Ruota Idraulica nel Medioevo: Funzionamento e Storia

Quando pensiamo ai progressi tecnologici, raramente guardiamo al Medioevo. Per molto tempo questo periodo è stato ingiustamente etichettato come un'epoca di stagnazione, superstizione e arretratezza. Ma se guardiamo più da vicino, scopriamo un'epoca ricca di invenzioni pratiche, soprattutto per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse naturali.

La grande svolta rappresentata nella storia dell’umanità dalla rivoluzione industriale consistette nella scoperta di fonti di energia inanimata quali il carbone, il petrolio o il gas metano. Le generazioni che ci hanno immediatamente preceduto e la nostra hanno assistito, nel campo dei trasporti, a questa prodigiosa rivoluzione: la trazione animale ha ceduto il suo posto a forme di energia puramente inorganiche. E l’essere vivente la cui forza si trovava così ad essere risparmiata era l’uomo, oltre che la bestia. Né ci si sarebbe fermati a quel punto fino ad arrivare alla caldaia a vapore. Poi fu la volta di nuove applicazioni moltiplicate quasi all’infinito:tanto che, nei sec. XII e XIII, le prime manifatture, quelle le cui macchine erano azionate dalla forza idraulica attraverso la mediazione di ruote analoghe non erano in realtà che dei discendenti dell’antico mulino: in Inghilterra anzi esse ne portarono a lungo il nome.

Origini e Diffusione dei Mulini

Già i Romani conoscevano il principio del mulino ad acqua; tra i primi documenti riguardanti i mulini ed il loro funzionamento rientrano quelli di Vitruvio, nel suo trattato De Architectura. Nonostante ciò, si ipotizza che i Romani non ne fecero largo uso a causa della grande disponibilità di schiavi, sfruttati come forma alternativa di energia. L’uso di questa tipologia di mulino si diffuse largamente in Europa soltanto nel corso del Medioevo.

Secondo alcuni dati, il momento di maggiore espansione numerica degli impianti idraulici in Europa si verificò tra il XII e la fine del XIII secolo, in corrispondenza con un periodo di prosperità economica e soprattutto di forte incremento demografico. Lo sviluppo e la diffusione del mulino idraulico a partire dall’ XI secolo furono intimamente legati al sistema economico dell’Europa occidentale, mentre sul piano tecnico, in realtà, non vennero introdotte innovazioni significative rispetto agli impianti utilizzati in età greca e romana.

Conosciuto fin dall’antichità, il mulino si diffonde nel Medioevo, divenendo il simbolo della meccanizzazione del lavoro. Invenzione antica, il mulino ad acqua é tuttavia medioevale dal punto di vista della diffusione. Tutte le testimonianze indicano il I secolo a.C.

Tipologie di Mulini

I mulini che si diffusero nel Mille in Occidente potevano essere ad acqua o a vento. Non si possono concludere questi brevi cenni alla rivoluzione energetica del medioevo, senza menzionare il mulino a vento. Mentre il mulino ad acqua costituiva un’ eredità di Roma, il mulino a vento giunse, più tardivamente, alla cultura europea dall’oriente, attraverso il mondo arabo. Esso implicava difficoltà tecniche maggiori di quelle del mulino ad acqua, perché l’impianto idraulico era fisso, dato che il fiume cambia la portata ma non la direzione come invece fa il vento.

Secondo le situazioni locali vennero costruiti mulini idraulici di tipi diversi: a ruota verticale e a ruota orizzontale, azionati per di sopra oppure per di sotto; e ancora più svariati erano gli ingranaggi. Perciò erano molto diversificati gli impieghi: in primo luogo si moltiplicarono gli impianti destinati alle funzioni più antiche, cioè al sollevamento dell’acqua per l’irrigazione, con incremento delle coltivazioni; si diversificarono le preparazioni di alimenti, con mulini destinati alla macinazione non più soltanto dei cereali da panificazione, ma anche dei cereali da birra, della senape, forse dello zucchero di canna; ci furono mulini per affilare, mulini da tornio, da segheria, magli idraulici da siderurgia, mulini per la follatura dei tessuti, per la concia delle pelli, per la sfibratura della canapa, per filatura, per torcitura.

Nel mulino undershot l’acqua corrente giungeva all’estremità inferiore della ruota e, premendo contro le pale, la faceva muovere. La ruota, una volta azionata, metteva in moto altri ingranaggi all’interno del mulino. Nel caso in cui la ruota avesse opposto troppa resistenza all’acqua, poteva capitare che il deflusso della corrente si interrompesse e il mulino venisse inondato. Il tipo overshot, invece, non aveva le pale, ma era costituito da una sorta di secchi ed era più funzionale. come dighe, gore di derivazione, bacini di riserva e canali di rifiuto. Raramente, infatti, le ruote erano mosse direttamente dalla corrente: in genere veniva invece scavata una derivazione che deviava l’acqua dal fiume in un canale, parallelo al corso d’acqua, che riforniva i bacini di riserva e serviva sia ad isolare le ruote dalle variazioni stagionali del livello dei fiumi, sia ad evitare di ostruire l’alveo con strutture ingombranti in caso di piena.

Per quanto riguarda i mulini a vento, questi dovevano essere edificati in aree per natura molto ventose.

