L'eliminazione: Uno sguardo sull'orrore cambogiano attraverso gli occhi di un sopravvissuto

L’eliminazione, scritto da Rithy Panh con Christophe Bataille, è un'opera intensa e toccante che offre uno sguardo agghiacciante sulla realtà vissuta in Cambogia durante il regime dei Khmer Rossi. Pubblicato a Milano da Feltrinelli nel 2014, questo libro è una traduzione di un'esperienza che ha segnato profondamente la storia del XX secolo.

Nel 1975, i Khmer Rossi presero il potere a Phnom Penh, dando inizio a uno dei regimi più feroci e spietati della storia. Guidati da Pol Pot, il loro obiettivo era creare un "uomo nuovo" e ridurre le classi sociali a operai e contadini. Questo portò a deportazioni, torture, esecuzioni sommarie e atrocità che decimarono un quarto della popolazione cambogiana, con stime di almeno un milione e settecentomila morti.

Il regime della Kampuchea democratica durò fino al 1979, quando l'intervento militare del Vietnam pose fine al regno del terrore. Nel 2006, un tribunale misto tra le Nazioni Unite e il governo cambogiano fu istituito per giudicare i crimini commessi durante quegli anni. La corte ha condannato all'ergastolo figure chiave come Kang Kek Iew (compagno Duc), Nuon Chea ("Fratello numero 2") e l'ex capo di stato Kieu Shamphan.

Il racconto di un sopravvissuto

L’eliminazione permette di conoscere la realtà di quegli anni attraverso gli occhi di un sopravvissuto, Rithy Panh, autore di documentari come S21. La macchina da morte dei Khmer Rossi e The Missing Picture. Il libro alterna il racconto degli incontri con Duc, il direttore del campo di tortura S-21, ai flashback della vita di Panh da adolescente nell'inferno cambogiano.

Durante il processo a Duc e le ricerche per il film S21, l'autore intervista a lungo il direttore del campo di tortura. Il ritmo è incalzante, i dialoghi con Duc sono serrati, le frasi brevi, alla ricerca della verità, al di là delle giustificazioni dell’interrogato. Rithy Panh non fa sconti, vuole conoscere, capire come un uomo possa avere fatto tutto questo - perché vuole che Duc rimanga ciò che è, un uomo.

Panh non accetta che Duc sia derubricato a pazzo, demente o eccezione. L'autore accetta la visione di Arendt sulla banalità del male solo nell'accezione della burocratizzazione dei processi di sterminio, del suo diventare asettica “procedura”, ma il male banale non è. Mai: le sue “sono frasi umane”. Tra il 1975 e il 1979 non è avvenuto il “suicidio di una nazione”, di per sé un evento eccezionale, ma in quei crimini “c’è l’uomo, l’uomo nella sua universalità, l’uomo nella sua interezza”.

Le domande che tormentano l'autore

Dove risiede la responsabilità di tale orrore? È colpa dell'ideologia? Molti leader Khmer Rossi avevano studiato il marxismo in Francia: “Parliamo spesso dei libri di Marx, che Duch conosce e ammira. Io: “Monsieur Duch, chi è che aderisce meglio al marxismo?”. Duch: “Gli ignoranti”. Quelli che non leggono aderiscono “meglio” al marxismo. Sono il popolo in armi. Aggiungo io: obbediscono”. L’ideologia non ammette repliche, non conosce sfumature: chi non l’accetta viene disumanizzato, e può essere tranquillamente eliminato.

È colpa dell'utopia di una società tanto anticapitalista da fare a meno del denaro? “Lo scambio gratuito, come chiamano il baratto. Ma io non conosco uno scambio gratuito. Altrimenti si chiama dono. Ho vissuto quattro anni in una società senza moneta e non ho mai avuto l’impressione che questa assenza mitigasse le ingiustizie”.

È colpa della maledizione della violenza? “I massacri sono insiti nelle rivoluzioni. Quelli che reclamano il rovesciamento delle società lo sanno benissimo e non condannano mai la violenza. Il loro argomento è sempre lo stesso: solo la violenza può scacciare la violenza precedente. La violenza precedente era odiosa e crudele. La nuova violenza è pura e benefica: trasforma (per non dire trasfigura). Non è una violenza contro l’individuo, è un atto politico”.

È colpa delle stramaledette élite che si ritengono depositarie della conoscenza e lasciano il popolo ignorante? “I due ufficiali si dicevano medici, ma non lo erano certo. Sempre con la solita idea che la pratica è tutto - ricavata dal Libretto Rosso: “Basta diplomi. Ci sono solo diplomi pratici”. Nuon Chea: “La verità arriverà grazie alla pratica”. Quando il popolo è libero, viene educato senza problemi. È l’imperialismo che mette barriere alla conoscenza”. O è addirittura colpa del popolo? “Il popolo ha una pancia, che mangia il popolo - ma lui non lo sa”. “Il popolo è una ruota idraulica. Il popolo è un’idea. È la realizzazione dei Lumi; la ragione universale all’opera o la loro fine?”.

Panh non risparmia critiche all'Occidente che, pur accogliendolo in Francia, non ha saputo o voluto vedere, o ha giustificato il regime Khmer in nome di un antiamericanismo autoreferenziale: “agli intellettuali occidentali che hanno scritto odi e poemi, dazebao, saggi, libri o articoli entusiasti, e che ancora oggi, nel mondo democratico, aspirano a un nuovo comunismo, purificato, buono per i salotti da radical chic, dico: esiste solo l’uomo”.

Il libro descrive la lotta per la sopravvivenza di Panh, segnata dalla morte dei suoi cari, dalle torture, dall'odore delle fosse comuni, dai bambini morti di fame, dall'annientamento delle emozioni e dai lunghi esodi. Questi ricordi continuano a turbare il suo sonno.

Questo libro, dovrebbe essere inserito nei programmi scolastici, e ci ricorda che se il sonno della ragione genera mostri, come diceva Francisco Goya, l’insonnia è il prezzo giusto da pagare per rimanere vigili, per non dimenticare così presto le lezioni del XX secolo e per evitare nuovi errori, magari in nome del popolo. Per scacciare il nemico dentro di noi.

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