L'Economia Idraulica: Un Pilastro Storico e una Sfida Contemporanea
L'economia idraulica, con la sua lunga storia e le sue implicazioni cruciali per la società, si trova oggi ad affrontare nuove sfide a causa dei cambiamenti climatici e della crescente pressione sulle risorse idriche. Un riconoscimento importante in questo campo è stato assegnato all'ingegnere veneziano Andrea Rinaldo, insignito del Premio internazionale per l'acqua. Questo premio rappresenta uno stimolo per accelerare l'adattamento idraulico ai cambiamenti climatici.
Andrea Rinaldo: Un Nobel per l'Acqua
Andrea Rinaldo è un ingegnere italiano che si è occupato di idrologia, morfologia dei fiumi ed ecosistemi. Questa settimana è stato insignito dello Stockholm Water Prize, il cosiddetto “premio Nobel” per l’acqua, presentato da Carlo XVI Gustavo re di Svezia e attribuito dall’Accademia Reale di quel paese.
I risultati di Rinaldo sono ovviamente merito suo e dei suoi colleghi, non del paese. Sono però sintomatici di una tradizione scientifica della quale essere orgogliosi e che produce ricerca di alta qualità, anche se non sempre brilla per capacità di valorizzazione. La settimana dell’acqua a Stoccolma durante la quale viene consegnato il premio è anche un congresso che dà il polso di ciò che preoccupa gli esperti di politiche d’acqua in tutto il mondo.
I problemi cambiano ma le soluzioni non sono un mistero: mobilitare capitale politico e finanziario per ottimizzare la gestione del territorio idrico. Più che i contenuti, Stoccolma è interessante per chi c’è.
Il Contributo di Rinaldo alla Scienza Idrologica
La prima volta che ho incontrato il nome di Andrea Rinaldo è stato oltre venticinque anni fa, quando mi trovavo a Princeton per il dottorato. Al tempo, nel dipartimento di ingegneria c’era un professore di origine venezuelana, Ignacio Rodriguez-Iturbe, che conoscevo per aver scritto un libro sulla struttura frattale dei fiumi. L'intuizione descritta dai due scienziati è una di quelle epocali, che illustrano come a volte il rigore investigativo sia in grado di rivelare regole profonde che governano la realtà.
Immaginate di prendere le cartine geografiche di un insieme di fiumi - il Po, per esempio, o il Rio delle Amazzoni, o il Piave, o il fiume dietro casa vostra se preferite. La scoperta fu questa: se eliminate tutti i dettagli delle cartine a parte il corso d’acqua, se togliete i dettagli del territorio, montagne, città, strade, vegetazione, in mondo da delocalizzarle, vi renderete conto che la struttura geometrica di questi fiumi è simile.
Infatti, senza riferimenti geografici è quasi impossibile riconoscere una differenza fondamentale. La struttura dei fiumi è simile in un senso matematico preciso. Questo risultato è importante, e per questo vent’anni fa Rodriguez-Iturbe vinse il prestigioso premio svedese che questa settimana viene conferito anche al professore Italiano.
Ovunque in natura si trovi invarianza, dovunque ci siano potenti semplificazioni in grado di spiegare fenomeni altrimenti complessi, si nasconde anche la capacità di prevedere e anticipare. E così è stato anche per il lavoro di Andrea Rinaldo. I corsi d’acqua sono fondamentali nell’organizzazione di quasi tutto ciò che succede nell’ambiente terrestre, dalla distribuzione dei patogeni alla vegetazione, alle comunità umane che da essi dipendono. Di conseguenza, l’universalità geometrica della struttura dei fiumi si traduce in prevedibilità statistica dei fenomeni ad essi legati.
Il lavoro è tutt’altro che accademico. Illumina fenomeni che possono fare la differenza tra la vita e la morte. Così è stato per Haiti, dove le intuizioni del professore si sono tradotte in una potente spiegazione per la diffusione, nel 2010, di una epidemia di colera catastrofica.
L'Italia e la Gestione delle Acque: Una Leadership Storica
Dopo tutto l’Italia è un leader storico nell’idraulica. Le esperienze della Serenissima nell’entroterra veneto hanno fatto scuola nell’Europa del Sei-Settecento. Nel Ventesimo secolo, la conversione delle Alpi in centrale idro-elettrica alimentò l’industrializzazione del paese. I distretti irrigui della Pianura Padana sono stati tra i più sofisticati del ventesimo secolo. L’ingegneria civile italiana ha contribuito a trasformare l’idrologia del pianeta.
