Impianto Idraulico Bagno: Pro e Contro Senza Centralina
Quando si sceglie di ristrutturare casa, l’impianto idraulico, quello del gas e l’impianto elettrico sono i principali interventi a cui è necessario pensare. Nella maggior parte delle ristrutturazioni di bagni, nel 90% dei casi si rifà l’impianto idraulico del bagno.
Tipologie di Impianto Idraulico
La realizzazione dell’impianto idraulico del bagno nella propria abitazione può essere realizzata secondo due modalità:
- Impianto idrico a collettore
- Impianto idrico in deviazione
Impianto Idrico in Derivazione
L’impianto idrico in derivazione prevede l’installazione di una tubazione principale che fornisce ogni utenza. La derivazione avviene mediante l’utilizzo di raccordi a “T”, raccordi che consentono di avere un ingresso e due uscite, così che l’acqua della tubazione principale viene cosi divisa in 2 e più canali.
Gli svantaggi dell’installazione di un impianto idraulico in derivazione potrebbero essere l’impossibilità nel bloccare una sola utenza alla volta, in caso di intervento si blocca l’intero impianto idraulico e nel caso di un intervento per il ripristino e la sostituzione prevederà inevitabilmente la demolizione della pavimentazione.
I vantaggi sono che è esteticamente bello, facile da chiudere ed aprire e poco ingombrante.
Impianto con Collettore
L’impianto idrico con collettore prevede l’installazione di un collettore idraulico a parete, che funge da distributore centrale idrico, da cui partono tutte le tubazioni. Dal collettore parte un tubo dell’acqua fredda ed uno per l’acqua calda che fornisce una singola utenza, perciò non ci sono interruzioni sottotraccia come nell’impianto idrico in derivazione, avremo i tubi che andranno dal collettore all’utenza diretti. Con questo sistema i giunti sono all’interno della cassetta e all’utenza alla quale sono collegati, pertanto non vi sono giunzioni sotto traccia.
L’assenza di giunzioni sottotraccia facilita gli interventi di manutenzione ordinaria e anche straordinaria, quando necessari. L’impianto idrico a collettore è una delle alternative per la realizzazione dell’impianto di carico in cui il collettore funziona da distributore centrale idrico e la rete di distribuzione è realizzata in parallelo.
La progettazione ex novo o la ristrutturazione dell’impianto idraulico deve oggi rispondere a specifiche esigenze di mercato che riguardano: riduzione degli sprechi idrici, disponibilità di acqua calda nel minor tempo possibile, pressione e temperatura sempre ottimali, efficienza energetica e, non per ultime, durabilità, sicurezza e igiene. Per rispondere a queste esigenze esistono differenti alternative, una di queste è l’impianto idrico a collettore che rappresenta una soluzione efficiente per la distribuzione dell’acqua ai vari punti di erogazione.
Che cos’è l’impianto idrico a collettore?
L’impianto idrico a collettore è una delle alternative disponibili per la realizzazione dell’impianto di carico di un impianto idraulico (costituito appunto da un impianto di adduzione e uno di scarico). In questa soluzione il collettore, realizzato a parete, funziona da distributore centrale idrico, è da qui che partono tutte le tubazioni della rete di distribuzione. La rete di distribuzione è a sua volta realizzata in parallelo, questo vuol dire che ogni singolo punto di erogazione - sanitari, lavabi, lavelli, doccia, vasca, lavastoviglie, ecc. - è servito da una singola tubazione di acqua fredda e una di acqua calda.
Per la realizzazione di questa tipologia di impianto è possibile utilizzare tubazioni di differente materiale, come:
- tubazioni Mannesmann: sono tubazioni in acciaio inossidabile o zincato senza saldatura, ormai in disuso dagli anni ’80;
- rame duro, semiduro o ricotto: particolarmente adatte per gli impianti di acqua potabile grazie alle loro comprovate proprietà batteriostatiche;
- materiale plastico: come polietilene a bassa densità (PEBD), polietilene ad alta densità (PEHD), polietilene reticolato (PEX), polipropilene (PP), polibutene (PB);
- multistrato: ottenuto mediante la sovrapposizione di due o più strati di materiali metallici e plastici.
