Normativa sugli impianti idraulici ed elettrici in Italia
La sicurezza e l'efficienza degli impianti idraulici ed elettrici sono di primaria importanza in qualsiasi edificio, sia esso residenziale, commerciale o industriale. In Italia, la realizzazione e la manutenzione di tali impianti sono regolate da una serie di normative tecniche e amministrative che mirano a garantire la sicurezza degli utenti e la conformità degli impianti agli standard di qualità.
Impianti idraulici: cosa sono e perché è importante rifarli
Un impianto idraulico è l'insieme degli elementi impiantistici che permettono all'acqua di entrare, essere utilizzata e poi allontanata da un edificio. Solitamente si divide in due parti: l’impianto di riscaldamento e l’impianto di acqua sanitaria. Quest'ultimo fornisce e smaltisce l'acqua di bagni, cucine e lavanderie.
Rifare l’impianto idraulico non consiste nella semplice sostituzione dei sanitari del bagno o i termosifoni, ma significa eliminare totalmente le vecchie tubazioni e sostituirle, con tutti i sottosistemi collegati. E dopo tanti anni di funzionamento il rifacimento dell’impianto idraulico diventa un’operazione quasi obbligata, che non andrebbe eseguita solo in caso di perdite o problemi evidenti, ma anche quando l’impianto sembra apparentemente funzionare e senza problemi.
Infatti, con tubazioni che, quasi sempre, si trovano nascoste dentro le strutture dell’edificio, problemi come perdite, corrosione o inefficienze possono rimanere celati fino a diventare emergenze critiche che producono danni non solo alla propria abitazione ma anche a quelle dei vicini. Quindi rifare l’impianto idraulico è uno dei principali interventi da prendere in considerazione quando si ristruttura casa. Ma in realtà anche quando non si deve ristrutturare.
La decisione di rifare un impianto idraulico non deve essere presa alla leggera. Infatti, entrano in gioco diversi fattori per determinare questa necessità. In primis, l’età della struttura gioca un ruolo fondamentale. Le abitazioni costruite più di 20-30 anni fa spesso utilizzano materiali che ora sono considerati obsoleti o meno sicuri, come tubi in ferro o piombo.
Studi hanno mostrato che la durata media delle tubature varia in base al materiale: per esempio, il Pvc può durare oltre 40 anni, mentre il rame e l’acciaio galvanizzato hanno una vita media di circa 50 anni. Inoltre, problemi comuni come corrosione, calcificazione e usura generale possono compromettere l’integrità dell’impianto, anche se realizzati in tempi più recenti.
I segnali che indicano la necessità di un intervento sono spesso chiari, ma altrettanto spesso vengono trascurati. Perdite d’acqua, anche minime, possono suggerire crepe o rotture nelle tubature. Queste perdite, se non affrontate, possono portare a danni strutturali significativi e a un aumento dei costi di riparazione.
A tal proposito effettuare ispezioni regolari, svolte da professionisti qualificati, è essenziale sia per mantenere l’impianto idraulico in buone condizioni sia per prevenire problemi a lungo termine che per pianificare interventi più radicali come la sostituzione dell’impianto idraulico. Queste ispezioni, infatti, permettono di identificare precocemente eventuali problemi, prima che diventino emergenze costose.
Materiali utilizzati per gli impianti idraulici
La realizzazione dei due sotto-impianti (riscaldamento e acqua sanitaria) segue regole differenti e vengono utilizzati materiali differenti. Infatti, il primo contiene al suo interno acqua in pressione oltre che fredda e calda, quindi deve avere delle precise caratteristiche sia di tenuta sia di isolamento. Anche qui si differenziano tra impianti di carico e di scarico.
- Rame: è stato un materiale di fiducia in molti settori, specialmente in quello idraulico, per la sua durata e resistenza. La sua capacità di resistere a fattori esterni come alte temperature e pressioni lo rende ideale per l’impianto idrico di una casa.
