Impianto Idraulico in Casa in Legno: Pro e Contro

La progettazione ex novo o la ristrutturazione dell’impianto idraulico deve oggi rispondere a specifiche esigenze di mercato che riguardano: riduzione degli sprechi idrici, disponibilità di acqua calda nel minor tempo possibile, pressione e temperatura sempre ottimali, efficienza energetica e, non per ultime, durabilità, sicurezza e igiene. Per rispondere a queste esigenze esistono differenti alternative, una di queste è l’impianto idrico a collettore che rappresenta una soluzione efficiente per la distribuzione dell’acqua ai vari punti di erogazione.

Che cos’è l’impianto idrico a collettore?

L’impianto idrico a collettore è una delle alternative disponibili per la realizzazione dell’impianto di carico di un impianto idraulico (costituito appunto da un impianto di adduzione e uno di scarico). In questa soluzione il collettore, realizzato a parete, funziona da distributore centrale idrico, è da qui che partono tutte le tubazioni della rete di distribuzione. La rete di distribuzione è a sua volta realizzata in parallelo, questo vuol dire che ogni singolo punto di erogazione - sanitari, lavabi, lavelli, doccia, vasca, lavastoviglie, etc. - è servito da una singola tubazione di acqua fredda e una di acqua calda.

Per la realizzazione di questa tipologia di impianto è possibile utilizzare tubazioni di differente materiale, come:

  • tubazioni Mannesmann: sono tubazioni in acciaio inossidabile o zincato senza saldatura, ormai in disuso dagli anni ’80;
  • rame duro, semiduro o ricotto: particolarmente adatte per gli impianti di acqua potabile grazie alle loro comprovate proprietà batteriostatiche;
  • materiale plastico: come polietilene a bassa densità (PEBD), polietilene ad alta densità (PEHD), polietilene reticolato (PEX), polipropilene (PP), polibutene (PB);
  • multistrato: ottenuto mediante la sovrapposizione di due o più strati di materiali metallici e plastici.

Fra i materiali appena elencati quelli di gran lunga più utilizzati sono i tubi in multistrato. Queste tubazioni risultano infatti facili da posare, economiche e resistenti. Sono disponibili sul mercato con differenti stratigrafie, tra cui:

  • polietilene reticolato - alluminio-polietilene (PEX-AL-PE);
  • polietilene reticolato - alluminio - polietilene reticolato (PEX-AL-PEX);
  • polipropilene - alluminio - polipropilene (PPR-AL-PPR);
  • polibutene - alluminio - polibutene (PB-AL-PB);
  • rame - polietilene reticolato (CU-PEX).

Il funzionamento di un impianto idrico a collettore è molto efficiente: l’acqua viene pompata dal serbatoio o dalla rete pubblica al collettore centrale, da qui viene distribuita a tutte le tubature indipendenti che alimentano i vari punti di erogazione. Il flusso dell’acqua è regolato da valvole poste sui singoli rubinetti, che permettono di intercettare e gestire le singole utenze.

Quali sono le differenze con l’impianto idrico a derivazione?

L’impianto di carico realizzato in derivazione differisce concettualmente e praticamente da quello a collettore per molti aspetti. Analizziamo allora il funzionamento dell’impianto in derivazione per cogliere nel dettaglio le differenze.

L’impianto di carico in derivazione prevede l’installazione di una tubazione principale (dorsale), rigida, che sarà deviata per ogni singolo punto di erogazione. La derivazione, dalla tubazione principale rigida alle singole utenze, è realizzata in serie ed è resa possibile dall’utilizzo di particolari componenti idraulici ovvero i raccordi TEE. Questi raccordi, comunemente chiamati a “T”, sono costituiti da tre porte, una di ingresso e due di uscita, e permettono di deviare l’acqua in funzione del comando. La presenza di questi raccordi lungo la tubazione rende ovviamente necessaria l’interruzione, come dicevamo, della tubazione principale e la realizzazione di giunzioni sottotraccia.

Dunque, possiamo riassumere così le principali differenze:

Tabella differenze impianto idrico a collettore e impianto idrico a derivazione

...

Essendoci giunzioni sottotraccia il rischio che possano danneggiarsi nel tempo è questa volta reale. L’intervento per il ripristino e la sostituzione prevederà inevitabilmente la demolizione della pavimentazione.

