Osteria Nuova: Storia e Memoria di un Territorio
Osteria Nuova, frazione collinare di Bagno a Ripoli, custodisce storie di un passato ricco e complesso. Questo articolo esplora vari aspetti del territorio, dalla memoria dei suoi caduti durante la Seconda Guerra Mondiale, fino al patrimonio architettonico e alle tradizioni locali.
Il Cippo a Ricordo di Ivo Lazzeri e Giovacchino Mutolo
Nei pressi dell’abitato di Osteria Nuova, su uno sperone roccioso lungo la strada sterrata soprastante il torrente Isone, si trova un cippo a ricordo del partigiano Ivo Lazzeri e del militare sbandato Giovacchino Mutolo.
È un semplice manufatto costituito da uno zoccolo piramidale formato da pietre e calce, su cui poggia una colonna tronca di pietra. Sotto lo zoccolo si trova una lapide rettangolare di marmo sulla quale è composta l’epigrafe mediante caratteri di bronzo in rilievo.
Questa riporta i nomi dei due Caduti, l’età e la data di morte (forse da individuarsi nel giorno precedente, 2 Agosto 1944). I materiali utilizzati sono:
- Pietra per la colonna tronca e per lo zoccolo.
- Marmo per la lapide con l'epigrafe.
- Bronzo per i caratteri in rilievo formanti l'epigrafe.
Eventi Bellici a Lonchio e Colonie di San Giorgio
La storia di "Giannetto" è particolarmente dolorosa: un anno prima, quando era ancora militare, aveva perso tutta la sua famiglia per una fuga di gas: i genitori, i due fratelli più piccoli ed il nonno.
Sulla strada del ritorno, alla casa detta "del Pecoraio" (o anche "del Pastore"), nei pressi di Lonchio, la pattuglia è sorpresa da una colonna tedesca in fase di ripiegamento. Sono circa le 1:00 del 2 Agosto 1944 e si accende una breve sparatoria.
Così, sul far del giorno, Angiolo Gracci ("Gracco"), comandante la Brigata, Mario Spinella ("Parabellum") ed altri garibaldini si portano sul luogo per raccogliere il corpo di "Balena".
Qui giunti trovano due donne, visibilmente provate, a cui chiedono dove sono i loro compagni. Dopo aver sostato in raccoglimento dinanzi al compagno ucciso, i partigiani prendono una porta scardinata, vi depongono il cadavere e lo seppelliscono in un vicino boschetto, segnandone la fossa con una croce di legno.
Ne hanno prelevato il portafoglio e gli scarponi, preziosissimi, che saranno donati ad un compagno bisognoso: Aldo Fagioli ("Fagiolo"). Poi, a "Gracco" e agli altri, non resta che rientrare all'accampamento con il sacco di farina impregnato del sangue di "Balena".
Invece "Giannetto" è stato catturato dai tedeschi e più tardi trucidato a colpi di pugnale in località Colonie di San Giorgio, presso Osteria Nuova, sul borro del torrente Isone, lo stesso 2 Agosto 1944.
Gli Alleati sono vicinissimi a Firenze e "Gracco" comanda il Fagioli, in qualità di staffetta, di portare la notizia al Comando della Divisione Garibaldi "Arno". Durante la sua marcia riesce ad avvicinare alcuni contadini e da questi apprende che c'è il corpo di un partigiano morto. Inoltre, con la descrizione che gli viene fornita, capisce che si tratta proprio del compagno ritenuto disperso.
Quindi viene accompagnato sul luogo dove è stato trovato il cadavere. “Fagiolo” ritiene che Lazzeri, ferito gravemente al Lonchio, nella disperata ricerca della salvezza, abbia cercato di raggiungere le case delle Colonie di San Giorgio per chiedere aiuto.
Rinvenuto il corpo gli sono tolte le armi e i segni che lo qualificano come partigiano.
