Lo Diresti Al Tuo Idraulico? Riflessioni sul Valore del Lavoro Creativo

Oggi prevalgono il cinismo e la furbizia, sottospecie dell’intelligenza; l’arte della manipolazione, dell’attacco preventivo, della vendetta che va servita fredda. Assistiamo a una prevalenza dei sistemi difensivi, che preservano da delusioni, sofferenze, traumi. Sperimentato il dolore, lo si vuole evitare a tutti i costi. A scapito degli altri.

Su questo sfondo, diventa chiaro quale sia la vera casa: la camera in cui possiamo fermarci, restare in silenzio, a quattrocchi col profondo; oppure, se siamo in mezzo agli altri, il nostro cuore, il luogo dove abita chi non potrebbe mai condizionarci, ma solo guarirci e liberarci, la settima stanza di Teresa d’Avila.

C’è uno scrittore - un poeta diresti - che scrive frammenti lirici, lasse di testo che hanno una consistenza piumosa e, a un tempo, abbondante. È Sergio Claudio Perroni - io lo conoscevo soprattutto come traduttore di Steinbeck - che ora pubblica, con La nave di Teseo, un bellissimo libro, Entro a volte nel tuo sonno (pp. 180, euro 12), una sorta di modernissimo Zibaldone di pensieri, più aderente alle piccole cose, più intimo ancora, un diario senza tempo che lo sguardo può scorrere in un senso e anche nell’altro, poiché la forza dell’insieme sta nello scorcio sempre inedito che ogni rigo getta sulla vita.

La svolta è imbattersi in Dio: è il Creatore, rinnova tutto quello che tocca e ne ricava qualcosa di inatteso. Con Gesù, una catena di montaggio si trasforma in un rosario di epifanie interiori.

L’abbinata fotovoltaico e pompa di calore oggi è quella vincente, ma il rischio di buttar via i tuoi soldi e di pagare bollette stratosferiche, o peggio ancora rimanere al freddo è altissimo.

Fotovoltaico e Pompa di Calore: Un Dilemma Artigianale?

Se stai realizzando la tua nuova casa o stai ristrutturando, ma anche se semplicemente vuoi abbattere le bollette e pensi di installare il binomio fotovoltaico e pompa di calore assieme, non ti conviene scegliere l’artigiano di turno.

La categoria degli artigiani è forse una delle più importanti che abbiamo nel belpaese, e non voglio assolutamente disprezzarla, anzi… Io stesso sono figlio di un artigiano e molte delle basi e delle scelte che ho fatto (errori compresi), di sicuro non li avrei fatti se non avessi potuto toccare con mano gran parte degli argomenti di cui scrivo e parlo tutti i giorni, fotovoltaico e pompa di calore compresi!

Tuttavia, l’artigiano ha un proprio modo di lavorare, di vedere il cantiere e di parlare con il cliente, ed anche con i suoi rivali e, ovviamente, anche con i suoi compagni di cantiere.

Il Parere dell'Idraulico: Cosa Ascoltare e Cosa Evitare

Sei nella situazione di dover scegliere la pompa di calore, essendo un oggetto che secondo l’immaginario comune viene abbinato all’idraulico, ti verrebbe spontaneo chiedere a lui… In effetti, chiedi all’idraulico di darti un suo parere (così capisci anche il grado di preparazione dell’idraulico) e le risposte che ti senti dare sono una di queste 5:

  • Non le monto, al massimo io ti faccio l’impianto di riscaldamento a pavimento e ti predispongo la centrale termica in base all’apparecchiatura che scegli, ma non monto le pompe di calore. In genere questa affermazione nasconde il fatto che l’artigiano non ha il patentino F-Gas obbligatorio per chi installa le pompe di calore, quindi sceglie di continuare a fare come ha sempre fatto. Io lo apprezzo molto per l’onestà, e alla fin fine è una delle migliori risposte.
  • Lascia stare, meglio una caldaia a condensazione e via, non siamo ancora arrivati ad una pompa di calore sicura che funzioni anche quando fuori andiamo a -34° ed io non la consiglierei mai. Invece con una caldaia a condensazione di quelle che monto io (l’idraulico è, mica io che scrivo) non ho mai avuto problemi e anche a -34° faccio l’acqua calda. E in più tieni sempre presente che se manca la corrente la pompa di calore non funziona. E’ un idraulico, non provare a spiegargli che se manca la corrente non funziona nemmeno la caldaia, potrebbe avere un colpo al cuore e starci male. Battuta a parte, è la risposta peggiore. Vuol dire che non ne ha a che fare e piuttosto che informarsi parla per luoghi comuni o per sentito dire. Allontanalo, conviene a tutti.
  • Guarda, ho un mio amico al quale l’ho montata, e lo avevo anche sconsigliato. Ha avuto un sacco di problemi, l’assistenza è stata latitante per mesi e ha risolto dopo parecchio tempo. Sei sicuro di volerla montare??? Questo genere di risposta te la dà chi ci ha avuto a che fare ma non è stato bene indirizzato, è un problema comune, il perchè lo analizzeremo dopo.
  • Certo, ti consiglio di mettere su la marca XYZ che monto abitualmente, è quella leader di mercato che monto sempre e non mi ha mai dato problemi, assistenza che risponde sempre, una vera cannonata insomma. Ecco, a questa risposta a te potrebbe scattare un respiro di sollievo ed esclamare OK, ci siamo… Ma non è così. Questa categoria di artigiani prende per oro colato quello che gli dice o il distributore di zona (che magari ne ha un paio dell’anno scorso invendute in magazzino e gliele propone a prezzi super scontati), o il suo amico rappresentante che gli regala il viaggio se ne monta un tot ogni anno. Ma sei sicuro che sia quella che fa per te?
  • Te la monto molto volentieri, dimmi che potenza ti indica il termotecnico nella legge 10 e vediamo di sceglierne una adatta alla tua casa. Ecco, questa è la risposta migliore delle 5, ma purtroppo l’artigiano installatore che ti da questa risposta è il più serio e, purtroppo, sembra quello in via di estinzione. La maggior parte pensa che se non ti da una risposta subito perde il lavoro e poi da la colpa alla crisi. Ma l’artigiano che ti risponde così, installatore idraulico di prima razza, non è mai sprovvisto di lavoro.

In buona sostanza, l’artigiano ha una limitazione dovuta alla scelta nel mercato, e quando si tratta di proporti una pompa di calore che funzioni senza dar problemi, non si pone mai le giuste domande tipo:

  • E’ adatta all’abitazione alla quale la sto proponendo?
  • Si integra perfettamente anche con il resto degli impianti?
  • La casa è stata progettata per lavorar bene con le caratteristiche principali della marca che propongo?
  • La potenza che ho scelto, è la più adatta o sto esagerando per paura di non sbagliare?

Queste sono le principali, ma potrei continuare ancora… Diciamo che in genere hanno limitazioni di cultura sui prodotti che gli vengono offerti, ma d’altra parte loro devono fare un lavoro certosino con le mani, non possono dedicare tutto il tempo ad informarsi ed a conoscere le offerte del mercato, anche perché ogni produttore è pronto a giurare sotto tortura che la sua pompa di calore è la migliore!

Si limitano a scegliere quello che offre il distributore di zona, che di riflesso terrà a magazzino solo la marca pippo e pluto, che fatalcaso sono le più conosciute sul mercato, e quindi tutti ti proporranno pippo e pluto… Io dico solo una cosa… che tristezza!

Se ti propongono una marca diversa da pippo e pluto vuol dire che hanno l’amico che fa il rappresentante che gli consiglia la marca francesco, che tu magari non hai visto da nessuna parte, ma lui è pronto a giurare che la marca Francesco è la migliore del mondo perchè l’ha montata a casa dell’amico Mario e funziona che è un piacere.

Perché Non Chiedere All'Artigiano Che Tipo di Pompa di Calore Installare?

Lui si limita a venderti un prodotto, e se tu gli nomini la marca pippo, lui ti dirà (ammenoche non sia contrario alle pompe di calore per mancanza di requisiti o di esperienza), che fai bene e sarà pronto a farti il tanto desiderato preventivo che vuoi.

Se il tuo obiettivo è quello di installare una pompa di calore e basta che funzioni e costi poco, tranquillo, non arrivare alla fine di questo post, potresti scoprire cose bruttissime e poi mi toccherebbe avere sulla coscienza che ti ho levato il sonno per qualche notte!

Se invece il tuo obiettivo è quello dell’indipendenza energetica, ti sto per svelare una parte del segreto che si cela dietro al Metodo Soluzioni Solari.

Difatti, fino ad ora ti ho parlato della pompa di calore, ma parliamo un momento del fotovoltaico, per associazione di idee tu chiederesti all’artigiano elettrico il costo ed un tanto desiderato preventivo… fai fai, ti rispondono in 3 modi.

