La Storia dei Palchi al Teatro alla Scala: Un Viaggio Attraverso NobiltĂ  e Cultura

Il Teatro alla Scala, fin dalla sua apertura nel 1778, è stato un crocevia di arte, cultura e potere. La storia dei suoi palchi si intreccia indissolubilmente con le vicende delle famiglie nobiliari milanesi e le figure influenti che hanno contribuito a plasmare la storia della città e del paese.

I Primi Proprietari e l'Influenza Nobiliare

All'apertura del Teatro alla Scala, nel 1778, i primi proprietari del palco risultano i fratelli Andreoli e il nobile Dionigi Vailati, cui si aggiunge nel 1779 Don Benigno Bossi. La famiglia Andreoli ha origine nella Val Vigezzo: dei tre fratelli, Giuseppe e Pietro Maria, il più noto è Bartolomeo, figura importante per il Teatro scaligero: fu aiutante del conte Lorenzo Salazar, direttore della Scala e della Canobbiana fin dalla loro apertura, per succedere nel 1796 nella carica, dopo breve tirocinio, all’ormai ottantenne iniziatore, con il lauto compenso di 100 Lire al mese! All’arrivo dei francesi Andreoli fu confermato nell’incarico. Benigno Bossi <1.> (1731-1815), figlio di Galeazzo e di Eleonora della Porta dei duchi di Rovello, Ciambellano imperiale, decurione dei XII di Provvisione, morì senza discendenza mascolina lasciando erede il nipote Benigno <2.> proprietario del palco n° 2 del III ordine sinistro.

Nel 1778 Don Antonio Greppi assicura il palco alla Regia Camera, inserendolo così tra i palchi della Corona. L’anno successivo è acquisito dal conte Giulio Fedeli (anche Fedele) (1717-1789), figlio del conte Giovanni Antonio e di Maria Gioseffa Ferrari, figlia di Giovanni Antonio. Giulio Fedeli appartenne al consiglio dei LX Decurioni milanesi e fu Decurione del tribunale di provvisione, Ciambellano e gentiluomo da camera dell’imperatore. La famiglia di origine è oriunda di Monza e si estingue con lui. Sposò in prime nozze Giulia Salazar e in seconde nozze, nel 1783, Gabriella Agazzi, o D’Ajazzo, vedova del marchese Grimaldi di Nizza. Giulio Fedeli ha l’onore di essere citato nel volume I benefattori dell’umanità degli uomini d’ogni paese e d’ogni condizione i quali hanno acquistato diritto alla pubblica riconoscenza, pubblicato a Firenze da Vignozzi nel 1843, dove risulta essere stato tra i benefattori dell´Ospedale maggiore di Milano, grandiosa opera del Filarete: «L’abate Fieri-Crivelli e il conte Giulio Fedeli donarono per cadauno novantamila lire milanesi»; un’altra fonte riporta che, in vita, donò 60.000 lire milanesi. Inoltre, con testamento 23 marzo 1783, istituì erede universale l’Ospedale mentre lasciò al principe Khevenhüller tutti i suoi quadri. L’asse ereditario «fu di lire 1.112.000 che, depurato dalle passività, venne a residuare a milanesi lire 602.462,1». L’Ospedale lo omaggerà di un ritratto, realizzato da Anton Francesco Biondi, tuttora conservato nella quadreria storica del Policlinico milanese. Una curiosità: nel 2017 il violinista Matteo Fedeli, discendente di Giulio, si è esibito con il suo Guarnieri in occasione della Festa del Perdono, la ricorrenza, organizzata dal Policlinico, che rammenta a tutti i milanesi l’indulgenza plenaria concessa, nel 1459, da papa Pio II appositamente per contribuire all’edificazione dell’ospedale voluto da Francesco Sforza.

Nel 1780 il palco passa nelle mani del Conte Carlo Ercole Castelbarco Visconti (1750-1814), che lo conserverà fino al 1796. Figlio di Cesare Ercole e di donna Francesca Simonetta, Carlo Ercole è l’erede dei titoli di famiglia: grande di Spagna di prima classe, barone dei quattro vicariati e signore di Gresta, oltre che Ciambellano e Consigliere intimo imperiale. Convola a nozze con Maria Litta Visconti Arese (1761-1815), figlia del conte Pompeo Litta. Dal matrimonio nasceranno cinque figli: Francesca, Elisabetta, Giuseppe Scipione e il figlio maggiore Cesare, morto nel 1804.