Fra i materiali appena elencati quelli di gran lunga più utilizzati sono i tubi in multistrato. Queste tubazioni risultano infatti facili da posare, economiche e resistenti.
La realizzazione di impianti di carico con collettore garantisce:
- una distribuzione corretta della quantità di acqua ad ogni singolo rubinetto;
- rapidità nella disponibilità di acqua calda;
- semplicità di manutenzione tanto ordinaria quanto straordinaria.
Il funzionamento di un impianto idrico a collettore è molto efficiente: l’acqua viene pompata dal serbatoio o dalla rete pubblica al collettore centrale, da qui viene distribuita a tutte le tubature indipendenti che alimentano i vari punti di erogazione. Il flusso dell’acqua è regolato da valvole poste sui singoli rubinetti, che permettono di intercettare e gestire le singole utenze.
Quali sono le differenze con l’impianto idrico a derivazione?
L’impianto di carico realizzato in derivazione differisce concettualmente e praticamente da quello a collettore per molti aspetti. Analizziamo allora il funzionamento dell’impianto in derivazione per cogliere nel dettaglio le differenze.
L’impianto di carico in derivazione prevede l’installazione di una tubazione principale (dorsale), rigida, che sarà deviata per ogni singolo punto di erogazione. La derivazione, dalla tubazione principale rigida alle singole utenze, è realizzata in serie ed è resa possibile dall’utilizzo di particolari componenti idraulici ovvero i raccordi TEE. Questi raccordi, comunemente chiamati a “T”, sono costituiti da tre porte, una di ingresso e due di uscita, e permettono di deviare l’acqua in funzione del comando. La presenza di questi raccordi lungo la tubazione rende ovviamente necessaria l’interruzione, come dicevamo, della tubazione principale e la realizzazione di giunzioni sottotraccia.
Tabella differenze impianto idrico a collettore e impianto idrico a derivazione
Tutte le tipologie di collettore presenti sul mercato rispondono a precise specifiche tecniche e ad esigenza di sicurezza e resistenza alle rotture. Sono quasi sempre realizzate in ottone e risultano compatibili con tubazioni in rame, plastica e multistrato. Qualsiasi tipologia di collettore dovrà inoltre garantire:
- equilibratura della distribuzione d’acqua ad ogni singolo rubinetto, in modo da non influire sulla pressione di erogazione ai vari punti di prelievo;
- semplicità di manutenzione, con collettori posizionati in un condotto facilmente accessibile in modo da rendere la manutenzione, tanto ordinaria quanto straordinaria, più semplice, veloce ed economica possibile.
Le tipologie di collettore più diffuse sono tre:
- collettori di distribuzione con intercettazioni singole: sono utilizzati per il controllo e la distribuzione del fluido nei circuiti sanitari. Vengono forniti già assemblati in cassetta d’ispezione in materiale plastico, in modo tale da facilitarne il posizionamento e l’installazione e sono dotati di valvole di intercettazione per ogni utenza servita;
- collettori di distribuzione con intercettazioni generali: sono dotati di valvole di intercettazione sugli ingressi caldo e freddo e di una derivazione a monte della valvola di intercettazione che può essere utilizzata per il collegamento del circuito di ricircolo;
- gruppo con intercettazioni generali: anche questo dotato delle sole valvole di intercettazione in ingresso caldo e freddo ed è predisposto per il collegamento dei circuiti di ricircolo e per la realizzazione di diverse tipologie di distribuzione sanitaria, consentendo la massima flessibilità progettuale.
Dove posizionare il collettore?
Il collettore, installato in una cassetta preassemblata, viene sempre posato a parete e non fa differenza la stratigrafia della parete (muratura, cartongesso, legno), l’installazione è sempre possibile a patto di avere lo spazio sufficiente. Il collettore è infatti il cuore di questa tipologia di impianto di carico e le sue dimensioni variano in base ai punti di erogazione, per cui si posizionerà in un punto più o meno centrale dell’immobile, laddove possibile in un locale tecnico.
