Livello Idraulico: Cos'è e Come Funziona
La tecnologia di misura del livello idrostatico da sempre riveste un'importante ruolo di mercato nella panoramica delle soluzioni per le misure di livello industriali, grazie al suo semplice utilizzo. Per merito della sua elevata durata e della sua tolleranza a un gran numero di disturbi e condizioni di processo instabili, la misura idrostatica del livello manterrà, anche per il prossimo futuro, il suo status di principio tecnologico più importante per la misura di livello.
Negli ultimi anni, i produttori di sensori di pressione industriali hanno modellato la tecnologia di misura del livello idrostatico per migliorarne l’uso in diverse soluzioni, anche attraverso materiali alternativi. Come abbiamo accennato, i sensori di livello idrostatico godono di una grande flessibilità applicativa: possono essere impiegati teoricamente in tutti i liquidi, dall’acqua sino a paste e fanghi.
Come Funziona un Sensore di Livello Idrostatico?
Abbiamo detto che un sensore di livello idrostatico misura la pressione idrostatica, cioè la forza esercitata da un liquido sulla superficie con cui è a contatto. Questa forza è funzione del peso specifico del liquido e della forza di gravità; questa forza viene definita colonna di liquido. Se la densità è costante, la pressione idrostatica dipende esclusivamente dall'altezza (h) della colonna di liquido.
In pratica, un sensore di livello idrostatico è un trasmettitore di pressione che può avere diverse tipologie di connessione al processo, oppure del tipo sommergibile, a seconda dell'applicazione. Come abbiamo accennato, che si tratti di acqua o di qualsiasi altro liquido, i sensori di livello idrostatici misurano in varie applicazioni in diversi settori, come l'alimentare e dell'acquedottistica (acqua dolce e acque reflue). Progettato per misure di livello in liquidi e prodotti pastosi contenuti in recipienti e serbatoio aperti e chiusi, non influenzato dalla formazione di schiuma, è la soluzione ottimale in caso di forte formazione di umidità e condensa come quello tipico delle applicazioni alimentari.
Componenti e Tecnologie
La cella di misura Contite® che lavora secondo il principio del sensore a pressione relativa, costituisce il nucleo del sistema. A differenza dei sensori a pressione relativa tradizionali, l'elemento di misura ad alta precisione nella cella di misura Contite®, risulta perfettamente protetto fra la membrana di processo e quella del sensore. Un esempio di sensore idrostatico con cella in Contite® è Deltapilot FMB70.
- riduzione al minimo degli effetti termici grazie al sensore di temperatura posizionato nel sensore della cella di misura.
- è disponibile una funzione di linearizzazione con un massimo di 32 punti che consente, a titolo di esempio, misure espresse in unità ingegneristiche, e fornisce un segnale di uscita lineare per serbatoi sferici, cilindrici orizzontali e recipienti con scarico conico.
Basata su una tabella inserita manualmente o in modo semiautomatico questa funzione è attivabile sia localmente che a distanza attraverso il protocollo di comunicazione HART®.
La cella di misura in ceramica è una cella di misura a secco senza liquidi di riempimento. La pressione idrostatica agisce direttamente sulla robusta membrana in ceramica, mentre le variazioni della pressione atmosferica sono compensate attraverso un tubetto di riferimento interno al cavo di prolunga. La variazione della pressione idrostatica agisce sulla membrana del sensore ceramico capacitivo; il movimento delle membrana causa una variazione della capacità che l’unità elettronica converte in un segnale proporzionale alla pressione e lineare al livello.
Il sensore idrostatico con cella di misura ceramica capacitiva è il Waterpilot FMX21 che viene utilizzato tipicamente nell’industria di processo e delle acque per la misura idrostatica del livello.
Rischio Alluvione e Piano di Assetto Idrogeologico
Il piano per l’assetto idrogeologico valuta il rischio o la probabilità che si possa verificare un evento calamitoso in una determinata area, generando un certo livello di danno. In base al tempo stimato di ritorno dell’evento ed alla sua presunta entità, al valore degli elementi che sono presenti sull’area ed anche, laddove possibile, in funzione della vulnerabilità degli elementi stessi, viene stilata una scaletta di quattro livelli di rischio.
