Invarianza Idraulica: Definizione, Vantaggi e Svantaggi

In Italia, il principio di invarianza idraulica rappresenta una strategia chiave per gestire i deflussi meteorici nei contesti urbanizzati, pur con normative ancora frammentate. Attualmente, non esiste una normativa italiana specifica a cui fare riferimento per l'invarianza idraulica, né una sua definizione univoca a livello nazionale.

Si riscontra la presenza di regolamenti regionali, che sono stati in seguito recepiti dalle amministrazioni comunali. In questo scenario, il principio di invarianza idraulica rappresenta un riferimento sempre più centrale.

Normative Regionali sull'Invarianza Idraulica

Ecco alcuni esempi di normative regionali:

  • Regione Lombardia: Secondo il Regolamento Regionale 23 novembre 2017, n. 7 (e successive modifiche), in attuazione dell'articolo 58 bis della legge regionale 11 marzo 2005, n.
  • Regione Emilia-Romagna: L'Art.

Da queste definizioni emergono differenti approcci al problema. Fuori dall'Italia, il concetto di invarianza idraulica non esiste come termine specifico.

L'Importanza dell'Invarianza Idraulica

Perché l’invarianza idraulica è diventata un principio chiave nella pianificazione urbanistica e negli interventi edilizi? Nel caso specifico, l'invarianza idraulica offre una risposta cruciale a un'esigenza che riguarda direttamente l'incolumità delle persone, la salvaguardia del territorio e la protezione dei beni. L'importanza di qualsiasi soluzione è intrinsecamente legata alle necessità che è chiamata a risolvere. Non ci limitiamo a migliorare il deflusso delle acque meteoriche nella rete fognaria; qui si tratta di assicurare la sostenibilità futura di ogni nucleo urbano.

A livello europeo, la direttiva che maggiormente affronta questo argomento è la 2007/60/CE, nota come Direttiva Alluvioni.

Ambiti di Intervento e Metodi di Calcolo

Gli ambiti di intervento sono veramente numerosi e possono differire da regione a regione sulla base del differente regolamento. Per citarne i principali: le nuove costruzioni, compresi gli ampliamenti, le infrastrutture e gli impianti fotovoltaici, si aggiungono anche le ristrutturazioni e le ricostruzioni. Per maggiori informazioni occorre sempre far riferimento alle leggi regionali vigenti di riferimento per le aree oggetto di intervento.

Uno dei metodi utilizzati più frequentemente c'è quello delle "sole piogge", un approccio semplificato particolarmente adatto per interventi di modesta entità. Accanto al primo criterio, si considera il metodo della corrivazione, che implica l'analisi della dinamica dell'onda di piena durante il suo percorso nel bacino fino alla sezione di chiusura. In questo approccio, la determinazione del tempo di corrivazione è cruciale: esso rappresenta il tempo impiegato dalla goccia d'acqua precipitata nel punto idraulicamente più distante per raggiungere la sezione di chiusura.

Inoltre, si utilizzano metodi analitici di dettaglio volti a ottenere una modellazione complessiva dei comportamenti idrologici e idraulici del bacino. Il processo prevede il calcolo dell'ietogramma di progetto, la determinazione della quota di pioggia che si trasforma effettivamente in deflusso superficiale, e l'analisi degli afflussi-deflussi all'interno dell'opera di laminazione.

Come cambia la complessità dei calcoli e degli studi richiesti a seconda del “livello di significatività” di una trasformazione urbanistica o edilizia ai fini dell’invarianza idraulica? In quali casi è sufficiente una semplice asseverazione e quando, invece, è richiesto uno studio di compatibilità idraulica? Parliamo di campi come quelli geologici dell'area in esame, ma anche di aspetti idraulici legati ai deflussi superficiali e di quelli statistici connessi alla probabilità di eventi piovosi.

Questa enorme quantità di dati deve poi essere attentamente valutata, e ciò implica sempre processi di calcolo non banali che non possono essere sostituiti da una semplice asseverazione. Facciamo un esempio pratico: Si pensi, ad esempio, al solo caso dei dati geologici legati al substrato del terreno in cui si vuole realizzare un bacino per la dispersione delle acque meteoriche: questa valutazione richiede necessariamente prove in situ.

Le figure che solitamente si occupano di questo ambito sono gli ingegneri civili, con specializzazione in idraulica o protezione del territorio.

