Ristorante daGorini: Recensioni di un'Esperienza Gastronomica Unica a Bagno di Romagna
Nel cuore storico di San Piero in Bagno, si trova il ristorante daGorini, un luogo dove la cucina creativa e l'ospitalità si fondono in un'esperienza indimenticabile. Gianluca Gorini, chef talentuoso e appassionato, è l'artefice di questa realtà gastronomica, che ha conquistato i palati di critici e appassionati.
L’insegna “da Gorini” è un chiaro invito di ospitalità in una casa, la sua.
Un Rifugio di Sapori Autentici
daGorini non è solo un ristorante, ma una vera e propria "sosta" presso qualcuno, in questo caso Gianluca Gorini, che accoglie i suoi ospiti con calore e convivialità. L'atmosfera intima e rilassata, unita alla cortesia del servizio, contribuisce a creare un'esperienza unica, che va al di là del semplice pasto.
«Questo è il luogo dove ho scelto di vivere e lavorare, con mia moglie e mio figlio», dice con sicurezza Gianluca Gorini. E, difatti, daGorini, calore umano e senso dell’accoglienza traboccano di stanza in stanza, avvolgendo l’ospite, tanto l’abituale quanto il saltuario, in una bella atmosfera di pace e convivialità. Un sentimento ulteriormente rafforzato dalla cortesia del servizio e da tutte quelle altre accortezze (come una bella carta dei vini, qui peraltro assai personale) che concorrono a rendere ‘grande’ una sosta.
La Cucina: Un'Esplosione di Creatività e Tradizione
La cucina di Gianluca Gorini è un connubio di creatività e rispetto per la tradizione del territorio. Ingrediente principe è il rispetto della tradizione del territorio, così il ricorso agli animali da cortile, come la faraona in casseruola, topinambur, arancio, ginepro e vino rosso.
Tra le presenze più frequenti nel menù troviamo i funghi, la selvaggina, il pesce d'acqua dolce e il maialino di mora romagnola, spesso combinati con ingredienti più esotici. La brace occupa un posto speciale nelle cotture, regalando profumi e consistenze uniche a piatti come l'agnello, l'anguilla e il piccione.
Molta attenzione al vegetale nonché un'eccellente carta vini anche di ricerca integrata da ottimi succhi di frutta fatti in casa, birre artigianali e qualche cocktail.
L’originalità dei suoi piatti risulta evidente dall’utilizzo di ingredienti, quali la camomilla nel “risotto cotto in brodo di finocchio” ed estratto appunto di camomilla, dove questa viene lavorata a freddo in estrazione dei fiori, offrendo al piatto sapori e profumi impensati che, in contrasto con il dolce del finocchio e con la freschezza erbacea del limone, generano un boccone armonioso.
daGorini non ci sono provocazioni né rivoluzioni, anzi. Il dettato gastronomico rimane, nella sua base classica e d’alta codificazione, intoccabile. Così, per esempio, l’animella di vitello è croustillant comme il faut e la sfoglia del cappelletto (siamo in Romagna: qui i tortellini non esistono) è tirata come azdora (massaia) comanda.
Ma ciò che arriva in tavola è ‘altro’ rispetto a un rassicurante e opulento ris de veau in stile vecchio tre stelle francese o agli abituali cappelletti in brodo di cappone. La nota ‘difforme’, che è poi la cifra stilistica daGorini risiede nella magistrale orchestrazione polifonica (e, si badi bene, non sinfonica) di molteplici sensazioni gusto-olfattive che virano i piatti su accenti fortemente balsamici, amari, acidi e piccanti.
Se, quindi, la cornice rimane ‘consueta’, così come lo sono anche i soggetti principali delle composizioni, a scompaginare la notazione è l’ampio uso di erbe, radici, cortecce, spezie, semi, agrumi e fiori. Aromi e profumi presenti nelle pietanze tanto nella loro singola essenzialità quanto rielaborati, come - per esempio - nei casi dei «sassolini» di bitter che si ritrovano nel gambero rosa marinato in salsa ponzu con salsa del suo carapace, dragoncello e carpaccio di cocomero disidratato o dei vermut bianchi e rossi che fanno capolino, rispettivamente, nei cappelletti ripieni di cacciagione con composta di pesca acerba e fiori di gelsomino e nel semifreddo al raviggiolo con amarene.
Dire che direzione imboccherà è, forse, al momento un azzardo, ma lo studio che Gianluca sta compiendo sui tanti prodotti di questo territorio incuneato fra Romagna, Marche e Toscana, un abbozzo di percorso pare già lo stia tracciando.
Riconoscimenti e Premi
Il talento di Gianluca Gorini e la qualità della sua cucina sono stati ampiamente riconosciuti dalla critica. daGorini vanta una stella Michelin dal 2019 ed è stato inserito tra i 52 migliori ristoranti d'Italia dalla guida Ristoranti d'Italia 2025 del Gambero Rosso.
Nella recensione si esalta, inoltre, la cucina "gentile, ma di carattere", in cui lo chef "batte su note erbacee, tostate e amaricanti con sicurezza, capace di portarti per mano verso profondità inaspettate, quasi senza farsene accorgere (si veda la pasta ripiena di cacciagione, brodo di funghi, alghe, verdure e spuntature)". Quello di Gorini, dicono infine i giudici, è un lavoro che continua a crescere, "l’espressione di un talento pienamente sviluppato".
Un'Esperienza da Non Perdere
Se siete alla ricerca di un'esperienza gastronomica autentica e indimenticabile, daGorini è il posto giusto per voi. Lasciatevi conquistare dalla creatività dello chef, dalla qualità degli ingredienti e dall'atmosfera accogliente di questo ristorante unico nel cuore della Romagna.
Altra cosa che mi colpisce: piatti quasi tutti diversi dai nostri. Grande capacità di accompagnare l’eccellenza della materia prima con la sapienza tecnica e con un’inventiva spontanea mai banale mai copiata. Piatto in comune formidabile la lepre, una sorta di anti-lièvre-royale che mette al centro il lombo intatto, in una naturalità più che bastante a se stessa, mentre il centro classico passa, ma quasi ruvidamente, tutto ancora in carattere, a fare da rivestimento.
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