Santa Maria al Bagno: Storia, Accoglienza e Rinascita di un Borgo Salentino

Santa Maria al Bagno, incantevole località situata nel cuore del Salento, in Puglia, è rinomata per la sua bellezza naturale e per la qualità delle sue acque, insignita della prestigiosa Bandiera Blu. Ma la sua storia è ancora più affascinante, un intreccio di epoche e culture che ne fanno un luogo unico.

Le Antiche Origini e il Periodo Romano

Conosciuta in passato con i nomi di Sancta Maria De Balneo, Santa Maria Al Bagno è stata abitata fin dai tempi più remoti. Numerosi reperti archeologici di epoca preistorica, come cuspidi di frecce, lamelle e cocci di ceramica, testimoniano la sua storia. Gli studiosi concordano che si sia sviluppata inizialmente come un piccolo borgo di pescatori, abitato successivamente anche dai Messapi e Romani.

Riferibili al periodo messapico sono le numerose tombe scavate nella roccia rinvenute sulle alture appena fuori il centro abitato. Nel 272 a.C. Santa Maria al Bagno, come tutto il Salento, fu assorbita sotto il controllo dei Romani, che qui realizzarono il porto "Emporium Nauna" e le vasche per i bagni per gli edifici termali.

Proseguendo tra le pagine del libro “Santa Maria al Bagno e l’accoglienza ai profughi ebrei” di Paolo Pisacane e Marcello Gaballo, Sanasi aggiunge analitici tasselli sulla storia romana di Nardò, un capitolo ancora da analizzare fino in fondo. L’antica Neretum, municipio romano secondo la storia scritta da Plinio, con la sua probabile “colonia” vicina al mare, l’emporium marittimo Nauna compare al centro di un articolato studio. I tanti reperti ritrovati nel tempo a Santa Maria al Bagno fanno pensare che si possa identificare proprio in questa insenatura l’antico porticciolo romano della bella Neretum.

Il Medioevo e i Cavalieri Teutonici

Nel XII secolo Santa Maria a Bagno fu scelta come dimora dei Cavalieri Teutonici. Per rendere onore a tale scelta l’ordine dei cavalieri costituì un’abbazia e un grande monastero. Nel medioevo, dopo ripetuti attacchi e saccheggi da parte di pirati e Saraceni, venne progressivamente abbandonata. I Saraceni distrussero gli edifici, la chiesa, gli impianti termali e le vasche. Anche i Veneziani dopo la caduta di Gallipoli nel 1484, infierirono sulla città.

Gli studi sulle tracce dei cavalieri teutonici, qui poi intessuti da Gaballo, portano direttamente all’analisi della remota masseria Fiume, di cui viene ricostruita la lunga e composita storia con i suoi riflessi anche molto lontani da qui. Era posta a Sud a circa 700 metri dalle Quattro Colonne verso le ultime Serre Salentine, e oggi è sepolta tra abitazioni “irrispettose” del paesaggio e restauri selvaggi. In pratica si intravede poco più della torre con le caditoie, ma è noto che è riconducibile all’abbazia di Santa Maria Theotonicorum sulla quale è stata costruita.

La Torre del Fiume e la Difesa Costiera

Nel XVI secolo, Carlo V costruì la torre del Fiume di Galatena, per difendere le sorgenti di acqua dolce presenti a Santa Maria, fonte di approvvigionamento per i pirati, nell’ambito del programma di difesa delle coste. Della seicentesca Torre del Fiume, oggi chiamata Quattro Colonne “per le caratteristiche torrette angolari del fortilizio crollato nella sua parte centrale”, se non si conosce l’esatto momento del cedimento interno, si sa però che sin dal primo cantiere è stata motivo di discordie.