Soluzioni e Buone Pratiche Costruttive

Quanto contano le buone pratiche costruttive - come tetti verdi, pavimentazioni permeabili, pozzetti pluviali - nella strategia complessiva? Oltre a una progettazione accurata, è sempre fondamentale adottare un metodo adeguato ad affrontare il problema, garantendo la corretta applicazione e realizzazione.

Naturalmente, i prodotti selezionati devono essere idonei all'applicazione per cui sono stati sviluppati e garantire elevate prestazioni meccaniche nei diversi contesti d'impiego, che si tratti di aree verdi o carrabili. Allo stesso tempo, è cruciale considerare gli aspetti ambientali: non dobbiamo utilizzare materiali che possano compromettere l'ecosistema. Infine, i diversi approcci e rimedi devono potersi combinare per convergere in strategie più ampie, volte a recuperare le caratteristiche originali dell'ambiente.

I pozzi disperdenti sono tra i sistemi più comuni per l'infiltrazione. Si tratta di grandi anelli prefabbricati in calcestruzzo che, impilati e sotterrati, permettono lo stoccaggio temporaneo dell'acqua e la sua successiva dispersione negli strati sottostanti attraverso il fondo aperto. Questo sistema è semplice e adatto a volumi non eccessivamente elevati.

Una seconda soluzione, più indicata per le vasche di laminazione, è rappresentata dalle vasche in calcestruzzo realizzate in opera. Anche queste utilizzano materiali economici come sabbia, cemento e ferro per le armature. Tuttavia, necessitano di strumentazioni importanti, quali betoniere e tutto l'occorrente per il montaggio dei casseri e dell'armatura delle pareti e delle solette (inferiore e superiore).

Aquanest di Valsir: Un Sistema di Drenaggio Urbano Sostenibile

Aquanest di Valsir è un sistema di geocelle estremamente sostenibile progettato per raccogliere in maniera efficiente l’acqua piovana. Questo prodotto è il risultato di un'approfondita ricerca su materiali e geometrie, volta a ottimizzare la sua resistenza meccanica ai carichi esterni. Utilizzato per la realizzazione di bacini interrati, l'impiego diffuso di questa soluzione permette di intervenire in modo rapido e mirato per prevenire la formazione di deflussi superficiali estremi.

Al contrario, Aquanest impiega tecnopolimeri a base di polipropilene, frutto della nostra conoscenza decennale nella produzione di tubazioni e componenti per la termoidraulica. È importante sottolineare la leggerezza dei componenti, che consente una significativa riduzione dei tempi di realizzazione grazie all'assenza di opere in calcestruzzo. Questo si traduce anche in una riduzione della manodopera, poiché bastano pochi operatori per l'assemblaggio.

Il sistema Aquanest di Valsir consente di realizzare invasi interrati su tre livelli, fino a 6 metri di profondità.

La realizzazione di sistemi di troppo pieno con Aquanest è notevolmente semplificata. Il troppo pieno è senza dubbio una garanzia di sicurezza preziosa, capace di gestire situazioni impreviste. Inoltre, la presenza di un ricettore a valle non è affatto scontata. Potrebbe mancare un corpo idrico superficiale o un'adeguata rete fognaria per le acque bianche. Se necessario o desiderato, basta utilizzare uno dei pannelli laterali che si agganciano lateralmente alla struttura portante e connettervi una tubazione. Ogni griglia è già predisposta con due connessioni (una superiore e una inferiore), disponibili con diametri da 110 a 315 mm.

Manutenzione e Monitoraggio degli Impianti

Cosa prevede la normativa in merito alla manutenzione e al monitoraggio degli impianti realizzati per garantire l’invarianza idraulica? Chi è responsabile della gestione nel tempo di questi dispositivi?

La manutenzione delle vasche per l'invarianza idraulica non è solo una buona pratica, ma un obbligo normativo (come per Lombardia ed Emilia-Romagna) che richiede la predisposizione di un piano di manutenzione.

Avviamento e Manutenzione Iniziale

È essenziale assicurarsi che l'impianto entri in attività solo dopo che il terreno (sia a livello del piano campagna che al di sotto di esso) si sia ben assestato. Per garantire un'adeguata protezione dell'apparato radicale della vegetazione presente nell'area d'intervento, è fondamentale prevedere delle distanze minime tra il bacino e il verde circostante.