Quante e quali tipologie di collettore esistono?

Tutte le tipologie di collettore presenti sul mercato rispondono a precise specifiche tecniche e ad esigenza di sicurezza e resistenza alle rotture. Sono quasi sempre realizzate in ottone e risultano compatibili con tubazioni in rame, plastica e multistrato. Qualsiasi tipologia di collettore dovrà inoltre garantire:

  • equilibratura della distribuzione d’acqua ad ogni singolo rubinetto, in modo da non influire sulla pressione di erogazione ai vari punti di prelievo;
  • semplicità di manutenzione, con collettori posizionati in un condotto facilmente accessibile in modo da rendere la manutenzione, tanto ordinaria quanto straordinaria, più semplice, veloce ed economica possibile.

Le tipologie di collettore più diffuse sono tre:

  • collettori di distribuzione con intercettazioni singole: sono utilizzati per il controllo e la distribuzione del fluido nei circuiti sanitari. Vengono forniti già assemblati in cassetta d’ispezione in materiale plastico, in modo tale da facilitarne il posizionamento e l’installazione e sono dotati di valvole di intercettazione per ogni utenza servita;
  • collettori di distribuzione con intercettazioni generali: sono dotati di valvole di intercettazione sugli ingressi caldo e freddo e di una derivazione a monte della valvola di intercettazione che può essere utilizzata per il collegamento del circuito di ricircolo;
  • gruppo con intercettazioni generali: anche questo dotato delle sole valvole di intercettazione in ingresso caldo e freddo ed è predisposto per il collegamento dei circuiti di ricircolo e per la realizzazione di diverse tipologie di distribuzione sanitaria, consentendo la massima flessibilità progettuale.

Dove posizionare il collettore?

Come anticipato nel primo paragrafo, il collettore, installato in una cassetta preassemblata, viene sempre posato a parete e non fa differenza la stratigrafia della parete (muratura, cartongesso, legno), l’installazione è sempre possibile a patto di avere lo spazio sufficiente. Il collettore è infatti il cuore di questa tipologia di impianto di carico e le sue dimensioni variano in base ai punti di erogazione, per cui si posizionerà in un punto più o meno centrale dell’immobile, laddove possibile in un locale tecnico.

Generalmente si prediligono punti della stanza poco visibili ma facilmente ispezionabili, bisogna poi tenere in considerazione che più punti di erogazione si dovranno derivare dallo stesso collettore, più il collettore sarà ingombrante. Per questa ragione si può decidere di posizionare un collettore per ogni ambiente della casa, aumentando lievemente la spesa ma limitando l’ingombro.

Una volta posata la cassetta preassemblata con il collettore è possibile collegare ad esso le tubazioni per ogni utenza tramite appositi innesti a clip.

Schema impianto idrico con collettore a intercettazioni singole

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Che vantaggi ha un impianto a collettore?

I vantaggi di un impianto di carico a collettore sono effettivamente emersi già nei paragrafi precedenti, ma riassumiamoli insieme in modo schematico:

  • assenza di giunzioni sottotraccia: questo facilita gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria;
  • rischio di lesione o rotture durante la messa in esercizio pressoché assente;
  • possibilità di gestione delle singole utenze separatamente senza dover interrompere la distribuzione dell’acqua anche agli altri punti di erogazione;
  • impianto sempre ben bilanciato, senza cali di pressione o di acqua calda, anche in caso di prelievi simultanei;
  • fruizione dell’acqua calda in tempi rapidi;
  • facilità di posizionamento e installazione: il collettore è preassemblato nella cassetta per l’ispezione e può essere dotato di portello push-to-open per un’ispezione veloce ed agevole.

Nonostante i numerosi vantaggi, l’impianto a collettore presenta anche alcuni svantaggi che rende necessario valutare la tipologia di impianto più adatta in relazione allo specifico caso reale. Gli svantaggi dell’impianto di carico a collettore sono:

  • costo di realizzazione più elevato dovuto alla maggiore lunghezza della rete di distribuzione;
  • in base al numero dei punti di erogazione, il collettore può arrivare a dimensioni relativamente grandi e quindi risultare troppo ingombrante soprattutto se gli ambienti di installazione sono piccoli.