Prima di farti l’elenco delle risposte, sappi che l’elettricista è più evoluto dell’idraulico, non ti dirà mai che il fotovoltaico non funziona, al massimo ti dice che non conviene…

  • Molto bene cliente, e quanti kW vorresti montare a casa tua? Facciamo il minimo di legge o facciamo il più possibile? Ecco, uno che risponde così mi sembra il fruttivendolo della piazza del mercato del mio paese il sabato pomeriggio al banco della frutta e verdura, ma purtroppo è la risposta più comune. Sono elettricisti installatori, come gli idraulici sopra, per loro la potenza è solo un numero dato dalla somma dei moduli o un obbligo di legge, niente di più.
  • Ottimo, che marca preferisci? Io mi trovo bene con quella li e con l’altra, ma se non ti va bene dimmi tu che io la acquisto e te la monto. Questa è una risposta che mi lascia amaro in bocca, e rimango ancora più allibito quando il cliente risponde e dice anche: Voglio 14 pannelli e 3/4 della stessa marca di Paperon de Paperoni, magari pagandola la metà, decidi tu per l’inverter. No ragazzi, non ci siamo, qui ci sono seri problemi, ma io mi rifiuto di intervenire. Se il cliente si improvvisa tecnico io mi tiro indietro, alzo le mani e mi concentro su altri progetti… Chi è causa del proprio male, pianga se stesso!
  • Cos’hai a capitolato e che benefici vorresti avere dall’impianto fotovoltaico? Ti giuro che se l’artigiano elettrico ti risponde così, vengo di persona, gli stringo la mano e gli faccio sottoscrivere un contratto di collaborazione con me per almeno 6 mesi. E’ l’unica risposta esatta che l’artigiano dovrebbe darti, ma richiede una preparazione dietro che non è da poco.

Tornando al tema iniziale, i tre video della campagna #coglioneNo hanno raggiunto in totale, al momento in cui scrivo, circa trecentocinquantamila visualizzazioni in meno di due giorni: una cifra altissima, che normalmente in Italia solo i clip dei rapper di successo riescono a sfiorare.

Il concetto di tutti e tre i video è semplice, ed è sintetizzato molto bene dai rispettivi titoli: “Lo diresti al tuo idraulico?” “Lo diresti al tuo giardiniere?” “Lo diresti al tuo antennista?”. Cioè: ti permetteresti mai di chiedere l’intervento di una di queste figure professionali e poi, a metà lavoro, o a lavoro terminato, buttare lì che non ci sono i soldi per pagarlo?

Eppure ai freelance (i video non lo specificano, ma immagino che il riferimento sia ai freelance “creativi”: grafici, designer, copywriter, scrittori, registi, etc. e non, per dire, ai consulenti aziendali freelance) questo capita di continuo.

In economia, una situazione in cui l’offerta supera di gran lunga la domanda si definisce mercato del compratore, ovvero chi ha il coltello dalla parte del manico è il compratore: ci sono tanti soggetti disposti a vendergli quello stesso prodotto o servizio.

Se non è soddisfatto del prezzo offerto dal venditore A, il compratore può rivolgersi al venditore B, C, D, e così via: in una situazione estrema il prezzo di un determinato prodotto o servizio può arrivare a essere zero.

Non credo che la categoria dei giovani creativi sia disposta a lavorare gratis perché antropologicamente più cretina di quella degli idraulici: trovo più probabile che siano le condizioni di mercato a essere diverse, e che effettivamente l’offerta di lavoro creativo non riesca a essere assorbita, se non in minima parte, dalla domanda.

La conseguenza è che chi ha bisogno di lavori del genere è disposto a pagare sempre meno, sia quando si rivolge a esperti di comprovata esperienza, sia quando si rivolge a giovani emergenti.

Tra l’altro, gli autori della campagna #coglioneNO, intelligentemente, non mancano di rilevare quanto sia ironico che i video stessi siano stati realizzati a titolo gratuito: ora, io sono sinceramente convinto che la campagna sia stata ideata con le migliori intenzioni, ma viene anche spontaneo immaginare che, alla luce del successo che ha avuto, essa possa fruttare agli autori, in futuro, dei lavori retribuiti.

Non sto dicendo che quindi la soluzione consista, per i giovani creativi, nell’accettare allegramente di lavorare gratis: sto solo dicendo che nel breve termine, può essere una scelta comprensibile.

Uno dei nomi di questa tendenza è Lake Wobegon effect, dalla città immaginaria di Lake Wobegon, creata dallo speaker radiofonico americano Garrison Keillor, dove “tutti i bambini sono sopra la media”.

A questo punto il lettore attento (o più probabilmente, il lettore sopra i trent’anni), si sarà reso conto di una cosa: il ragionamento che ho fatto fin qui è del tutto individualista, non prevede la minima contestazione dello stato attuale delle cose, e in particolare accetta il mercato (il mercato come è dato qui ed ora) come un elemento assiomatico: in poche parole è un ragionamento conservatore, un ragionamento di destra.

Tra le caratteristiche della generazione di giovani creativi che si sono riconosciuti nei video di #coglioneNo, mi sembra che ci sia il totale disinteresse al discorso politico, a una qualsiasi forma di intervento, o anche solo di dibattito, collettivo: se da una parte questo è frutto di un individualismo incistito e alimentato dalle condizioni economiche di cui sopra, che portano inevitabilmente alla competizione degli uni con gli altri, dall’altra è dovuto a una disillusione che si ferma ancora prima della famosa antipolitica, e che è più simile al disprezzo paternalistico di chi trova che la politica sia un film noioso, che ha visto molto tempo fa e che sa già benissimo come va a finire, ovvero in un nulla di fatto.

