Paperella da Bagno: Storia e Curiosità di un Icona Pop

Il 13 Gennaio si celebra la giornata mondiale della papera di gomma che tutti noi conosciamo bene. Tutti noi abbiamo visto, o magari anche avuto in casa, una paperella di gomma: uno dei giocattoli più "pop" e diffusi di sempre, grazie alle sue forme e all'allegro colore giallo che la rende immediatamente visibile in mezzo al caos delle nostre giornate. Sono associate soprattutto al bagno, tuttavia sono belle anche per la loro simpatia estetica. Partendo proprio da questo quesito, la risposta è che non hanno alcun significato né funzione particolare, se non quello che si vuole attribuire loro.

Le Origini Storiche della Paperella di Gomma

La storia di questo giocattolo risale alla produzione della gomma alla fine del 1800. Le prime paperelle di plastica comparvero già alla fine del 1800, grazie al lavoro di Charles Goodyear, inventore della gomma vulcanizzata e fondatore dell'omonima azienda di pneumatici. I materiali usati le rendevano pesanti, non in grado di galleggiare: solo negli anni '30 del Novecento furono commercializzate paperelle "vuote", utilizzabili come pistole d'acqua (ideate dalla inventrice Eleanor Shannahan nel 1931) e quelle galleggianti per il bagno, commercializzate dalla Disney in accordo con una azienda produttrice di lattice. A realizzare la scultura a forma di papera, per la quale abbiamo acquisito familiarità, fu lo scultore russo Peter Ganine. Ad incrementare la vendita di tali giocattoli fu una notizia in particolare lanciata sulla rivista britannica “The Sun”: anche la regina Elisabetta ne possedeva una propria, che indossava una corona gonfiabile.

Ancora oggi questi oggetti sono molto diffusi, anche per collezione: secondo il sito Guinness World Record, la più grande raccolta di papere è quella di Charlotte Lee, una donna statunitense che nel 2021 possedeva 5 631 differenti esemplari.

Friendly Floatees: Un Viaggio Inatteso per Mare

Era il 1992 quando, a causa di una tempesta, una nave cargo cinese, che viaggiava da Hong Kong a Tacoma, riversò in mare dei containers pieni di oggetti vari, tra cui molti giocattoli da bagno. Iniziamo dal principio, nel 1992 una nave cargo partì da Hong Kong diretta a Tacoma, negli Stati Uniti. Durante il viaggio la nave s’imbatté in una violenta burrasca e perse un container in cui erano stipati ben 28.000 Friendly Floatees, giocattoli galleggianti. Nel 1992, la nave portacontainer Ever Laurel, di proprietà della compagnia Evergreen Marine (la stessa della famosa Ever Given, che bloccò il canale di Suez nel 2021) stava viaggiando da Hongkong verso gli USA. Durante una tempesta, la nave perse diversi container tra cui alcuni contenenti giocattoli Floatees, animali di gomma galleggianti: si trattava in totale di 28800 giocattoli di plastica, divisi in 4 gruppi di 7 200 tra paperelle gialle, castori rossi, tartarughe blu e rane verdi.

I container si aprirono in mare e le confezioni in cartone che contenevano i giocattoli andarono subito distrutte: il fatto che i giocattoli fossero galleggianti impedì che il carico andasse in profondità e letteralmente una marea di pupazzi cominciò un lungo viaggio, trascinata dalle correnti oceaniche. L'insolito carico, chiamato Friendly Floatees come i giocattoli galleggianti per il bagnetto dei bambini, fu disperso nel nord del Pacifico e cominciò ad apparire sulle coste delle Hawaii e in Alaska, ma negli anni successivi gli avvistamenti si moltiplicarono sulle spiagge del Pacifico a qualsiasi latitudine. Nello stesso anno, i primi giocattoli furono ritrovati dai cercatori (i cosiddetti beachcombers) sulle coste delle Hawaii, le terre abitate più vicine, e successivamente in Alaska. Dopo l’incidente, i giocattoli si divisero in tre gruppi: il primo andò alla deriva verso l’Alaska, il secondo verso l’Oceania, mentre il terzo, dopo aver condiviso parte del viaggio col secondo gruppo, si sarebbe diretto verso il Cile. Il primo gruppo, dieci mesi dopo l’incidente, raggiunse le coste di Sitka, in Alaska, dove furono trovati il 16 novembre 1992 da Dean e Tyler Orbison. I movimenti delle Floatees furono registrati dal computer OSCUR (Ocean Surface Currents Simulation, Simulazione delle correnti della superficie oceanica).