Impianto idraulico a vista: vantaggi e svantaggi

Gli impianti a vista presentano grandi vantaggi se pensiamo alla possibilità di realizzare un nuovo impianto senza demolizioni, polveri e rumori ma anche alla semplicità d’intervento in caso di manutenzione. Inoltre, con pochi e piccoli accorgimenti ai materiali e al posizionamento, le tubature a vista possono diventare un vero e proprio manifesto di stile.

Cos’è l’impianto idraulico a vista?

L’impianto idraulico a vista è una soluzione impiantistica in cui le tubazioni, i raccordi e gli altri componenti idraulici rimangono esposti, senza essere incassati nelle pareti o sotto il pavimento. Questo approccio si contrappone al tradizionale impianto sottotraccia e viene adottato sia per motivi estetici sia per esigenze funzionali. Negli ultimi anni, l’impianto idraulico a vista ha guadagnato popolarità grazie al suo forte impatto visivo, spesso associato allo stile industriale e minimalista.

Vantaggi degli impianti idraulici a vista

Ci sono diversi motivi per scegliere un impianto idraulico a vista, tra cui:

  • Installazione senza interventi murari: l’installazione non richiede modifiche alla struttura muraria. Optando per una posa dei tubi a vista, non sarà necessario realizzare tracce nel muro o del pavimento, rendendo l'intervento più veloce e meno impattante.
  • Conservazione delle pareti originali: Questo può essere cruciale soprattutto in edifici storici, con murature che desideriamo mantenere intatte o su cui è difficile eseguire le tracce.
  • Costi più accessibili: Un ulteriore vantaggio è la diminuzione dei costi sia di installazione, poiché non comporta lavori murari di grande entità, sia per gli accessori, nel caso in cui desideriamo adottare uno stile industriale.
  • Manutenzione semplificata: Se i tubi sono visibili, le perdite lo sono altrettanto, rendendo così più agevole eseguire una manutenzione periodica ed evitare brutte sorprese. Con un impianto a vista, è più facile ispezionare ed eseguire la manutenzione delle tubazioni, poiché sono facilmente individuabili e accessibili.
  • Opzione decorativa: Possiamo optare tra acciaio e rame; il primo è più discreto, mentre il secondo è più caratteristico e decorativo.
  • Adattabilità a stili diversi: Si presta molto bene agli interni di ispirazione industriale che valorizzano i materiali lasciati intenzionalmente esposti e non rifiniti. Con i giusti accorgimenti, i tubi a vista possono integrarsi perfettamente anche in un bagno classico, dall’ispirazione vagamente retrò.
  • Agilità nelle modifiche: In caso di modifiche o aggiornamenti all’impianto esistente, è più facile intervenire con la realizzazione di un impianto con tubature a vista.

Potenziali svantaggi degli impianti idraulici a vista

Tuttavia, ci sono anche alcuni svantaggi da considerare, tra cui:

  • Estetica non gradita: L’estetica industriale non è apprezzata da tutti e non si addice a tutti i contesti architettonici.
  • Esposizione a danni fisici: Le tubazioni a vista sono più esposte a danni fisici o vandalismo rispetto a quelle sottotraccia.
  • Attenzione progettuale: Oltre al dimensionamento degli impianti, la progettazione richiederà accorgimenti relativi anche alla disposizione dei tubi.

Materiali e finiture per l’impianto idraulico a vista

Un impianto idraulico a vista può trasformarsi in un autentico elemento di design, valorizzando l’ambiente con materiali e finiture attentamente selezionati:

  • Acciaio inox: Offre un aspetto moderno e pulito, perfetto per interni minimalisti o industriali, con una resistenza elevata alla corrosione.
  • Rame: Aggiunge un tocco caldo e vintage, ideale per ambienti classici o contemporanei, sviluppando nel tempo una patina naturale che ne esalta il fascino.
  • Multistrato: Rappresenta un’alternativa versatile e pratica, con una combinazione di resistenza e flessibilità che lo rende adatto a diverse applicazioni.
  • PVC o polipropilene: Garantiscono leggerezza e facilità di installazione, anche se meno impattanti dal punto di vista estetico.

