La Storia del Costume da Bagno: Dal Perizoma ai Modelli Più Audaci

L'estate è alle porte, e con essa, il desiderio di libertà e di esprimersi attraverso l'abbigliamento da spiaggia. La moda mare prescrive costumi mini per il gentil sesso: bikini vita bassa e “micro” reggiseno o, per chi può permetterselo, tanga sempre più vertiginosi. Qualche variazione sul tema ma praticamente sempre gli stessi slip per gli uomini. Quest’anno bisogna stupire.

Gli stilisti propongono due pezzi con stringhe, fibbie e nastrini. Quest’anno andrà il costume tradizionale arricchito però da accessori “attira sguardo” sexy e intriganti.

La storia del costume (da bagno) è un’interessante metafora dell’evoluzione della nostra società. Vedere per credere.

Un Rito Collettivo: Le Vacanze al Mare e l'Evoluzione del Costume

Ferragosto, finalmente. Via dalle città, via da giacche, cravatte e tailleur. E’ il momento di scoprirsi, di mostrare. Scandalo al sole? O meglio, gli sguardi da un ombrellone all’altro si sprecano. Ma non è da tempo materia per il pretore.

Il gigantesco rito collettivo che svuota le città e riconcilia con la natura, le vacanze al mare, è ormai un dato acquisito, una sana abitudine che coinvolge un po’ tutti. Un rito che affonda le radici nella storia. E che va di pari passo (qualche volta giocando d’anticipo) con l’evoluzione del comune senso del pudore.

Dagli Inizi Pieni di Pizzo e Pudore al Bikini Moderno

1812-1946: Pudore e Pregiudizio

Estate 1812: Dieppe, in Normandia. Sulla spiaggia che si apre sul Mare del Nord, una comitiva si avvicina alla battigia. Siamo ad agosto, una giornata insolitamente afosa per questi luoghi. Ma la gran signora attorno alla quale si danno da fare paggi e dame di corte è vestita da capo a piedi. Letteralmente: completo di lana color cioccolato, con tunica e pantaloni fino ai piedi, non sia mai che si possano intravedere le forme del corpo.

Così agghindata, la regina d’Olanda Ortensia di Beauharnais sfida le onde, e si immerge, seguita dal codazzo di servitori, tra i quali spicca il medico personale. E’, il suo, il primo bagno di mare, praticato con l’intento di giovarsi dei «benefici della talassoterapia» della storia. Un privilegio riservato a nobili e alto borghesi, ovviamente.

La nuova «moda» è inaugurata qualche anno dopo, nel 1824, da un’altra nobile, Carolina di Berry, figlia di Francesco I, moglie di Carlo Ferdinando di Borbone. E’ lei la prima donna a indossare un vestito «studiato» apposta per entrare in acqua. Questo: cappello, ombrello, guanti, abito di panno pesante, calze di lana e scarpe di vernice.

Il perché non è difficile da intuire: per nessuna ragione al mondo occhi terzi, in spiaggia, o magari da bordo di una barca di pescatori, avrebbero dovuto sbirciare centimetri di pelle - bianchissima - della regal dama. Tanto meno indovinare le forme da vestiti bagnati troppo leggeri che avrebbero certamente aderito al corpo, diventando (addirittura!) trasparenti.

Da allora, non senza scandalo e accesi dibattiti sui giornali, le vacanze estive al mare diventarono un’abitudine per sempre più persone (di un certo censo, ovviamente) che potevano contare su stabilimenti, rifugi, ristoranti, che andavano moltiplicandosi nella località marine ritenute più salubri.

Attorno al 1860, ebbe inizio, a imitazione di quanto avveniva più a Nord in Europa, anche la colonizzazione dei litorali italiani, fino ad allora «ignorati» da una popolazione piuttosto diffidente nei confronti del mare. In acqua, comunque, si entrava vestiti da capo a piedi. Il sole era un «fastidio» dal quale proteggersi.

La necessità di muoversi tra sabbia e mare, tuttavia, spinse le donne più «ardite» ad accorciare o togliere sottovesti e corsetti di troppo (cosa che influenzerà anche la moda da città). Dal 1890, i vestiti da bagno «arretrano». Gonne e pantaloni si ritirano fino al ginocchio. Quasi d’obbligo sfoggiare - è unisex - il colletto alla marinara.

