Ipertensione e Frequenza Urinaria: Una Guida Completa
L'ipertensione arteriosa è una condizione patologica caratterizzata da un aumento della pressione sanguigna. Nelle persone adulte, i valori ottimali di pressione arteriosa sono inferiori a 120/80 mmHg. Si parla di ipertensione quando almeno uno dei due valori supera la norma con un aumento conseguente del rischio di sviluppare altre patologie cardiovascolari.
È una condizione caratterizzata da un innalzamento stabile dei valori della pressione del sangue. Nell'adulto si considera ottimale una pressione di 80-120 mmHg. Le linee guida della società europea di ipertensione (ESH) considerano la pressione arteriosa ottimale quando è minore di 120 (sistolica, o pressione massima) e 80 (diastolica, o pressione minima) mmHg. Tali valori si riferiscono alla pressione misurata ‘fuori dalle mura domestiche’, ovvero in condizioni di normale attività giornaliera. È raccomandato per tutti misurare la pressione almeno 1 volta all’anno.
Prevalenza dell'Ipertensione
Più di un miliardo di persone nel mondo presentano livelli pressori troppo alti. L’ipertensione arteriosa colpisce fino al 60% di individui sopra i 60 anni perché la sua prevalenza aumenta con l’aumentare dell’età. La prevalenza di ipertensione negli adulti è intorno al 30-45%, e interessa maggiormente il sesso maschile (24% contro il 20% nelle femmine). Dai dati raccolti negli ultimi anni pare che siano oltre un miliardo nel mondo le persone ipertese e che, di esse, solo un quarto abbia una pressione arteriosa ben controllata.
Questa situazione è in parte legata alla natura asintomatica della malattia che per questo si può definire un perfetto 'silent-killer'. L'iperteso non si sente ammalato. Di solito l'ipertensione non dà sintomi, e viene scoperta in occasione di un controllo. È inevitabile che la pressione, se era alta prima, presto o tardi dopo l'evento infartuale tornerà a crescere.
Le ultime linee guida sull’ipertensione sono state pubblicate nel 2018 dalla Società Europea di Cardiologia (ESC) e presentano una nuova strategia nei confronti di questa patologia che è la principale causa di morte per cardiopatia ischemica (4,9 milioni), infarto e angina, ictus ischemico (1,5 milioni) e ictus emorragico (2,0 milioni). Inoltre la presenza di ipertensione arteriosa modifica anche l’incidenza di scompenso cardiaco, malattie renali e arteriopatia periferica.
Diagnosi e Valutazione
Per un inquadramento accurato e completo, è sempre necessario valutare il rischio complessivo del paziente attraverso strumenti di valutazione del rischio che forniscono un punteggio che esprime la probabilità che un paziente abbia un evento cardiovascolare nei prossimi 10 anni (the SCORE System). Esiste anche la possibilità che l’aumento della pressione arteriosa non sia di origine primaria, ma piuttosto sia una conseguenza di altre patologie, anche se questi casi sono relativamente rari. L’ipertensione raramente causa sintomi evidenti.
È importante misurare la pressione su entrambe le braccia, specialmente durante la visita iniziale e dopo 1 e 3 minuti in posizione eretta. La pressione deve essere misurata almeno tre volte, con intervalli di circa 1 minuto tra le misurazioni, in un ambiente tranquillo. Successivamente, si calcola la media dei valori ottenuti. Durante la misurazione, la persona deve essere seduta o sdraiata da almeno 5 minuti. Se si è seduti, il bracciale per la pressione deve essere posizionato all’altezza del cuore, ovvero almeno un dito sopra la piega del gomito, e il braccio deve essere appoggiato su una superficie stabile. Per braccia con una circonferenza maggiore di 32cm è opportuno utilizzare il bracciale più grande (per obesi) per ottenere valori pressori corretti. I valori della pressione rilevati autonomamente a casa sono un importante strumento per il medico. A tale proposito è fondamentale considerare l’ipertensione da “camice bianco”, che colpisce circa il 30-40% delle persone e oltre il 50% degli anziani.