Per contro, le zone R3 ed R4 sono sempre soggette a prescrizioni dirette sull’attività edilizia, anche se quello che interessa a questi strumenti è evitare che si eseguano interventi che possono aumentare il rischio. Nelle zone R3 ed R4 è molto ben vista la demolizione senza ricostruzione, per delocalizzazione delle cubature, e la legge, all’art. 67 comma 6 del d.lgs. 152/2006, prevede che le regioni possano (debbano) procedere alla creazione di appositi strumenti premiali per delocalizzare le cubature, quindi rimuovere gli edifici dalle zone a rischio per ricollocarle in aree in sicurezza e, di conseguenza, per acquisire l’area di sedime dell’edificio demolito al patrimonio indisponibile del Comune.
Un’attenzione molto elevata viene posta alla realizzazione di volumi interrati o comunque posti al di sotto della linea teorica a cui può arrivare la piena: nelle zone R3 ed R4, anche se si volessero realizzare i locali interrati per destinazioni accessorie, tipo cantine o autorimesse, questi vengono generalmente vietati perché in caso di evento calamitoso diventano vere e proprie trappole per le eventuali persone presenti.
Per conoscere con esattezza quale è il livello effettivo della piena attesa, si può fare una richiesta per ottenere il “tirante idraulico” agli uffici preposti (generalmente le ex provincie): l’ufficio risponderà con il livello del tirante calcolato sul piano di campagna, ovvero il livello a cui statisticamente può arrivare l’acqua durante una piena.
Certamente, per quanto riguarda le opere abusive, anche precedenti all’apposizione del vincolo e che ricadono tra quelle espressamente escluse, è facile ritenere che non potranno essere oggetto di parere idraulico a posteriori.
La visura delle prescrizioni del PAI è un’operazione da fare sempre, a meno che non si stiano progettando interventi del tutto ininfluenti dal punto di vista delle cubature tipo manutenzioni ordinarie o straordinarie (ma ciò eventualmente lo si faccia solo laddove già si è studiato il PAI di zona e se ne conoscano le linee di indirizzo generali). La visura di piano è indispensabile anche in ogni due diligence, soprattutto laddove questa è impostata sulla verifica di fattibilità di interventi invasivi o, in generale, sulla valutazione del valore immobiliare (si pensi ad una stima economica effettuata su un fabbricato che ricade in zona R4: la stima non può non considerare il vincolo che prevedrebbe la delocalizzazione del fabbricato, senza possibilità - o quasi - di qualunque trasformazione con un minimo di invasività).
Questo manuale offre al tecnico uno strumento prezioso di conoscenza dei vincoli e della loro gestione in caso di progettazione di nuovi manufatti edilizi o di trasformazione degli esistenti.
Alluvioni: Previsione e Prevenzione
L’alluvione è l’allagamento di un’area dove normalmente non c’è acqua. A originare un’alluvione sono prevalentemente piogge abbondanti o prolungate. Le precipitazioni, infatti, possono avere effetti significativi sulla portata di fiumi, torrenti, canali e reti fognarie. Un corso d’acqua può ingrossarsi fino a esondare, cioè straripare o rompere gli argini, allagando il territorio circostante.
Non tutti i corsi d’acqua, però, si presentano e si comportano allo stesso modo. Le fiumare, per esempio - diffuse nell’Italia meridionale - diventano veri e propri fiumi solo quando piove molto. Al diminuire delle precipitazioni, il livello delle acque può ridursi fino a lasciare il letto asciutto. Altri corsi d’acqua addirittura non si vedono perché coperti artificialmente per lunghi tratti: sono i fiumi tombati. Per questi, come per le reti fognarie, l’incapacità di contenere l’acqua piovana in eccesso può determinare allagamenti.
In generale, forti precipitazioni hanno effetti più gravi nei centri urbani. Il rischio alluvione è molto diffuso in Italia. Le aree che possono essere interessate dallo straripamento di fiumi di grandi dimensioni sono individuate dal Pai - Piano di assetto idrogeologico - realizzato dall’Autorità di Bacino o dalla Regione. Il Comune elabora il Piano di protezione civile tenendo conto delle informazioni del Pai e di eventuali altri studi sulle aree a rischio.
