Natale sul Nilo: Trama, Cast e Curiosità
Natale sul Nilo è un film del 2002 diretto da Neri Parenti, che vede protagonisti Massimo Boldi, Christian De Sica, Enzo Salvi, Biagio Izzo, i Fichi d’India, Mabel Lozano, Manu Fullola, Nuria de la Fuente e Lucrezia Piaggio.
Trama
Il generale dei Carabinieri Enrico Ombroni, vedovo e contrario alle aspirazioni della figlia quindicenne Lorella di diventare ballerina, decide di portarla in Egitto per le vacanze natalizie, accompagnato dal collega Saltalaquaglia.
Contemporaneamente, l’avvocato Ciulla affronta un divorzio a causa delle sue numerose scappatelle. Nel tentativo di riconquistare la moglie Gianna, la raggiunge in Egitto, dove lei è andata a trovare il figlio Marco. Inutile dire che i due si incontreranno e che le cose andranno molto diversamente da quanto preventivato.
Curiosità
Una scena del film ha visto Massimo Boldi girare con una spalla rotta, visibile dalle immagini dove il suo braccio si muove a fatica. Tutto è nato in un momento di noia, faceva caldissimo, non si poteva lavorare fuori e dovevamo rimanere dentro. Dopo un po’ e il regista disse di registrare il promo.
Altra cosa che funziona poco è poi il repertorio di battute che dovrebbero risolvere la comicità delle scene: il catalogo di Enzo Salvi sembra essersi fermato alle pagine dei suoi anni migliori e, come in ogni buon album fotografico, a farla da padrone è la malinconia: belli quei tempi in cui metteva in scena l’idraulico tossico di Vacanze di Natale 2000!
Curioso come con tranquilla nonchalance gli sceneggiatori facciano sopravvivere De Sica ad un lancio d'asciugacapelli nella sua jacuzzi piena d'acqua (e d'amante). Ah ah, non ricordavo! Beh dai, questi son film dalla comicità quasi cartoonesca.
Salvi davanti alle piramidi: "E che sono ste piramidi? Ndo stanno? ***** Inesattezza storica: i fichi ritrovani un monile chiamato "il ciondolo di Cheope" al quale è appeso un cammello. ma ai tempi di Cheope il cammello non esisteva ancora, in Egitto.
Le Piramidi Egizie: Un Focus Storico e Tecnologico
Le piramidi egizie, costruite intorno al 2580-2560 a.C. durante i periodi del Regno Antico e Medio, rimangono uno dei misteri più affascinanti dell'antichità.
Strutture maestose sorti come tombe per i faraoni e le loro consorti, si basavano sulla credenza nell'aldilà e nella resurrezione.
Segue un'indagine sullo sviluppo delle tecniche di costruzione, dall'uso di blocchi di calcare che pesano in media tra i 2,5 e i 15 tonnellate fino alla recente scoperta di un sistema di rampe di 4500 anni fa che potrebbe rivelare come gli antichi egizi hanno trasportato questi massicci blocchi per la costruzione delle piramidi, incluso il Grande Piramide di Giza.
Come sono state costruite le piramidi?
Nel corso della costruzione delle piramidi, gli antichi Egizi impiegarono metodi ingegnosi e risorse locali per realizzare queste imponenti strutture. Il granito, estratto vicino ad Aswan, era riservato per elementi architettonici cruciali come il portale e le pareti della camera sepolcrale.
Tecniche di costruzione:
Fondamenta e allineamento: Le fondamenta delle piramidi erano livellate riempiendo canali con acqua per segnare il livello, mentre gli angoli erano perfettamente allineati usando angoli bisecati, con ogni lato della base rivolto verso un punto cardinale.
Sistema di rampe: Per il trasporto dei massicci blocchi di pietra, venivano costruite rampe di terra e sabbia che circondavano la struttura in costruzione.
