Bagno Dopo Mangiato: Rischi e Consigli

Quanto tempo dopo aver mangiato si può fare il bagno al mare o in piscina? È una delle domande più dibattute tra i genitori, ogni estate. Cerchiamo di fare chiarezza su questo argomento.

La Regola delle Tre Ore: Un Mito da Sfatare?

“La famosa regola delle ‘tre ore di attesa’ è un supplizio inutile”, secondo la Presidente SIP, Annamaria Staiano. Non esiste una regola scientifica che preveda questa attesa, anche perché la digestione avviene in modo diverso a seconda degli alimenti.

Può avere un senso se il bambino ha consumato un pasto abbondantissimo costituito da fritture, alimenti molto grassi, salse e intingoli, ovvero da piatti che richiedono una lunga e laboriosa digestione. Se invece il bambino ha mangiato un piatto di pasta condita con olio e pomodoro e magari un po’ di pesce o una fettina di carne, può senz’altro entrare in acqua anche subito dopo pranzo.

Consigli Importanti Prima di Fare il Bagno

Attenzione, però: bisogna immergersi in acqua gradualmente, bagnandosi prima le caviglie, i polsi, quindi lo stomaco e poi le tempie. Si deve cioè evitare lo sbalzo termico a cui lo esporrebbe tuffarsi o immergersi di colpo, che potrebbe causare la perdita di conoscenza.

Sempre per questa ragione, il bambino non dovrebbe fare il bagno quando è accaldato e sudato: prima di entrare in acqua, sia pure gradualmente, dovrebbe rinfrescarsi all’ombra.

Da Che Età si Può Fare il Bagno al Mare?

«Su questo punto occorre far prevalere il buon senso», dice Staiano. Se si parte dal presupposto che fare il bagno deve essere divertente, sarebbe meglio aspettare che il bambino abbia almeno sei mesi, che abbia cioè raggiunto un’età in cui può apprezzarlo.

Molto dipende comunque dal singolo bambino: ci sono piccoli attratti dall’acqua che addirittura la raggiungono prima dell’anno di vita, gattonando, mentre altri, magari più grandicelli, ne hanno un vero terrore. I primi possono essere assecondati, i secondi non devono assolutamente essere forzati a entrare.

La Paura dell'Acqua nei Bambini

Ci sono dei bambini, infatti, che hanno un vero e proprio terrore dell’acqua. “E’ una paura insita nella natura umana come quella del fuoco”, sottolinea la Presidente SIP. Con l’esperienza, cioè prendendo a poco a poco confidenza con l’elemento liquido, in genere il bambino la supera e piano piano comincia a trovare piacevole giocare con l’acqua e sentirla sulla pelle.

Questo passaggio è ostacolato però dalla temperatura del mare, che per un piccolino è generalmente sempre troppo fredda e quindi respingente. Non dimentichiamoci che il liquido amniotico entro cui si nuota prima di nascere ha una temperatura di circa 37 gradi mentre l’acqua di mare è intorno a i 24-25 gradi, quando va bene arriva a 28 gradi…”.

L'Alternativa della Piscinetta

“Una soluzione saggia, almeno fino a i due-tre anni di vita, o fino a quando il bambino non esprime chiaramente il desiderio di fare il bagno nel mare”, evidenzia la Presidente SIP. I vantaggi sono vari: l’acqua della piscinetta si può far intiepidire al sole e, quindi, evita che il bambino si raffreddi, dopo di che può essere posizionata sotto l’ombrellone, limitando il rischio di scottature.

Fermo restando che comunque la protezione solare va messa sempre, almeno mezz’ora prima di scendere in spiaggia. Da ricordare però che “la piscinetta va riempita poco (l’acqua deve arrivare al massimo all’ombelico del bambino seduto) e il bambino, anche se l’acqua è bassissima, non deve mai essere perso di vista”.

Sicurezza in Acqua: Braccioli e Supervisione

I bambini piccoli “se cadono in acqua non riescono a salvarsi da soli”, ricorda Staiano. È importantissimo che, fino a i quattro anni, e comunque fin quando non hanno imparato a nuotare, indossino i braccioli, e che un adulto li vigili costantemente da vicino.

Cosa Succede se il Bambino Beve Acqua di Mare?