La Torre del fiume di Galatena, oggi nota come la torre delle quattro Colonne di Santa Maria al Bagno, fu edificata nel XVI secolo da Carlo V con lo scopo non solo di controllare gli arrivi per via mare, ma anche per tutelare le sorgenti di acqua dolce presenti su quel punto della costa jonica, e su cui i pirati volevano spesso mettere le mani. Il progetto della torre viene inviato nel 1595 dagli uffici napoletani e viene ricevuto dai mastri costruttori locali del clan Spalletta che ne redigono puntuali misurazioni*. I lavori però iniziano due anni dopo e si concludono nel 1605. Da lontano appariva come un vero e proprio baluardo inespugnabile, un piccolo castello più che una torre di avvistamento. I lati della torre misuravano circa 18 metri (72 palmi) con lo spessore murario alla base di quasi 9 metri (34 palmi).

Era inoltre dotata di caditoie per proteggere le aperture e l’ingresso avveniva dal primo piano servendosi di una scala in legno. Anche in questa torre il piano terra era occupato dalla cisterna, che garantiva l’approvvigionamento di acqua per i militari presenti.

La Rinascita nel XIX Secolo e l'Affermarsi del Turismo

Seguirono secoli di completo abbandono. Solo all’inizio del secolo scorso, infatti, a poche centinaia di metri dal mare, cominciarono a sorgere splendide residenze signorili, che tuttavia erano utilizzate principalmente come residenze estive. La vera e propria ricostruzione inizia sul finire del XIX secolo ad opera di alcuni cittadini dalla vicina Galatone, che decisero di attrezzarla a località balneare e di villeggiatura.

Analizzata la rinascita di Santa Maria al Bagno nel corso del 1800 e l’arrivo dei villeggianti già verso la fine del secolo, nel suo saggio ricco di immagini del tempo, Pisacane ricostruisce la storia delle famiglie che abitarono per prime stabilmente in questi luoghi, dei pescatori che crearono una certa economia, dei primi lavori di urbanizzazione e della necessità di viabilità migliore per i traini. «A Santa Maria ci si reca non solo per il mare - scrive Pisacane ricostruendo quel tempo - ma anche per curare alcune malattie broncopolmonari, ma anche reumatismi e artrosi, con i cosiddetti bagni di sabbia».

Ecco gli anni dello stabilimento balneare dei Pisacane, del caffè ristorante Sammartino, della Speziera Luceri (e di tanti altre botteghe o ristori): fu il trionfo dei camerini in muratura per fare il bagno, delle prime signore in costume e del Circolo delle due Marine che vide pure l’arrivo della luce elettrica. Durante gli scavi per l’acquedotto poi, negli anni Trenta, andarono emergendo reperti archeologici di sicuro valore che però vennero per lo più distrutti per non interrompere i lavori.

Santa Maria al Bagno: Presidio di Civiltà e Accoglienza durante la Seconda Guerra Mondiale

Pensare ai milioni di profughi scampati alla persecuzione nazifascista quando ormai erano stati strappati alle proprie case, fu negli ultimi anni della Seconda guerra mondiale un problema che si pose sul banco della politica, degli alleati soprattutto. E furono proprio quegli anni Quaranta del ‘900 che videro passare i progetti della storia da un territorio antico e defilato, un nucleo poco abitato affacciato sullo Ionio dove il riverbero del sole ogni giorno sul mare al tramonto stordisce anche i meno romantici.

Tra il 1943 e il 1947, l’esercito Alleato decise di ospitare a Santa Maria al Bagno e nei suoi paraggi oltre centomila Ebrei scampati ai campi di sterminio nazisti e in viaggio verso il nascente Stato di Israele. Qui alcuni edifici vennero “convertiti” alle nuove esigenze. In una casa nella piazzetta venne ospitata la Sinagoga e nella masseria “Mondonuovo” venne realizzato il kibbutz “Elia”. A testimonianza di quel periodo restano ancora tre murales realizzati da alcuni deportati ed in particolar modo da Zivi Miller.