Ipertensione e Reni
Pressione arteriosa e reni sono legati a doppio filo: i reni controllano la pressione sanguigna e regolano il volume circolante (regolando l’eliminazione di acqua e sodio), la vasodilatazione e la vasocostrizione, determinando così rispettivamente l’abbassamento e l’innalzamento pressorio. I reni, a loro volta, esercitano un controllo sulla pressione attraverso l’azione degli ormoni renina-angiotensina-aldosterone e controllano i vasi sanguigni. Quando sono danneggiati, non riescono più ad eliminare alcune sostanze di scarto e a regolare l’eliminazione di acqua e sodio, che accumulandosi aumentano ulteriormente la pressione.
La pressione alta è responsabile di una malattia dei reni chiamata ‘nefroangiosclerosi’, una delle principali cause di insufficienza renale cronica in Italia e nel mondo occidentale. L’insufficienza renale non dà sintomi al momento della sua comparsa, ma in alcuni pazienti possono essere evidenti edemi alle caviglie, segno che il rene non elimina l’acqua in eccesso. Anche la pressione alta è per lo più asintomatica. Assumere troppo sale danneggia il rene perché rende la pressione arteriosa incontrollabile. La malattia renale agli stadi iniziali è spesso poco sintomatica.
Ecografia dell’addome, utile per avere una fotografia del rene: ci dice la forma dei reni, le sue dimensioni e la sua conformazione.
Nicturia e Ipertensione: Il Collegamento
Un recente studio ha evidenziato una connessione tra la nicturia (necessità di urinare frequentemente durante la notte) e l'ipertensione. "Il nostro studio indica che se hai bisogno di alzarti di notte per urinare (nicturia) potresti avere la pressione alta e/o un eccesso di liquidi nel corpo. Se continui a soffrire di nicturia chiedi al tuo medico di controllarti la pressione.”
Lo studio ha arruolato 3.749 persone che avevano controllato almeno una volta la pressione nel 2017. “Alzarsi di notte per urinare indica, secondo i nostri dati, una probabilità del 40% in più di avere l’ipertensione”, ha detto Konno. “E più sono le visite al bagno, maggiore è il rischio di ipertensione”.
Konno ha precisato anche che i risultati non dimostrano una relazione causale tra la nicturia e l’ipertensione e che potrebbero non essere applicabili alle popolazioni al di fuori del Giappone. In Giappone, infatti, l’assunzione media di sale è di circa 10 g/giorno, che è più del doppio del consumo medio di sale in tutto il mondo (4 g/giorno).
Sindrome da Poliuria Notturna
La Sindrome da Poliuria Notturna, che comporta più di due minzioni per notte, secondo un recentissimo studio colpisce tra il 17 e il 41% dei pazienti con nicturia. La causa principale di questo disturbo viene generalmente indicata nell’ingrossamento della ghiandola prostatica, fenomeno associabile all’invecchiamento. Tuttavia, vanno considerati anche altri fattori.
Come spiega il professor Salvatore Sansalone specialista in Urologia all’Università di Tor Vergata a Roma:“In realtà il disturbo ha comorbidità con molte altre situazioni cliniche come le apnee notturne e la pressione alta. Disturbi che portano il paziente a cadere in una spirale di disagio e stanchezza. Anche perché i risvegli si verificano nella prima parte della notte, quando prevale il sonno ad onde lente, il più ristorativo.”
Altre Cause di Minzione Frequente
La pollachiuria (o minzione frequente) è l'aumento della necessità di urinare senza un aumento del volume totale delle urine prodotte (cioè nelle 24 ore, la diuresi è normale). Minzione frequente associata a bruciori e/o a perdite dal glande o dalla vagina: infezioni o infiammazioni del tratto urinario e/o malattie a trasmissione sessuale. Minzione frequente associata a piccole perdite: nella donna, dopo la menopausa, i mutamenti ormonali comportano alcune sfavorevoli modificazioni a carico della vescica, dell'uretra e di tutte le strutture coinvolte nell'eliminazione dell'urina. Una delle cause più frequenti di questo fastidioso disturbo è la cistite, infezione della vescica dovuta a batteri che giungono dall’ambiente esterno o dalla regione anale. L’infiammazione che ne deriva provoca un aumento del tono del detrusore, il muscolo che permette lo svuotamento della vescica, e conseguenti contrazioni anomale che provocano la sensazione di dover espellere urina con urgenza.