Una parte del carico fu trascinata indietro verso l'Asia dalla circolazione nord-pacifica, spinta dalle stesse correnti che hanno consentito la nascita della famosa "Great Pacific Garbage Patch", un'area con alta concentrazione di rifiuti plastici. Un gran numero di giocattoli virò verso sud, varcando l'equatore e dirigendosi verso le coste dell'Oceania e del Sud America, mentre parte di quelli intrappolati dalle correnti del nord fu spinta attraverso lo stretto di Bering verso l'Artico. Negli anni 2000 furono trovate paperelle sulle coste atlantiche degli USA e della Gran Bretagna, ben 15 anni dopo l'incidente originario.

Per noi i venditori di papere professionisti è motivo d’orgoglio il fatto che le paperelle di plastica coinvolte nel naufragio erano solo 7200 rispetto ai 28.000 animaletti galleggianti totali, ma tutti ricordano solo loro e questo dimostra che le papere di gomma conquisteranno il mondo!

Paperelle per la Scienza: Lo Studio delle Correnti Oceaniche

Per quanto simpatiche, queste paperelle costituirono ovviamente un danno ambientale, aggiungendosi alle tonnellate di rifiuti plastici giornalmente riversate nei mari dall'uomo. Nello specifico, i ritrovamenti di Floatees dei primi due anni furono confrontati già nel 1994 con i modelli oceanici esistenti e con le evidenze di esperimenti su piccola scala (bottiglie rilasciate per scopi scientifici negli anni '60) e di un'altra grande dispersione accidentale in mare di 61000 scarpe Nike, nel 1990. Considerando che meno del 3% degli oggetti galleggianti, siano essi volontariamente rilasciati o perduti per sbaglio, viene ritrovato e segnalato ai ricercatori o alle autorità, sfruttare disastri simili può essere molto utile per gli studiosi: gli esperimenti con bottiglie coinvolgono spesso poche decine o qualche centinaio di oggetti, con recuperi di appena qualche unità, mentre nel caso delle Nike furono recuperate più di 1600 scarpe.

La storia delle 28.800 paperelle gialle disperse nell’immensità dell’oceano nel lontano 1992 è un racconto tanto incredibile quanto vero. Essa rappresenta un involontario esperimento scientifico che ha contribuito alla nostra comprensione del movimento delle acque oceaniche. Questo evento, che ha ispirato il celebre libro “Moby Duck” di Donovan Hohn, non è solo un aneddoto curioso, ma una finestra inaspettata sulle correnti oceaniche e un monito sull’inquinamento da plastica. Anni dopo l’incidente, i primi avvistamenti iniziarono a destare curiosità. Le paperelle gialle e gli altri giocattoli naufraghi cominciarono a comparire sulle spiagge di diverse parti del globo. La singolare vicenda catturò l’attenzione dell’oceanografo Curtis Ebbesmeyer, che iniziò a tracciare meticolosamente i ritrovamenti delle paperelle e degli altri giocattoli. Questa dispersione accidentale si rivelò un’opportunità scientifica unica per studiare su vasta scala il comportamento delle correnti oceaniche e il movimento dei detriti marini.