L'acqua ha giocato un ruolo cruciale nella costruzione delle piramidi, in particolare nella Grande Piramide di Khufu. Scopriamo come:
Trasporto dei materiali: Il Nilo, essendo la principale fonte d'acqua, era fondamentale per il trasporto dei blocchi di pietra pesanti necessari per la costruzione. Durante la stagione delle piene, i blocchi venivano trasportati su zattere che navigavano lungo il fiume e i suoi canali appositamente costruiti. Questi canali permettevano di superare diversi terreni ed elevazioni, facilitando l'avvicinamento dei materiali al sito di costruzione.
Tecnologia idraulica: Gli antichi egizi progettavano chiuse e canali per navigare il terreno. Ogni livello di chiuse richiedeva due lavoratori per operare le porte e muovere le barche da un livello all'altro. Inoltre, utilizzavano il shaduf per sollevare l'acqua ai livelli più alti delle chiuse, riducendo notevolmente il numero di lavoratori necessari.
Ricerche recenti hanno rivelato un antico corso d'acqua, ora prosciugato, che contribuiva significativamente alla costruzione delle piramidi. Questo corso d'acqua, noto come ramo di Khufu, rimase ad un livello elevato di acqua durante i regni di Khufu, Khafre e Menkaure, facilitando il trasporto di materiali e provviste al plateau di Giza.
Nel cuore della cava di Hatnub, gli archeologi hanno scoperto una rampa antica che rivela nuove intuizioni su come gli antichi egizi potrebbero aver trasportato i pesanti blocchi di pietra utilizzati nella costruzione delle piramidi.
Questa rampa, un sistema ingegnoso, si compone di una rampa centrale affiancata da due scalinate dotate di numerosi fori per i pali, che dimostrano un metodo forse più rapido ed efficiente per il trasporto dei massicci blocchi di pietra.
Dettagli della rampa scoperta:
Materiali e dimensioni: Realizzata in calcare, la rampa misura circa 10 metri di larghezza e 30 metri di lunghezza, con segni di uso ripetuto.
Struttura e funzionamento: Al centro della rampa si trovano due scalinate con fori per i pali.
Teorie moderne:
Esplorando le teorie moderne sulla costruzione delle piramidi, emergono diversi modelli che tentano di spiegare come gli antichi egizi abbiano potuto erigere queste straordinarie strutture. Ecco un'analisi dettagliata delle principali teorie:
Teoria della Rampa Lunga e della Rampa a Spirale:
Rampa Lunga: Suggerisce l'uso di una rampa estesa, lunga fino a un miglio, posizionata su un lato della piramide. Questa teoria, tuttavia, solleva problemi di spazio insufficiente sul plateau di Giza e di eccessive esigenze materiali.
Rampa a Spirale: Propone una rampa che avvolge esternamente la piramide. Risolve il problema dello spazio ma introduce complicazioni nel monitoraggio degli angoli e nella costruzione più lenta.
Teoria della Rampa Interna:
Avanzata dall'architetto francese Jean-Pierre Houdin, questa teoria suggerisce una rampa a spirale interna costruita a fianco della piramide. Questo modello affronta efficacemente le limitazioni delle teorie precedenti, proponendo una soluzione che minimizza l'uso dello spazio esterno e facilita la logistica di costruzione.
Sistemi di Contrappesi e Teorie Alternative:
Sistema di Contrappesi: Utilizza un meccanismo di sollevamento che combina contrappesi, leve e carrucole per movimentare i massicci blocchi di pietra.
Ipotesi Extraterrestre: Alcuni sostengono che esseri avanzati dall'esterno della Terra potrebbero aver assistito gli egizi, una teoria che, sebbene affascinante, manca di prove concrete e solleva interrogativi sul perché tali esseri si sarebbero dedicati esclusivamente alla costruzione delle piramidi.
Queste teorie non solo offrono una panoramica delle possibili tecniche utilizzate ma sottolineano anche la complessità e l'ingegnosità degli antichi egizi nel superare sfide architettoniche enormi.
Domande Frequenti
1- Come sono state costruite le piramidi?