Ma gli uomini sono in vantaggio: a loro è possibile indossare un vero e proprio costume intero con manica e pantaloni a tre quarti, in tinta unita o a ricche trasversali. Il dado è tratto. Si tratta solo di attendere ancora qualche anno. Nel 1904, arriva la «révolution Poiret»: il celebre sarto parigino decreta la fine di busti e corsetti. Nulla doveva essere frapposto tra la maglia e la pelle.

Certo, la strada è ormai segnata. Le tappe, chiare: accorciare, diminuire, scoprire. Ma la storia del costume (da bagno) non è lineare. Un passo avanti, due indietro.

Nel 1906, la nuotatrice australiana Annette Kellerman durante una esibizione negli Stati Uniti si presenta con un costume intero, semplice e funzionale, che lasciava scoperte le cosce. Fu subito arrestata, multata e rimpatriata.

Nel 1920 Coco Chanel si fa portabandiera di un cambiamento radicale. Fece scoprire a tutti, che uomini e donne erano più belli con la pelle abbronzata. La sua donna, in particolare, veste pantaloncini corti, ha le braccia nude, la scollatura decisa.

Su una rivista qualcuno lancia l’allarme: “I costumi da bagno tendono a zero. Trionfo della nudità. Cosa sarà nel 1933?”. In realtà, per la successiva rivoluzione si dovrà attendere la fine della Seconda guerra mondiale e la nascita del divismo. Il due pezzi è in arrivo.

1946-1972: È il Momento di Osare

All’inizio fu una bomba. Anzi, due bombe: quelle all’idrogeno sganciate nel luglio del 1946 dagli americani su un atollo della Micronesia. Bikini, per l’appunto. Pochi giorni dopo, un geniale quanto sconosciuto sarto francese, Louis Réard, sgancia dai bordi della piscina Molitor di Parigi una nuova moda per l’estate: invece del costume intero, faticosa conquista di decenni di «lotte femminili», un due pezzi destinato ad avere l’effetto di una bomba sulle usanze dell’epoca.

La storia del due pezzi comincia nel Dopoguerra. Ed è indissolubilmente legata ad alcuni dei nomi più sedutivi della storia italiana e internazionale: le dive del cinema. Fu Lucia Bosè (foto sotto a sinistra), nel 1947, a far conoscere agli italiani il brivido da bikini, dalla passerella di Miss Italia che la premiò con il titolo. Ma si trattava di un costume che oggi (certo non allora!) potremmo definire «da educanda»: lo slip, per esempio, copriva con attenzione l’ombelico.

Mai tabù sono fatti per essere sfidati. Usanza - Una nuova usanza che ben si sarebbe sposata con il nascente due pezzi. E forse non è un caso che su una delle bombe sganciate sull’atollo, qualche soldato sedotto da Rita Hayworth attaccò proprio una foto di Gilda danzante.

Scoppiò così la moda del bikini tra le donne dello spettacolo, «perfido» strumento di seduzione che però stentava a decollare tra le donne «normali»: tramontata l’epoca delle monarchie, la spiaggia era ormai un luogo aperto a tutti. Ma l’atteggiamento verso la nudità, cioè il comune senso del pudore, per quanto in evoluzione, viveva continui arretramenti.

Presi di petto, è il caso di dirlo, dalle ragazze più libere che non temevano la riprovazione popolare (o delle autorità) indossando il bikini. Anche qualche diva stentava a osare. Come l’ex campionessa di nuoto Esther Williams che, negli anni ’50, si rifiutava di indossarlo nei suoi film. Almeno, fin quando non furono i produttori hollywoodiani a imporglielo per contratto.

Furono quindi altre due vere bombe di fascino a portare il bikini in giro per il mondo: Brigitte Bardot (foto a destra), a metà degli anni Cinquanta, dalle spiagge mai così calde di Saint-Tropez, e Marilyn Monroe, che nel film «Niagara» (1953) riuscì nell’ardua impresa di togliere il fiato al mondo.

Ma ci volle un tocco «regale», ancora una volta, alla fine del decennio, per convincere tutti che il bikini poteva rientrare a buon titolo nei costumi occidentali: Margaret d’Inghilterra, figlia della regina Elisabetta, non si fece alcun scrupolo a farsi immortalare in due pezzi mentre sbarcava dallo yacht dell’Aga Khan a Porto Cervo.

