Prova Idraulica Caldaia: Normativa e Aspetti Fondamentali

La prova idraulica di una caldaia è un processo cruciale per garantire la sicurezza e l'affidabilità degli impianti termici. Questo articolo esamina la normativa di riferimento in Italia e gli aspetti fondamentali della prova.

Normativa di Riferimento

La legislazione italiana ha affrontato la materia degli impianti idraulici a partire dal D.P.R. 22 dicembre 1970, seguito da una serie di decreti e leggi che ne hanno specificato i requisiti di sicurezza e conformità. Ecco alcuni dei principali riferimenti normativi:

  • D.P.R. 22 dicembre 1970
  • LEGGE 6 dicembre 1971
  • D.M. (vari)
  • LEGGE 5 marzo 1990 n. 46
  • D.P.R. 6 dicembre 1991 n. 447
  • D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412
  • D.M. 1 dicembre 1993
  • CIRCOLARE 12 aprile 1994 n. 412
  • D.P.R. 18 aprile 1994 nr. 392
  • D.P.R. 15 novembre 1996 nr. 661
  • D.P.R. 13 maggio 1998 nr. 221
  • Legge 1 Marzo 2002 nr. 39
  • D.P.C.M. 21 dicembre 1995
  • Legge 5 gennaio 1996, n. 25
  • D.P.R. del 2 aprile 2009 n. 59

Questi atti normativi definiscono le regole per la posa, la conformità e l'idoneità degli impianti idraulici, inclusi quelli a gas di petrolio liquefatti (GPL) e gli scaldabagni elettrici. La Legge 46 del 1990, in particolare, è fondamentale per le normative idrauliche e richiede che ogni idraulico sia in grado di certificare il proprio lavoro.

Documentazione e Certificazioni

Un aspetto cruciale è la certificazione della regolarità contributiva dell'impresa, attestata dal Documento Unico Regolarità Contributiva (DURC). Il DURC certifica la situazione di pagamenti effettuati ad enti come INPS, INAIL e Casse Edili.

Esecuzione della Prova di Pressione

La prova di pressione si applica a sistemi sia aperti che chiusi (acqua o miscela acqua-glicole). Essa si articola in due fasi principali: la verifica dell’ermeticità e la verifica della resistenza dell’impianto. Entrambe possono essere eseguite in un unico ciclo di prova.

Preparazione

L’impianto o il tratto da testare deve essere riempito con acqua secondo la direttiva SITC BT102-01, aggiungendo un prodotto antigelo se necessario. È fondamentale riempire l’impianto lentamente e spurgarlo completamente, verificando costantemente l'assenza di perdite.

Prova di Tenuta

La prova di tenuta viene eseguita con una pressione di almeno 0,15 bar. Per almeno 10 minuti, il manometro non deve rilevare cali di pressione. Si devono usare strumenti di misurazione tarati, in grado di visualizzare variazioni di pressione di 0,1 bar.

Prova di Resistenza

Dopo la prova di tenuta, si applica una pressione non superiore a 1,3 volte la pressione di esercizio (pfin). È essenziale non superare le pressioni di prova massime previste per componenti speciali come compensatori e ammortizzatori. La prova deve durare almeno 6 ore, attendendo il raggiungimento dello stato di compensazione e stabilità termica, soprattutto se sono presenti tubi di plastica per considerare la dilatazione dovuta all’aumento della pressione. La pressione non deve scendere.

Alternative e Precauzioni

È possibile eseguire una prova di pressione pneumatica, ma questa procedura è più dispendiosa e pericolosa rispetto a una prova di pressione con acqua. È di estrema importanza rispettare alcune norme per garantire la sicurezza durante lo svolgimento della prova di pressione pneumatica.

Documentazione della Prova

La prova di pressione deve essere documentata in un verbale, una copia del quale deve essere consegnata al committente. I valori minimi da riportare includono:

  • Pressione di prova
  • Durata della prova
  • Fluido utilizzato
  • Risultati ottenuti

Il documento “L’esecuzione in sicurezza delle prove di pressione condotte su attrezzature in esercizio”, realizzato dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti dell’Inail, sottolinea che il principale pericolo derivante da una prova di pressione è l’improvviso e involontario rilascio dell’energia immagazzinata nell’attrezzatura sottoposta a test. Durante l’esecuzione del test, il rischio aumenta con l’aumentare della pressione, causando la possibile fuoriuscita di fluido da giunti, raccordi, flange, valvole e altri accessori, con eventuale proiezione di parti o frammenti di tali componenti.