- Tubi multistrato: sono ormai l’opzione più diffusa per la realizzazione degli impianti di carico, apprezzati per la loro versatilità e resistenza. Sono costituiti da strati sovrapposti di materiali polimerici (PE-X reticolato) e metallo (alluminio). Questi materiali conferiscono ai tubi multistrato resistenza alle alte temperature, flessibilità, atossicità, idoneità al trasporto di acqua potabile, leggerezza, resistenza alla corrosione e una bassa rugosità interna. Inoltre, bisogna fare riferimento alla normativa UNI EN ISO 15875-2, la quale specifica che i tubi multistrato sono idonei per una varietà di applicazioni, tra cui impianti idrosanitari, di riscaldamento, condizionamento e impianti industriali.
- PVC: L’utilizzo del Pvc nelle tubazioni di scarico degli impianti idraulici domestici è lo standard, in quanto unisce praticità e conformità normativa. In compenso, hanno un punto debole: la resistenza alle alte temperature. Infatti, i tubi in Pvc possono dilatarsi, se esposti a temperature superiori ai 90°C. La normativa in cui vengono definite le caratteristiche delle tubazioni in Pvc è la UNI EN 1401-1:2019.
Tipologie di impianti di adduzione dell'acqua
Generalmente, si distinguono due tipi principali di impianti di adduzione dell’acqua: il sistema a collettore e quello a derivazione.
- Impianto idrico in derivazione: è caratterizzato da una tubazione principale che fornisce ogni utenza della casa. La derivazione avviene tramite l’uso di raccordi a “T”, consentendo di dividere l’acqua della tubazione principale in più canali.
- Impianto idrico con collettore: prevede l’installazione di un collettore idraulico a parete che funge da distributore centrale dell’acqua. Al collettore arrivano i tubi dell’acqua fredda (direttamente dal contatore) e dell’acqua calda (dal generatore). Da qui, partono tubi separati per l’acqua fredda e calda divisi per ciascuna utenza.
Tecniche innovative: il Relining
Il relining rappresenta una metodologia innovativa per la ristrutturazione dell’impianto idraulico, particolarmente vantaggiosa in contesti dove è necessario preservare l’integrità strutturale dell’edificio. Chiaramente il principale è che elimina la necessità di demolizioni invasive, preservando così l’integrità dell’edificio e riducendo i disagi per gli inquilini. Inoltre, questa tecnica riduce notevolmente i tempi di intervento e i costi associati, spesso risultando più economica rispetto ai metodi tradizionali.
Le normative attuali impongono che i tubi di adduzione siano isolati: quelli in cui scorre l’acqua calda per evitare dispersioni inutili, quelli in cui scorre l’acqua fredda per evitare che si formi condensa nei massetti. Chiaramente nessuna legge obbliga a isolare le tubazioni in caso di non sostituzione, quindi il relining in linea di principio è sempre possibile, però è opportuno anche valutare i benefici che può dare una tubazione isolata, soprattutto a lungo termine.
Pertanto in tale ottica il relining del bagno forse non è la soluzione migliore ma solo un tamponamento economico in attesa di effettuare interventi più radicali.
Normative e certificazioni
La normativa di riferimento per gli impianti posti al servizio di tutti i tipi di edifici, aldilà della destinazione d’uso (residenziale, commerciale, industriale, agricola) è il DM 22 gennaio 2008, n.37 “Regolamento sull’attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici”. Nonostante già la Legge 5 marzo 1990, n. 46, avesse introdotto norme per la sicurezza degli impianti, questo lasso di tempo ha reso inevitabilmente necessario un ammodernamento del quadro normativo, per adeguarsi all’evoluzione della tecnologia e ai requisiti in materia di salute e sicurezza.