Più grande è il corso d’acqua, più aumenta la capacità di previsione. L’innalzamento del livello delle acque in un fiume di grandi dimensioni - come l’Arno, il Tevere o il Po - è infatti un fenomeno che avviene lentamente, da diverse ore a più giorni. Ciò consente un monitoraggio costante e soprattutto azioni di prevenzione. Al contrario, il livello delle acque di piccoli fiumi o torrenti può crescere molto rapidamente, lasciando tempi di intervento ridotti. In questi casi - come per le fiumare, i fiumi tombati e le reti fognarie - non sempre siamo in grado di prevedere eventuali allagamenti, tanto meno quando e dove si verificheranno.
Le previsioni meteo, da cui dipendono le previsioni delle alluvioni, ci indicano infatti solo la probabilità di precipitazioni in un’area vasta, non la certezza che si verifichino in un punto o in un altro.
Oltre alla manutenzione periodica di corsi d’acqua e reti fognarie, è possibile realizzare opere per diminuire la probabilità che si verifichi un’alluvione o per ridurne l’impatto (per esempio, la costruzione di argini). Tuttavia gli effetti di un’alluvione si riducono soprattutto con provvedimenti che impediscono o limitano l’espansione urbanistica nelle aree alluvionabili. Altri strumenti sono i sistemi di allertamento, che permettono l’attivazione della protezione civile locale, la pianificazione e le esercitazioni.
Le previsioni dei fenomeni meteorologici e dei loro effetti al suolo sono raccolte e condivise dalla rete dei Centri funzionali, cardine del Sistema di allertamento nazionale gestito dal Dipartimento della Protezione Civile, le Regioni e le Province Autonome. Sulla base di queste informazioni, ciascuna Regione e Provincia Autonoma valuta le situazioni di pericolo che si potrebbero verificare sul proprio territorio e, se necessario, trasmette le allerte ai sistemi locali di protezione civile. Spetta poi ai Sindaci attivare i Piani di protezione civile, informare i cittadini sulle situazioni di rischio e decidere quali azioni intraprendere per tutelare la popolazione.
Comportamento in Caso di Alluvione o Frana
Gli avvisi di criticità emessi dal C.F.R. Le alluvioni dovute ad esondazione di fiumi possono essere previste con alcune ore di anticipo. Ascolta la radio o guarda la televisione per apprendere eventuali avvisi di condizioni meteorologiche avverse o di allerte di Protezione Civile. Ricorda che durante e dopo le alluvioni, l’acqua dei fiumi è fortemente inquinata e trasporta detriti galleggianti che possono ferire o stordire.
Inoltre, macchine e materiali possono ostruire temporaneamente vie o passaggi che cedono all’improvviso. Poni al sicuro la tua automobile in zone non raggiungibili dall’allagamento nei tempi e nei modi individuati nel piano di emergenza del tuo Comune. Chiudi il gas, l’impianto di riscaldamento e quello elettrico. evita il contatto con le acque. Sovente l’acqua può essere inquinata da petrolio, nafta o da acque di scarico. fai attenzione alle zone dove l’acqua si è ritirata. presta attenzione ai servizi, alle fosse settiche, ai pozzi danneggiati.
Ricorda che in caso di frana non ci sono case o muri che possano arrestarla. Soltanto un luogo più elevato ti può dare sicurezza. ascolta la radio o guarda la televisione per apprendere dell’emissione di eventuali avvisi di condizioni meteorologiche avverse o di allerte di protezione civile. Allontanati dall‘area in frana. controlla se vi sono feriti o persone intrappolate nell’area in frana, senza entrarvi direttamente. le frane possono spesso provocare la rottura di linee elettriche, del gas e dell’acqua, insieme all’interruzione di strade e ferrovie.
Nel caso di perdita di gas da un palazzo, non entrare per chiudere il rubinetto. Verifica se vi è un interruttore generale fuori dall’abitazione ed in questo caso chiudilo.
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