Le piramidi egizie sono state costruite utilizzando tecniche ingegneristiche avanzate per l'epoca. Il processo includeva:
- Preparazione di una base livellata
- Trasporto di blocchi di pietra da cave vicine
- Impilamento e allineamento preciso dei blocchi
- Utilizzo di rampe per sollevare i materiali
- Rifinitura della struttura dall'alto verso il basso
2- Qual è l'ipotesi più accreditata riguardo al metodo utilizzato per costruire le piramidi?
Tra le diverse teorie esistenti, una delle più probabili suggerisce l'uso di rampe che collegavano i vari gradoni interni della piramide durante la costruzione, piuttosto che rampe che si appoggiavano direttamente alle pareti esterne.
3- In che modo è stata realizzata la Piramide di Cheope?
La costruzione della Piramide di Cheope ha richiesto l'impiego di circa 2,3 milioni di blocchi di pietra, per un totale di circa 5,5 milioni di tonnellate di calcare e 8.000 tonnellate di granito. Originariamente, la superficie esterna era rivestita di calcare bianco lucido, capace di riflettere i raggi solari.
4- Quando sono state scoperte le piramidi egiziane?
Le piramidi sono state esplorate per la prima volta nel 1700 da viaggiatori ed egittologi. Nel 1765, l'inglese Davison scoprì la Camera del Re nella Grande Piramide. La battaglia delle Piramidi del 1798 vide Napoleone sconfiggere un sovrano ottomano locale, e tra il 1817 e il 1818 si tenne il primo scavo archeologico moderno diretto da Giovanni Belzoni.
5- Chi ha costruito le piramidi?
Le piramidi furono costruite dagli antichi Egizi, principalmente durante l'Antico Regno (circa 2686-2181 a.C.). Contrariamente alla credenza popolare, non furono costruite da schiavi, ma da lavoratori qualificati e contadini durante la stagione dell'inondazione del Nilo.
6- Qual è il mistero delle piramidi?
Il "mistero delle piramidi" si riferisce alle numerose domande ancora aperte sulla loro costruzione, tra cui:
- Come gli antichi Egizi riuscirono a costruire strutture così precise senza tecnologia moderna
- Come trasportarono e sollevarono blocchi di pietra enormi
- Perché alcune piramidi contengono passaggi e camere complessi
7- Come venivano trasportati i materiali per costruire le piramidi?
Il trasporto dei materiali avveniva attraverso:
- Slitte di legno per trascinare i blocchi di pietra
- Barche per il trasporto lungo il Nilo
- Rampe per sollevare i blocchi in posizione
- Leve e rulli per spostare i blocchi più pesanti
8- Quanti anni hanno le piramidi?
Le piramidi più antiche hanno circa 4.700 anni.
Idraulica nell'Antichità e nel Medioevo
L'Antichità costituì il periodo aureo dell'evoluzione tecnica dell'idraulica, in particolare per quanto concerne la distribuzione di acqua potabile alle popolazioni del bacino del Mediterraneo e dell'Europa occidentale e centrale.
Questo alto grado di tecnologia non riguardò solo le città o i siti militari fortificati dell'Impero romano, bensì anche gli insediamenti isolati, come i prestigiosi complessi rurali (villae rusticae) situati nelle tenute di ricchi possidenti.
La tecnologia romana si diffuse con facilità, anche perché i Romani desideravano non rinunciare nelle terre conquistate al lusso al quale erano abituati in patria, nonché esibire la propria maestria tecnica per impressionare le popolazioni sottomesse.
In epoca romana la disponibilità d'acqua per l'approvvigionamento delle popolazioni urbane o delle proprietà terriere era tale che si può parlare effettivamente di una sorta di lusso idrico e, in senso odierno, persino di sperpero d'acqua.
Tuttavia, considerando la portata degli antichi impianti idraulici, va sempre tenuto presente che l'immensa quantità d'acqua utilizzata (per es. a Colonia, l'antica Colonia Ara Claudia Agrippinensium, il consumo di acqua era di 20.000 m3 al giorno) non serviva solo come acqua potabile, ma riforniva anche terme e latrine e serviva per la pulizia di strade e canali.