Con queste credenziali, l’Italia dovrebbe essere un paese dominante nelle discussioni sul futuro dell’acqua, come lo sono Paesi Bassi, Cina, Stati Uniti. Invece, come negli anni scorsi, di italiani a Stoccolma se ne sono visti relativamente pochi. Data la natura dei cambiamenti in corso e la fragilità storica del nostro territorio, dovremmo essere protagonisti, non spettatori distanti.
Poche ore dopo il mio arrivo a Stoccolma sono andato all’Accademia Reale di Agricoltura e Scienze Forestali, dove si è tenuto un seminario a margine del congresso, tutto concentrato sull’Italia. O meglio, sul Po. Nato da un’intuizione di Antonio Maconi, imprenditore e promotore della cultura scientifica, il seminario ha visto il presidente dell’autorità di bacino del Po, Alessandro Bratti, illustrare agli esperti di Stoccolma la complessità del bacino più grande d’Italia. Il Po contiene il 40 per cento dell’economia nazionale e un terzo della sua produzione agricola. E’ il motore industriale del paese, un’area geografica profondamente votata alle esportazioni, un tessuto industriale con pochi pari in Europa.
Il problema che ci troviamo ad affrontare nel Po non è semplice, come hanno dimostrato le scarsità persistenti e alluvioni catastrofiche degli ultimi due anni. Bratti ha spiegato agli accademici svedesi come la realtà stesse eccedendo le statistiche storiche e quindi i criteri operativi delle infrastrutture esistenti. Siamo in un mondo diverso, che impone non una singola soluzione ma un portafoglio complesso e ampio di interventi sul territorio e sulle nostre abitudini.
La sessione si è chiusa con i commenti di Rinaldo stesso, che ha enfatizzato come fosse venuto il momento di affrontare un adattamento profondo del sistema. Il Po è dinamico. Il fiume dà struttura geometrica a processi che non sono solo idraulici, ma ecologici, economici, e sociali.
Alluvione in Emilia-Romagna del Maggio 2023
L'allerta meteo, idrogeologica e idraulica di lunedì 15 maggio 2023, aveva dato un allarme forte e chiaro. A cominciare dal giorno dopo una valanga d’acqua si sarebbe riversata sulla Romagna e un tratto dell’Emilia, con rischio altissimo di frane e inondazioni. Da inizio maggio la pioggia e i primi allagamenti avevano ormai saturato i suoli d’acqua.
Le piogge hanno fatto sì che moltissime nuove frane colpissero i rilievi appenninici, e che i fiumi in piena portassero tutto a valle - acqua, fango, tronchi, e radici strappate dai campi e dai boschi -, distruggendo tutto quello che trovavano sulla loro strada: auto case, stabilimenti. Morte e distruzione.
Oggi, a un anno di distanza, la peggiore alluvione degli ultimi decenni ha lasciato la sua firma di fango e macerie. Dopo che l’acqua ha ristagnato per settimane nei campi e in città come Forlì, Faenza, Conselice e negli immediati dintorni di Ravenna, sanata l’emergenza puzza, sventati con screening e vaccinazioni i rischi sanitarii e spalato fino all’ultimo secchio di fango, si è messo mano ai lavori di ripristino di “somma urgenza”, come da decreto legge “Alluvioni” del 1° giugno n. 61. I molti punti in cui gli argini dei fiumi interessati sono stati sormontati o hanno ceduto sotto la furia dell’acqua sono in via di riparazione e consolidamento; le tonnellate di rifiuti, detriti e piante rimosse dagli alvei e dalle spiagge.
L’impatto dell’alluvione sarebbe stato meno devastante se non si fossero verificate alcune coincidenze, come si è capito già nelle ore successive del 16 di maggio, quando la pioggia ha cominciato a cadere dopo l’allerta rossa: da un lato le piogge intense in pianura, ma ancora più intense nelle zone collinari e montuose; dall’altro le frane - ben 80.000 secondo gli ultimi conti, fra grandi e piccole; infine il mare con onde molto alte nei giorni del 16 e 17 maggio che ha ostacolato il deflusso delle acque.