Fatti salvo i casi di manutenzione ordinaria -sostituzione o riparazione di una lampada, presa, terminale di una tubazione, valvola o sanitario-, il committente è tenuto ad affidare i lavori di installazione, trasformazione, ampliamento e di manutenzione straordinaria degli impianti indicati, ad imprese abilitate (iscritte nel registro delle imprese di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581 e s.m.i., o nell’Albo provinciale delle imprese artigiane di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443.
Requisiti tecnico-professionali
I requisiti tecnico-professionali richiesti alle imprese per l'abilitazione all'installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria degli impianti sono:
- diploma o qualifica conseguita al termine di scuola secondaria del secondo ciclo con specializzazione relativa al settore impiantistico, presso un istituto statale o legalmente riconosciuto, seguiti da un periodo di inserimento, di almeno due anni continuativi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore.
- titolo o attestato conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale, previo un periodo di inserimento, di almeno quattro anni consecutivi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore.
Si considerano, altresì, in possesso dei requisiti tecnicoprofessionali, il titolare dell’impresa, i soci ed i collaboratori familiari che hanno svolto attività di collaborazione tecnica continuativa nell’ambito di imprese abilitate del settore per un periodo non inferiore a sei anni.
Progettazione degli impianti
L’art. 5 del DM 37/08 stabilisce infatti che, salvo i casi di manutenzione ordinaria, in tutti gli altri casi (nuova installazione, trasformazione ampliamento, manutenzione straordinaria) la norma prevede che deve essere sempre redatto un progetto. I progetti contengono almeno gli schemi dell’impianto e i disegni planimetrici nonché una relazione tecnica sulla consistenza e sulla tipologia dell’installazione, della trasformazione o dell’ampliamento dell’impianto stesso, con particolare riguardo alla tipologia e alle caratteristiche dei materiali e componenti da utilizzare e alle misure di prevenzione e di sicurezza da adottare. Il progetto, in alternativa, può essere redatto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice.
Accanto alle principali leggi impiantistiche, per ogni tipologie, esistono tutta una serie di normative secondarie che vanno ad affrontare dettagli specifici per ogni genere di impianto. Ad esempio, per quanto riguarda l’impianto elettrico, esistono norme che regolano la messa a terra, la protezione dai fulmini e antincendio, il fotovoltaico, l’illuminazione.
Dichiarazione di conformità
Completata la realizzazione dell'impianto, vanno effettuate delle verifiche e dei collaudi per assicurarsi che tutto funzioni correttamente e che l'impianto sia sicuro. Una volta completate tutte le verifiche necessarie, l'impresa o il professionista che ha realizzato l'impianto redige il certificato di conformità, che deve poi essere firmato dal responsabile tecnico.
La dichiarazione di conformità certifica la corretta esecuzione dei lavori a regola d’arte ed equivale a tutti gli effetti all’omologazione dell’impianto. In caso di rifacimento parziale di impianti, il progetto, la dichiarazione di conformità e l’attestazione di collaudo ove previsto, si riferiscono alla sola parte degli impianti oggetto dell’opera di rifacimento, ma tengono conto della sicurezza e funzionalità dell’intero impianto.
Le violazioni accertate da parte delle imprese installatrici, sono comunicate alla Camera di commercio competente per territorio, che provvede all’annotazione nell’albo provinciale delle imprese artigiane o nel registro delle imprese in cui l’impresa inadempiente risulta iscritta, mediante apposito verbale.
Sanzioni
Alle violazioni degli obblighi già citati sulla dichiarazione di conformità, si applicano le sanzioni amministrative da euro 100 ad euro 1.000 con riferimento all’entità e complessità dell’impianto, al grado di pericolosità ed alle altre circostanze obiettive e soggettive della violazione.
