Cause e rimedi per la stitichezza
Che cosa si intende con il termine stipsi, il disturbo maggiormente conosciuto come stitichezza? Chiamata anche stipsi o costipazione, la stitichezza è un disturbo caratterizzato dal rallentamento del transito delle feci nell’intestino con conseguente accumulo delle feci stesse. Si parla di stipsi (o stitichezza) quando i movimenti intestinali diventano meno frequenti e le feci sono difficili da espellere. La stitichezza, o stipsi, è un’evacuazione infrequente o difficoltosa.
Cos'è la stitichezza?
Il termine “stipsi” deriva dal greco “styphein” che significa “stretto” e, in generale, fa riferimento alla difficoltà di evacuare, che può avere un impatto notevole sulla qualità della vita dei soggetti che ne soffrono. La stipsi viene definita come una difficoltà o una bassa frequenza di evacuazione, con abituale emissione di feci dure e frequente sensazione di incompleto svuotamento dell’ampolla rettale. Non c’è una vera e propria definizione di “normale” quando si tratta di movimento intestinale, ma in generale, dovrebbe verificarsi tra massimo tre volte al giorno e minimo una volta ogni tre giorni.
Si definisce “normale” il movimento intestinale quando le feci vengono espulse senza sforzi eccessivi e quando l’individuo si sente completamente libero. Generalmente, infatti, si parla di stipsi se non si espletano le funzioni intestinali almeno tre volte a settimana, ma questa non è assolutamente una regola generale. Molte persone ritengono erroneamente che la stipsi significhi non riuscire ad evacuare tutti i giorni, per cui abusano di perette o lassativi che, alle volte, possono essere dannosi per la funzionalità intestinale, quando invece può essere utile semplicemente modificare la propria alimentazione o il proprio stile di vita.
Tipi di stitichezza
- Può essere transitoria (legata alla gravidanza, al cambiamento dei luoghi e delle abitudini alimentari, successiva ad interventi chirurgici o in concomitanza di alcune terapie).
- Oppure cronica quando perdura per più di 3 mesi, associata a disfunzioni motorie intestinali o ad altre patologie (malattie neurologiche, diabete mellito).
La stitichezza è comune negli adulti, ma si riscontra anche nell’infanzia, in particolare nei neonati, soprattutto quando si aggiungono al latte materno o in formula i primi alimenti solidi, e nei bambini di 2 o 3 anni quando non viene più utilizzato il pannolino.
Sintomi della stitichezza
La sintomatologia che maggiormente caratterizza la stitichezza è la difficoltà nell’evacuazione che può essere più o meno pronunciata a seconda dei casi e dei soggetti. I sintomi della stitichezza possono manifestarsi in maniera differente per ogni individuo. Avere meno di tre movimenti intestinali alla settimana potrebbe essere un chiaro segnale che il tuo corpo sta riscontrando delle difficoltà nel passaggio del cibo attraverso il colon.
Ecco alcuni sintomi:
- bassa frequenza di evacuazioni (inferiori a tre alla settimana);
- feci secche e disidratate;
- necessità di sforzarsi e talvolta dolore all’evacuazione;
- crampi addominali, pancia gonfia, nausea;
- sensazione di non aver svuotato completamente l'intestino;
- ricorso a manovre manuali o clisteri e supposte per agevolare l’evacuazione.
Stitichezza: quali cause?
Se i sintomi della stitichezza sono piuttosto vari, le cause d'origine sono ancor più numerose. Determinare l'esatta causa di origine è il primo passo verso la cura della stitichezza. Le cause possono essere molteplici e sono spesso legate a cambiamenti nella dieta o nello stile di vita. La stitichezza può avere cause diverse e di frequente la causa principale è sconosciuta.