Col termine sfollati venivano indicati, durante la seconda guerra mondiale, i profughi, cioè tutti coloro che, per il verificarsi di eventi bellici, erano costretti ad abbandonare la propria casa o, addirittura, la propria patria per andare in luoghi lontani, risparmiati dalla furia della guerra. Dopo l’invasione anglo-americana del 1943, Nardò ospitò enormi masse di sfollati che furono collocate dalle autorità di occupazione nelle tantissime abitazioni requisite, sparse nel suo immenso feudo, in modo particolare ai Massarei, alle Cenate Vecchie e Nuove, a Mondonuovo, a Santa Maria al Bagno e a Santa Caterina. Si trattava prevalentemente di ebrei di varie nazionalità, come serbi, rumeni, polacchi, greci, ecc., sfuggiti alle persecuzioni dei nazifascisti.

Rimasero nostri ospiti sino alla fine della guerra; dopodiché poterono tornare nei luoghi di origine o nella biblica terra promessa d’Israele, dove fu fondato il nuovo Stato. I profughi erano assistiti dalle truppe inglesi, che si avvalevano anche di soldati di colore. Ovunque vi erano servizi comuni di vettovagliamento e di sussistenza. Per tale motivo abbondavano le cucine da campo, i carri-botte per la distribuzione di acqua potabile, i camion per il trasporto di pane, di indumenti e quanto altro necessario. Vi era un continuo via vai di mezzi motorizzati di ogni specie scortati dalle forze armate, che si incrociavano lungo le strade polverose delle nostre contrade.

Era la notte di antivigilia del Natale del ’43 quando arrivarono i primi slavi, ebrei provenienti dalla Jugoslavia, e inizialmente non fu una convivenza facile, tra sgomberi e case occupate, con oltre duemila presenze sempre in crescita. Fino al ‘45 gli arrivi furono continui e tutta la zona con un grande campo profughi (con campi di addestramento e anche di calcio), vide la vita cambiare, mentre lentamente tornavano dal fronte i soldati salentini.

Tali profughi vennero affidati ai soldati inglesi, comandati da mister Herman, assistente di mister J. I nuovi Ebrei, tra cui scarseggiavano bambini ed anziani come le famiglie al completo, erano adulti di mezza età molto diversi dai precedenti profughi, perchè taciturni e tristi, non intenti ad imporsi in nessun modo nel nuovo territorio che li ospitava. Tra il ’44 e il ’45 in seguito a dei furti in un magazzino, alcuni profughi furono improvvisamente allontanati, mentre i residenti di Santa Maria al Bagno riuscirono a rimanere nel posto.

Il Museo della Memoria e dell'Accoglienza

Per l’ospitalità dimostrata, il 27 gennaio 2005, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito alla città di Nardò, la Medaglia d’Oro al Merito Civile. A testimonianza di quel periodo restano tre murales realizzati da alcuni deportati ed in particolar modo da Zivi Miller.

La storia recente ha dato spunto alla realizzazione del Museo della Memoria e dell’Accoglienza, inaugurato il 14 gennaio 2009. Qui oltre ai murales si trova tutto il materiale storico concernente il periodo proveniente dall’archivio storico dell’APME - Associazione Pro Murales Ebrici di Santa Maria al Bagno e dal Comune di Nardò, con annessa biblioteca, emeroteca e documentazione visiva e multimediale.

Santa Maria al Bagno Oggi

Oggi, Santa Maria al Bagno è una tranquilla e pittoresca località balneare che attira visitatori da tutto il mondo. Le sue spiagge con acque cristalline, la sua ricca storia e la sua accogliente comunità continuano a fare di questo villaggio una destinazione molto amata. Negli ultimi anni il centro è abitato stabilmente anche nel periodo invernale.

A guardarla oggi infatti Santa Maria nella sua veste rinnovata di ospite di vacanzieri, di mercatini, di locali e attrazioni turistiche (che si riavvolgono con la stagione invernale), appare meno incline alla riflessione sulla sua storia (o piuttosto lo è forse chi la amministra). Ma gli strati della storia sui quali si affastellano le varie epoche di questa costa spalancata sul mare Ionio sono davvero cornucopie di vicende e accadimenti che vanno ormai sbiadendo.

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