La scelta del tipo di tubazione

La scelta del giusto tipo di tubazioni è fondamentale per il corretto funzionamento e la durata di un impianto sanitario o di riscaldamento. Nel corso della storia dell’idraulica, troviamo tracce dell’impiego dei materiali più svariati a seconda della disponibilità tipica del luogo geografico, della plasticità e possibilità di modellazione degli stessi. Sono stati rinvenuti, infatti, resti di tubazioni in argilla, legno, bambù, passando al piombo, alla ghisa, al cemento e arrivando fino ai giorni d’oggi con l’utilizzo di materiali di natura sintetica. Il PVC, brevettato nel 1913, ha trovato un largo impiego attorno agli anni ’30-40 ed è tuttora uno dei materiali più impiegati nelle reti fognarie.

Tubo in PP-R

Un tubo in PP-R è realizzato con polimero polipropilene-random. Si tratta di un materiale semplice e chimicamente stabile che non contiene sostanze chimiche nocive e non reagisce con l’ambiente circostante, né a contatto con l’acqua. La “R” di PP-R si riferisce alla presenza di molecole di etilene che forniscono una buona rigidità al materiale, garantendo una buona dose di flessibilità, dando origine così a un materiale resistente ma che può comunque piegarsi per facilitare le operazioni di posa e deformarsi a sufficienza per assorbire gli urti e le deformazioni.

Tubo multistrato

Il tubo multistrato è formato da almeno tre strati. Lo strato centrale in alluminio permette alla tubazione di mantenere la sua forma quando viene piegata o espansa a formare il “bicchiere”. Gli strati interni ed esterni in PE-X per loro natura non manifestano il fenomeno della corrosione, tipico dei materiali di natura metallica. Ciò garantisce che il tubo soddisfi i requisiti più severi per i sistemi di acqua potabile. Di conseguenza, il tubo multistrato presenta i vantaggi di una tubazione in materiale polimerico e quelli dei tubi metallici.

Pompa di calore o caldaia a condensazione?

Nella ristrutturazione di un appartamento e di un immobile in generale uno degli aspetti da affrontare è un eventuale rifacimento dell’impianto idraulico e della scelta tra pompa di calore e caldaia a condensazione. Se la caldaia a condensazione era la regola, oggi la pompa di calore è la scelta privilegiata di molti. Questo passaggio dall’una all’altra tecnologia è stato incoraggiato anche dagli interventi promossi dai vari bonus edilizi e in particolare dall’Ecobonus.

Come funziona l'impianto a pompa di calore

In generale, l’impianto a pompa di calore è sicuramente preferibile a un impianto con caldaia a condensazione se l’obiettivo è staccarsi dalla rete del gas. Si tratta infatti di una tecnologia che non sfrutta il gas bensì l’energia elettrica e questa è la prima grande differenza con la caldaia a condensazione. Tuttavia, l’energia termica prodotta è pari a cinque volte l’energia elettrica sfruttata ecco perché la pompa di calore è considerata una tecnologia più efficiente e più sostenibile, in generale, rispetto alla caldaia a condensazione.

La differenza tra riscaldamento con caldaia a condensazione o pompa di calore

Se la caldaia a condensazione è più indicata per un impianto tradizionale con termosifoni, la pompa di calore è più indicata nel caso di riscaldamento a pannelli radianti, ad esempio a pavimento. Questo perché per il riscaldamento a pavimento è sufficiente una temperatura massima dell’acqua che non supera il 35 gradi, temperatura per cui la pompa di calore è perfettamente adeguata. Nel riscaldamento a termosifoni la temperatura dell’acqua arriva anche a 70 gradi, motivo per cui si tende ad abbinarli a una caldaia a condensazione.

Pro e contro di caldaia a condensazione e pompa di calore

La scelta dipende soprattutto dalla tipologia dell’immobile e dalle esigenze specifiche di chi lo abita. La pompa di calore, come già detto, è la scelta di elezione se si vuole ridurre o eliminare il consumo di gas ed è una soluzione valida nel caso in cui si opti per un riscaldamento a pavimento. Inoltre, presenta l’interessante vantaggio di provvedere non solo al riscaldamento in inverno ma anche al raffrescamento in estate. La caldaia a condensazione richiede un dispendio inferiore di energia elettrica a favore del consumo di gas ed è più indicata nel caso di impianto di riscaldamento tradizionale con termosifoni ma necessità di uno scarico esterno per i fumi.