Da allora nessuna donna italiana se la sentì di rinunciare a questo costume delle meraviglie. Che ha conosciuto diverse evoluzioni in stile e forme e ha «resistito» all’assalto del topless, mera variazione sul tema: è un bikini senza parte superiore, ovvero un monokini.

In sostanza, tuttavia, il bikini è rimasto sostanzialmente invariato fino agli anni ’70 del secolo scorso, quando il percorso della sua evoluzione ha conosciuto l’ultima variazione possibile (nudità integrale a parte): il tanga.

Il Tanga: Una Rivoluzione dalla Spiaggia alla Lingerie

C’è da chiedersi che cosa avrebbe pensato Ortensia di Beauharnais, regina d’Olanda se, in vita sua, avesse mai potuto incrociare lo sguardo, lei vestita da capo a piedi nella sua improbabile tenuta da spiaggia, con una bagnante di oggi, coperta (si fa per dire) di un tanga con microreggiseno.

La domanda, paradossale quando si vuole, è utile tuttavia per comprendere quali tabù e pudori culturali siano stati abbattuti o superati negli ultimi due secoli di storia.

Può sembrare una curiosità. Ma anche il tanga ha la sua storia. La leggenda vuole che il primo costume di questo tipo sia nato a Ipanema, la spiaggia di Rio de Janeiro, nel 1972. La prima a ideare e indossare questo ridotto costume da bagno sembra sia stata la signora Rose di Primo, una brasiliana, italiana di origine, che avrebbe fatto da sola delle modifiche al suo costume per farsi notare in una festa in spiaggia.

La leggenda dice anche che Rose, sconvolta dallo scandalo da lei stessa creato, si sia successivamente chiusa in convento. Inutile dire che, almeno all’inizio, sull’onda di reportage e documentari che, con la scusa del fenomeno di costume (appunto), mostravano decine di ragazze in tanga sulle spiagge assolate di Rio e del resto del Brasile, si produsse un movimento, quasi una migrazione, di giovani occidentali verso il Paese sudamericano.

Mentre il costume in questione stentò, forse per la sua natura intrinsecamente provocatoria, a ritagliarsi una fetta di mercato in Europa. Nei primi anni: oggi da Rimini e Cefali, non mancano gli esempi di tanga indossati dalle bellezze nostrane.

Ma la storia del tanga, e questo è l’aspetto più curioso (dal punto di vista del costume, inteso come fenomeno sociale), non si è fermata sulla battigia. Il costume (il capo d’abbigliamento) ha infatti lasciato le spiagge per trasformarsi in uno degli oggetti di intimo più venduti nel mondo. Con un giro d’affari di svariati miliardi di dollari.

Già, perché l’estate, almeno in Europa, è breve. Le vacanze ancor di più. Mentre il successo riscosso dall’invenzione della signora Rose è stato tanto travolgente da superare i limiti imposti dalla bella stagione.

Responsabile della «conversione» è questa volta uno stilista americano, Frederick Mellinger, che, sotto il marchio californiano Frederick’s of Hollywood, lo lanciò nell’agosto 1981 ispirandosi all’omonimo e trasgressivo costume da bagno popolare sulle spiagge brasiliane.

Ecco dunque che come capo intimo, come microslip, insomma, può ora essere indossato in qualunque momento dell’anno sotto gonne o pantaloni attillati. Il gioco della seduzione non vuole limiti.

Il Perizoma: Dalle Origini Antiche all'Icona di Moda

Nel 2021 fece il giro del web la notizia che uno degli oggi rarissimi perizoma con la G realizzati da Tom Ford per Gucci nel 1997, tra i più celebri capi moda sfornati dalle passerelle, esposto nelle collezioni dei musei più importanti al mondo (MET di New York compreso), fosse in vendita da OOTO London, la boutique della metropoli britannica specializzata in capi vintage ricercatissimi, immersa nel quartiere di Mayfair.

Non si può, in effetti, parlare della storia dell'indumento ai più minimi termini della lingerie senza un tributo all'uomo che lo ha consacrato come pezzo di alta moda, lasciandosi alle spalle tabù e volgarità. Il nome di Tom Ford rimarrà legato (anche) al perizoma indossato da lui e lei e abbinato a nient’altro che scarpe, orologio e occhiali da sole.

