La Storia dell'Idraulico Cartone Animato Più Famoso: Super Mario
Ormai si sa: ci sono programmi, film e giochi in grado, dopo ancora tanti anni, di emozionare sia grandi che piccini. In tanti avranno capito già di chi stiamo parlando. Sì, perché non è solo il protagonista di un videogioco. È uno dei simboli della cultura popolare internazionale. Parliamo ovviamente di Mario, o Super Mario.
Se chiediamo ad una qualsiasi persona che non ha mai avuto a che fare con i videogiochi quale sia il primo personaggio che viene in mente quando si parla di questo tema, quasi sicuramente penserà a Mario. Qualcuno magari indicherà anche l’archeologa Lara Croft, ma al 99% il primo pensiero sarà all’idraulico in tuta rossa e salopette blu. È così forte la sua popolarità che, in più occasioni, il nomignolo “Super Mario” è stato affibbiato a diversi personaggi omonimi che, per l’opinione pubblica, eccellevano nel loro campo. Si va dal calciatore Mario Balotelli al ciclista Mario Cipollini, dal calciatore Mario Gomez al campione di hockey Mario Lemieux.
Le Origini di un'Icona: Da Jumpman a Super Mario
In realtà, il vero quarantesimo anniversario del personaggio fu due anni fa. La prima apparizione fu nel videogioco Donkey Kong, nel 1981. Nacque dalla mente di Shigeru Miyamoto. Ma, all’epoca, non si chiamava Mario, ma era solo Jumpman. Uomo che salta, in italiano. Non era idraulico, ma carpentiere. Non si infilava nelle fogne, ma era chiamato a liberare la fidanzata Pauline dalle grinfie di Donkey Kong, un gorilla ispirato ovviamente al King Kong conosciuto a cinema 50 anni prima.
In realtà, al posto di Mario ci sarebbe dovuto essere Popeye, Braccio di Ferro, chiamato a liberare la fidanzata Olivia dal suo nemico Bluto. Ma la Nintendo perse i diritti per realizzare l’adattamento del celebre fumetto e dell’omonimo cartone e fu costretta a cambiare identità ai personaggi.
Fu nel 1983, tuttavia, che uscì Mario Bros. Dal successo di Donkey Kong, la casa videoludica giapponese Nintendo, decise di realizzare uno spin off dedicato proprio a quell’anonimo Jumpman. Al personaggio fu però dato un nome, Mario, appunto, preso in prestito dall’imprenditore immobiliare Mario Segale, che aveva affittato uno dei suoi immobili alla sede di Washington dell’azienda nipponica. Fu cambiato lavoro, da carpentiere a idraulico, e gli fu dato un fratello di nome Luigi (da cui il “Bros” del titolo), vestito di tuta verde e salopette blu, per permettere partite con due giocatori nelle sale da gioco in cui era inizialmente distribuito il titolo. Fu un successo clamoroso, tanto che Mario divenne la mascotte ufficiale della Nintendo e lo è tuttora. A lui sono stati dedicati tantissimi altri giochi.
L'Ascesa di Nintendo e l'Impatto di Mario sull'Industria Videoludica
I videogiochi erano nati da poco. Nel ’71 era stato commercializzato Computer Space, primo titolo approdato sul mercato. Per tutto il decennio, fino ai primi anni ’80, gli Stati Uniti avevano spadroneggiato. Erano stati loro, del resto, ad inventare i videogiochi. Nell’83 era ancora in corso la golden age dei videogame, nonostante la crisi serpeggiasse da tempo. Grazie al successo di Mario e della sua console Nes (acronimo di Nintendo Entertainment System), il Giappone risollevò dal baratro l’industria videoludica e salì sul gradino più alto del podio a scapito degli statunitensi, rimanendoci per moltissimo tempo. Regina del mondo videoludico divenne la Nintendo, azienda di Kyoto nata nel 1889 per produrre carte da gioco e approdata negli anni ’70 nel campo del gioco elettronico.