Con il processo di decadenza della cultura romana nelle province e nella stessa Italia, compiutosi nel sec. 5°, si verificò anche il decadimento di quasi tutte le conquiste tecniche: le strade, i ponti, le monumentali opere architettoniche e i grandiosi acquedotti dell'Antichità andarono in rovina in molti luoghi e la stessa Roma non fu indenne da tale processo.
La sopravvivenza della tecnica antica, tuttavia, insieme a un evidente progresso delle conoscenze di idraulica in edifici di nuova costruzione, si manifestò nell'impero bizantino e nelle regioni che subirono l'influsso degli Arabi, dove è ravvisabile un più alto livello di interesse per la tecnologia.
A tale proposito va posta una questione chiave: se nel Medioevo si fossero o meno conservate le cognizioni tecniche dell'Antichità o se invece si fosse verificata una netta frattura, seguita solo in un secondo momento da un rinnovato processo evolutivo equiparabile, per così dire, a una nuova invenzione.
Per quanto riguarda il livello ingegneristico standard nell'idraulica, i risultati degli studi più recenti permettono di constatare per tutte le regioni appartenute all'Impero romano la sopravvivenza delle cognizioni tecniche dell'Antichità; è comunque evidente che nell'Alto Medioevo la capacità di rifornimento degli impianti di approvvigionamento idrico si ridusse drasticamente ovunque e risulta difficile menzionare casi di rifornimento generale della popolazione, assicurato da acquedotti di elevato livello costruttivo; infatti anche dove le antiche condotte poterono essere tenute in funzione, la loro portata si ridusse di molto e poté soddisfare solamente un fabbisogno più limitato e orientato a nuovi scopi: le comunità tornarono infatti a rifornirsi individualmente e sia in città sia in campagna il pozzo sostituì le fontane ad acqua corrente.
Bisanzio e le regioni arabe, compresa la Spagna, costituirono dapprima un'eccezione; i Bizantini infatti ampliarono gli antichi impianti idraulici e li completarono con nuovi interventi costruttivi - le grandi cisterne di Costantinopoli testimoniano ancora oggi tali imprese - e gli Arabi applicarono le proprie peculiari, antiche cognizioni: le tecniche per la costruzione di imponenti qanāt o foggara, condutture sotterranee per la captazione dell'acqua, vennero riprese, come già avevano fatto in precedenza i Romani, da modelli dell'antico Iran.
La tecnica dell'adduzione dell'acqua per le fontane a getto dei palazzi dei sovrani, dopo che già i Romani avevano realizzato opere straordinarie, giunse nuovamente in Europa con la conquista della Spagna da parte degli Arabi.
Anche le città della Reconquista mostrano a volte opere desunte dalle conoscenze tecniche di costruttori arabi: per es. Morella (Valencia) disponeva di un acquedotto realizzato nel sec. 13°, la costruzione del quale sarebbe stata impensabile senza l'influsso arabo.
Nel resto d'Europa tuttavia, sebbene fosse possibile ancora basarsi sulle nozioni di idraulica ereditate dall'Antichità, gli sviluppi furono più esitanti.
La fornitura dell'acqua ai complessi battisteriali di epoca paleocristiana e altomedievale offre importanti e finora poco considerate possibilità di osservazione sulla storia dell'idraulica, ma a un attento esame si riscontra come e per quali difficoltose vie le cognizioni tecniche in questo campo fossero sopravvissute.
Se nella tecnica idraulica romana si può riscontrare continuamente, accanto al pragmatismo degli antichi ingegneri, anche la volontà di ostentare una monumentalità architettonica, per quanto riguarda l'epoca medievale è evidente quanto poco contasse l'aspetto architettonico delle opere di ingegneria.
Forse si deve proprio a tale modestia delle strutture costruttive di interesse tecnico la scarsità di conoscenze che per lungo tempo ha caratterizzato questo settore di ricerca.
Inoltre bisogna considerare che l'idraulica medievale sembra essere di tipo particolare; appare peraltro assolutamente sorprendente che nell'Alto Medioevo un'evoluta tecnica idraulica fosse trascurata nella sua utilizzazione per le esigenze di vita pratica, ma che venisse per contro impiegata in più luoghi a scopi cultuali.
tag: #Idraulico