Può dipendere da un transito intestinale rallentato: le feci permangono troppo a lungo nel colon e si disidratano. Questo può accadere se l’alimentazione è povera di fibre, se non è adeguato l’apporto idrico, se si conduce una vita sedentaria o se si reprime lo stimolo alla defecazione. Uno stile di vita con poca o nessuna attività fisica, una dieta con un basso apporto di fibre, disidratazione cioè non bere abbastanza acqua, sono tutti fattori che influenzeranno l'intestino.
La stitichezza può essere anche l’effetto collaterale di alcuni farmaci (es. antidepressivi, analgesici, antiacidi) o essere correlata ad alcune condizioni o patologie, come:
- ostruzioni del colon o del retto (stenosi intestinali, tumori, rettocele);
- malattie dell’intestino (sindrome del colon irritabile, celiachia, diverticolosi);
- malattie neurologiche (sclerosi multipla, morbo di Parkinson, ictus cerebrale);
- disordini neuroendocrini (ipotiroidismo, diabete mellito, ecc.);
- dissinergia del pavimento pelvico e inerzia colica.
La stitichezza ostinata può causare emorroidi, ragadi anali, fecalomi (accumuli di feci indurite), prolasso rettale e vescicale (prolassi da sforzo). È importante rivolgersi al medico soprattutto quando la stitichezza è di recente insorgenza, se si prolunga per più di tre settimane o se si accompagna ad altri sintomi come sangue nelle feci, forti dolori intestinali, perdita di peso non giustificata e anemia.
Cura della stipsi e alimentazione
La stitichezza nella maggior parte dei casi non richiede l’intervento del medico e si può risolvere modificando lo stile di vita e la dieta. In particolare, risultano utili alcuni accorgimenti:
- aumentare gradualmente l’apporto di fibre alimentari, con una dieta ricca di alimenti come frutta, verdura, legumi e cerali integrali;
- bere almeno due litri di acqua al giorno;
- aumentare l'attività fisica;
- trovare il tempo di recarsi a una toilette, meglio se dopo un pasto quando le contrazioni sono più attive per il riflesso gastro-colico;
- non avere fretta e non essere disturbati;
- non ignorare o reprimere lo stimolo a defecare.
Per ammorbidire le feci e agevolare il transito intestinale, in alcuni casi può essere utile aggiungere alla propria dieta crusca di grano, avena e semi di lino e preparati a base di psyllium. Se questi cambiamenti non fossero sufficienti, si può fare ricorso saltuariamente e dietro consiglio del medico a farmaci lassativi.
Per quanto riguarda i rimedi naturali contro la stitichezza, è importante ricordare che non tutti sono efficaci e che, in molti casi, possono avere controindicazioni.
Lassativi: tipologie e utilizzo
L'uso di lassativi può contribuire - in assenza di controindicazioni e su consiglio medico - a risolvere "un'emergenza". I lassativi più comuni si possono acquistare in farmacia, nei supermercati e in erboristeria, senza la prescrizione medica. In commercio, esistono diversi tipi di lassativi che agiscono con meccanismi differenti e sono classificati proprio in base al funzionamento.
- Lassativi di massa: questi lassativi, come lo psyllium, la crusca, i semi di lino e la metilcellulosa, sono integratori di fibre vegetali in grado di aumentare il volume delle feci.
- Lubrificanti ed emollienti fecali: questi agiscono rendendo le feci untuose, morbide e lubrificate per consentirne un passaggio più agevole nell’intestino e attraverso l’ano.
- Lassativi osmotici: sono costituiti da sostanze che richiamano acqua nell’intestino. Le feci aumentano così di volume e diventano morbide e questo ne accelera il transito, favorendo l’evacuazione. Tra i preparati appartenenti a questa categoria i più comuni sono quelli a base di lattulosio, polietilenglicole, sali di magnesio, mannite e sorbitolo.
- Lassativi stimolanti: agiscono stimolando le contrazioni ritmiche dei muscoli dell’intestino e diminuendo l’assorbimento di acqua ed elettroliti dal colon. A differenza di altre tipologie, questi hanno un effetto molto rapido che si palesa in circa 6-12 ore dall’assunzione.
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