«È tossica per l’organismo», dice Staiano, per via del suo alto contenuto di sale. In più, se il mare è inquinato può contenere agenti infettivi che possono causare vari problemi, primo tra tutti una forma di gastroenterite, i cui sintomi tipici sono nausea, vomito, diarrea, in presenza dei quali bisogna prontamente rivolgersi a un pediatra.

Dunque, raccomanda, sarebbe senz’altro meglio che simili incidenti di percorso non si verificassero. Posto questo, è ovvio che una piccola quantità d’acqua salata ingerita non può creare particolari danni.

È consigliabile, comunque, quando succede, porgere al bambino dell’acqua dolce, utile per eliminare la quantità di sale contenuta nell’acqua marina assunta.

Durata del Bagno e Segnali di Allarme

Per quanto riguarda la durata del bagno la pediatra ricorda poi che “i segnali a cui prestare attenzione per capire quando è il momento di uscire dall’acqua, sono tre: i brividi di freddo, il raggrinzimento della pelle delle dita e la colorazione bluastra delle labbra. Per dire basta, deve essere sufficiente, comunque, che il bambino tremi”.

Abbigliamento Adeguato: Maglietta e Cappellino

Ma è bene far indossare una maglietta al bambino? “Una maglietta di cotone è utile perché diminuisce il rischio di scottature”, dice Staiano, però non basta: sulla pelle va comunque applicata la crema solare protettiva. A meno che non si scelga una maglietta realizzata in tessuto specifico, che agisce da schermo solare.

Così come “quando il bambino gioca in spiaggia è buona cosa fargli indossare un cappellino, a patto però che sia molto leggero, meglio se di paglia bucherellato. Diversamente può trattenere il calore con il rischio che si surriscaldi la testa”.

Doccia Dopo il Bagno: Sì o No?

Infine, una volta usciti dall’acqua, è bene fare una doccia al bambino? “E’ una buona abitudine perché l’acqua salata può risultare irritante per la pelle di un piccolino. Se però dopo la doccia si rimane ancora in spiaggia occorre rinnovare l’applicazione del prodotto solare”.

Cosa Dice la Scienza?

La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCEO), in un articolo pubblicato sul web nel 2018 nella rubrica “Dottore, è vero che…?” sottolinea che non esistono ancora evidenze scientifiche che sostengano l’opportunità o meno di fare il bagno a stomaco pieno, proprio perché è difficile organizzare studi o raccogliere casistiche che dimostrino una tesi o l’altra.

La diatriba non sembra essere sulla questione se fare, oppure non fare, il bagno a stomaco pieno, ma piuttosto sul quando sia più opportuno tuffarsi. Sicuramente non è opportuno fare una lunga nuotata o un’attività fisica molto intensa (gare, tuffi, allenamento ecc.) quando si è mangiato oppure bevuto troppo, se fa molto caldo e l’acqua del mare/lago è molto fredda.

Il Processo Digestivo e la Circolazione del Sangue

“Quello che avviene è uno squilibrio nella circolazione del sangue perché, dopo un pasto, soprattutto se abbondante, il suo afflusso verso lo stomaco aumenta notevolmente. La digestione, infatti, richiama verso lo stomaco il sangue disponibile rendendolo meno disponibile a livello celebrale e questo spiega il perché, a volte, dopo mangiato si prova un senso di stanchezza e sonnolenza.

A questo ‘deficit relativo di sangue che arriva al cervello’ si può associare una altro ‘furto’: quello determinato dallo shock termico se, ad esempio, si passa improvvisamente dai 30 gradi della temperatura ai 20 dell’acqua di mare, lago o piscina, con conseguente ulteriore richiamo di sangue verso la pelle ed i muscoli.

Consigli Pratici per un Bagno Sicuro

Dunque, cosa può rispondere la mamma al figlio che insiste nel volere fare il bagno subito dopo mangiato? Valutare l’abilità nel nuotare. Pur non esistendo linee guida ufficiali, l'ideale è quindi aspettare di aver terminato la digestione prima di concedersi un bagno rinfrescante.