La "Rubber Duck" Gigante di Florentijn Hofman: Un'Opera d'Arte Pop Itinerante

A distanza di pochi anni, nel 2007, l’artista olandese Florentjin Hofman ideò una trasposizione gigante del giocattolo della papera da bagno. È di quelle classiche, gialle, con le quali i bambini adorano giocare mentre fanno il bagno. Sì, è proprio una paperella da bagno, gigante che da oramai sei anni sta facendo il giro del mondo e in questi giorni si aggira nella baia di Hong Kong. In realtà la gommosa paperella è un’opera d'arte pop dell'artista olandese Florentijn Hofman, che con le sue creazioni ha oramai sorpreso mezzo mondo, suscitando curiosità ed entusiasmo tra gli abitanti delle città ospitanti. "Viviamo tutti sullo stesso pianeta. I mari sono il nostro stagno, qui dobbiamo nuotare e quindi dobbiamo anche prendercene cura, mantenendoli puliti". "Lo scopo - aggiunge l'artista - è connettere le persone, prendersi cura della realtà. Non dobbiamo credere che tutto ci sia dovuto, che il nostro spazio urbano sia immutabile.

Il progetto di Hofman nasce nel 2009 con un pacchetto di installazioni battezzato Z33. Rubber Duck, ovvero papera di gomma, allora era alta un metro meno dell'attuale, nel 2010 la paperella cambia e arriva a 16 metri e mezzo e parte per un nuovo tour in varie città portuali fluviali nordeuropee dell'entroterra tra i confini tedeschi e olandesi. Fino ad arrivare nel 2012 a varcare gli oceani arrivando nei porti di Osaka, Sydney, San Paolo, Amsterdam. Il 2 maggio è arrivata a Hong Kong e ci resterà per qualche settimana, chissà che non arrivi anche in Italia, magari potremmo vederla spuntare tra i canali di Venezia. È dal 2007 che Rubber Duck naviga nei mari di tutto il mondo in cerca di nuovi approdi. Il successo di “Rubber Duck è stato tale che le autorità di Hong Kong hanno deciso di farle tornare dopo dieci anni. Lo scorso giugno, c’è stato il “ritorno della papera gialla” accompagnato da una sorpresa: acconto a lei c’era la sua gemella. In un attimo il web è impazzito. Il motivo del raddoppio? L’artista ha dichiarato che “quando ho pensato al mondo e ai bisogni che abbiamo tutti dopo la pandemia ho pensato di raddoppiare.

Lo scopo? La “Rubber Duck” così viene chiamata, con la sua mole impressionante, cambia il nostro modo di osservare lo spazio pubblico, che vien invaso da queste mega strutture. Florentijn Hofman (1977), originario di Delfzijl (Olanda), è un’artista concettuale famoso per le sue mastodontiche opere, raffiguranti per lo più animali. Le sue opere prendono possesso dello spazio pubblico suscitando l’attrazione dell’osservatore. Tutte le mega installazioni di Hofman sono temporanee e vengono create in loco. Uno degli scopi che gli artisti si prefiggono attraverso l’esposizione di opere di grosse dimensioni è quello di provocare una reazione decisa nel fruitore dell’opera. L’installazione di un’opera in uno spazio pubblico, specie se degradato, ne comporta la pulizia e la cura, veicolando nuova attenzione verso lo stesso. Per chiudere, possiamo dire che la trasposizione di un semplice giocattolo in una vasca da bagno, in una papera gialla gigante galleggiante nelle acque dei porti più trafficati del mondo, suscita gioia e attenzione in tutti noi.

Un Simbolo di Protesta

Ma non è tutto qui. Nel novembre del 2020, in Thailandia, le papere gialle sono diventate il simbolo della rivolta. I giovani thailandesi hanno saputo trasformare il successo ottenuto da un’opera d’arte concettuale in un’icona simbolo dello sberleffo contro il potere costituito. Nel corso delle manifestazioni di piazza sono comparse numerose papere gialle gonfiabili da piscina, icone della sollevazione popolare guidata dagli studenti. I manifestanti hanno usato la papera gialla di gomma in segno di scherno nei confronti della monarchia e del governo thailandese.

In Conclusione

In conclusione, che si tratti di paperelle da utilizzare per arricchire la propria vasca da bagno, o come elemento di arredo, esse sono molto apprezzate e trasmettono allegria. Anche Ernie concorda su questo!

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