La Storia di Leiballi: Un Pilastro dell'Idraulica a San Fior

La storia di Leiballi Srl è un esempio emblematico dell'imprenditorialità veneta, radicata nel territorio e proiettata verso il futuro. L'azienda, con un core business focalizzato sul commercio all'ingrosso di materiale idro-termo-sanitario, ha saputo evolversi e adattarsi ai cambiamenti del mercato, mantenendo sempre un forte legame con la comunità locale.

Dalla Fondazione al Gruppo 3V

Il core business è già quello del commercio all’ingrosso di materiale idro-termo-sanitario, che spinge l’impresa a partecipare, assieme ad altre aziende, alla fondazione del Gruppo Triveneto, oggi Gruppo 3V, il più grande gruppo di acquisto del settore idro-termo-sanitario (ITS) d’Italia, che oggi è composto da ben 78 soci, presieduti da Tiberio Fiesoli.

Nuova Sede e Passaggio Generazionale

Leiballi Srl, concentrandosi su un servizio di vendita a 360 gradi, che va dagli impianti di riscaldamento e condizionamento alla termoidraulica e all’arredo bagno, ha deciso di inaugurare in questi giorni una nuova sede e di avviare contemporaneamente un passaggio generazionale: dal padre Alvise al figlio Lorenzo.

“La nostra ‘vecchia casa’ era ormai diventata troppo stretta e così abbiamo deciso di effettuare un’importante acquisizione e scommettere sul nostro futuro, sulla nostra forza lavoro e sui clienti - commenta il titolare Lorenzo Leiballi -.

I numeri della nuova sede, che può contare su una ventina di collaboratori e si trova in via Nazionale a San Fior, sono significativi: 16 mila metri quadrati d’area, di cui 3 mila coperti tra uffici, magazzini e showroom.

Un Legame con la Comunità

La famiglia Leiballi ha radici profonde a San Fior, come testimonia il legame con figure storiche del paese. Un esempio è Adriano Brescacin, sposato con Edda Leiballi, che nel 1966 aprì un negozio di abbigliamento in via Calliselle 12, proponendo prodotti di qualità accessibili a tutti.

Addio ad Adriano Brescacin, personaggio indimenticabile, testimone della storia di San Fior. Si è spento ieri mattina, all’età di 85 anni, dopo una lunga malattia che ha affrontato con coraggio e il sorriso sulle labbra, come era nella sua indole, senza fare pesare la sua situazione sugli altri ed anzi incoraggiandoli ad andare avanti con il suo ottimismo.

Adriano Brescacin, che a San Fior era nato il 13 marzo del 1939 è stato parte determinante di una lunga tradizione del paese, dove esisteva l’uso, ora da tempo scomparso, della raccolta dei vestiti usati per riciclarli.

Lui, da ragazzo, aveva imparato il mestiere di sarto quando i vestiti si facevano tutti a mano, su misura, e non si proponevano quelli già confezionati.

I tempi e le mode stavano però cambiando e lui si è adeguato ai mutamenti in atto. Nell’ormai lontano 1962 aveva aperto un piccolo negozio di tessuti e mercerie a Fossamerlo di San Vendemiano.

Nel 1966 si è sposato e con la moglie Edda Leiballi ha aperto l’attuale negozio di abbigliamento in via Calliselle 12, in centro a San Fior, proponendo prodotti buoni, ma accessibili a tutti.

Un negozio in cui sono tuttora abbinati la qualità e il prezzo e si sanno dare buoni consigli ai clienti da personale esperto.

Appassionato del suo lavoro, con la simpatia e la sua risata, tipica dei sanfioresi, è rimasto nei ricordi di tutti quelli che lo hanno conosciuto.

Persona vivace, grintosa e onesta, è stato una figura di spicco nella comunità, un punto di riferimento non solo per la sua famiglia, ma per le tante persone che ne hanno apprezzato umanità e generosità.

La moglie Edda, i figli Bertilla, Fausto e Gastone dicono di lui: «Sei sempre stato un marito e un papà presente e attento, una cosa bella e meravigliosa della vita; e pensare a te dà allo stesso tempo nostalgia per la tua mancanza, ma felicità per averti avuto tra noi».

Adriano Brescacin lascia un grande vuoto nel cuore dei suoi familiari, parenti, amici e clienti.