Chi scrive ricorda quando, anni addietro, ancora nei primi anni ’90, dedicare tempo a qualsiasi videogame era volgarmente tradotto da molti con l’espressione “giocare alla Nintendo”. C’erano i concorrenti, ovviamente, ma i principali erano comunque giapponesi. Tra loro, la Sega, marchio di altre fortunatissime console. Ma la Nintendo era la regina incontrastata. Un successo ottenuto grazie a Mario e grazie ad una politica aziendale indirizzata principalmente ai più piccoli, con giochi adatti a loro. Del resto, anche i mondi fatati in cui erano ambientate le avventure di Mario erano fatti per loro, pur essendo in grado di affascinare anche i più grandi. La Nintendo si impegnò anche affinché i videogiochi fossero venduti non nei negozi di elettronica, ma in quelli di giocattoli.
Super Mario al Cinema: Dalla Delusione al Successo Animato
Il successo del videogioco spinse anche il cinema ad interessarsi alle sue avventure. Certo, fare un film partendo da una trama che dire esile è poco non era affatto facile. E, infatti, il primo tentativo, nel 1993, non ottenne il successo sperato e, nonostante il cast di peso, fu un flop (nonostante ci sia una piccola fetta di fan che a distanza di 30 anni lo considera un piccolo cult, pur riconoscendo i limiti). Ad interpretare Mario, Bob Hoskins che, in un’intervista del 2011 al The Guardian lo definì il suo peggior film, affermando che, potendo tornare indietro, non vi avrebbe partecipato. Il film nulla aveva dell’opera videoludica originaria. Alle atmosfere fiabesche e colorate che avevano catturato la fantasia di tanti bambini, si sostituì un cupo ambiente futuristico più adatto ad un pubblico adulto. E il suo insuccesso contribuì a rinforzare l’idea che i film tratti da videogiochi siano sempre brutti.
Ad aprile 2023, uscirà nelle sale un nuovo adattamento, questa volta realizzato in computer grafica e più in sintonia con le avventure di Mario. La redazione ha potuto, grazie a Universal Pictures, vedere in anteprima stampa Super Mario Bros. - Il Film, la prima pellicola targata Nintendo, che vede alla regia Aaron Horvath e Michael Jelenic. La pellicola ci permette di saltare dalla galassia, dove Mario e Luigi non riescono veramente a trovare un loro posto, nonostante le loro modalità allegre e gentili, al regno oscuro e a quello dei funghi. Proprio in questo contesto, si sviluppa la storia in cui Mario si trova ad affrontare Bowser per salvare Luigi, grazie al non secondario aiuto della Principessa e alla partecipazione, simpatica, di Toad - il funghetto.
Ci troviamo, infatti, catapultati in una narrativa che riesce a conferire al film una visione cinematografica del videogame senza fargli perdere la sua vera natura. Tra gli elementi di piacere che spiccano, ci sono i richiami costanti, e apprezzatissimi, ai giochi che hanno fatto la storia come, ovviamente, Super Mario e di conseguenza anche Donkey Kong, che stavolta si ritrova a collaborare con il carpent… ehm con l’idraulico. Il film riesce a infilare, alla fine, una storia non troppo ricercata e complicata, tutt’altro, ma dallo sviluppo piacevole e lineare, a volte fin troppo. Non volendo, tuttavia, spoilerare nulla, finiamo qui di parlare della trama.
Le scene proposte vengono catapultate dentro disegni davvero apprezzabili, piacevoli agli occhi e tali da permettere una fusione perfetta tra videogame e cartone. Dalla casa, un po’ troppo all’italiana, dei protagonisti, nella quale vediamo tutti i componenti della famiglia - baffi compresi - alla bellissima rappresentazione della città del regno dei funghi. Illuminata, colorata e dinamica la città si contrappone al regno dell’oscurità che, coerentemente con il nome, è contornato da un carattere cromatico scuro. Questo, tuttavia, non risulta spento, anzi viene riportato come un luogo dinamico, rockettaro e, ma si, a volte anche tenero.