Tutto nasce da un vortice depressionario che si è incuneato fra due anticicloni, uno sulla penisola iberica e uno sull’Europa nord-orientale. Soprattutto quest’ultimo ha generato potenti venti di bora, cioè venti freddi contro costa che si sono scontrati con le correnti calde e umide in risalita dal Nord Africa. Il vortice rimane stazionario sopra la Romagna per due giorni consecutivi, bloccato dalla barriera degli Appennini, con piogge a impulsi il 16 e il 17 maggio.
Se si misura la precipitazione dell’intero periodo, dal primo al 17 maggio, si vede come in collina si siano raggiunti anche i 500 millimetri, che corrispondono a circa la metà della pioggia che cade normalmente in un anno. Nel frattempo i suoli montani franano, e quelli di pianura sono a loro volta saturi, per le piogge diffuse e persistenti della prima metà del mese, quindi incapaci di assorbire altra acqua. Come se l’intera piana romagnola fosse un unico pavimento impermeabile.
Vulnerabilità dell'Emilia-Romagna alle Alluvioni
In cosa l’Emilia Romagna è vulnerabile alle alluvioni? Da un punto di vista fisico, molte aree in Romagna sono sotto il livello del mare, a causa del fenomeno della subsidenza, vale a dire l’abbassamento del suolo che va da mezzo centimetro a 4 centimetri all’anno, per esempio nella zona di Ravenna.
Un altro aspetto molto problematico è l’altissimo consumo di suolo che si è registrato negli ultimi 70 anni, e che pone l’’Emilia Romagna nelle posizioni di testa della classifica nazionale, appena dietro a Lombardia, Veneto, e più recentemente Puglia. «L’Emilia Romagna ha una percentuale di copertura del 9%, superiore quindi alla media nazionale che è intorno al 7%, e soprattutto registra una crescita anche negli ultimi anni delle superfici artificiali, fra costruzioni e infrastrutture, che nel 2022 è stata di circa 650 ettari» spiega Michele Munafò, responsabile del report annuale sul consumo di suolo dell’ISPRA.
L’alluvione ha messo a nudo questa situazione, spingendo il presidente della Regione Stefano Bonaccini a dichiarare: «Nelle zone alluvionate non si costruirà più. Non si tratta di una scelta da eroi ma di una lezione che abbiamo imparato dalla tragedia di maggio».
Nel quadro di una progressiva artificializzazione di queste zone, anche l’agricoltura intensiva della pianura ha un ruolo, sfruttando ogni centimetro utile per coltivare, riducendo le reti minute di scolo che dovrebbero veicolare l’acqua verso i canali più grandi e farla defluire più speditamente. L’agricoltura, essenziale per la nostra alimentazione ed economia, può entrare in conflitto con le esigenze della sicurezza idrica, così come con la preservazione della biodiversità.
Vilfredo Pareto: Ingegnere, Economista e Sociologo
Vilfredo Pareto è il maggiore economista che l’Italia abbia espresso, e tra i pochi grandi nella storia del pensiero economico. Vilfredo Pareto nasce il 15 luglio 1848 a Parigi, dove si era rifugiato nei primi anni Trenta suo padre Raffaele (1812-1888), nobile genovese, esperto di ingegneria idraulica e mazziniano, personaggio dalla ricca e poliedrica personalità che ebbe un ruolo importante nell’educazione scientifica del figlio. Ancora bambino, Vilfredo torna a Genova (probabilmente nel 1854) e, a Casale Monferrato prima, a Torino poi, frequenta l’istituto tecnico nella sezione industriale. Quindi, sempre a Torino, si iscrive alla facoltà di Scienze, e quindi alla Scuola di applicazione per ingegneri, dove nel 1870 ottiene a pieni voti il diploma di ingegnere.
Partecipa alle attività dell’Accademia dei Georgofili, di cui fu dal 1874 socio. Legge John Stuart Mill, che lo influenza molto sia in tema di libertà sia di metodologia, le teorie evoluzioniste di Herbert Spencer e Charles Darwin, la logica di Alexander Bain, la nascente psicologia sperimentale, e anche alcuni scritti e manuali di economia politica, soprattutto quelli francesi di Gustave De Molinari e di Yves Guyot. Pareto, infatti, ha sempre guardato con attenzione alla cultura d’oltralpe, grazie al fatto, importantissimo per la sua storia, di essere di madre lingua francese.