Per tracciare il racconto di questo capo divisivo (è amato o detestato), però, e capire effettivamente chi abbia il merito di averlo inventato, occorre fare un excursus temporale. Ebbene sì, perché questo minuscolo pezzetto di stoffa ha una storia enorme alle spalle.

Secoli prima che gli angeli di Victoria's Secret sfilassero in passerella, il ridottissimo slip ha avuto un posto di rilievo in diverse culture, dall'antico Egitto al Giappone feudale.

Origini Antiche e Funzionali

I primissimi, realizzati in cuoio robusto, sono stati i predecessori dei pezzi audaci che s'indossano oggi. Il re Tutankhamon, che regnò nel 1300 a.C., ne era apparentemente un fan, visto che più di 100 paia ne sono stati trovati nella sua tomba. Nato per tenere a riparo le parti intime maschili, è stato poi adottato dai lottatori di sumo orientali nel VI secolo d.C. e dagli atleti europei nel XIX secolo.

Fu, però, solo dagli anni '60 che la biancheria intima cominciò a rimpicciolirsi e il perizoma a trovare sempre più spazio nei cassetti. La sua popolarità ha avuto una spinta importante nel 1974, quando lo stilista Rudi Gernreich creò il primo moderno costume da bagno a perizoma. Quando, infatti, le leggi della California misero al bando l'abbronzatura integrale, Gernreich inventò un capo striminzito in grado di ovviare al problema.

Fu un così grande successo da raggiungere anche le spiagge di Rio de Janeiro, dove se ne svilupparono diverse tipologie, tra perizomi e tanga a stringa, che coprivano (e coprono) a malapena il lato B.

Dalla California a Cher: L'Ascesa nella Cultura Pop

Nel 1975 Lisa Taylor e Jerry Hall vennero immortalate da Helmut Lang con un costume intero a perizoma, mentre negli Eighties fu Cher, in particolare nel video di If I Could Turn Back Time, a rendere la lingerie in formato mini parte integrante della cultura pop.

Il suo outfit fu ritenuto così controverso all'epoca che MTV dovette rimuovere il video dalla rotazione in prima serata a causa delle proteste degli spettatori e persino del governo.

Anni '90: Victoria's Secret e la Consacrazione del Perizoma

Tuttavia, mentre il perizoma negli Stati Uniti furoreggiava nei sexy shop e nelle boutique specializzate in lingerie erotica, ha raggiunto il guardaroba di un pubblico mainstream solo nella metà degli anni ‘90. Correva, infatti, l’anno 1995 quando Victoria's Secret tenne la sua prima sfilata pubblica, guidata dalle modelle in biancheria succinta.

Il risultato fu l'ossessione dei consumatori per i perizomi che iniziarono a fare capolino ovunque, dai video musicali alle pagine patinate delle riviste di moda mentre veniva consacrato dalle pellicole di successo del tempo come Basic Instinct, Striptease e Showgirls.

L'Influenza delle Celebrità e il Ritorno Attuale

Il suo momento di gloria è proprio l'inizio del nuovo millennio quando giovani celeb come Britney Spears e Paris Hilton l'hanno sfoggiato in combo a gonne e pantaloni a vita ultra bassa. Nel 2002 è stato stimato che solo negli Stati Uniti ne siano stati venduti più di 120 milioni di paia.

Come tutte le tendenze però, raggiunto l'apice, inesorabile comincia la discesa. Così nel 2010 c'è stato un forte calo nelle vendite di perizomi, scomparsi dai radar dei fashionisti per qualche anno finché, dopo che nel 2014 Rihanna aveva suscitato scalpore indossando un abito trasparente che lasciava intravedere tutto, perizoma compreso, nel 2016 Vogue America ne dichiarava ufficialmente il ritorno.

Oggi il perizoma resiste anche all'ondata di culotte e slip granny style. Alcune celeb sui tappeti rossi o sui palchi lo fanno sbucare sotto audaci abiti, mentre i designer continuano di tanto in tanto a portarli in passerella.

Probabile che rimarrà sempre un capo essenziale nei guardaroba, più che altro per la sua funzionalità. Piccolo capo, grande potenzialità.