Certificazione impianto idraulico: cos'è e perché è importante
La certificazione per impianto idraulico è un documento di fondamentale importanza nel campo dell’edilizia e delle installazioni idrauliche. È un documento che rappresenta una dichiarazione ufficiale, rilasciata da professionisti abilitati nel settore idraulico, che attesta la conformità e l’adeguatezza dell’impianto idraulico di un edificio. La certificazione attesta che l’impianto idraulico è stato realizzato secondo le migliori pratiche del settore e che soddisfa tutti i requisiti legali e tecnici.
La certificazione per l’impianto idraulico è la testimonianza tangibile che l’impianto è stato realizzato con professionalità e competenza, riducendo al minimo i rischi di incidenti e danni. È anche una garanzia di qualità per chi acquista o affitta un immobile, poiché può essere certo che l’impianto idraulico è stato sottoposto a rigorosi controlli e verifiche.
La certificazione dell’impianto idraulico è obbligatoria in diverse situazioni, tra cui:
- installazione di un nuovo impianto
- modifiche o ampliamenti
- manutenzione straordinaria
- allacci di nuove utenze
Come ottenere la certificazione
Per ottenere la certificazione di un impianto idraulico è necessario seguire alcuni passaggi:
- progetto dell’impianto: si inizia con un progetto dettagliato dell’impianto idraulico, garantendo che sia conforme alle normative locali;
- materiali e documentazione: si stila un elenco dei materiali utilizzati, inclusi i certificati di autenticazione;
- sopralluogo e verifica: il professionista abilitato effettua un sopralluogo e verifica che l’impianto sia stato realizzato a norma di legge;
- certificazione: una volta completate tutte le verifiche, il professionista rilascia la certificazione per l’impianto idraulico.
Normativa UNI per impianto idrico sanitario
Le 3 principali normative che dettano i parametri e i criteri tecnici per il dimensionamento degli impianti idraulici sono:
- UNI EN 806: “Specifiche relative agli impianti all’interno di edifici per il convogliamento di acque destinate al consumo umano”.
- UNI 9182: “Impianti di alimentazione e distribuzione d’acqua fredda e calda - progettazione, installazione e collaudo”.
- UNI 12056-5:2001: “Sistemi di scarico funzionanti a gravità all’interno degli edifici - Installazione e prove, istruzioni per l’esercizio, la manutenzione e l’uso”.
Rischi e sanzioni per assenza della certificazione
L’assenza di una certificazione per l’impianto idraulico può comportare una serie di rischi e sanzioni di natura legale ed economica. È fondamentale comprendere queste implicazioni per apprezzare appieno l’importanza di ottenere la certificazione e rispettare le normative vigenti nell’ambito degli impianti idraulici. I rischi maggiori sono:
- rischi per la sicurezza: la mancanza di una certificazione per l’impianto idraulico implica il rischio di malfunzionamenti, perdite d’acqua, danni strutturali e situazioni potenzialmente pericolose.
- sanzioni amministrative: le autorità competenti possono infliggere sanzioni amministrative in caso di mancanza di certificazione o di impianto non conforme alle normative. Queste sanzioni possono includere multe significative e la richiesta di mettere l’impianto a norma.
- difficoltà nella vendita o locazione: se si intende vendere o affittare un immobile senza una certificazione per l’impianto idraulico, potrebbero esserci notevoli difficoltà.
- possibili contenziosi legali: l’assenza di una certificazione può generare contenziosi legali tra proprietari e acquirenti/inquilini in caso di problemi impiantistici.
- problemi con le assicurazioni: le compagnie di assicurazione potrebbero rifiutarsi di coprire danni o incidenti causati da un impianto idraulico non certificato o non conforme.
Normativa impianti elettrici
La normativa sugli impianti elettrici è l’insieme di regolamenti e standard tecnici che disciplinano la progettazione, l’installazione e la manutenzione degli impianti elettrici per garantirne la sicurezza e l’efficienza.
Le norme di riferimento per quanto riguarda gli impianti elettrici sono:
- il D.M. 37/2008, recante le disposizioni generali in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici;
- la norma CEI 64-8: rappresenta il principale riferimento normativo per gli impianti elettrici di bassa tensione sia in ambito residenziale che industriale.