Ex Leiballi Carni all'Asta

Un altro capitolo della storia di San Fior è legato all'ex complesso industriale Leiballi Carni, un tempo leader nel settore della macellazione. Lo stabilimento, situato lungo via Nazionale, è stato messo all'asta dopo il fallimento dell'azienda nel 2013.

SAN FIOR (TREVISO) - Il complesso industriale ex Leiballi Carni va all'asta. Il 16 maggio nella sede dell'Istituto vendite giudiziarie di Silea si terrà il tentativo di vendita dello stabilimento che sorge lungo via Nazionale, nella frazione di Castello Roganzuolo, con una superficie commerciale complessiva di oltre 14.300 metri quadri.

Il prezzo a base d'asta è stato fissato a 1,5 milioni di euro. E si procederà con rilancio minimo di 20mila euro.

Il complesso industriale è il vecchio quartier generale della storica azienda delle carni di San Fior, a suo tempo tra i leader nel settore della macellazione, dichiarata fallita dal tribunale di Treviso a metà del 2013, in seguito al rigetto della domanda che era stata presentata per poter accedere al concordato preventivo.

Il polo in questione è formato da un opificio, già usato appunto come macello, che si sviluppa su tre piani. Più un edificio residenziale separato, che comprende tre appartamenti e due garage, dei magazzini e una stalla con copertura in eternit.

Questa ultima, in particolare, dovrà tassativamente essere demolita dall'eventuale acquirente, a proprie spese, prima del timbro sull'atto notarile.

«Si segnala la presenza di molteplici difformità edilizie e catastali specificano dall'Istituto vendite giudiziarie alcune delle quali non risultano sanabili sotto l'aspetto edilizio-urbanistico e dovranno quindi essere demolite».

Sempre con spese a carico dell'acquirente.

I lotti messi sul tavolo sono in tutto tre. Oltre allo stabilimento principale, c'è anche una casa di quattro piani in via Cal dell'Acqua a San Fior, con annesso terreno da oltre 4.700 metri quadrati.

Anche in questo caso sono presenti delle opere inquadrate come abusive: a partire dall'autorimessa esterna e da alcune tettoie.

Il prezzo a base d'asta supera di poco i 154mila euro. Il terzo e ultimo lotto riguarda un terreno da quasi 47mila metri quadrati che si apre a sud di via Nazionale.

Per questo si parte da 350mila euro. In caso di gara si andrà avanti con rilancio minimo da 10mila euro.

L'istituto vendite giudiziarie, dal canto proprio, evidenzia in particolare che ad oggi c'è un decreto di sequestro conservativo emesso dal tribunale di Treviso che grava sulla quasi totalità dei mappali.

Per entrambi i terreni, infine, è in essere un contratto di affitto di fondo rustico, con prossima scadenza fissata per la prima metà di novembre del 2027.

Il Gruppo Alpini San Fior: 60 Anni di Storia

La comunità di San Fior è anche caratterizzata dalla forte presenza del Gruppo Alpini, che nel 2021 ha celebrato 60 anni di attività. Un esempio di dedizione e attaccamento al territorio, testimoniato da numerose iniziative sociali, culturali e solidali.

La storia del Gruppo è una storia di emozioni, gioie e fatiche… Nino Vinera, Angelo Zanette, Diego Visentin, Nino Barzotto, Lino Fantinel, Angelo Leiballi, Remo Talamini, Domenico Tomasella, Annibale Covre, Giuseppe Da Rui, Michele Brescacin, Piero Zago.

Sono questi i fondatori del Gruppo Alpini San Fior. Il Gruppo fu costituito ufficialmente il 22 agosto 1961, ma già dal 1956 i soci si riunivano per programmarne la nascita.

Gli incontri si tenevano all’osteria “4 colonne dalla Marcella” in una stanzetta ricavata dal sottotetto, che rappresentò quindi la prima sede del Gruppo.

Quell’osteria non esiste più, chi ha meno di 60 anni non può ricordarla, perché è sparita per far posto a un condominio.

Era molto caratteristica, con le quattro colonne che sorreggevano il portico che dava sulla Pontebbana. Lì, tra l’altro, fermava la corriera che ripartiva carica di studenti e operai per Conegliano.

Con quell’osteria sparì anche un po’ di storia del nostro paese.

Dal 1968 il gruppo continuò a riunirsi in due stanze del dopolavoro Enal, presso l’osteria Baret. Fino a che fu acquistata la struttura che oggi costituisce la nostra sede.

Un prezzo di favore, 1.230.000 lire. Soldi non ce n’erano, ma c’era tanta passione e la voglia di avere una sede propria.

