Il Modello Idraulico di Freud: Una Spiegazione Dettagliata

Per spiegare la motivazione alla base del comportamento umano, Sigmund Freud propose il cosiddetto “modello idraulico”. Il principio idraulico si riferisce in psicanalisi alla teoria della libido, per la quale Freud fa uso di una terminologia vistosamente legata ai liquidi: si parla di deflusso, scarica, serbatoio, canalizzazione ecc.

Mentre la voce narrante racconta in tono didattico ciò che accade a livello psichico, le immagini scorrono su esperimenti scientifici relativi ai liquidi ripresi in laboratori di fisica e di chimica. Grafici schematici, immagini di provette, pistoni ad acqua, bilance, vasi comunicanti vanno ad illustrare paradossalmente ciò che accade nell‘apparato psichico, per sua natura irrapresentabile.

La Sessualità Umana Secondo Freud

Per Freud la sessualità umana non è un istinto chiaro e definito, ma un processo al cui sviluppo contribuiscono in maniera inestricabile fattori biologici e culturali. Aver umanizzato la sessualità, averla sottratta alla stabilità e rigidità del biologico e averla inserita nell’ordine del discorso, è uno dei suoi principali meriti intellettuali.

Con Freud la sessualità acquista un diverso statuto. Essa non è più espressione del corpo organismo, del corpo che ho (korper), ma del corpo vissuto, del corpo che sono (leib), che in quanto unità di percezione e movimento, in quanto intenzionalità, mi permette di fare esperienza del mondo.

Freud non considera la sessualità una realtà stabile e definita fin dal suo sorgere. La concepisce piuttosto come un processo che solo attraverso un difficoltoso cammino raggiunge - ancorché conservando un carattere precario - una definizione matura. Nella infanzia la pulsione sessuale è caotica, polimorfa, autoerotica; le stesse fasi del suo sviluppo, l’orale, l’anale e la fallica-genitale, non si susseguono in maniera lineare, ma piuttosto assistiamo al loro sconfinare, sovrapporsi, confondersi - la libido può del resto rifluire sulle fasi precedenti - divenendo impossibile demarcarle con chiarezza.

Con la psicoanalisi la sessualità ha smesso di essere un fatto puramente biologico. “Ciò che fa scandalo non è, come comunemente si crede, parlare di sessualità e neppure di patologia sessuale. A quell’epoca le perversioni erano oggetto di ricerca scientifica e persino di divulgazione. Ciò che si stenta ad accettare è che, per Freud, la sessualità umana è anche questione di pensiero, di fantasia, di parola”.

Lo Sviluppo delle Ipotesi Psicoanalitiche sull'Aggressività

Come è noto, Freud tentava di costruire un modello dell'apparato psichico partendo dalla sua teoria della libido, "rispetto alla quale l'interesse per l'aggressività è stato per lungo tempo, e per certi versi resta, in definitiva, un corollario. Tale interesse matura e si definisce per residuo o per negativo in rapporto a quelle manifestazioni che non sono, o che non sono soltanto, di natura libidica".

Si possono comunque notare tre fasi nel percorso di Freud mentre lavorava attorno alla emozione aggressiva: in una prima fase, prima del 1915, l'aggressività viene concepita quasi esclusivamente come un aspetto della libido o comunque come al servizio della libido; in una seconda fase, corrispondente a Pulsioni e i loro destini del 1915, l'aggressività viene concepita come indipendente dalla libido e ascrivibile alle pulsioni dell'Io (o di autoconservazione); e infine in una terza fase, dopo il 1920, l'aggressività non è più considerata una manifestazione delle pulsioni dell'Io, ma come manifestazione di una autonoma pulsione di morte.

L'aggressività può essere definita una "parola valigia" poiché porta con se significati molto diversi tra loro: una emozione aggressiva ingiustificata oppure anche giustificata, una competizione legittima nel luogo di lavoro, un atteggiamento mentale, un confitto tra nazioni, e così via.

Il concetto di emozione aggressiva varia quindi a seconda che questa sia considerata ora un istinto, ora un comportamento, ora una emozione reattiva ad un evento frustrante e/o stressante, e così via.

Come è noto, Freud tentava di costruire un modello dell'apparato psichico partendo dalla sua teoria della libido, "rispetto alla quale l'interesse per l'aggressività è stato per lungo tempo, e per certi versi resta, in definitiva, un corollario. Tale interesse matura e si definisce per residuo o per negativo in rapporto a quelle manifestazioni che non sono, o che non sono soltanto, di natura libidica".

Alfred Adler… ha recentemente esposto l'ipotesi che l'angoscia derivi dalla repressione di ciò che egli chiama "pulsione aggressiva", alla quale assegna, con amplissima sintesi, la responsabilità principale di quanto avviene nella vita e nella nevrosi… Eppure io non posso condividerla, e la ritengo una generalizzazione atta a trarre in inganno. Non posso risolvermi ad ammettere una speciale pulsione aggressiva accanto alle pulsioni di autoconservazione e sessuali che ci sono familiari e allo stesso piano di queste. Mi sembra che Adler abbia a torto eretto a pulsione speciale quello che è un carattere generale e indispensabile di tutte le pulsioni, ossia proprio ciò che vi è in loro di "impulsivo", urgente, quella che potremmo definire la loro capacità di dare avvio alla motilità. (…) preferisco attenermi ancora alla vecchia concezione che lascia ad ogni pulsione la facoltà di divenire aggressiva.

Anche in Pulsioni e loro destini, del 1915, è notevole il rilievo che viene assegnato all'aggressività. Più chiaramente che in passato, l'aggressività si configura in questo saggio come una manifestazione delle pulsioni dell'Io tese all'autoconservazione e al controllo della realtà.

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