Le musiche, coerentemente, si sviluppano in parallelo alle modalità di messa in atto delle scene. Non viene utilizzata sempre la classica colonna sonora del videogame come sottofondo, ma si è deciso di alternarne l’utilizzo con altre tipologie, anche pop, di accompagnamenti sonori. Queste scelte ci fanno capire come i registi abbiano voluto conferire all’opera una loro personale firma, che permette allo spettatore di vedere il film di Super Mario e non il videogioco dello stesso.
Mario, intraprendente, a volte goffo, basso e rosso; Luigi, sbadato, indifeso, alto e verde; la Principessa, alta, coraggiosa, indipendente e amata; Donkey Kong, figo, adolescenziale, divertente e grosso; Toad, avventuriero, tenero e molto piccolo; Bowser, crudele, simpatico, anche romantico - a modo suo - ed enorme. Tutti loro riescono, in un balletto divertente e dinamico, a farci sorridere e rivivere i tanti easter egg. Si può tranquillamente dire che questi 92 minuti valgono assolutamente il prezzo del biglietto, facendoci divertire e rivivere, con una nuova chiave di lettura, l’universo dell’idraulico più famoso che ci sia.
Super Mario: Oltre il Videogioco
Beyond Mario! Quarant’anni passati a saltare su gusci di tartaruga, liberare principesse che inevitabilmente sono in un altro castello e gareggiare in corse automobilistiche ipercinetiche. Ma anche a esser protagonista di operazioni crossmediali, non sempre riuscite, ma comunque parte di un fantastico viaggio che hanno trasformato un personaggio nato come secondario in uno dei protagonisti assoluti della cultura pop. Non ce ne vogliamo altri volti amati di casa Nintendo, da Samus a Kirby, ma è innegabile che il vero uomo immagine dell’azienda nipponica sia il ‘nostro’ Super Mario. Questo funambolico personaggio è oggi un’icona universale, ogni sua apparizione, ogni nuovo progetto legato alle sue avventure, non ultimo Super Mario Bros.
Super Mario compie oggi 25 anni: conosciuto ovunque, l’ometto di bassa statura con i baffi e il berretto rosso protagonista dei videogiochi della Nintendo - venduto in circa 240 milioni di giochi in tutto il mondo - ha fatto appassionare milioni di persone alle sue avventure. Nato nel 1985 dal genio del giapponese Shigeru Miyamoto, l’idraulico più famoso del mondo ha raggiunto il quarto di secolo e non lo dimostra affatto. Per l’occasione, la Nintendo ha registrato un nuovo logo dedicato all’anniversario che mostra Super Mario all’epoca della sua prima apparizione in cima a una corona d’alloro. Inoltre, è prevista per la fine di ottobre l’uscita di Super Mario Collection Special Pack, una raccolta di giochi dedicati a Super Mario per la consolle Wii. Durante la sua “carriera”, Super Mario è stato il protagonista di circa 120 videogame, un cartone animato e un film.
Il quotidiano britannico “Sun” lo ha definito una “fonte di guadagno maggiore di Harry Potter e più iconico di Topolino”.
La Serie Animata di Super Mario: Un Tuffo nel Passato
Questa canzoncina vi dice qualcosa? È la sigla di apertura della serie animata dedicata a Super Mario, cantata da Cristina D’Avena (ovviamente) e scritta da Alessandra Valeri Manera e Massimiliano Pani. Questa serie è divisa in tre stagioni uscite tra il 1989 e il 1991, ognuna delle quali prende ispirazione da un capitolo della serie di videogiochi di Super Mario, ed era trasmessa durante la mattinata sulle reti Mediaset. Ma come è invecchiato questo cartone? Ha retto bene dopo questi 30 anni?
