ed opportuna, con la realtà. Nel Cinquecento, non era possibile dipingere una donna nuda e la convenzione, accettata da tutti, portava gli artisti a nascondere le imperfezioni della natura. Le divinità diventano quindi particolarmente adatte a rappresentare un corpo femminile senza veli. La dea della caccia, Diana, è stata abbondantemente usata per dipingere il corpo femminile.

Nella mitologia, Diana è la dea della caccia e della luna. È la figlia di Giove e Latona e la sorella gemella di Apollo. Fu Giove stesso che lo armò con arco e freccia e gli concesse una corte di sessanta ninfe. Diana era rinomata per la castità.

Il bagno di Diana: Mito, politica e influenza artistica

Dall'inizio del XVI secolo, Francesco I cominciò ad attirare artisti italiani in Francia; Leonardo da Vinci fu il più famoso. L'influenza italiana produsse un'evoluzione della pittura francese che sarebbe stata chiamata la scuola di Fontainebleau dagli storici dell'arte.

In "Le bain de Diane", questa influenza si riflette nelle posture dei personaggi e nella loro carnagione perfetta, mutuata dai grandi manieristi italiani, in particolare da Agnolo Bronzino, contemporaneo di François Clouet. In "Le bain de Diane", a prima vista, l’artista sembra aver dipinto una scena mitologica su uno sfondo di paesaggio verde. Diana (in piedi al centro, con in mano un panno bianco), esce dal bagno, circondata da tre ninfe. Uno di loro mette un velo rosso sulle spalle della dea. L'acqua di una sorgente scorre in primo piano sulla destra. Due satiri sono sulla sinistra. Il pittore mostra tutto il suo talento di colorista moltiplicando nel paesaggio le sfumature di verde. Le chiare figure mitologiche spiccano perfettamente in primo piano con i tessuti rossi vestiti, in contrasto con Diana e alle sue ninfe. Il paesaggio di ispirazione fiamminga si armonizza con i personaggi di ispirazione italiana.

Tuttavia, per comprendere il vero significato del dipinto è necessario richiamare il contesto politico. La composizione, con il pretesto della mitologia, ha una dimensione politica. Le figure più in vista del tempo sono travestite da dee, ninfe e satiri per manifestare opposizione alla politica religiosa della corona di Francia. In quel tempo, le guerre di religione si opponevano a cattolici e protestanti, chiamati anche ugonotti. I reali cattolici si trovarono di fronte all'ascesa del protestantesimo che, oltre al sostegno esterno, trovò sostenitori in alcune grandi famiglie dell'aristocrazia come i Condé.

Re Enrico II sposò Caterina de' Medici. Regnò dal 1547 e Caterina divenne regina di Francia. Diane de Poitiers, che aveva conosciuto Enrico II da bambino, pur avendo vent'anni più di lui, divenne la sua amante e non appena Enrico salì al trono, la donna acquisì il ruolo di favorita. Con l'influenza di Diane de Poitiers, Enrico II represse, in parte, il protestantesimo. Quando il re morì nel 1559 per una ferita all'occhio durante un torneo, Caterina de' Medici diventò reggente perché il figlio Francesco (re Francesco II) aveva solo 15 anni. Francesco II sposò Maria Stuarda, regina di Scozia, acquisendo, così, il titolo di regina di Francia. Francesco II, di salute cagionevole, morì poco dopo e fu sostituito da Carlo IX, suo fratello. Maria Stuarda tornò in Scozia e, in conflitto con la regina Elisabetta d'Inghilterra, fu giustiziata nel 1587 per ordine della sovrana inglese. Maria Stuarda era la figlia di Maria di Guisa e del re Giacomo V di Scozia. La famiglia di Guisa ebbe un ruolo importante nel favorire il matrimonio di Maria Stuarda e Francesco II. Durante il solo anno del regno di Francesco II, che era minorenne, i Guisa governarono de facto la Francia opponendosi a Caterina de' Medici, soprattutto sulla politica religiosa.