Nel 1790 il palco passa a Paolo Andreani (1763-1823), ultimogenito di Giovanni Pietro Paolo e di Clementina Sormani. Giovane dal multiforme ingegno, si interessò alle scienze e fu il primo a sperimentare in Italia il volo in mongolfiera presso il parco della residenza estiva di famiglia, la villa Sormani di Moncucco, vicino a Brugherio. Al primo volo pubblico assistette Pietro Verri. Il conte «ascese a quota 1537 metri d’altezza, percorrendo ben sei chilometri fino alla Cascina Seregna di Caponago. Il poco più che ventenne conte ottenne un trionfo degno di un eroe: il 28 marzo fu oggetto di una standing ovation al Teatro La Scala di Milano». Giuseppe Parini dedicò un sonetto alla sua prodezza: Per la macchina aerostatica.

Litta Visconti Arese: Una Casata Protagonista

Il palco rimane dal 1778 al 1893 proprietà della nobile famiglia Litta Visconti Arese, influente e ricca casata milanese. Il palco di proscenio sinistro, ancor prima della costruzione della Scala, appartiene al Regio Ducal Senatore Filippo Muttoni Visconti, Magistrato Camerale di Milano; nel proprio testamento il senatore Filippo nomina erede universale l’altro suo fratello, Paolo Muttoni,“con la condizione che egli debba essere semplice usufruttuario, sostituendo a lui eredi universali i suoi figli maschi legittimi e morendo egli senza figli, i figli di Donna Paola Muttoni, moglie del senatore Assandri”. Dopo questo scambio di palchi e zecchini Paolo Muttoni, usufruttuario, compare nelle fonti solo nel 1779: il palco di proscenio apparterrà sino al 1902 ai Litta Visconti Arese, influente e ricca casata milanese di patrizia nobiltà. Primo proprietario è Pompeo <1.> (1727-1797), Real Ciambellano e Consigliere Intimo di Stato. Sposato con Elisabetta Visconti di Borromeo, avrà da quest’ultima numerosi figli e tra loro: Antonio <1.>, Maria - l’«inclita Nice» dell’ode pariniana, Claudia, dama d’onore dell’arciduchessa Maria Beatrice e consorte del marchese Ferdinando Cusani (1737-1816) utente del palco nel 1809 e nel 1810: di lui le cronache narrano che “visse con fasto principesco”.

Al padre Pompeo, succederà, nel 1809, il figlio Antonio Litta Visconti Arese <1.> (1748-1820). Creato duca e nominato Gran Ciambellano del Regno d’Italia da Napoleone Bonaparte, viene ricordato dalle cronache coeve come “il cittadino di Milano più ricco del suo tempo”. Dal 1813 al 1821, le Guide milanesi attribuiscono il palco di proscenio al figlio maschio di Pompeo, il conte Antonio Litta Visconti Arese <1.> (1748-1820). Creato duca e nominato Gran Ciambellano del Regno d’Italia da Napoleone Bonaparte, è noto come “il cittadino milanese più ricco del suo tempo”. Dal 1823, il palco passa al nipote di Antonio, figlio di suo fratello Alfonso, il duca Pompeo <2.> (1785-1835), coniugato in prime nozze con la principessa Elena Albani e in seconde con la duchessa Camilla Lomellini Tabarca . Alla morte del duca Pompeo <2.> il palco rimane nella disponibilità degli eredi fino al 1845.

Alla morte del duca Pompeo il palco rimane nella disponibilità della vedova e degli altri eredi fino al 1846, anno nel quale subentrerà il figlio, il duca Antonio Litta Visconti Arese <2.> (1819-1866). Dall’anno successivo la proprietà passa al figlio di Pompeo <2.> e di Camilla Lomellini Tabarca, il duca Antonio Litta Visconti Arese <2.> (1819-1866). Capitano dell’esercito Sardo, coniugato con Giuseppina Prior (1823-1901), figlia di una nobile famiglia lombarda. Questi sposa nel 1855 Giuseppina Prior (1823-1901), figlia di una nobile famiglia lombarda ed è capitano dell’esercito Sardo. Alla morte del duca Antonio <2.> il palco passa agli eredi e Giuseppina Prior ne rimarrà usufruttuaria fino alla morte. Solo nel 1903 il palco esce dall´orbita dei Litta Visconti Arese, passando al marchese Oberto Gentile e soci.