- Cistite
- Infezioni del tratto urinario
- Malattie a trasmissione sessuale
- Diabete
Poliuria
La poliuria è una condizione in cui vengono prodotte abbondanti quantità di urine associata a un aumento della frequenza della minzione. Fra i sintomi che possono essere associati a poliuria sono inclusi disidratazione, anemia, tachicardia e ipotensione posturale o bradicardia e aumento della pressione sanguigna, emorragie all’occhio, cataratta e neuropatie periferiche. In generale è bene rivolgersi al medico se si producono più di 3 litri di urina al giorno.
In condizioni normali, durante il giorno una persona ha l’esigenza di urinare all’incirca ogni tre-quattro ore. L’abbondanza di urina, scientificamente poliuria, può dipendere dal fatto che si beve più del dovuto. In genere si consiglia di introdurre nel nostro organismo almeno un litro e mezzo-due al giorno. Capita però di eccedere con i liquidi assunti, perché fa molto caldo, perché si ingeriscono cibi particolarmente salati, perché si pratica attività sportiva e si suda molto. L’eccesso di assunzione di liquidi non è di per sé una condizione dannosa per la salute.
Il diabete è una patologia caratterizzata dal fatto che gli zuccheri presenti nel sangue, quando hanno raggiunto un livello troppo elevato, non riescono più a esser controllati dall’insulina e non vengono quindi trasformati in energia.
Gestione e Trattamento
Il trattamento per la pollachiuria dipende dalla causa che porta ad urinare spesso. La gestione delle infezioni urinarie prevede un trattamento farmacologico, spesso con antibiotici o antisettici urinari che devono essere prescritti dal medico. In presenza di un'infezione più grave, può essere necessario il ricovero ospedaliero e ricorrere al trattamento antibiotico per via endovenosa. Il rimedio migliore in caso di poliuria dipende dalla causa alla base.
L’obiettivo primario della terapia farmacologica è ridurre la pressione arteriosa a valori inferiori a 140/90 mmHg e se ben tollerati arrivare anche a 130/80 mmHg. È importante notare che il target pressorio ottimale varia in base all’età del paziente. Il medico di medicina generale e il cardiologo hanno a disposizione una vasta gamma di farmaci per il trattamento dell’ipertensione arteriosa. Questo significa che la terapia per l’ipertensione deve essere personalizzata, tenendo conto delle specifiche caratteristiche di ogni persona, delle condizioni mediche e dello stile di vita al fine di identificare il trattamento ottimale.
Esistono diversi tipi di farmaci utilizzati nel trattamento dell’ipertensione, tra cui diuretici, beta-bloccanti, calcio-antagonisti, ACE inibitori e sartani, solo per citarne alcuni. Sarà compito del medico stabilire un trattamento adeguato che sia il più efficace possibile con il minor numero possibile di effetti collaterali.
Una cura a base di diuretici viene prescritta quando si soffre di ipertensione arteriosa. I diuretici abbassano la pressione diminuendo la quantità di liquidi in circolo. Sono però sconsigliati a chi soffre di diabete e gotta, perché tendono a far aumentare la glicemia e l'uricemia, e a chi soffre di incontinenza urinaria, perché aumentano la quantità di urina che viene prodotta.
Betabloccanti: agiscono direttamente sulle terminazioni nervose, diminuendo la forza con cui il cuore si contrae e dilatando le pareti delle arterie. Sono controindicati se si soffre di asma, perché favoriscono un restringimento dei bronchi.
Calcioantagonisti: diminuiscono la pressione sia riducendo la forza con cui il cuore si contrae sia dilatando le arterie. Sono indicati in chi soffre di angina.
ACE inibitori: bloccano la produzione da parte del rene di una sostanza che fa alzare la pressione. Sono indicati nei diabetici.