Per garantire il corretto funzionamento dell'impianto, è essenziale programmare una serie di ispezioni e manutenzioni sia durante la fase di installazione che durante il suo normale esercizio. L'accesso per queste operazioni è garantito tramite l'apposita colonna di ispezione, come indicato precedentemente in questo documento. Attraverso questo punto di ingresso, sarà possibile calare una sonda meccanica per le video ispezioni e una sonda in pressione (max 120 bar) per la pulizia e l'aspirazione dei detriti accumulati. Nel primo anno di esercizio, si suggeriscono almeno due ispezioni, a distanza di sei mesi l'una dall'altra.

Invarianza Idraulica in Sicilia

L'invarianza idraulica è un principio fondamentale nella gestione del territorio, soprattutto in regioni vulnerabili come la Sicilia. Esso mira a garantire che qualsiasi nuova urbanizzazione o intervento di trasformazione del territorio non aumenti il rischio di allagamenti o altri problemi idrogeologici.

Quadro Normativo di Riferimento

L’autorità competente per l’esercizio dei compiti e delle funzioni previste dalla normativa sull'invarianza idraulica è l’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia, come definita dall’art. 63 del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 e s.m.i., e regolata dall'art. 3 della L.R. 8/5/2018, n. 2.

Piano Stralcio di Distretto per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.)

Il Piano stralcio di distretto per l’assetto idrogeologico, di seguito “piano” o “P.A.I.”, costituisce, ai sensi dell’art. 67 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i., uno stralcio tematico e funzionale del Piano di Bacino Distrettuale previsto dall’art. 65 dello stesso decreto legislativo.

Il P.A.I. definisce lo scenario di riferimento a scala regionale delle situazioni di pericolosità geomorfologica, idraulica e di morfodinamica costiera ed è uno strumento (conoscitivo, normativo e tecnico-amministrativo) di supporto per le politiche di conservazione, difesa e valorizzazione del territorio, ai fini della mitigazione del rischio idrogeologico e della tutela della salute pubblica e dell’ambiente, nonché della salvaguardia degli insediamenti e delle infrastrutture.

Finalità del P.A.I.

Il P.A.I. ha le seguenti finalità:

  • valutare le pericolosità geomorfologica, idraulica e di erosione costiera dei dissesti nel territorio regionale;
  • garantire nel territorio della Regione adeguati livelli di sicurezza di fronte al verificarsi di eventi idrogeologici e tutelare quindi le attività umane, i beni economici ed il patrimonio ambientale e culturale esposti a potenziali danni;
  • inibire attività ed interventi capaci di ostacolare il processo di raggiungimento di un adeguato assetto idrogeologico di tutti i bacini oggetto del Piano;
  • costituire condizioni di base per avviare azioni di riqualificazione degli ambienti fluviali e di riqualificazione naturalistica o strutturale dei versanti in dissesto;
  • stabilire disposizioni generali per la prevenzione del rischio idrogeologico anche in aree non perimetrate direttamente dal piano;
  • impedire l’aumento delle situazioni di pericolo e delle condizioni di rischio idrogeologico esistenti;
  • evitare la creazione di nuove situazioni di rischio attraverso prescrizioni finalizzate a prevenire effetti negativi di attività antropiche sull’equilibrio idrogeologico, rendendo compatibili gli usi attuali o programmati del territorio e delle risorse con le situazioni di pericolosità idraulica, geomorfologica e di inondazioni ed erosione costiera, individuate dal Piano;
  • rendere armonico l’inserimento del P.A.I. nel quadro della legislazione, della programmazione e della pianificazione della Regione attraverso opportune attività di coordinamento;
  • offrire alla pianificazione regionale di protezione civile il supporto e le informazioni necessarie sulle condizioni di pericolosità esistenti;
  • individuare e sviluppare il sistema degli interventi necessari per ridurre o eliminare le situazioni di pericolo e le condizioni di rischio, anche allo scopo di costituire il riferimento per i programmi di attuazione del Piano;
  • creare la base informativa indispensabile per le politiche e le iniziative regionali in materia di delocalizzazioni e di verifiche tecniche da condurre sul rischio specifico esistente a carico di infrastrutture, impianti o insediamenti.

Il P.A.I. contribuisce alla corretta gestione del rischio idrogeologico sul territorio mediante:

  • l’individuazione e la quantificazione delle situazioni, in atto e/o potenziali, di dissesto idraulico, geomorfologico e dovute ad inondazioni ed erosione costiera;
  • la definizione a scala regionale (basata sulle informazioni e i dati tecnici disponibili, quali la Carta Tecnica Regionale, i piani di settore, le banche-dati regionali, ecc.