Eugenia Attendolo Bolognini: Una Figura di Spicco

Nel 1874 subentra nella proprietà la duchessa Eugenia Attendolo Bolognini (1837-1914). Riconosciuta dal conte Gian Giacomo, ella è frutto della relazione illegittima tra la madre, Eugenia Visconti e il principe Alfonso Serafino Porcia. Nel 1855 sposa il conte Giulio Litta Visconti Arese, che diventerà poi duca alla morte del fratello Antonio <2.>. Meta del viaggio di nozze è la corte parigina di Napoleone III, dove Eugenia viene apprezzata per bellezza e sagacia. Proprio a Parigi Eugenia dà alla luce il figlio Pompeo (1866). A Milano è assidua frequentatrice del salotto di Clara Maffei e diviene presto sostenitrice della causa antiaustriaca. Conosciuto il futuro re d’Italia Umberto I, inizia con quest’ultimo una relazione affettiva che la porterà ad essere definita sui giornali del tempo "la Pompadour italiana".

Il suo palco alla Scala è tra i più frequentati del tempo ed è oggetto di un episodio che all’epoca suscitò scalpore: Giuseppe Garibaldi, ospite al teatro della Scala, fu involontariamente ignorato da Eugenia, suscitando grande scandalo tra i presenti. A risolvere l’imbarazzante situazione intervenne il colonnello garibaldino Giuseppe Missori, il quale raggiunse la contessa nel palco rimanendo con lei per tutta la durata dello spettacolo. Nel 1870 Eugenia dà alla luce il secondo figlio Alfonso, frutto della relazione con Umberto I, che il duca Litta riconosce come proprio. L’adorato figlio Alfonso morirà nel 1891 e la duchessa, per ricordarne la memoria, finanzierà il primo padiglione del nuovo policlinico dell’Ospedale Maggiore di Milano di via Francesco Sforza.

Cambiamenti di ProprietĂ  e Figure Interessanti

Dal 1874 la proprietà cambia decisamente connotazione sociale con il subentro del cavaliere Giuseppe Laboranti. Questi è procuratore legale dei Litta Visconti Arese nell’importante «convenzione tra le finanze dello Stato ed i fratelli duca Antonio e conte Giulio», apertasi per risolvere una lite tra la nobile casata e il Demanio di Milano relativa ai diritti di dazio sui fiumi Po, Ticino e Gravellone. Il contenzioso impose l’intervento del ministro delle finanze Scialoja, il quale in data 16 aprile 1866 presentò un apposito progetto di legge al Parlamento italiano.

Dal 1905 al 1920 il palco è di proprietà della signora Margherita Vitali, nata De Angeli (1873-1946). Come testimonia la nipote, signora Marina Erba, l’acquisizione del palco ha qualcosa di straordinario per l’epoca: venne regalato a Margherita dal padre Alessandro. Quest’ultima da Firenze prende residenza a Milano quando si marita con Edoardo Vitali. Entrambi appartengono a benestanti famiglie della comunità israelitica: il padre di Margherita è fratello di Salvador De Angeli, uno fra i più illustri e ricchi milanesi del tempo; Edoardo, che a Milano si dedica munificamente alle "Cucine ammalati e poveri", è figlio di Beniamino Vitali, anch’esso illustre milanese, che aveva fatto fortuna assieme al fratello come proprietario di importanti telerie. Margherita De Angeli Vitali è la madre del noto pittore Emilio Vitali (1901-1980). Questi è autore di ritratti di molti cantanti; immortala in un dipinto la fioraia della Scala che, con l’immancabile mantello, all’apertura della stagione, offriva mazzetti di fiori alle signore che si apprestavano ad entrare a Teatro per la première. Emilio donerà alla Scala il ritratto del famoso baritono verdiano Carlo Galeffi, grande e tragico Rigoletto ma anche primo Amfortas nel Parsifal di Wagner.