Una volta posata la cassetta preassemblata con il collettore è possibile collegare ad esso le tubazioni per ogni utenza tramite appositi innesti a clip.
Che vantaggi ha un impianto a collettore?
I vantaggi di un impianto di carico a collettore sono:
- assenza di giunzioni sottotraccia: questo facilita gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria;
- rischio di lesione o rotture durante la messa in esercizio pressoché assente;
- possibilità di gestione delle singole utenze separatamente senza dover interrompere la distribuzione dell’acqua anche agli altri punti di erogazione;
- impianto sempre ben bilanciato, senza cali di pressione o di acqua calda, anche in caso di prelievi simultanei;
- fruizione dell’acqua calda in tempi rapidi;
- facilità di posizionamento e installazione: il collettore è preassemblato nella cassetta per l’ispezione e può essere dotato di portello push-to-open per un’ispezione veloce ed agevole.
Nonostante i numerosi vantaggi, l’impianto a collettore presenta anche alcuni svantaggi che rende necessario valutare la tipologia di impianto più adatta in relazione allo specifico caso reale. Gli svantaggi dell’impianto di carico a collettore sono:
- costo di realizzazione più elevato dovuto alla maggiore lunghezza della rete di distribuzione;
- in base al numero dei punti di erogazione, il collettore può arrivare a dimensioni relativamente grandi e quindi risultare troppo ingombrante soprattutto se gli ambienti di installazione sono piccoli.
Impianti idraulici in multistrato: caratteristiche principali
Avere il giusto impianto idraulico è di fondamentale importanza e, quelli che utilizzano i tubi in multistrato, o in polietilene reticolato, sono sicuramente molto facili da installare e permettono di ridurre le tempistiche di realizzazione del sistema idraulico. Infatti si tratta di un materiale estremamente malleabile, che grazie a uno strato interno di alluminio consente al tubo di mantenere la forma con facilità.
Il multistrato inoltre offre ottime capacità di resistenza al calore e robustezza, derivate direttamente dai processi chimici utilizzati nella produzione e nel trattamento di tale materiale. La parte interna di questi tubi è rivestita con materiali inodori e non corrosivi, che permettono di tenere sotto controllo la formazione batterica presente nelle tubazioni, con valori decisamente più bassi rispetto ai classici tubi in ferro.
Impianti idraulici in polipropilene: caratteristiche principali
La maggior parte degli impianti idraulici è realizzata in polipropilene o PVC, due materiali plastici con ottime caratteristiche tra cui un peso contenuto, un’eccellente resistenza alla pressione e alle sostane chimiche normalmente presenti nell’acqua. Non a caso, infatti, materiali come il PVC viene utilizzato addirittura per impermeabili e giacche sportive. In particolare il polipropilene è inodore e non rilascia particelle dannose per la salute umana, perciò è spesso una scelta ottimale per salvaguardare la purezza stessa dell’acqua potabile.
Inoltre questo materiale vanta un’ottima resistenza alle alte temperature, anche fino a 100°C e alla corrosione, durando spesso 20-30 anni senza mostrare alcun tipo di usura o cedimento. Allo stesso tempo non è così facile da installare, perché molto meno lavorabile rispetto al multistrato, specialmente nelle curve. Nonostante sia leggermente più caro del multistrato, un impianto idraulico in polipropilene offre anche maggiori vantaggi e una resistenza complessiva superiore.
Quale impianto idraulico scegliere?
La scelta dell’impianto idraulico dipende sia dalle esigenze tecniche legate all’installazione che da quelle economiche del cliente finale, in quanto sia gli impianti in multistrato che in polipropilene rappresentano delle eccellenti soluzioni per la distribuzione dell’acqua potabile e sanitaria. Tuttavia esistono dei vantaggi e degli svantaggi per ognuno dei due, che in alcuni casi possono favorire ora l’uno ora l’altro a seconda delle singole situazioni.