Riscaldamento a battiscopa

Si integra alla perfezione con l'arredamento di un'abitazione, è praticamente invisibile e diffonde il calore attraverso quello che fino a qualche tempo fa era considerato solo un elemento di arredo della casa: il battiscopa. È il cosiddetto riscaldamento a battiscopa, un sistema di ultima generazione che sfrutta il battiscopa come strumento per riscaldare le pareti e irraggiare il calore nei vari ambienti.

Come funziona il riscaldamento a battiscopa

Questo tipo di riscaldamento unisce le comuni funzioni di un battiscopa con quelle di un riscaldamento a pannelli radianti, cioè una rete di tubi o resistenze elettriche poste all’interno del battiscopa e capaci di generare calore tramite acqua calda o corrente e di irraggiarlo poi nelle stanze. Il funzionamento è semplice: l’aria fredda che passa vicino ai tubi o ai conduttori elettrici si riscalda al passaggio dell’acqua calda e sale in alto passando attraverso dei fori posti nella parte superiore del pannello radiante. Il calore viene prodotto tramite tubi in cui scorre l’acqua calda; questo tipo di impianto può essere alimentato da una caldaia a gas, da una pompa di calore, da un termocamino o dai pannelli solari.

Quale caldaia usare per un impianto di riscaldamento a battiscopa?

Un impianto di riscaldamento a battiscopa funziona con qualsiasi sorgente di calore.

Termoarredo elettrico o idraulico: quale scegliere?

La scelta del sistema di riscaldamento del bagno può sembrare una questione non immediatamente semplificabile, in fase di ristrutturazione o di implementazione degli impianti in un nuovo stabile; va invece attentamente studiata e ponderata. Tra le opzioni più popolari, ci sono i termoarredi e gli scaldasalviette che non solo servono a riscaldare l'ambiente ma offrono anche una soluzione pratica per asciugare asciugamani, accappatoi, teli ecc…

Termoarredo elettrico o idraulico: le differenze

Quando si parla di termoarredi, bisogna innanzitutto comprendere la base di funzionamento di ciascuna delle due opzioni: attualmente in commercio, infatti, ci sono versioni di tipo idraulico e quelle con sistema elettrico. I termoarredi idraulici sono un sistema che funziona in sinergia con l’impianto di riscaldamento centrale dell’abitazione. Dal punto di vista pratico, vuol dire che l’acqua calda che circola nel radiatore proviene dalla caldaia di casa o da una rete di riscaldamento a circuito chiuso. I termoarredi elettrici sono completamente indipendenti dall’impianto idraulico e funzionano grazie all’elettricità. Questi modelli sono generalmente dotati di una resistenza che scalda l’aria e le superfici del termoarredo stesso.

È meglio un termoarredo elettrico o idraulico?

La risposta dipende da diversi fattori legati alle esigenze specifiche di chi deve installare il termoarredo. Prima della scelta bisogna capire naturalmente quale tra le misure del termoarredo è migliore per il nostro bagno. Poi possiamo pensare alla scelta della tipologia. Il termoarredo idraulico tende a essere più vantaggioso se abbinato a un impianto di riscaldamento centralizzato ben performante. Infatti, sfruttando l’acqua calda che circola nel sistema, il termoarredo idraulico si inserisce perfettamente nel flusso del riscaldamento già presente in casa, senza necessitare di ulteriori consumi elettrici. Il termoarredo elettrico, invece, consuma energia elettrica in maniera diretta, i cui costi potrebbero risultare elevati, soprattutto se utilizzato in maniera continuativa. Un grande vantaggio del termoarredo elettrico è la sua facilità di installazione: non richiede interventi sull’impianto idraulico, basta una semplice presa elettrica. Questo lo rende ideale per chi ha bisogno di un riscaldamento rapido e non vuole investire troppo tempo o denaro in lavori di ristrutturazione. Il termoarredo idraulico, d’altra parte, richiede un impianto idraulico esistente e questo significa che l’installazione è più complessa, soprattutto se si deve integrare un nuovo radiatore in un impianto già esistente.

È possibile trasformare lo scaldasalviette da idraulico a elettrico?

In linea di massima, sì, è possibile trasformare uno scaldasalviette da idraulico a elettrico, tuttavia va preso in considerazione il fatto che la procedura richiede l’installazione di un kit di conversione. Questo kit consiste solitamente in una resistenza elettrica che sostituisce il collegamento all’impianto idraulico.

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