La Famiglia Villani e il Loro Legame con il Palco

La storia del palco è legata dai suoi inizi alla nobile famiglia Villani. Antonio <1.>, alla morte del fratello primogenito Francesco, diviene erede del titolo e delle proprietà. Antonio <1.> Villani alla morte del padre è iscritto al collegio dei nobili Longoni. Decurione di Lodi, Ciambellano imperiale, è ammesso al patriziato milanese poiché l’eccellentissima città di Milano in data 23 dicembre 1770 lo riconosce capace «di tutti gli onori, prerogative e cariche competenti alli nobili patrizi di questa città». Nel 1763 egli sposò la nobile Leonora (1746-1819), figlia di Filippo Maria Doria Sforza Visconti, marchese di Caravaggio.

All’epoca, la notorietà del nobile Antonio <1.> fu legata in modo particolare alla maestosa villa che egli fece costruire a Borgovico di Como. Fu la moglie Leonora Visconti Sforza, che portò il progetto del fabbricato da uno dei suoi viaggi, ma gli architetti Leopold Pollack e Pietro Bianchi, che diressero i lavori, apportarono modifiche all’idea originale. Cominciata nel 1783 e terminata nel 1790, la villa costò 222.000 lire milanesi. Presso di essa il marchese ricevette ed ospitò sovrani e principi; alla morte del conte Antonio <1.>, diventò proprietà del marchese Rocca Saporiti.

Durante il turbolento periodo napoleonico, nel 1809 e nel 1810, il palco risulta della signora Gaetana Mazzucconi nata Lavezzari, prima di ritornare nel 1813 nelle disponibilità del marchese Villani e, deceduto il conte Antonio <1.> nel 1823, in quella degli eredi. Poiché il figlio Alessandro era morto sette anni prima del padre, le proprietà, palco compreso, verranno ereditate dal primogenito di Alessandro e Bianca Nuzzi, il nipote Antonio <2.>. Quest’ultimo, Ciambellano imperiale, fu uno studioso e dotto linguista che, a detta della famiglia, conosceva il greco antico, l’arabo e quasi tutte le lingue parlate ai tempi, compreso il polacco.

Nel 1856 il palco ritorna nelle salde mani del fratello di Antonio <2.>, il nobile Filippo Villani. Quest’ultimo aveva studiato legge all’Università di Padova. Sospettato di attività antiaustriache, nel 1848 venne imprigionato a Milano nel palazzo del Capitano di Giustizia all’inizio di gennaio: gli insorti milanesi lo liberarono il 20 marzo, nel corso delle Cinque Giornate. Il 14 ottobre 1834 Filippo Villani aveva sposato Amalia, figlia del conte padovano Francesco Ferri, prefetto di Belluno durante il regno napoleonico d’Italia. Amalia morì nell’ottobre 1848. Da Amalia Ferri ebbe quattro figlie: Bianca maritata al cavalier Pasetti (vicentino); Giulia Giovanna morta precocemente nel 1837; Alessandrina, sposata con il conte Mark-Caffry, irlandese, generale negli eserciti di S. M. l’Imperatore d’Austria; Anna Antonietta sposatasi con il conte ungherese Guglielmo Palffy-Daun.

Dal Periodo Napoleonico alla Famiglia Melzi

Nel 1809 e nel 1810 il palco viene lasciato ai Ministri del governo napoleonico, entrando a far parte dei palchi della Corona, ma già nel 1813 e nel 1814 è del signor Luigi Brebbia (1780-1836) appartenente alla nobile famiglia dei conti Brebbia, feudatari di Barzago dal 1647. Dal 1815 al 1848 il palco passerà saldamente nelle mani della famiglia della Somaglia con il conte Gaetano Cavazzi della Somaglia (1752-1837), figlio di Carlo Maria e della contessa Marianna Fenaroli. La famiglia appartiene al ramo piacenti...

Dal 1809 al 1896 il palco è della Famiglia Melzi. Primo proprietario è il conte Gaetano Melzi (1783-1851). Figlio di Giuseppe e di Teresa Prata, figlia a sua volta del conte Giovanni. Insigne bibliofilo, sposa Amalia Tarasconi, figlia del marchese Alessandro. Dall’anno successivo la proprietà passa nelle mani di Luigia Meli Lupi di Soragna Melzi (1854-1925) dei conti di Cusano. Coniugata nel 1873 con Luigi Lupo Meli Lupi di Soragna, dal 1857 erede universale dei beni di Luigi Tarasconi e del cognome di quest’ultimo, che unirà a quello della sua casata. Luigia Meli Lupi di Soragna Melzi d’Eril abiterà a pochi passi dalla Scala, in via Manzoni 40 ed è l´ultima proprietaria.

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