La prima delle tre serie, conosciuta in Italia con il nome Super Mario, è andata in onda nel 1989 con 52 episodi. Tuttavia alcuni non sono mai stati tradotti in italiano, perché al loro interno erano trasmesse delle puntate di Un regno incantato per Zelda. La particolarità di questa prima serie è che le varie puntate sono divise in due segmenti: l’inizio e la fine in live action e nel mezzo l’episodio animato. Ogni puntata è preceduta da un improbabile Rap dell’idraulico con elementi sia live action che cartoon.
I segmenti delle puntate dedicate al live action vedono come protagonisti Mario e Luigi (interpretati rispettivamente da Lou Albano e Danny Wells), due idraulici pasticcioni di Brooklyn che combinano un sacco di disastri quando provano a riparare qualcosa. Durante i vari episodi i due fratelli ricevono la visita di numerose guest star (tra cui Magic Johnson) che chiedono il loro aiuto per risolvere guai che spaziano dai cani smarriti agli attacchi degli alligaratti. Per quanto riguarda i segmenti animati, ogni puntata è ambientata in una diversa città del Regno dei Funghi, luogo in cui sono precipitati i due idraulici durante la riparazione di una conduttura.
In questo Regno i fratelli Mario scoprono di avere dei super poteri (ispirati ai powerup del videogioco), che permettono loro di affrontare gli scagnozzi di re Attila (Bowser) che vorrebbe rapire la principessa Amarena (Peach) per impadronirsi del suo regno. La missione di Mario e Luigi è dunque quella di scortare la Principessa attraverso le varie città del Regno fino alla capitale, salvandola dalle grinfie di Attila, in cambio di un modo sicuro per tornare a Brooklyn. Il loro quarto compagno di viaggio è il fungo Ughetto (Toad) che spesso si rivela più furbo dei due fratelli protagonisti.
Nella prima stagione tra gli scagnozzi di Attila figurano Mouser, Tritesta e Koopa: tutti i nomi, i powerup e le armi cambiano a seconda dell’ambientazione della puntata.
La seconda serie dedicata all’universo di Super Mario esce in Italia nel 1990 con il titolo Le avventure di Super Mario. Questa volta la serie si basa sul videogioco Super Mario Bros 3. L’opening è la celebre sigla di Cristina D’Avena Davvero e stavolta le puntate sono prive dei segmenti in live action (e meno male). La stagione conta 26 episodi. A differenza della precedente, non figurano gli scagnozzi di re Attila che vengono sostituiti dai suoi sette figli, gli Attilotti (Bowserotti), introdotti per la prima volta proprio nel videogioco Super Mario Bros 3. Ognuno dei sette figli ha un’identità precisa, con caratteri e comportamenti diversi.
Come nella precedente serie anche qui sono presenti nemici appartenenti al gioco di riferimento, oltre che powerup presenti in Super Mario Bros 3 (per esempio, mangiando la superfoglia gli idraulici si trasformano in Procione e Volpe).
Questa terza e ultima serie, uscita nel 1991 e basata sul videogioco Super Mario World, è più breve delle altre due ed è composta da 13 episodi. La differenza più importante è l’introduzione di Yoshi, apparso per la prima volta nel videogioco Super Mario World, e Oogtar, un bambino cavernicolo creato per la serie animata che non appare dei videogiochi. I due sostituiscono Ughetto. La loro caratteristica principale? L’ambientazione non è più il Regno dei Funghi bensì la Terra dei Dinosauri, abitata principalmente da cavernicoli a cui Mario insegna l’utilizzo della ruota e del fuoco, nonché un’ambientazione che ricorda la Yoshi’s Island del videogioco.
Un’altra differenza rispetto le precedenti serie è la presenza di episodi a sfondo educativo. Come il quinto, Il fast food di Attila, dedicato ai pericoli del cibo spazzatura, e il decimo, La tv rock della pietra, sulla dipendenza da tv. Anche qui i nomi dei nemici da sconfiggere sono adattati in italiano, spesso in modo discutibile. I Paragoomba, per esempio, diventano Pere Ronzanti.
