Not a Dude: Significato e Polemiche Dietro i Costumi da Bagno

Con l’inizio delle Olimpiadi di Parigi 2024, è tornata in auge una vecchia polemica riguardante la liceità di partecipazione di atlete transessuali M to F (da maschio a femmina) in gare femminili. Una rivendicazione portata avanti nei mesi scorsi dalla nuotatrice Lia Thomas che, dopo aver vinto un titolo collegiale statunitense, venne successivamente esclusa dalle competizioni, portando a una causa all’Alta Corte per una reintegrazione.

Ad alimentare il fuoco, in questi giorni, sono giunte alcune foto ritoccate, come quella che presenta atlete donne che indossano un costume con la scritta "Not A Dude (Non sono un ragazzo)". Si tratta di immagini false, circolanti in varie e diverse versioni, ormai dalla primavera 2024, come spiega Fact Check.

L'Origine del Termine "Dude"

Alla fine del diciannovesimo secolo, il termine Dude veniva utilizzato come epiteto per definire la “gente di città”, che, vestita di tutto punto, dalla costa orientale andava a passare le vacanze in qualche ranch nelle regioni dell’ovest. L’unica espressione ancora utilizzata che rievoca il significato originale è il verbo to dude up, che significa “indossare vestiti eleganti”. Tuttavia, bisogna notare che la maggior parte degli americani usa dude semplicemente come un’interiezione, per aggiungere enfasi al discorso.

La Campagna Fake "Not a Dude!"

Le immagini stanno circolando parecchio sui social. Il soggetto è lo stesso: ci sono nuotatrici che indossano un costume intero che sul pube ha scritto: “Not a Dude!”. Tradotto: “Non un ragazzo!”. La foto, con tanto di complimenti, è stata pubblicata anche da Simone Pillon, ex senatore eletto nel 2018 tra le liste della Lega.

Dalla narrativa che si sta costruendo sui social sembra che questo motto faccia parte di una campagna spontanea contro la partecipazione alle gare femminili di atlete che hanno affrontando un percorso di transizione di genere. Le foto che vengono ricondotte a questa campagna non sono originali. Si tratta di foto di atlete che sono state modificate, in modo anche abbastanza elementare. Qui non serve nemmeno l’intelligenza artificiale. Basta un qualsiasi programma di fotoritocco e la scritta viene semplicemente applicata al costume da bagno.

Il Caso Pillon

Partiamo dalla foto condivisa da Pillon. Come documentato da David Puente, giornalista di Open, esistono immagini della stessa ragazza con lo stesso costume nella stessa piscina senza nessuna scritta. Il senatore Pillon non solo ha condiviso l’immagine ma anche deciso di collocarla alle Olimpiadi di Parigi 2024: “Diverse nuotatrici olimpiche hanno indossato il costume con una scritta posizionata strategicamente a specificare che "Not a dude", non sono un ragazzo. Belle, brave e ironiche. Apprezzo moltissimo Di questi tempi andrebbe resa obbligatoria, magari illuminata a led.

Alla fine Pillon si è arreso all'evidenza: "Alla fine a quanto pare era davvero una aggiunta con Photoshop. Peccato".

Analisi delle Fake News

Le tracce di questa fake news partono ben prima di questa edizione dei giochi olimpici. Nella sezione Fact Check di AFP troviamo un’analisi di marzo 2024 in cui vengono riportate altre immagini simili a quella condivisa da Pillon. Nello specifico si vede qui una foto di un gruppo di ragazze in costume che risale addirittura al 2018.

Tutta la campagna di fake news non nasce dal nulla ma arriva da un dibattito avviato negli ultimi anni sullo sport e le donne che hanno affrontato una transizione di genere. Un dibattito che riguarda soprattutto il nuoto perché in questo sport è nato il caso di Lia Thomas, una nuotatrice che dopo la transizione di genere ha partecipato a diverse gare femminili. Negli Stati Uniti i suoi risultati hanno portato politici, attivisti e organizzazioni sportive a chiedersi dove dovrebbe gareggiare per garantire sia la sua libertà che quella delle sue avversarie.

Lia Thomas e il Dibattito nello Sport

Con l’inizio delle Olimpiadi di Parigi 2024, è tornata in auge una vecchia polemica riguardante la liceità di partecipazione di atlete transessuali M to F (da femmina a maschio) in gare femminili. Una rivendicazione portata avanti nei mesi scorsi dalla nuotatrice Lia Thomas che, dopo aver vinto un titolo collegiale statunitense, venne successivamente esclusa dalle competizioni, portando a una causa all’Alta Corte per una reintegrazione.

Conclusioni

Il chiaro intento sarebbe quello di creare ad arte un movimento d’opinione contrario ai diritti degli atleti transessuali di gareggiare, con modalità goffe. A dimostrare l’inautenticità delle immagini è, in alcuni suoi articoli, l’AFP, una nota agenzia internazionale di fact - checking giornalistico.

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