Condanna per idraulico a Pavia per lesioni colpose a causa di un intervento difettoso su una caldaia

PAVIA - Un intervento alla caldaia che, secondo l’accusa, non era stato fatto a regola d’arte e che, soprattutto, avrebbe messo a rischio la vita di chi lo aveva commissionato, ha portato alla condanna di un idraulico. Qualche giorno dopo i lavori, i proprietari dell’alloggio, in viale Sicilia a Pavia, si erano sentiti male, avvelenati dalle esalazioni di monossido fuoriuscite, secondo quanto accertato, proprio dall’apparecchio.

Per le vittime, un uomo di 82 anni e la convivente di 72, erano stati necessari alcuni giorni di ospedale e il trattamento in camera iperbarica.

Per Paolino Cataldo, un tecnico idraulico di 55 anni, di Rocca De’ Giorgi, finito a processo con l’accusa di lesioni colpose e una serie di violazioni di legge in materia di sicurezza sull’impiego del gas combustibile, è scattata la condanna a 10 giorni di reclusione (con pena sospesa). L’uomo dovrà anche pagare il danno alle parti civili (rappresentate dagli avvocati Maria Elena Veneroni e Monica Dapiaggi).

Il risarcimento dovrà essere quantificato da un altro giudice ma intanto dal giudice penale Raffaella Filoni è stata assegnata una provvisionale di 3mila euro a testa per i conviventi (6mila euro in tutto). Per le accuse al centro del processo in un primo momento era stata chiesta l’archiviazione, ma le parti offese si erano opposte.

I lavori alla caldaia

La vicenda risale al 2015. Nel mese di aprile di quell’anno i conviventi acquistano l’alloggio in viale Sicilia a Pavia ma prima di andarci a vivere devono fare delle sistemazioni. Oltre agli infissi e all’impianto elettrico, c’è anche da controllare la caldaia, già in dotazione.

A settembre si rivolgono quindi all’amministratore di condominio, ma la faccenda risulta più complicata del previsto, perché per quel marchio e quel modello, ormai datato, non si trovano più pezzi di ricambio. La figlia, così, cerca su internet e trova l’annuncio di «un tecnico specializzato» per quel tipo di apparecchio e lo chiama per l’intervento, che viene eseguito a novembre.

L’uomo cambia il pezzo e, secondo l’accusa, garantisce ai proprietari dell’alloggio il corretto funzionamento della caldaia. Prima di andarsene accende l’impianto.

Le esalazioni di monossido di carbonio

Qualche giorno dopo l’intervento i proprietari tornano nell’alloggio per fare altri lavori. Mentre sono in casa si sentono male. La donna ha la forza di chiamare la figlia, che abita a Pavia e che intuisce dalla telefonata la gravità della situazione.

I sospetti che sia successo qualcosa di grave sono confermati. Trova la madre vicino alla porta, quasi svenuta, mentre il compagno è incosciente. Entrambi vengono portati in ospedale, dove restano diversi giorni e vengono sottoposti al trattamento in camera iperbarica.

La difesa dell'idraulico

L’uomo, rappresentato dall’avvocato Antonio Mariotti, nel corso del processo ha provato a difendersi spiegando di avere solo cambiato il pezzo ma di non avere dato garanzie sul funzionamento dell’impianto, che era piuttosto vecchio.

Secondo l’accusa, però, non si sarebbe dovuto limitare a questo, ma verificare anche il funzionamento della canna fumaria e accertarsi che non fosse ostruita. Non resta che fare appello.

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