Si fecero avanti degli sponsor (allora non si chiamavano così) che anticiparono il denaro: Danilo Favretto, Nino Vinera, Giuseppe Da Rui e Brando Baret, personaggi la cui fede alpina è rimasta proverbiale.

Lo stabile fu ristrutturato dai soci, che vi lavorarono il sabato e la domenica.

Gli Alpini si autotassavano pagando la tessera, inoltre ogni mercoledì e venerdì chi entrava in sede metteva 500 o 1000 lire dentro a un bottiglione in bella vista all’entrata.

Lo stile era quello dell’autofinanziamento e il giorno di paga mensile c’era sempre chi lasciava al capogruppo qualche biglietto da 10.000 per la sede.

Negli interventi è stato sottolineato l’attaccamento delle Penne Nere alla loro terra e alle loro tradizioni: a San Fior riesce difficile parlare della realtà del paese senza parlare degli Alpini che in questa comunità sono attivi da 60 anni.

Scorrendo le pagine della nostra storia, infatti, si scopre che questa è anche la storia del paese.

Non c’è, infatti, momento di impegno sociale, culturale, solidale, ricreativo che non veda la loro presenza, fedeli al motto “dove c’è un paese lì ci sono gli alpini”.

Come sottolineato dall’assessore regionale, l’impegno per la comunità è stato particolarmente importante in questo periodo di grande difficoltà sanitaria, vicini da sempre al mondo della sofferenza.

Il monumento ai Caduti (appena restaurato dal Gruppo per lasciare un segno del 60°) è lì a ricordare, ha sottolineato il sindaco Maset, che anche qui la guerra presentò il conto, un conto salatissimo se è vero che il lungo elenco sembra addirittura esagerato per un paese come San Fior.

Quest’opera, realizzata in materiale pesante e nobile come il bronzo, sembra appena appoggiata alla superficie del monumento.

È stata donata dalla ditta DIEMMEBI e realizzata in accordo con l’Amministrazione Comunale, che ha voluto così omaggiare gli Alpini in occasione della loro festa, ed è carica di significati.

Rientra nei programmi dell’Amministrazione, sensibile alla promozione di testimonianze morali e visive che ricordino la storia della comunità.

Racconta che in un mondo dominato dalla frenesia del progresso e segnato da cambiamenti epocali, gli Alpini si fermano ancora per celebrare ed onorare la memoria dei loro veci.

Quelli che per dovere andarono a combattere una guerra che non era la loro in una terra che non era la loro e lì rimasero per sempre.

L’inaugurazione di questo monumento ha voluto essere anche il ricordo emozionante e commovente di Adriano Lot, uno dei fondatori della DIEMMEBI, che se n’è andato un anno fa lasciando un vuoto incolmabile nella sua famiglia e nella comunità sanfiorese.

In questi anni le parole più belle che ci sono state rivolte sono quelle di Silvano, fondatore dell’Associazione Renzo e Pia Fiorot, ospite in una nostra assemblea: “Nella disponibilità verso gli altri, gli Alpini hanno tradotto la loro esperienza, maturata quando erano sulle pareti rocciose, tutti attaccati alla corda, uniti in un solo pensiero: arrivare sulla vetta tutti, e felici anche se stanchi.

Quella corda l’Alpino se l’è portata a casa, in quella corda, ogni volta che trovo un Alpino, vedo il segno della solidarietà, vedo il segno della liberazione, perché quella corda è il punto di riferimento del desiderio di tutti gli Alpini di rendersi utili nella società: lo capisco quando ne vedo uno che ti dice “presente” perché nel loro vocabolario non esiste la parola “no”.

Abbiamo bisogno di questa cultura, il nostro mondo non può perdere questi valori, perché questi sono valori di liberazione, di solidarietà, soprattutto in una società che purtroppo tende a guardare da un’altra parte, generando problemi di convivenza.

Per questo con gli Alpini mi sento bene, mi sento uno di loro, anche se mi manca la penna! E non potrò mai dimenticare che nei momenti più difficili della mia esistenza ho sempre trovato un alpino al mio fianco”.

Il regalo più gradito, invece, l’abbiamo ricevuto anni fa, quando ci è stata dedicata una via e un parco del paese.

Via degli Alpini e Parco degli Alpini… per dire che in questo paese noi ci siamo e ci saremo.

È stata una bellissima storia, noi faremo di tutto perché continui a esserlo.

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