Ambito Territoriale del P.A.I.

L’ambito territoriale di riferimento del P.A.I. è il Distretto Idrografico della Sicilia, previsto dall’art. 51, comma 5, della legge n. 221 del 28 dicembre 2015.

Attualmente il Distretto Idrografico della Sicilia è suddiviso in n. 102 bacini idrografici e aree territoriali (più 5 raggruppamenti di isole minori) per il P.A.I. geomorfologico e idraulico e n. 10 unità fisiografiche di primo ordine e n. 21 unità fisiografiche di secondo ordine lungo le coste siciliane (e di n. 5 unità fisiografiche di primo e secondo ordine per le isole minori) ai sensi delle Linee Guida del Tavolo Nazionale sull’Erosione Costiera del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (TNEC MATTM-Regioni).

Definizioni Chiave

Per una corretta interpretazione e applicazione della normativa, è fondamentale comprendere alcune definizioni chiave:

  • Alluvione: allagamento temporaneo, anche con trasporto ovvero mobilitazione di sedimenti anche ad alta densità, di aree che abitualmente non sono coperte d’acqua.
  • Dissesto idrogeologico: la condizione che caratterizza aree ove processi naturali o antropici, relativi alla dinamica degli eventi meteorologici, dei corpi idrici, del suolo o dei versanti, determinano condizioni di pericolosità e rischio sul territorio.
  • Invarianza idraulica: principio in base al quale le portate di deflusso al colmo scaricate nei recettori naturali o artificiali, in conseguenza di nuova urbanizzazione o di interventi di trasformazione del territorio che modificano la permeabilità o la scabrezza o la pendenza del suolo, non sono maggiori di quelle preesistenti all’urbanizzazione o agli interventi di trasformazione del territorio.
  • Rischio idrogeologico: valore atteso di perdita di vite umane, di danni al patrimonio culturale e/o ambientale e alla proprietà, di interruzione di attività economiche e di perdita dei beni ambientali e culturali, in conseguenza del verificarsi di frane, inondazioni, fenomeni di erosione costiera e di inondazione marina delle aree costiere.

Misure Urgenti per l'Approvvigionamento Idrico

Nel contesto della gestione delle risorse idriche in Sicilia, sono state adottate misure urgenti per garantire l'approvvigionamento, soprattutto in vista della stagione estiva. Il Commissario straordinario, in collaborazione con la Regione Siciliana, ha valutato possibili soluzioni tenendo conto degli stanziamenti regionali.

A tal fine, è stato predisposto il decreto commissariale n. 11 di aggiornamento del decreto commissariale 19 dicembre 2024, n. 10.

Il commissario straordinario, anche a seguito della pubblicazione del decreto-legge 31 dicembre 2024, n. 208, ha predisposto il Decreto 17 gennaio 2025, n. 11 di aggiornamento del decreto commissariale 19 dicembre 2024, n. 10.

Il testo coordinato del decreto 19 dicembre 2024, n. 10, prevede, tra l'altro:

  • installazione di impianti di dissalazione di acqua di mare di Trapani (TP), con portata acqua desalinizzata pari a 96 l/s (breve periodo) e 192 l/s (lungo periodo), e Porto Empedocle (AG) con portata acqua desalinizzata pari a 96 l/s (breve periodo) e 0 l/s (lungo periodo). Siciliacque S.p.A.

A mio parere, nello sviluppo delle aree urbane sarà indispensabile, sin dalla fase pre-progettuale, porsi l'obiettivo della gestione delle acque meteoriche. Questo traguardo non deve essere inteso come la semplice ricerca di un rimedio a un problema esistente, ma come lo sviluppo di una parte organica e integrante dell'opera in costruzione. Solo così, svolgendo un compito essenziale per il buon funzionamento dell'intera unità, si potrà prevenire qualsiasi situazione critica per gli utilizzatori.

La gestione delle acque meteoriche rappresenta una sfida cruciale per la sostenibilità delle città. Grazie all’integrazione dei sistemi Rainplus e Aquanest, Valsir mette a disposizione dei progettisti soluzioni complete e sinergiche, capaci di soddisfare le esigenze normative, ambientali ed efficientare la gestione idraulica in ambito urbano.

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