Prova Idraulica secondo ASME VIII Divisione 1

La pressione di prova idraulica richiesta da questo codice è basata sulla cosiddetta MAWP (= Maximum Allowable Working Pressure), ossia sulla massima pressione ammissibile per l’apparecchio tenendo conto degli spessori utilizzati, ovviamente sempre superiore a quella di progetto. È tuttavia ammesso (e, come vedrete in seguito, alle volte è l’unica soluzione possibile) basare la pressione di prova idraulica sulla pressione di progetto.

È bene chiarire il significato pratico di questa formula: essa vorrebbe garantire che in nessuno dei componenti dell’apparecchio si superi, durante la prova idraulica, una pressione maggiore di 1,3 volte la massima pressione che esso sopporterebbe a temperatura ambiente.

Calcolo della Pressione Massima Sopportabile

La pressione massima sopportabile da un apparecchio in prova idraulica può essere determinata indirettamente, attraverso quella che viene definita come la “basis for calculated test pressure”. Si tratta in pratica anche qui di una Maximum Allowable Working Pressure, però calcolata a temperatura ambiente e ad apparecchio non corroso (MAWP “new & cold”), con lo stesso procedimento adottato per trovare la MAWP “hot & corroded”, ossia determinando la massima pressione sopportabile da ciascun componente a temperatura ambiente in condizioni non corrose, e detraendo dal valore trovato l’altezza idrostatica in progetto, per poi scegliere, tra i valori trovati, il valore inferiore.

In assenza di battenti idrostatici, la pressione di prova ottenuta moltiplicando per 1,3 la “basis for calculated test pressure” così determinata (Pb) è la massima pressione di prova compatibile con tutti gli spessori utilizzati.

Direttiva PED (Pressure Equipment Directive)

La Direttiva PED richiede ai fabbricanti di identificare il livello di pericolosità dell’apparecchiatura costruita. A progetto visionato, bisogna richiedere la prima messa in servizio dell’impianto. La verifica di funzionamento a caldo consiste nella verifica da parte dell’ispettore di tutti quegli accessori necessari al corretto funzionamento dell’apparecchiatura, dedicando particolare attenzione alle valvole di sicurezza, che devono essere certificate e tarate per garantire un intervento in caso di sovrapressioni in base alla loro pressione di intervento. Se tarate una valvola di sicurezza dovete pretendere il certificato di taratura, anch’esso da archiviare e rendere disponibile durante la verifica.

Verifiche Periodiche e Responsabilità

I generatori di vapore e di acqua surriscaldata sono soggetti a verifiche periodiche per accertare la conformità alle modalità di installazione previste dal fabbricante, lo stato di manutenzione e conservazione, il mantenimento delle condizioni di sicurezza previste in origine, e l’efficienza dei dispositivi di sicurezza e di controllo. Il responsabile per la legge è sempre e comunque il datore di lavoro sia per quanto compete il DM329/2004 e sia per Dlg 81/2008.

Le specifiche tecniche applicabili per la messa in servizio e l’utilizzazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione sono le UNI/TS 11325: Attrezzature a pressione - Messa in servizio ed utilizzazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione.

Caldaie a Tubi da Fumo e a Tubi d’Acqua

I generatori sono classificati in caldaie a tubi da fumo e caldaie a tubi d’acqua:

  • Caldaie a tubi da fumo: il generatore a tubi da fumo si puo schematizzare come un bollitore cilindrico, contenente acqua a contatto con un fascio tubiero attraversato da fumi caldi.
  • Caldaie a tubi d’acqua: questa tipologia di generatore ha, generalmente, una producibilità e una pressione di esercizio superiore rispetto a quelle di un generatore a tubi da fumo.

Tabella Riepilogativa Normativa

Normativa Descrizione
D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412 Norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici.
Legge 5 gennaio 1996, n. 25 Impianti a gas di petrolio liquefatti per uso domestico non alimentati da rete di distribuzione.
D.P.R. del 2 aprile 2009 n. 59 Adeguamento D.P.R.
UNI/TS 11325 Specifiche tecniche applicabili per la messa in servizio e l’utilizzazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione.

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