  • Per prima cosa è bene non esagerare con le pozioni ma consumarle più piccole del solito, distribuendole nell'arco della giornata, così da rendere il processo digestivo meno impegnativo.
  • Anche gli alcolici andrebbero evitati completamente prima di entrare in acqua perché essendo ricchi di zuccheri provocano un'eccessiva sudorazione.
  • Secondo molte stime, inoltre, circa il 70% delle morti per annegamento sembra essere correlato al consumo di alcol e i motivi sono anche collegati all'effetto negativo che le bevande alcoliche hanno su riflessi e capacità di attenzione.
  • Prima di tutto è bene valutare le condizioni meteorologiche in corso.
  • Se il mare è molto mosso meglio desistere e non correre rischi inutili.
  • Visto che il nemico numero uno del bagno post pranzo è il freddo, bagnarsi poco alla volta, senza entrare di corsa in acqua, è fortemente consigliato perché così facendo la temperatura corporea si mantiene il più possibile stabile, il corpo si abitua al cambiamento e l'eventualità di shock termico diminuisce.
  • Infine è utile valutare le proprie capacità natatorie e psicofisiche.

Ogni anno, al ritorno del caldo e della stagione estiva, si riaccende l'eterno dibattito sul fare il bagno dopo aver mangiato. Molti di noi ricordano con affetto le raccomandazioni dei genitori e dei nonni, che insistevano affinché aspettassimo quel fatidico lasso di tempo (le famose 3 ore) prima di tuffarci nelle onde.

La Digestione: Come Funziona?

La digestione è un processo biologico complesso e fondamentale, che vede diversi organi lavorare in concerto. Tra questi, lo stomaco, l'intestino, il fegato e pancreas, collaborano nella metabolizzazione degli alimenti, trasformandoli in molecole utilizzabili per la produzione e lo stoccaggio di energia.

In situazioni di riposo circa il 25% del volume di sangue pompato dal cuore viene distribuito al tratto gastrointestinale. Questa percentuale aumenta durante la digestione, a discapito di altri organi, a dimostrazione dell'intensa attività che avviene per assicurare la corretta metabolizzazione del cibo.

Se dopo aver mangiato facciamo attività fisica, come nuotare o correre, o entriamo in contatto con basse temperature come possono essere quella dell’acqua del mare o quella di una bevanda ghiacciata, la situazione cambia.

Congestione e Annegamento: Facciamo Chiarezza

L'idea della "congestione" associata all'idea di nuotare dopo aver mangiato non corrisponde esattamente a una definizione medica consolidata. Infatti, questa espressione indica un "accumulo di sangue nei tessuti", il che non ha una relazione diretta con la digestione.

La questione centrale si focalizza sulla ridistribuzione del flusso sanguigno tra i vari organi durante la digestione. Con un flusso sanguigno potenzialmente ridotto, l'ossigeno disponibile per i muscoli e lo stomaco potrebbe diminuire. Questa circostanza secondo alcuni potrebbe causare crampi, contrazioni involontarie e spasmodiche dei muscoli scheletrici.

La realtà è che, anche dopo un pasto abbondante, il nostro corpo ha una quantità sufficiente di sangue per garantire la funzionalità di tutti gli organi, pertanto il rischio di malessere è abbastanza remoto. Inoltre è da notare che la temperatura delle acque, specialmente in estate, non è solitamente abbastanza bassa da causare tali complicanze.

Per quanto riguarda il rischio di annegamento post-prandiale, non ci sono prove concrete che lo collegano direttamente al consumo di un pasto. Sebbene la digestione possa influenzare la distribuzione del flusso sanguigno nel corpo, casi estremi come l'annegamento sono rari e sono spesso influenzati da altri fattori.

Organizzazioni di rilievo mondiale come l'Organizzazione Mondiale della Sanità non forniscono avvertenze specifiche sul nuoto dopo i pasti. Ciò suggerisce che, sebbene la digestione possa avere effetti temporanei sul nostro benessere, non rappresenta un rischio immediato quando si tratta di sicurezza in acqua.

La Paura dello Shock Termico

Secondo l’idea radicata nei genitori, l’afflusso di sangue allo stomaco per favorire il processo digestivo esporrebbe di più allo choc termico. In particolare nella nostra cultura, le madri obbligano i propri figli ad attendere che la digestione sia terminata prima di consentire loro di fare un bel bagno al mare, in piscina o al lago che sia.

La cosa curiosa è che questa attesa tende a variare nelle diverse parti del mondo: si va, infatti, dalle nostre 2 ore, ai perentori 30 minuti degli anglosassoni, alle 3 ore dei cubani.