Il Bikini: Tra Tendenze e Preferenze

Le ragazze italiane dicono «no» al topless e ai microcostumi da bagno, riservando le loro preferenze al bikini. È questo il risultato di un sondaggio della rivista mensile «Ragazza moderna», che ha intervistato 500 ragazze su quali siano i costumi preferiti per l’estate 2002. La maggior parte delle intervistate (93 per cento) ha detto di preferire il bikini, mentre solo il 6 per cento dice di indossare il perizoma.

Staccatissimo il topless, mentre il tradizionale costume intero non entra nemmeno tra le percentuali rilevate. Secondo il sondaggio, il costume deve essere soprattutto alla moda (52 per cento) e sexy (22 per cento), anche se una discreta percentuale delle intervistate (18 per cento) pensa pure alla praticità.

In merito alla foggia del bikini - ovvero del costume preferito - il pezzo di sopra deve essere il classico triangolo (83 per cento); «out» sia il push up, che la fascia o il balconcino. Per le ragazze intervistate da “Ragazza Moderna”, l’accessorio a cui una teenager di oggi non può rinunciare è la cavigliera (53 per cento), seguito dal piercing sull’ombelico (28 per cento), dalla collana e dal giropancia (10 per cento per entrambi). Assolutamente irrinunciabili gli occhiali da sole (85 per cento).

Soltanto una ridotta percentuale delle ragazze (8 per cento) ritiene indispensabile la bandana o il cappellino. Altro oggetto da portare sempre in spiaggia è uno stick per le labbra (indispensabile per il 90 per cento delle intervistate), mentre altre (12 per cento) portano con sé un mascara waterproof.

Difformità nella scelta dell’abito da indossare per andare in spiaggia: pareo (38 per cento), shorts di jeans (30 per cento) o minigonna (24 per cento).

Il Bikini: Un Simbolo di Battaglie Culturali

Il bikini ha radici profonde nella storia, risalenti all’antica Roma. I mosaici della Villa Romana del Casale a Piazza Armerina, in Sicilia, raffigurano donne impegnate in attività sportive indossando una fascia sul seno e uno slip, una sorta di antenato dell’attuale bikini. Con l’avvento del cristianesimo, l’idea di un abbigliamento che esponesse il corpo femminile fu repressa, portando a secoli di costumi che coprivano quasi ogni centimetro di pelle.

Il bikini moderno nacque il 5 luglio 1946, quando Louis Réard, un ingegnere francese, presentò un costume da bagno composto da appena 30 pollici di stoffa. Negli anni ’50, il bikini divenne un simbolo di emancipazione e di ribellione contro i rigidi codici morali dell’epoca.

Il cinema ha avuto un ruolo cruciale nella consacrazione del bikini come icona culturale. Con il passare degli anni, il bikini si è adattato alle esigenze di moda e funzionalità.

Il nome bikini deriva dall’atollo Bikini, teatro di test atomici. Louis Réard dichiarò che il suo bikini fosse il costume da bagno più piccolo del mondo, “abbastanza ridotto da passare attraverso una fede nuziale”.

Oggi, il bikini continua a raccontare storie di audacia, bellezza e autodeterminazione, rendendolo molto più di un semplice indumento: un vero e proprio manifesto di libertà e stile.

Evoluzione del Costume da Bagno: Tabella Riepilogativa

Periodo Caratteristiche Principali Influenze Culturali
1800 Costumi in lana che coprono interamente il corpo Pudore e norme sociali restrittive
Inizio '900 Costumi interi più aderenti, accorciamento delle gonne Emancipazione femminile e influenze della moda parigina
Anni '40 Costumi interi strutturati, ispirati alle pin-up Influenza di Hollywood e desiderio di femminilità
Anni '60 Nascita del bikini, libertà di espressione Rivoluzione sessuale e cultura giovanile
Anni '70 Tanga e modelli sempre più audaci Ricerca dell'abbronzatura integrale e libertà corporea
Anni '90 Perizoma e ritorno dei modelli minimali Influenza della moda lingerie e delle passerelle

In conclusione, la storia del costume da bagno è un affascinante viaggio attraverso la moda, la cultura e la società. Dai costumi ingombranti e pudici del XIX secolo ai modelli audaci e minimalisti di oggi, il costume da bagno continua ad evolversi e a riflettere i cambiamenti del nostro mondo.

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