Idraulico e il Dialetto Bergamasco: Un Viaggio tra Mestieri e Tradizioni
L'italiano, si sa, è un popolo di lavoratori, spesso presi dalla fretta e dediti al lavoro più che alla famiglia. In questo contesto, esplorare i dialetti locali ci permette di riscoprire un patrimonio culturale ricco e variegato, legato alle professioni e ai mestieri tradizionali.
La Scomparsa delle Attività Tradizionali
I progressi tecnologici e i mutamenti nel mondo produttivo e finanziario degli ultimi cinquant'anni hanno portato alla scomparsa di molte attività tradizionali. Queste attività spesso possedevano un loro lessico dialettale unico.
Nel contempo, si è assistito ad un costante regresso dell'uso delle lingue locali, indice di un affievolimento della consapevolezza di appartenere ad una comunità e ad un territorio. Decadendo l'uso del dialetto, scompaiono le parole che per lungo ordine di secoli hanno designato atti ed oggetti inerenti alle professioni, ai mestieri, alle attività dell'uomo.
Perché la memoria non si disperda, sorge la necessità primaria di registrare, di radunare e di tramandare le voci usate per indicare chi compiva tali attività.
Fonti e Repertori Alfabetici
Per quanto attiene alla raccolta delle voci, ci si è prevalentemente avvalsi di alcuni autorevoli repertori alfabetici ai quali ricorrere, primo fra tutti il Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni (II ed., 1873) di Antonio Tiraboschi.
- Vocabolario bergamasco-italiano (1859) di Stefano Zappettini
- Piccolo vocabolario bergamasco-italiano (1905) di Marco Carminati e Gian Giacomo Viaggi
- Gente e parole (1975) di Tullio Santagiuliana per l’area trevigliese.
Non pochi vocaboli qui registrati non figurano tuttavia in alcuno dei succitati repertori, essendo stati uditi e annotati durante gli anni da chi scrive.
I termini, che raggiungono il numero di settecento, appartengono in sostanza al dialetto medio usato a Bergamo e nei centri vicini fra l’Ottocento e il Novecento; nell’elencazione appaiono inevitabilmente diversi neologismi (veri e propri barbarismi come alevadùr, colaudadùr, ebanésta, equilibrista, investigadùr, istrütùr, müsicànt, perlöstradùr, ma anche termini ormai correnti, attestati dai repertori lessicografici o uditi dalla viva voce dei parlanti, come carpentér, fiurér, macelér, salömér).
Non sono peraltro poche le voci riferibili a mestieri, attività e ruoli sociali tipici di secoli precedenti: si pensi a spissiér, praticamente soppiantato dall’italiano farmacista, all’irridente cìcia-bachète, all’ironico maiagróp, allo spregiativo regatù, ad altre voci ormai in disuso quali balotì, banderàl, boletinér, borlandòt, lampiunér, pelabròch, pissamantèl, recitùr, tirapé.
Certo lo studio delle vecchie carte gioverebbe ad una più approfondita conoscenza dei mestieri esercitati nei secoli antecedenti l’Ottocento: basterebbe avere presenti gli statuti corporativi tardomedievali o, meglio, scorrere l’elenco degli estimati di Bergamo dell’anno 1527 (si veda il quaderno n. 5 della Sezione “Archivi Storici” della Biblioteca Civica “Angelo Maj” di Bergamo pubblicato nel 1995 a cura di Laura Bruni Colombi e Maria Mencaroni Zoppetti) per rilevare l’esistenza di mestieri quali aromatarius, cimator, sutor, mercator ferraritiæ, merzarius, beretarius, beccarius, librarius, cyrurgus, stringarius, piltrarius, maringonus, brentator, venditor farinæ, zavatarius, calegarius, fructarolus, fornarius, portator, barbarius (tonsor), murator (cementarius), prestinarius, spatarius, cultellarius, strazarolus, scortezarius, draparius (in gran parte evidenti latinizzazioni di voci bergamasche, alcune delle quali tuttora di uso comune).
Qualche problema si potrebbe incontrare nel restituire l’originaria fonetica bergamasca alle denominazioni di alcuni mestieri desueti, la cui forma è a noi nota solo attraverso la latinizzazione o l’italianizzazione: è il caso della voce composta pizzicamorti, ‘monatto’, non attestata nei repertori lessicali ottocenteschi.
Ragioni eminentemente pratiche inducono a privilegiare il criterio alfabetico, di facile consultazione, rispetto ad altri ben più problematici.
Ovviamente la traduzione è dal bergamasco all’italiano e non viceversa perché sono le parole bergamasche a suscitare interesse.
Generalmente quando la parola bergamasca coincide con quella italiana (ad esempio, fotògrafo, cardiòlogo, dentista, pianista, idràulico, ecc.) si è ritenuto di escluderla dall'elenco.
Come si è detto, il dialetto usato è quello medio parlato nell’età moderna e contemporanea nella città di Bergamo e nel suo territorio.
Tuttavia non si è potuto fare a meno di riportare voci tipiche di aree tradizionalmente omogenee, come quella trevigliese (es.: bandadùr, cardighér, legnamér, prestinér).
E si sono necessariamente raccolte e comprese nell’elenco molte voci poco o punto usate nella seconda metà del Novecento ma ben documentate ed attinenti a mestieri desueti (es.: còcio, ‘cocchiere’).
Si osserverà la presenza di numerose voci riferite a varie strutture e organizzazioni della vita civile e sociale, dal mondo ecclesiastico agli apparati militari, dalle cariche amministrative alle diverse articolazioni della burocrazia.