- la norma CEI 11-27: dedicata alle operazioni e attività di lavoro sugli impianti elettrici o ad essi connesse.
Altre norme CEI importanti per gli impianti elettrici industriali sono:
- CEI EN 62305: protezione contro i fulmini
- CEI EN 62271-202: cabine Container
- CEI EN 62271-200: quadri di media tensione
- CEI EN 61439: quadri di bassa tensione
- CEI EN 61936-1: impianti elettrici con tensione superiore a 1 kV in corrente alternata
Altre disposizioni legislative da tenere in considerazione sono:
- la Legge 186/68 - sicurezza degli impianti tecnici;
- il D.Lgs. 81/08 - sicurezza sui luoghi di lavoro;
- il D.P.R. 462/2001: verifiche periodiche degli impianti di messa a terra, protezione contro le scariche atmosferiche e degli impianti elettrici nei luoghi a rischio di esplosione;
Nel complesso universo della normativa degli impianti elettrici, rientrano anche le Direttive Europee:
- Direttiva 2014/35/UE (LVD): direttiva sulla bassa tensione che mira a garantire che le apparecchiature elettriche destinate ad essere utilizzate entro taluni limiti di tensione non compromettano la sicurezza delle persone, degli animali domestici e dei beni;
- Direttiva 2014/30/UE (EMC): direttiva sulla compatibilità elettromagnetica che garantisce che le apparecchiature non generino disturbi elettromagnetici e non siano suscettibili agli stessi.
Se facciamo un passo indietro, invece, va sicuramente citata la Legge 46/1990 (oggi quasi completamente abrogata) che interessa tutti gli impianti tecnici negli edifici, compresi non solo quelli elettrici ed elettronici, ma anche gli impianti a gas, di condizionamento dell’aria, idrosanitari, di ascensori e di protezione antincendio. Per questi ultimi, l’applicazione era limitata agli edifici di tipo civile. Per gli impianti elettrici, invece, la legge si estendeva anche agli immobili destinati ad attività produttive, commerciali, terziarie e ad altri usi.
Normativa CEI 64-8
La normativa sugli impianti elettrici civili è principalmente regolata dalla norma CEI 64-8.
La Norma CEI 64-8 è ampiamente utilizzata da progettisti e installatori per le sue numerose applicazioni in strutture dotate di impianti elettrici BT, dalle abitazioni private alle grandi industrie, ospedali, uffici, alberghi, musei, teatri, cantieri, porti, ecc. È inoltre fondamentale per il rispetto delle normative sulla sicurezza degli edifici (D.M. 37/08) e dei luoghi di lavoro (D.L. 81/08), sviluppata con la partecipazione dei Vigili del Fuoco.
Essa si applica agli impianti elettrici utilizzatori con tensione nominale fino a 1000 V in corrente alternata e 1500 V in corrente continua. Essa disciplina gli impianti sia in ambito domestico che in ambito non domestico, inclusi edifici residenziali, commerciali, industriali e pubblici.
La norma si estende agli impianti elettrici nei cantieri temporanei e mobili, nei locali medici, nei luoghi con rischio di esplosione e in tutte quelle situazioni in cui è richiesta una particolare attenzione alla sicurezza elettrica.
La norma contiene sezioni specifiche per gli impianti in ambienti con particolari esigenze, come bagni, piscine, cantieri edili, luoghi di pubblico spettacolo e aree con pericolo di esplosione. Per ogni tipo di ambiente, la CEI 64-8 fornisce direttive aggiuntive per garantire la sicurezza, tenendo conto delle condizioni particolari di ciascun ambiente. Ad esempio, nei bagni e nelle piscine, stabilisce distanze minime e specifiche protezioni per evitare il rischio di elettrocuzione.