Una posizione che peraltro non è del tutto incomprensibile, alla luce degli ultimi decenni di storia politica italiana, ma che si risolve nel rincorrere un modello non sostenibile senza neanche prendere in considerazione l’ipotesi di contestarlo, se non con forme di slacktivism del tutto superficiali e innocue.

User Experience: Errori Comuni nei Siti Web

Tutti parlano di user experience di un sito web, la famosa UX. Chi sa quali sono le funzionalità vincenti perché un sito web sia veramente di facile utilizzo? Spesso gli errori che vengono commessi sono sempre gli stessi. Ce ne sono alcuni che vengono commessi credendo che rendano la consultazione più agevole o perché si crede che “sia molto più bello così”. Altri può succedere che vengano commessi per superficialità.

Adesso ti diamo qualche dritta per capire quali siano gli strumenti giusti per far funzionare un sito web.

  1. Link usati impropriamente: È l’errore più banale eppure quello in cui ci cascano tutti. Al di là dei bottoni di contatto che seguono le call to action (vedi punto 4), questo permette un contatto immediato e soprattutto facile per l’utente. Dove trovo questi contatti? Tendenzialmente nel footer o nella pagina stessa dei contatti. Altri link a cui prestare attenzione sono quelli che ti portano ad aprire un pdf o altri siti sempre nella stessa pagina, oppure link rotti e call to action che aprono pagina 404.
  2. Pop-up invasivi: Riempire il sito di pop-up ed altri elementi disturbanti che interrompono la lettura mentre navighi su un sito web, e soprattutto nella versione mobile rendono il sito poco leggibile. Il pop-up può servire in alcuni casi, ad esempio per una comunicazione importante - chiusura degli uffici per festività - oppure per invitare l’utente a compiere un’azione (iscrizione alla newsletter, comunicazione di una promozione vantaggiosa a scadenza, ecc), ma nella maggioranza dei casi la pubblicità in finestre pop-up viene quasi sempre considerata intrusiva e sgradevole e quasi sempre chiusa senza essere letta.
  3. Siti labirinto: Ti è mai capitato di entrare in un sito e a un certo punto non sapere più in che sezione ti trovi e cosa stai guardando? Si tratta soprattutto di siti con tante pagine, oppure di ecommerce. Ricordiamoci quindi di mettere i titoli alle pagine, o evidenziare nel menu la pagina attiva, oppure inserire i pulsanti torna indietro, oppure ancora dei breadcrumb - percorsi di navigazione - che ti permettono con facilità di avere il percorso che hai compiuto tra le pagine del sito sempre sott’occhio.
  4. Call to action inefficaci: Parola d’ordine call to action. E poi? E poi magari invitiamo a comprare prodotti terminati, facciamo iscrivere a newsletter che non invieremo mai, chiediamo all'utente di chiamare un numero a cui non risponde mai nessuno, addirittura invitiamo a scoprire di più su pagine aggiornate l’ultima volta un anno prima.
  5. Testi illeggibili: Creare testi web oriented non è facile, ce ne rendiamo conto. Eppure ci scontriamo giornalmente con testi troppo lunghi o troppo corti, non formattati e poco curati, in pratica illeggibili. Non solo per l’utente, ma anche per Google, sempre più attento al significato delle frasi e del contesto in cui sono scritte, insomma, sempre più umano. Se vogliamo guidare il lettore all’interno del nostro mondo facendogli percepire e vivere chi siamo e cosa facciamo e se vogliamo attrarlo verso di noi, dobbiamo riuscire a coinvolgerlo con uno storytelling che sia comprensibile: accattivante, ma semplice.
  6. Artifici grafici eccessivi: Ultimo errore, ma non per importanza, l’uso di artifici grafici. A volte sul web - come nel design in generale - troppa creatività inficia l’usabilità. Bisogna sempre ricordarsi che forma e funzione devono collaborare. Un sito che, troppo concentrato sull’estetica e su una comunicazione suggestiva piena di colori e movimenti, si dimentica di mettersi in relazione con il suo utente e di fornirgli in maniera facile i contenuti che lui sta cercando, ha fallito il suo obiettivo. Ovviamente però è vero anche il contrario. Ovvero che nell’occuparsi solo degli aspetti funzionali e operativi si può perdere di vista la parte sensoriale e sensibile e perdere l’appeal sull’utente. Serve un mix sapiente tra gli ingredienti per ottenere un piatto da leccarsi i baffi.

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