Ad esempio il multistrato è meno resistente alle sollecitazioni rispetto al polipropilene, ma allo stesso tempo è un materiale economico e facile da lavorare, specialmente per creare le curve. Al contrario il polipropilene vanta una robustezza unica, è un prodotto vecchio quindi già ampiamente testato ma ha un costo d’acquisto più elevato, inoltre può essere installato solamente da idraulici esperti e qualificati.
Invece in quanto a caratteristiche di tenuta di pressione e resa termica i due materiali praticamente si equivalgono, offrendo entrambi ottimi valori. Perciò se si vuole puntare sulla solidità è meglio preferire il polipropilene, mettendo in conto un tempo d’installazione maggiore e un costo leggermente più alto, altrimenti con il multistrato è possibile risparmiare e accorciare i tempi di lavoro, ottenendo comunque un impianto idraulico perfettamente a norma.
Presscontrol: vantaggi e svantaggi
Il presscontrol è un dispositivo di ultima generazione, ideato per la distribuzione di acqua sanitaria nelle abitazioni. Questo strumento consente di accendere o spegnere la pompa a seconda della pressione interna nel circuito. Altro vantaggio da considerare quando si acquista un press control anziché un classico sistema autoclave è quello legato alla bassa manutenzione.
Esistono anche delle controindicazioni legate all’uso del press control e per questo è importante conoscerle, in modo tale da capire se si tratta di ostacoli insormontabili o di aspetti influenti, se prendiamo come punto di riferimento il nostro specifico impianto idraulico.
In primis tra tutti i vantaggi si ricorda la possibilità di lavarsi la faccia o le mani senza che sia prima necessario accendere il motore dell’autoclave. Infatti ogni autoclave di questo tipo è dotata di un serbatoio di almeno 25 litri che movimenterà l’acqua in ogni caso, perchè ha la funzione di “riserva idrica”, anche quando il motore non è attivo.
Si consiglia l’uso e il montaggio di un presscontrol in quelle abitazioni come ville o seconde o terze case che vengono “vissute” solo per periodi limitati nel corso dell’anno. Questo perchè installando un press controll in una villetta a mare o in una baita in collina o montagna si avranno meno possibilità di trovarlo rotto quando abitiamo quello spazio, con tutte le conseguenze negative collegate all’impossibilità di utilizzare di conseguenza acqua calda o di farsi una bella doccia bollente rigenerante.
Rifacimento Impianto Idraulico Senza Rompere Muri: È Possibile?
Questo è uno dei problemi tipici che registrano i proprietari di casa: rifare l’impianto idraulico senza rompere pavimento e muri del bagno o dell’intera casa. Questa esigenza si manifesta per diversi motivi. Ma in ogni caso la risposta non è sempre chiara.
Per dare una risposta definitiva dobbiamo per forza sottolineare che il rifacimento dell’impianto idrico, in quanto tale, con relativa sostituzione dei tubi vecchi con quelli nuovi, comporta per forza un’opera di demolizione della muratura e dei pavimenti. In alcuni casi, però, ci sono delle alternative valide. I motivi sono abbastanza semplici da individuare ma è giusto ricordarli.
Sostituire l’impianto idraulico rovinato - ovvero quello che porta l’acqua in casa - vuol dire affrontare la trafila di una manutenzione straordinaria dal punto di vista dei permessi e dei passaggi burocratici. Maestranze che dovranno demolire pareti e pavimenti per far uscire allo scoperto i tubi. Questo avviene dopo aver studiato la mappatura del vecchio impianto. Poi si individuano eventuali danni, si predispone il lavoro e si cambiano le tubature insieme ai raccordi, alle guarnizioni, ai rubinetti e probabilmente ai sanitari. A questo punto si chiude tutto e si procede con chiusura dei muri e dei pavimenti. Poi, quasi sicuramente, dovrai cambiare anche le piastrelle e le mattonelle.
A questo punto è chiaro perché si cerca sempre di rifare l’impianto idrico senza rompere e demolire le pareti: la spesa è importante, il tempo di lavorazione impegnativo, i disagi in termini di polvere innumerevoli. Alla fine però hai risolto uno dei problemi più importanti: hai rifatto l’impianto che porta l’acqua in casa.