Le Corti: Un Palazzo Fortificato con Storia
Un altro elemento di spicco del territorio è rappresentato da Le Corti. È posta sulla strada che arriva ad Osteria Nuova da Bagno a Ripoli (Via Roma), a pochi passi dalla chiesa di San Quirico a Ruballa.
Fu anche chiamata “il Macinatoio” forse per un frantoio che vi era tra le pertinenze. Il severo edificio è uno dei pochi che ancora conservano l’aspetto di palazzo fortificato del XIII secolo; circondato da alte mura merlate rivestite in filaretto, presenta alle estremità della facciata due torrette decorative.
Il nome Le Corti, localmente trasformato in ‘La Cortaccia’ deriva dalle due vaste corti che si trovano nell’edificio: Sulla prima si affacciavano gli ambienti di lavoro, sull’altra, che doveva avere anche il pozzo, è collocato un loggiato e l’Oratorio costruito all’inizio dell’Ottocento.
La villa appartenne fin dal medioevo alla famiglia Peruzzi, una delle più importanti di Firenze, che furono proprietari di questo palazzo dal XIII al XVII secolo. La prima documentazione di questa proprietà si ha però nel 1427, quando fu denunciata al catasto fiorentino nelle disponibilità di Ridolfo di Bonifazio Peruzzi.
Rimase come abbiamo detto per più secoli tra i beni della famiglia dei banchieri e solo nel 1593 fu venduta, in parte, ai Magalotti. Nello stradario del Granducato Lorenese del 1774 viene ricordata come “Casone dei Salviati”.
Nel 1801, la duchessa Laura Salviati lasciò il palazzo e i poderi annessi in eredità all’Ospedale di San Giovanni di Dio. Le Corti furono utilizzate come azienda agricola dell’ospedale fino a tempi recenti.
L’orto interno alla villa, ancora protetto da un alto muro in filaretto di alberese, è stato coltivato sino agli Anni Ottanta. Con l’avvento della riforma sanitaria, 1978, la gestione della fattoria è stata radicalmente modificata.
Un decreto della Giunta Regionale Toscana del 2/3/1981 trasferì Le Corti nel patrimonio del Comune di Bagno a Ripoli, con vincolo di destinazione alla locale USL alla quale fu definitivamente assegnata dal 1992.
Nel 2002, l’intero complesso, che oltre alla villa comprende una tenuta di 52 ettari suddivisi in 7 poderi con altrettante coloniche, è stato acquisito da una società privata, che sta provvedendo al restauro di parte delle coloniche.
L’edificio, dalle imponenti dimensioni ha una pianta quadrangolare. Le altissime muraglie sono rivestite da piccole bozze di alberese ed arenaria. La parte nord è chiusa da un’altissima muraglia con la merlatura rifatta in tempi recenti.
Le muraglie sono ingentilite da aperture con archivolti, alcune tamponate, a sesto ribassato, che denotano una notevole maestria nella rifinitura delle arenarie. All’interno diverse pareti sono affrescate e le travi che sorreggono il tetto sono dipinte con motivi geometrici.
Intorno alla Cortaccia, sono fiorite numerose leggende dovute forse al suo aspetto austero o per essere un edificio carico di anni. Una di queste narrava di una galleria sotterranea che collegava l’edificio al monastero del Bigallo, un percorso che doveva superare una distanza di circa 850 metri.
Riscoprire i Valori della Tradizione e della Genuinità
In un mondo che corre come un razzo, riscoprire i valori della semplicità, della tradizione e della genuinità è come trovare un tesoro! Questi principi ci aiutano a tornare alle radici culturali e a gustare l’autenticità.
La tradizione, invece, è come un ponte che ci collega alle nostre origini e alla nostra identità. Grazie a essa, passiamo di generazione in generazione valori e storie che ci aiutano a comprendere il nostro contesto storico.
In un mondo sempre più globalizzato, riscoprire la genuinità degli alimenti è fondamentale. Questo significa fare il tifo per i prodotti artigianali e locali, pieni di storie e tradizioni uniche!
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