Il bagno di Diana nasconde un enigma: che due satiri corteggino la dea della castità mentre sta facendo il bagno nel bosco con le sue ninfe, è contrario alla verità mitologica. La ninfa seduta, con un panno di lino nero è Caterina de' Medici, in lutto per la morte di Enrico II, deceduto nel 1559, quindi circa sei anni prima. La dea ornata di gioielli è Diane de Poitiers, amante di Enrico II; essa indossa i colori (bianco e nero) nel torneo che costò la vita al re. La ninfa che regge l'antico velo nuziale (colore fiamma) sopra il velo porpora reale e davanti all'iris-giglio di Francia, è Maria Stuarda, moglie di Francesco II, regnante dal 1559- al 1560; il fiore di cardo è emblema della famiglia Stuart, lo conferma in primo piano mentre l'edera, che incorona uno dei due satiri, ci fa capire che si tratta del cardinale di Guisa-Lorena. In questo contesto, il secondo satiro è il fratello Francesco cioè il soldato che annuncia la vittoria. Questo dipinto accusa sia la favorita, Diane de Poitiers, causa di morte, sia la famiglia dei Guisa, sostegno del partito cattolico che lacera la corte. Queste chiave interpretativa, di significato politico, indicano che l'opera è stata commissionata nelle alte sfere della corte, simpatizzanti per i protestanti.

Dal XVII secolo all'era moderna: Evoluzione del tema del bagno

L'idealizzazione del corpo femminile termina con l'apparizione della pittura barocca. Dall'inizio del 17 ° secolo, alcuni grandi artisti hanno sfidato le convenzioni.

Al di là della scarsità d’acqua, in un libro di qualche anno fa Paolo Sorcinelli, studioso di storia sociale, chiariva eloquentemente quanto indugiare nella pulizia del corpo con lavacri e abluzioni varie fosse stato per secoli pesantemente stigmatizzato dalla Chiesa; di conseguenza tenersi lontano all’acqua - cosa di cui sante e beate si vantavano - equivaleva a tenersi lontano da pratiche quasi peccaminose, pericolose per la salute dell’anima. L’attenzione all’igiene intima, poi, valeva soprattutto tra le prostitute. Occorrerà aspettare il XVIII secolo, e il pensiero illuminista e libertino, per assistere ad una rivalutazione del corpo e della sessualità rispetto alla mortificazione che aveva imperversato nei secoli precedenti. Scrive Sorcinelli che per la “piccola o grande rivoluzione culturale che viaggia attraverso le donne e le loro parti intime” occorrerà aspettare il ’700, quando tra le donne della nobiltà e dell’alta borghesia finalmente l’acqua “ritorna sulle parti intime per finalità sessuali di natura igienicosanitaria e forse anche nel tentativo di scongiurare gravidanze indesiderate”.

Seguendo il percorso espositivo, ci viene mostrato come nelle opere del XV e XVI secolo il motivo iconografico del corpo che si bagna non miri tanto a rappresentare la pratica del lavarsi, i gesti un po’ prosaici dell’abluzione, ma funga piuttosto da pretesto vuoi per un idealizzato omaggio alla bellezza e fecondità della natura - come nello splendido arazzo proveniente dal Museo di Cluny - vuoi per evocare un rituale di purificazione dopo il parto. O ancora, è pretesto per illustrare pruriginosamente, in soggetti biblici o mitologici, la seduzione delle nudità femminili, come nel celebre dipinto di Tintoretto sulla bella e virtuosa Susanna insidiata dai vecchioni voyeurs.

In aggiunta ai consueti tabù religiosi per salvaguardare la salute dell’anima, nel XVII secolo anche scienza e medicina si alleano per demonizzare il contatto con l’acqua, ritenuta sommamente pericolosa per la salute del corpo: può veicolare dannosi “veleni”, e in particolare è considerata mezzo di diffusione della peste. Dipinti e stampe dell’epoca si soffermano dunque prevalentemente su rappresentazioni di toilette seches, a base di profumi, ungenti e creme. Davanti ad uno specchio posto su un tavolino in camera da letto, la donna si pettina e si incipria, e non di rado una domestica o un visitatore - sono toilette aperte al pubblico! - è compreso nella scena. Tuttavia più maliziosi e indiscreti diventano a volte gli sguardi che frugano nei boudoir delle leziose damine settecentesche, fino alla licenziosità di alcuni ovali di Boucher che le mostrano con le gonne alzate, intente ad adempiere funzioni corporali.