Il rapporto con Pantaleoni sarà fondamentale per lo sviluppo della teoria economica di Pareto, e anche per la sua vita in generale. Pantaleoni colse subito la genialità di Pareto e, con quell’umiltà che solo alcuni grandi uomini hanno, fece di tutto perché quel genio venisse valorizzato e riconosciuto, sebbene fosse ben conscio che l’emergere dell’economia paretiana avrebbe decretato il declino della propria, come in effetti fu.
Il Cours, infatti, fu la prima opera sistematica di teoria economica scritta da Pareto, che arriva dopo solo 3-4 anni dal suo lavoro sull’economia pura, e dopo una serie di articoli di economia matematica scritti per il «Giornale degli economisti» del suo amico Pantaleoni. Per alcuni (tra cui Luigi Einaudi) il Cours è l’opera migliore di Pareto. È un’opera che in seguito egli stesso criticherà (in particolare nel Proemio al Manuale) perché troppo «metafisica» e sentimentale, per l’opzione, esplicita, a favore del libero scambio, e per i molti giudizi di valore in materia di politica economica che vi erano espressi.
Pareto volle riformare e completare il Cours, che conteneva una teoria dell’equilibrio economico generale ancora sostanzialmente walrasiana, anche se con importanti innovazioni. L’economia si occupa, secondo Pareto, principalmente dell’ofelimità, e l’economista non si chiede se un’azione o una scelta di una persona sia oltre che ofelima (piacevole) anche utile (che gli faccia «bene»).
Le azioni logiche sono quelle dove il mezzo è adeguato al fine sia soggettivamente (per colui che le compie) sia oggettivamente (per un osservatore esterno correttamente informato, cioè per lo scienziato). Le azioni non logiche, invece, sono quelle nelle quali mancano entrambe queste condizioni, o almeno manca la seconda: l’oggettività. Più volte Pareto preciserà che non logico non significa illogico (cioè mancante di ogni logica), ma soltanto un nesso mezzi-fini non scientifico perché non oggettivo e verificabile empiricamente.
Il Dialogo con Croce e Vailati
Il dialogo con Croce culmina in una polemica pubblica, ospitata sul «Giornale degli economisti» nel 1900-1901, attorno al «principio» e al «fenomeno» economico. Quello con Vailati resterà sempre in forma privata, ma non per questo appare meno importante. Il tema al centro del dialogo con Croce è il ruolo dei «fatti» nella scienza economica.
Con Vailati l’oggetto del confronto concernette direttamente la teoria dell’azione e lo statuto epistemologico della scienza economica. Vailati era un conoscitore di scienze economiche, anche se mai scrisse di teoria economica, né si considerava un economista. Un momento importante nel dialogo tra Vailati e Pareto rimane la recensione dei Sistemi socialisti (1901-1902) di Pareto che Vailati scrisse, su richiesta di Einaudi, per «La riforma sociale»: in tale contributo si concentrarono molti dei dissensi metodologici tra i due autori.
I Sistemi socialisti sono un’opera che può essere definita una lunga esercitazione monografica sulla nuova sociologia che Pareto stava in quegli anni maturando. Nei Sistemi socialisti Pareto sviluppa quindi la sua versione della teoria delle élites, che aveva già accennato in alcuni articoli precedenti: le società sono sempre state governate non dalla m...
L'Economia nell'Antica Roma
Alla base dello sviluppo economico stava infatti la capacità di unificare politicamente il mediterraneo sotto il dominio romano. L’esistenza di un’unica organizzazione politica che abbracciava l’interno Mediterraneo fu in grado di incoraggiare e istituire l’integrazione economica, grazie al consolidamento di flussi commerciali di beni di largo consumo sulla lunga e breve distanza, sostenuto da un sistema monetario unico.