La colonna sonora di questa serie animata è la stessa dei videogiochi, come gli effetti sonori causati da azioni (salto e corsa) e dall’utilizzo di powerup (che trasformano Mario e Luigi proprio come nel videogame).
La differenza principale con la serie di videogiochi è che Amarena non è innamorata di Mario e Attila non vuole rapirla per sposarla, ma solo per impadronirsi del suo regno.
Personaggi Principali della Serie Animata
- Mario: il goloso idraulico protagonista della serie, che pensa costantemente al cibo italiano al punto da avere sempre con sé un piatto di pasta di scorta. La voce che lo doppia è quella di Tony Fuochi.
- Luigi: suo fratello, idraulico anche lui ma più pasticcione, è un po’ fifone ma spesso ha le intuizioni migliori. Trova Yoshi quando era solo un uovo abbandonato e lo cresce come fosse suo figlio. È doppiato da Enrico Carabelli.
- Principessa Amarena: principessa del Regno dei Funghi, chiede ai due fratelli di scortarla fino alla capitale e di difenderla da re Attila. La voce è quella di Alessandra Karpoff e i capelli castani sono ispirati a quelli del primo gioco in cui appare.
- Ughetto: il saggio e coraggioso fungo che segue fedelmente la Principessa Amarena. La sua voce è di Veronica Pivetti.
- Re Attila: villain principale della serie animata, insieme ai suoi scagnozzi e ai suoi sette figli Attilotti prova a rapire la Principessa per usurparne il trono. Il suo abbigliamento e il suo nome variano a seconda dell’ambientazione della puntata. Il suo aspetto è lo stesso del primo videogioco in cui appare, Super Mario Bros, ma a differenza del personaggio da cui è tratto non è in grado di sputare fuoco. Detesta particolarmente i due idraulici italiani e li chiama costantemente mangiaspaghetti.
Ma quindi com’è questo cartone? È invecchiato dignitosamente? Non è facile dare una risposta a queste domande. Quello che è certo è che il rap dell’idraulico lascia un po’ perplessi. La sigla di Cristina D’Avena, invece, è ancora godibile e apprezzabile e nulla ha da invidiare a quelle più moderne.
Questo cartone animato, a suo modo, è però un discreto omaggio alla serie Nintendo che ha cambiato il mondo dei videogiochi. La maggior parte di noi, almeno una volta nella vita, si è trovato a giocare a una versione di Super Mario e ne custodisce un capitolo preferito nel cuore. Il risultato migliore di questa serie è quello di rievocare, grazie all’ambientazione e agli effetti sonori, i pomeriggi bellissimi passati saltando sui Goomba o infilandosi nei Tubi Warp (facendo attenzione alle Piante Piranha).
Restando in tema di opere derivate dalla serie Nintendo, nel 1993 esce il film Super Mario Bros diretto da Rocky Morton e Annabel Jankel con Bob Hoskins e John Leguizamo nei ruoli di Mario e Luigi. È il primo film tratto da un videogioco, ma purtroppo non ricrea minimamente le ambientazioni o le caratteristiche della serie videoludica di rifermento. In questo film si scopre che il meteorite che ha portato all’estinzione dei dinosauri ha in realtà creato un mondo parallelo, simile al nostro ma più cupo, dove i dinosauri si sono evoluti. Lo scopo del malvagio Koopa è quello di riunire i due mondi e far tornare gli umani ai primi stadi della loro evoluzione per poterli dominare.
Malgrado sia considerato un film cult, non è invecchiato bene forse anche a causa della sua genesi un po’ sfortunata, tra cambi di copione improvvisi e attori che il più delle volte brancolavano nel buio. Nelle interviste successive, gli attori protagonisti hanno confessato di aver avuto molti problemi con i registi, accusati di essere “maniaci del controllo”. Leguizamo ha per giunta dichiarato che lui e il collega hanno recitato il più delle volte da ubriachi per completare con successo le scene.
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