È la pittura del XIX secolo a restituire al tema del bagno, del lavarsi, i gesti e i movimenti dell’intimità quotidiana di un corpo in contatto con se stesso, collocato in uno spazio che è ormai luogo privato, e dove il corpo rappresentato è privo di idealizzata perfezione, ma più vivo e autentico nell’esperienza di rilassamento, di sensuale piacevolezza e sospesa concentrazione.

Nelle opere delle avanguardie ormai l’interesse è più sulla tecnica, su come evocare la sensualità di un corpo femminile nudo utilizzando un linguaggio espressivo che rifiuta il figurativo o la mimesi del reale; fino ad approdare ai nostri giorni, dove il tema della toilette si declina soprattutto nelle immagini della pubblicità, dell’industria della cosmesi e della moda.

La Toilette. Naissance de l’intime: Una mostra al Musée Marmottan Monet

Una mostra intitolata "La Toilette. Naissance de l’intime" al Musée Marmottan Monet di Parigi ha esplorato il tema della toeletta attraverso una vasta gamma di opere d'arte. Suddivisa in tre momenti storici, ripercorre in maniera cronologica il soggetto proposto.

La prima tematica è "Le bain amoureux de la Renaissance" dove l’acqua, la cui condivisione era vista come occasione festiva, è guardata con diffidenza, come possibile vettore di malattie. La seconda tematica è "La toilette “classique”. Toilette sèche, toilette sociale" e indaga come nel XVII secolo sparisca il bagno, con le sue pratiche e rappresentazioni. Siamo in un secolo in cui le abluzioni si riducono spesso solo alle mani, mentre i gesti e i codici si portano sulla cipria e i capelli. Il luogo deputato è la camera, nello specifico un tavolo: ricoperta da un tappeto, la toilette è quel ripiano dove sono riposti lo specchio e gli unguenti. In questo bagno la donna non è sola ma contornata da domestici e visitatori. Terza tematica è "Illustres solitaires" e racconta dell’Europa del Nord, dove il bagno non è tematica così ricercata in quanto, incentrata sul realismo, la pittura si focalizza sul nudo, magari di fronte allo specchio. L’acqua è assente da queste rappresentazioni, mentre è indagata l’intimità solitaria della donna. Ultima tematica della prima parte è relativa a "Les Lumières: ablutions partielles, discrétions et indiscrétions" e illustra come nel XVIII secolo si assista a un progressivo ritorno all’acqua e, di conseguenza, la diversità dei gesti intimi rendono necessaria l’istituzionalizzazione di una pratica più riservata.

La seconda parte del percorso espositivo permette allo spettatore di vedere come nel XIX secolo si attui un profondo rinnovamento degli oggetti e delle modalità della pulizia e della cura del corpo. Nasce infatti il cabinet de toilette, luogo specifico e deputato a tali pratiche: Manet, Berthe Morisot, Degas e Toulose-Lautrec sono affascinati dalle donne che si lavano. Una prima tematica è quindi "Après 1800, la clôture de l’espace", dove, all’inizio del XIX secolo, si vede un cambiamento nella nozione di “privato”. È finita l’epoca della presenza altrui in bagno, nasce il privato a porte chiuse e la pittura rompe coi temi libertini del secolo e limita le rappresentazioni gestuali alle pettinature e all’abbigliamento. Solo l’incisione fa eccezione nel trattare i corpi con un erotismo discreto che suggerisce e non mostra. Arriviamo così a "Fin XIX siècle: spécialisation du lieu et corps nouveau de la baigneuse" dove, verso la fine del secolo, si arriva alla conquista dell’acqua. Occorre del tempo affinché l’acqua corrente sia distribuita nelle case e nei palazzi, ma una volta resa accessibile, anche la pratica delle abluzioni quotidiane diventa un’esigenza igienica. Ecco che il soggetto della donna al bagno ritorna nella pittura e anche il nudo viene rinnovato: il corpo umano viene rappresentato nella sua imperfezione e la pittura diventa un ritratto impeccabile di nuovi gesti e pose.