Esistono, come annunciato, delle soluzioni che consentono di rifare l’impianto per far scorrere l’acqua in casa che non contemplano la demolizione e lavori di muratura. Come si chiamano? Queste soluzioni rientrano nella categoria del relining riabilitativo. Non è necessario rompere casa grazie a un sistema ingegnoso: inserire nuove tubature in quelle vecchie. In questo modo non c’è bisogno di demolire pavimenti o pareti. In questo modo è possibile ottenere il risultato sperato: rifare impianto idraulico senza rompere muri, pavimenti e pareti.
Non c’è bisogno di rompere e fare interventi importanti ma i problemi non mancano. Si avrà una riduzione del diametro del tubo quindi bisogna aumentare la pressione e si possono avere problemi con tratte in cui si trovano curve e condotte non rettilinee.
In primo luogo aumenti il valore della casa: se hai deciso di venderla puoi far fruttare il tuo lavoro e velocizzare le trattative. Come anticipato, le soluzioni ci sono e devono essere valutate con cura. Improvvisare vuol dire rischiare di danneggiare casa. Per queste attività c’è bisogno di una consulenza professionale e in grado di consigliare al meglio e di seguire tutti i passaggi. Anche dal punto di vista burocratico, così sarà più facile ottenere anche i bonus e le sovvenzioni per chi effettua ristrutturazioni.
Il Relining: Una Metodologia Innovativa
Il relining rappresenta una metodologia innovativa per la ristrutturazione dell’impianto idraulico, particolarmente vantaggiosa in contesti dove è necessario preservare l’integrità strutturale dell’edificio. Confrontando il relining con i metodi tradizionali, emergono diversi vantaggi. Chiaramente il principale è che elimina la necessità di demolizioni invasive, preservando così l’integrità dell’edificio e riducendo i disagi per gli inquilini.
Inoltre, questa tecnica riduce notevolmente i tempi di intervento e i costi associati, spesso risultando più economica rispetto ai metodi tradizionali. D’altra parte, i metodi tradizionali, pur essendo più invasivi, permettono un rinnovamento completo e una maggiore personalizzazione del sistema.
C’è un altro aspetto da evidenziare. Le normative attuali impongono che i tubi di adduzione siano isolati: quelli in cui scorre l’acqua calda per evitare dispersioni inutili, quelli in cui scorre l’acqua fredda per evitare che si formi condensa nei massetti. Chiaramente nessuna legge obbliga a isolare le tubazioni in caso di non sostituzione, quindi il relining in linea di principio è sempre possibile, però è opportuno anche valutare i benefici che può dare una tubazione isolata, soprattutto a lungo termine.
Normative di riferimento
Nel sostituire o costruire ex-novo un impianto idrico (o idraulico) è peculiare - onde prevenire e ridurre al minimo gli errori - la conoscenza della normativa tecnica per operare in completa sicurezza. Ricordiamo che gli impianti domestici devono essere progettati “a regola d’arte”, nel rispetto del DM 37/08 ed in conformità alle norme tecniche armonizzate europee.
La norma UNI 9182 del 2014, specifica i criteri tecnici ed i parametri da considerare per il dimensionamento delle reti di distribuzione dell’acqua destinata al consumo umano, i criteri di dimensionamento per gli impianti di produzione, distribuzione e ricircolo dell’acqua calda, i criteri da adottare per la messa in esercizio degli impianti e gli impieghi dell’acqua non potabile e le limitazioni per il suo impiego. Si applica a impianti di nuova costruzione, a modifiche e riparazioni di impianti già esistenti.
La norma UNI EN 12056 del 2001, divisa in 5 parti, indica requisiti e prestazioni e fornisce indicazioni per la corretta progettazione e calcolo di impianti per acque reflue e sistemi per l’evacuazione delle acque meteoriche.
La vigente legislazione italiana sostiene, attraverso il D.M. 37/2008, la possibilità di utilizzare un metodo di dimensionamento degli impianti di acqua potabile diverso da quello proposto dalla norma UNI 9182.