Approccio Terapeutico alla Sindrome da Poliuria Notturna
Gli interventi per cercare di arginare il disturbo e favorire il riposo di chi ne soffre, come spiega Sansalone: “sono diversi e spaziano da quello comportamentale che agisce sulle abitudini e gli stili di vita a quello medico e chirurgico. Parole d’ordine in questi casi, step graduali e un atteggiamento il più possibile conservativo.”
Ci sono poi una serie di consigli dietetici e comportamentali: “assumendo meno liquidi la sera, evitando caffeina, alcol e fumo, aumentando l’attività fisica e con il trattamento medico si possono migliorare nettamente i sintomi, il sonno, il riposo, la qualità di vita e non ultimo l’umore.
Stile di Vita e Prevenzione
Innanzitutto, è fondamentale ridurre l’apporto di sale nell’alimentazione. Questo non riguarda solo il sale aggiunto agli alimenti, ma anche gli alimenti che naturalmente contengono elevate quantità di sale, come i prodotti insaccati e i formaggi stagionati. Se l’ipertensione è di primo grado (valori di 140-159/90-99 mmHg), è appropriato iniziare una terapia farmacologica solo per i pazienti con un rischio elevato o molto elevato.
La pressione sistolica (massima) è la forza che il Sangue esercita sui vasi quando il Cuore si contrae e pompa. Sorprese dalla ricerca clinica: è la massima da tenere principalmente sotto controllo.
Nella maggior parte dei casi la causa dell'insorgenza dell'ipertensione arteriosa è sconosciuta (ipertensione essenziale o primaria).
Obesità: piuttosto che di obesità è meglio parlare di eccesso ponderale. Secondo dati recenti nel mondo occidentale circa il 30% della popolazione avrebbe un eccesso ponderale di varia entità. La determinazione del peso ideale si ottiene con varie formule. Un criterio abbastanza diffuso definisce come peso ideale il numero di chili pari ai centimetri oltre il metro di statura (quindi, per un uomo alto 1,80 m.
È stato anche sicuramente dimostrato che l'aumento del peso del 20% rispetto a quello ideale nei soggetti di media età raddoppia l'incidenza di malattie delle coronarie, e la triplica se l'obesità si accompagna a ipercolesterolemia o ipertensione.Gli obesi malati di cuore vivono in media 4 anni di meno del cardiopatico di peso regolare. L'essere fortemente sovrappeso anticipa poi di 7 anni l'inizio della malattia in chi è predisposto.
Stress: Numerosi ed approfonditi studi hanno individuato uno specifico atteggiamento comportamentale, definito come personalità di tipo A, che costituisce un sicuro fattore di rischio coronarico. In sintesi, i tratti distintivi del comportamento di tipo A sono la fretta, l'impazienza, l'eccessiva competitività ed un certo grado di ostilità verso l'ambiente sociale, lavorativo e familiare.
Sedentarietà: il tema della sedentarietà, intesa come ridotta attività fisica, è strettamente connesso con quello dell'eccesso ponderale.
La responsabilità dell'ipertensione arteriosa nell'incidenza d'eventi cardiovascolari è nota da molti anni, a seguito di approfondimenti epidemiologici su popolazioni. L'ipertensione induce insufficienza cardiaca più spesso nelle donne, negli obesi e nelle popolazioni di colore. Alla conclusione sono giunti ricercatori dell'università dell'Illinois, Chicago, dopo aver esaminato le cartelle di 680 pazienti con insufficienza cardiaca. Nei soggetti monitorati, il 25% delle insufficienze cardiache avevano avuto come prima causa l'ipertensione.
Ad ogni modo, sicuramente l'alta pressione arteriosa è responsabile, da sola o in concorso con altri fattori, di un diffuso danno delle pareti dei vasi e del cuore stesso (l'ipertrofia del ventricolo sinistro) e di un'accelerazione del processo aterosclerotico. Attraverso questi meccanismi, essa è in grado di determinare o favorire le malattie coronariche, come l'angina e l'infarto, l'ictus cerebrale, lo scompenso cardiaco, le aritmie, l'insufficienza renale, la patologia ostruttiva dei vasi degli arti inferiori, la patologia vascolare dell'occhio.
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