L’ultima sezione è dedicata ai bagni moderni e decisamente più funzionali, pur rimanendo sempre luoghi privati di sogno. Incontriamo quindi "La toilette dans tous ses états modernes". La rivoluzione compiuta nella rappresentazione della donna al bagno viene attuata da Degas alla fine del XIX secolo. Ciò che cambia non sono i soggetti rappresentati ma i punti di vista della rappresentazione, la composizione del quadro, il trattamento dei colori. "Avant-gardes. Le nu féminin, un problème formel?": nel XX secolo, per gli artisti delle avanguardie il corpo è una sfida alla rappresentazione della sensualità. Sono approcci diversi, che spaziano dalla rappresentazione classicheggiante o realistica, fino ad arrivare alla destrutturazione del corpo, privilegiando quindi l’emozione dello sguardo e non tanto la riproduzione fedele degli arti. Con "Onguents et cosmétiques: la publicité et la peinture" si affronta invece, all’indomani della Prima guerra mondiale, il ruolo di imprenditrici quali Helena Rubinstein, Esthée Lauder o Elisabetta Arden, che propongono le prime linee di cosmetici imponendo il concetto di casa di bellezza. Infine, "Notre temps". Negli Anni Zero diventa difficile individuare il tema del bagno. Con le conquiste dell’acqua e la stanza da bagno istituzionalizzata, la rappresentazione del nudo che si orna non è più attuale. L’evoluzione del bagno è tutta qui. Non si tratta solamente di un luogo chiuso, è anche uno spazio privato dove l’individuo si adegua a un tempo che è solo suo. Il tema del bagno è un tema privato: in un limite spesso labile fra intimità ed esibizione, l’individuo si interroga sul concetto di limite, di privato, di sguardo.

L'eredità di Degas e l'intimità quotidiana

La Donna alla toilette dipinta da Berthe Morisot nel 1875 affronta uno dei temi prediletti degli impressionisti, che ritrassero di frequente donne intente alla cura del loro corpo e della loro igiene personale per sondarle nella loro intimità, in pose naturali che si confacevano all'indole di questi artisti. L'erotismo che contraddistingueva molti di questi soggetti qui è solo vagamente accennato dalla spallina sinistra del vestito abbassata e dal gesto della ragazza che sta per sciogliere i capelli e a breve inizierà a spogliarsi di fronte allo specchio.

Un aspetto affascinante, sebbene poco indagato, della nostra cultura estetica è la pratica della toeletta - tanto intima quanto comune a tutti - la cui ritualità ha accompagnato l’intera evoluzione concettuale del nostro corpo. Che rapporto esiste tra questo tema e l’arte? In particolare che influenza sulla pittura hanno avuto i gesti ed i luoghi deputati alla pulizia e alla bellezza, specialmente femminile?

Tabella riassuntiva delle tematiche principali nella storia dell'arte del "bagno"

Periodo Tematica Principale Caratteristiche Esempi
Rinascimento Le bain amoureux de la Renaissance Acqua come veicolo di malattie, simbologia amorosa Dipinti raffiguranti dame al bagno
XVII secolo La toilette “classique”. Toilette sèche, toilette sociale Scomparsa del bagno, abluzioni limitate, focus su cipria e capelli Tavoli da toilette con specchi e unguenti
Europa del Nord Illustres solitaires Realismo, nudo allo specchio, intimità solitaria Scene di donne nude di fronte allo specchio
Illuminismo Les Lumières: ablutions partielles, discrétions et indiscrétions Ritorno all'acqua, gesti intimi, voyeurismo Intrusi che entrano nella camera o si nascondono dietro una tenda
XIX secolo Après 1800, la clôture de l’espace Cambiamento nella nozione di "privato", bagno a porte chiuse Pettinature e abbigliamento, erotismo discreto nell'incisione
Fine XIX secolo Fin XIX siècle: spécialisation du lieu et corps nouveau de la baigneuse Conquista dell'acqua, abluzioni quotidiane, corpo imperfetto Donne al bagno, nudo rinnovato
Anni Zero La toilette dans tous ses états modernes Bagni moderni e funzionali, difficoltà a individuare il tema del bagno Evoluzione del bagno come spazio privato

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