La CEI 64-8 fornisce dettagliati criteri per la progettazione degli impianti elettrici, ponendo l’accento sul dimensionamento corretto delle condutture, sulla scelta appropriata dei componenti e sulla valutazione accurata dei rischi associati. Include norme per il calcolo delle correnti di cortocircuito e dei sovraccarichi, richiedendo l’adozione di protezioni adeguate come fusibili e interruttori automatici.
La norma stabilisce procedure rigorose per l’installazione degli impianti elettrici, assicurando che siano conformi ai requisiti di sicurezza e funzionalità. Specifica le modalità di posa dei cavi, l’installazione delle apparecchiature di distribuzione e dei dispositivi di protezione.
La CEI 64-8 delinea misure di protezione contro i contatti diretti e indiretti. Include requisiti per la protezione contro le sovratensioni ed i sovraccarichi, come l’uso di dispositivi di protezione differenziale ed interruttori automatici. La norma prevede anche l’obbligo di realizzare un sistema di messa a terra e di utilizzare adeguati sistemi di protezione contro le scariche atmosferiche.
La norma CEI 64-8 richiede verifiche iniziali e periodiche degli impianti elettrici per garantire che siano sicuri e conformi alle norme. Le verifiche comprendono: ispezioni visive, prove di funzionamento e misurazioni strumentali come la resistenza di isolamento, la continuità dei conduttori di protezione e la verifica del coordinamento delle protezioni.
La norma introduce criteri per l’efficienza energetica degli impianti elettrici, promuovendo l’uso di tecnologie e pratiche che riducano il consumo energetico. Include direttive per l’adozione di sistemi di gestione dell’energia, l’uso di apparecchiature ad alta efficienza energetica e l’implementazione di soluzioni per il risparmio energetico come l’illuminazione a LED e l’automazione degli impianti.
La CEI 64-8 stabilisce che ogni impianto elettrico deve essere corredato da una documentazione completa e dettagliata. Questa documentazione deve includere schemi elettrici, relazioni tecniche, certificati di conformità e rapporti di verifica.
Impianto elettrico condominiale: la normativa
Gli impianti elettrici condominiali, che includono l’illuminazione delle parti comuni, i sistemi antincendio, gli ascensori, le autoclavi e i sistemi di videosorveglianza, sono considerati beni comuni secondo il Codice Civile.Secondo il D.M. 37/08, tutti gli impianti elettrici devono essere realizzati a regola d’arte, rispettando le normative CEI per essere considerati conformi. In un condominio, l’impianto elettrico deve essere verificato da un esperto per assicurare che sia sicuro e conforme.
L’amministratore del condominio deve assicurarsi che i proprietari mettano a norma gli impianti elettrici delle singole unità abitative, anche tramite inviti formali discussi in assemblea. Anche se non può intervenire direttamente nelle unità private, ha la responsabilità di garantire la sicurezza degli impianti comuni. Nel caso di presenza di lavoratori dipendenti o attività professionali nel condominio, è obbligatoria la verifica dell’impianto di messa a terra, secondo il D.P.R. n. 462/2001.
Cosa deve avere ogni impianto elettrico per essere a norma?
È evidente che per essere considerato a norma un impianto elettrico debba rispettare tutte le disposizioni legislative appena illustrate. Un impianto elettrico a norma deve:
- essere progettato e installato da tecnici qualificati e abilitati;
- essere composto da elementi con marchio CE o CEI;
- includere lo schema elettrico, il computo metrico, la dichiarazione di conformità o la dichiarazione di rispondenza;
- essere dimensionato (gli impianti elettrici delle unità abitative devono essere dimensionati per una potenza impegnata di almeno 6 kW
- essere dotato di: interruttore generale, singoli interruttori e circuiti, salvavita, presenti per isolare parti dell’impianto in caso di guasto o manutenzione, con differenziale e magnetotermico per una protezione completa;
- avere un impianto di messa a terra, necessario per scaricare le dispersioni
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