È evidente che poi a fare la differenza è il tipo di attività fisica che ci disponiamo ad attuare. In tal senso, diciamo che subito dopo un pasto abbondante non è il caso per un bimbo di 10 anni di fare una gara con il fratellino di 7 a chi arriva prima alla boa, ma giocare sulla riva e nuoticchiare non ha realmente controindicazioni.

Questo specifico riflesso può conseguire a numerose stimolazioni, nella fattispecie della congestione è di evidenza che dietro vi sia uno choc termico. Anche in questo caso, non è tanto la distanza dal pasto, quanto il tipo di pasto, la temperatura dell’acqua rispetto a quella esterna e la rapidità d’immersione che contano.

Bisogna ricordare che la probabilità che un malore sia causa di annegamento è molto ridotta. Anche rispetto all’idea di consumare il pasto in acqua non esistono evidenze scientifiche.

Il fenomeno detto idrocuzione riguarda lo choc termico determinato dalla immersione in acqua fredda (molto più fredda della temperatura esterna e corporea) di un corpo mentre è in corso il processo digestivo.

Prevenire il Colpo di Calore

Le mamme e i papà ben sanno che trattenere i bambini all’ombra è difficile, spesso nell’attesa del bagno corrono sotto il sole, senza considerare che le temperature in spiaggia sono estremamente elevate. Probabilmente sì. È più facile esporre il bambino a un colpo di calore che non a una congestione.

Le regole per evitarlo restano controllare l’idratazione, favorirla offrendo spesso da bere al bambino e ovviamente evitando bevande troppo fredde o peggio ghiacciate (è più facile scatenare una congestione ingerendo liquidi freddissimi che non facendo un bagno in mare).

Esiste una Prova Scientifica?

È una domanda interessante perché ben formulata. Infatti, sarebbe stato diverso rispondere alla domanda “Fare il bagno dopo mangiato fa male?”. Vediamo perché.

Al primo quesito (“Esiste una prova scientifica?”) è semplice dare risposta: non sono stati progettati e condotti degli studi che abbiano messo a confronto due o più gruppi di persone “esposte” e “non esposte” al rischio che si intende valutare.

Per quanto possa apparire strano con riferimento alla domanda sul bagno dopo pranzo, le conoscenze scientifiche si determinano in un modo non troppo diverso da quello che abbiamo descritto. Come dicevamo, rispondere a questa domanda è un po’ più difficile che rispondere alla precedente.

Non disponendo di studi metodologicamente “robusti” che abbiano approfondito il problema, dobbiamo procedere per progressivi avvicinamenti a una risposta che possa esserci utile. Per prima cosa, occorre sgombrare il campo da alcuni equivoci che possono confonderci le idee.

Come scrive il pediatra Lucio Piermarini sul sito Un pediatra per amico, (una risorsa davvero utile per ogni genitore) la grande accusata è la “congestione”: di cosa si tratta? Cos’è questa “congestione”?

Se andiamo a cercare sulle riviste scientifiche, da banali medici conformisti - spiega Piermarini -, non troviamo nemmeno il corrispettivo del termine “congestione”.

Come leggiamo sul sito della Fondazione Veronesi, “partiamo da un chiarimento terminologico: la «congestione» (…) non è una «congestione». Da definizione, infatti, questo termine si riferisce a un «ristagno di liquidi a livello di un tessuto»: la cosiddetta «congestione digestiva» non ha quindi significato dal punto di vista medico (anche se giocoforza è entrata nell’uso colloquiale). Si tratta piuttosto di un rallentamento della digestione: il contatto della nostra pelle con l’acqua fredda (…) richiama il nostro sangue alle aree periferiche del corpo per mantenere la nostra temperatura, togliendolo quindi a stomaco e intestino.

In questi casi si scatena una violenta reazione nervosa riflessa che rallenta la frequenza cardiaca e abbassa la pressione arteriosa per cui, se il tutto dura più di qualche secondo, il cervello va in blocco e si affoga anche in pochi centimetri di acqua. Se parliamo in generale di annegamento, i bambini di età tra uno e quattro anni sono le persone più a rischio.

Un’ultima cosa molto importante: se fare il bagno dopo mangiato può non rappresentare un problema, di sicuro farlo dopo aver bevuto alcolici può essere rischioso. Sia negli adolescenti sia negli adulti, nel 70% delle morti da annegamento è implicato il consumo di alcol.

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