Ma si noterà soprattutto la tipicità di voci afferenti ad operazioni connesse con i lavori tradizionali della campagna (es.: batidùr, fuladùr, pertegadùr, ranzadùr) e con particolari aspetti produttivi del mondo contadino, come la bachicoltura, tanto diffusa un tempo da originare un suo lessico vario e appropriato (es.: bigatér, filadùr, galetér).
Di altri lessici settoriali sono evidenti nell’elenco le tracce, riferibili soprattutto all’epoca della prima espansione industriale, quando nelle officine furono introdotte le prime macchine mosse artificialmente, il che comportò una diversificazione di attitudini e di competenze e la conseguente specializzazione delle maestranze.
Le denominazioni qui raccolte aiuteranno a ricostruire a ritroso la storia sociale e del lavoro della comunità bergamasca per almeno una decina di generazioni, alla memoria delle quali questa piccola fatica è dedicata per tributo di gratitudine.
Esempi di Termini Dialettali Bergamaschi
Di seguito alcuni esempi di termini dialettali bergamaschi:
- Ascia Matassa
- Balùrt Sordo, sordastro.
- Barbelà Parlare a vanvera.
- Bàüscia Saliva.
- Bel pari Bel fare (Te ghè un bel pari a...
- Biss Persona che ci vede poco.
- Brenta Contenitore a spalla per il vino e uva.
- Bròca Ramo di albero.
- Buèta Pacchetto o sacchetto del tabacco.
- Buléta Macchia di cacca sulle mutande.
- Burlà Capitare, accadere. (Oh se me mai burlà!
- Büscià Frizzare (E büscett?
- Busìa Bugia.
- Bütàs giò Sdraiarsi.
- Capòm Cappone.
- Cazzöla Piatto tipico brianzolo.
- Citu Silenzio (Fa citu!
- Ciùla (Intercalare nel discorso) Caspita!
- Edet Ecco.
- Fà Sapore.
- Farè Fabbro.
- Frà Frate.
- Galétt Bozzoli del baco da seta. Anche: noccioline americane.
- Ginè Gennaio (Fà ginè = falò di fine inverno nei campi.
- Girebachéinn Trapano a mano.
- Gràpa Grappolo d'uva.
- Gratà Rubare.
- Idèj Lineamenti del viso.
- Infrasnà Coinvolto, impegolato.
- Lacétt Lattice delle piante.
- Luff Lupo.
- Magatèll Giocherellone, vivace.
- Magnàn Persona che riparava i paioli.
- Muléin Mollica di pane.
- Nà föra Uscire.
- Parlà Parlare. Anche: frequentarsi a scopo fidanzamento (El ghe parla a...
- Pastrügn Pasticcio, robaccia. Chi fa pasticci.
- Patùna Panno copri materasso (Ghet sù la patuna a cà tua?
- Pecc Mammelle.
- Pedàn Orme umane nella neve.
- Pendìzi Preoccupazione, pena.
- Peverèll Ugola (Te seca miea ùl peverèll?
- Pezzé (e fin. Pièn Pieno.
- Piöcc Pulce.
- Pisàcc Attrezzo con cui si piscia.
- Piüma Piume di volatili per mbottire cuscini e trapunte.
- Réla Gioco del lanciare un legno (lippa) colpendolo con un altro.
- Remunzà Potare i piccoli rami.
- Restéll Rastrello.
- Risich (A risich) Al limite, all'orlo.
- Rüéra Dove si ammucchiava il "roeù".
- Rùgna Sfortuna, scocciatura.
- Rugnòm Che si lamenta continuamente.
- Sbagià Sbadigliare.
- Scieùmm Cima (In scieùmm = in cima).
- Sciüsciaa Succhiato.
- Sciüsciabubò (Modo di dire) Figurati!
- Sgrafignà Graffiare.
- Smirundòmm Biscia nera inoffensiva.
- Smurusàss Essere fidanzati (El smurusa...
- Söl Pavimento, suolo.
- Spizié Farmacista.
- Sprefundà Mandare a quel paese (Sprefùndes!
- Stagià Mettere un tutore a fagioli, pomodori, etc.
- Strolich Zingaro.
- Sücc Asciutto.
- Sunà Suonare.
- Surà Raffreddare (Te soret!
- Sutùrnu Buio, fosco.
- Tambùr Tamburo.
- Taréll Randello.
- Temp Tempo (In temp che me durmivi...
- Trapél Riva, salita.
- Tripè Impedito, imbranato.
- Tùder Che non capisce, duro di cervice.
- Üsél Uccello. Anche: buco nel pavimento per guardare al piano di sotto.
- Vegia Vecchia.
- Zìful Fischio.
- Zifuléin Fischietto.
L'Uomo Bergamasco: Stereotipi e Curiosità
Cosmopolitan ha scelto Giorgio Pasotti come rappresentante dell'uomo bergamasco, offrendo alcuni suggerimenti su come approcciarsi a lui:
- Non confonderlo con abitanti di città limitrofe.
- È un uomo da sposare (soprattutto se di Bergamo Centro).
- Allaccia le cinture: il bergamasco è un tuttofare.
- Con lui non temi una vita stanziale.
- Girerai il mondo, scoprendo che è una versione ingrandita della provincia di Bergamo.
- Nel dialetto orobico non esiste "Ti amo", ma un "Te ole bé".
- Non capisce le donne timide.
- "Pota" pazienza: è una parola chiave nel suo vocabolario.
- È focoso.
- È un dongiovanni (con una vita sociale intensa).
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