Una moneta coniata e prodotta centralmente, recante il vultus dell’imperatore come certificazione contro la contraffazione, circolava dappertutto, attraverso un sistema di cambi fissi che ne difendevano il valore legale. La creazione di un’unica area valutaria, l’applicazione di norme commerciali comuni (ius mercatorum), la diffusione di un sistema di misurazione comune e la soppressione della pirateria, già negli ultimi anni dell’età repubblicana, ridussero complessivamente l’incertezza.
Secondo il modello tasse-commercio, ideato dallo storico britannico Keith Hopkins, fu proprio la creazione dell’impero romano a promuovere, attraverso il meccanismo della fiscalità, l’espansione del commercio nei quattro angoli del Mediterraneo. L’economia-mondo romana era divisa in regioni tax-producing, nelle quali si generava la maggior parte dei redditi statali, e regioni tax-consuming, dove veniva spesa la maggior parte di questi. Le prime erano obbligate, nella visione del modello, a vendere le loro produzioni alle seconde per poter riavere un numero sufficiente di fondi monetari con cui pagare il tributo ad ogni ciclo fiscale.
L’impero romano poteva sorreggersi solo in quanto basato su un sistema economico formato da un enorme agglomerato di mercati interdipendenti.
Gestione dei Consumi Domestici e Risparmio Energetico
Google e Microsoft lanciano software gratuiti per la gestione dei consumi domestici, mentre si moltiplicano corsi, libri, blog e forum che insegnano a vivere “low cost”. All’inizio del 2009 Google, infatti, ha lanciato PowerMeter, software di monitoraggio dei consumi di computer, frigorifero, lavatrice, illuminazione, ecc. PowerMeter è in grado di elaborare un’analisi grafica del consumo energetico di una famiglia e di condividere i dati con la rete, spronando gli utenti ad una vera e propria “sfida” al risparmio. Microsoft, da parte sua, ha risposto in primavera con Hohm (da “Home” + “Ohm”, l’unità di misura della resistenza elettrica, n.d.a.), software in grado di fornire sia un grafico dell’impiego energetico domestico - su dati inseriti manualmente dagli utenti -, sia una serie di consigli sui metodi di risparmio.
Solo nell’ultimo anno, inoltre, i corsi di economia domestica (anche online) hanno conosciuto una resurrezione a dir poco miracolosa. L’idea non è una novità, bensì un concetto “riciclato”: questi corsi furono introdotti in Italia tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 ed avevano un duplice scopo. Da una parte, insegnare alle ragazze da marito delle classi più povere (contadine in testa) come diventare casalinghe perfette gestendo il modesto bilancio familiare e, dall’altra, formare personale di servizio qualificato per l’alta borghesia. L’imperativo categorico era: niente va sprecato o buttato, ma tutto può e deve essere riutilizzato. A partire dagli anni ’50-‘60, però, grazie al miracolo economico e al benessere sempre più diffuso, il concetto di economia domestica cominciò pian piano a scomparire. Salvo tornare di gran moda negli ultimi tempi, cioè da quando l’introduzione dell’Euro, il consumismo sfrenato e la speculazione finanziaria “creativa” hanno costretto le famiglie a tenere sotto controllo ogni entrata e ogni uscita.
Metodo della Partita Doppia
Il metodo della partita doppia è stato descritto in modo approfondito dal frate matematico italiano Luca Pacioli nel suo libro “Summa de arithmetica, geometria, proportioni et proportionalita”, pubblicato a Venezia nel 1494. La contabilità in partita doppia è fondamentale per la redazione del bilancio d’esercizio, documento che fornisce una panoramica completa della situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda.
Libro Giornale: contiene la registrazione cronologica di tutte le operazioni aziendali, indicando per ciascuna di esse i conti movimentati e gli importi in Dare e Avere.
La partita semplice prevede la registrazione di ogni operazione su un unico conto, senza l’equilibrio tra Dare e Avere. Questo metodo è meno accurato e non consente un controllo incrociato delle transazioni, rendendo più difficile individuare errori o incongruenze.
Tabella: Precipitazioni in Emilia-Romagna (Maggio 2023)
La seguente tabella mostra la distribuzione delle precipitazioni durante l'alluvione in Emilia-Romagna nel maggio 2023:
| Area | Precipitazioni (mm) | Corrispondenza |
|---|---|---|
| Colline | Fino a 500 | Circa la metà della pioggia annuale |
| Pianura | ND | Saturazione del suolo |
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