Mulini a Marea

Uno degli esempi migliori (e meno conosciuti) è un vero gioiello dell'ingegneria medievale che utilizzava il movimento del mare come fonte di energia e che spesso viene completamente dimenticato nei libri di storia.Stiamo parlando di un tipo specifico di mulino noto come "mulino a marea". Il sistema si basava su una diga o un argine costruito in una baia, una palude o un estuario. Durante l'alta marea, quando il mare saliva, le paratoie venivano aperte per far entrare l'acqua e riempire un bacino artificiale. Poi, quando la marea scendeva, venivano chiuse e l'acqua accumulata veniva rilasciata attraverso uno stretto canale, generando una corrente in grado di far girare una ruota idraulica. Questa, a sua volta, muoveva le pietre per macinare o azionava altri meccanismi utili nelle attività agricole o preindustriali.

A differenza dei mulini fluviali, che dipendevano da un flusso continuo ed erano inutilizzabili nei periodi di siccità, i mulini a marea garantivano una fonte di energia costante e prevedibile. La loro efficacia non dipendeva solo dal clima, ma anche dai cicli lunari, che determinavano le maree con una regolarità affidabile. Ciò li rese strumenti molto preziosi in regioni con corsi d'acqua irregolari o terreni scoscesi, dove altri sistemi erano impraticabili.

Questi mulini furono documentati per la prima volta in Europa occidentale nel XI secolo, anche se alcuni studi suggeriscono che versioni rudimentali esistessero già nei secoli precedenti. Si svilupparono soprattutto nelle zone costiere dell'Inghilterra, della Francia e della penisola iberica, dove le maree erano abbastanza forti e regolari da muovere grandi volumi d'acqua. Il loro funzionamento era tanto ingegnoso quanto efficace, poiché sfruttavano il naturale saliscendi del livello del mare per azionare meccanismi di macinazione, senza dipendere da fiumi impetuosi o dal vento.

Ma non era tutto così semplice come lasciare che il mare facesse il lavoro. La costruzione di questi mulini richiedeva una notevole pianificazione tecnica: era necessario conoscere bene il comportamento delle maree, saper progettare dighe resistenti, calcolare il volume d'acqua trattenuto e costruire paratoie durevoli. Non si trattava quindi di contadini che improvvisavano con legno e pietra, ma di comunità con conoscenze avanzate di ingegneria idraulica, geografia locale e organizzazione del lavoro.

I mulini a marea erano anche un investimento importante e di solito erano gestiti da monasteri, nobili o consigli comunali, che li utilizzavano non solo come fonte di energia, ma anche come simboli di potere e controllo sul territorio.

La cosa più sorprendente è che molti di questi ingegnosi dispositivi medievali continuarono a funzionare per secoli e, in alcuni casi, fino al XIX secolo inoltrato. In tempi più recenti, alcuni sono stati restaurati e trasformati in musei o centri di interpretazione del patrimonio. In Bretagna, nei Paesi Bassi o sulla costa meridionale dell'Inghilterra, è ancora possibile visitare esempi che conservano parte della loro struttura originale.

In un momento in cui il mondo è alla disperata ricerca di fonti di energia pulita e sostenibile, l'eredità dei mulini a marea è più attuale che mai. Il loro funzionamento non genera emissioni, non distrugge il paesaggio e s'integra con i ritmi naturali dell'ambiente. Forse non sono una soluzione applicabile su larga scala nel mondo moderno, ma ci ricordano qualcosa di essenziale: già nel Medioevo era possibile vivere in armonia con la natura, se la si osservava con attenzione e ingegnosità.

Struttura e Funzionamento dei Mulini ad Acqua

Dal punto di vista tecnico, un Mulino era composto da tre elementi principali: Dalla Torre che era un pozzo fuori terra, tenuto sempre piena d'acqua. Dal sotterraneo denominato “carcerario” dove al suo interno si trovava la turbina idraulica orizzontale o a “retricine”, il cui movimento era alimentato dalla forza di impatto dell’acqua in uscita dall'ugello posto alla base del serbatoio. Dal locale della molitura, al piano terra dove era posizionata pietra “mollaria”.

I Mulini furono costruiti sul percorso dell'acquedotto e utilizzavano tutti lo stesso sistema di macina ad asse verticale (su ruota orizzontale). Il Mulino era solo l’involucro di una macchina idraulica, costruito con i materiali dell’epoca e la sua forma non era una scelta estetica ma un’esigenza tecnica che ne determinò forme e dimensioni strettamente necessarie al funzionamento.

Torre e Carceraria

Le prime Torri erano enormi serbatoi tenuti sempre pieni d’acqua (mediamente 80 m³ ottanta tonnellate), in cui la quantità di acqua in uscita alla base del mulino, veniva compensata con quella in arrivo alla sommità della torre, in questo modo il serbatoio era sempre pieno e di conseguenza la pressione in uscita sempre costante, in modo da far girare la macina senza interruzione o rallentamenti. Ogni mulino ha due Torri di cui una a forma cilindrica più piccola ed un'altra più grande a forma trapezoidale. In realtà le Torri all'interno sono tutte cilindriche, l’aspetto trapezoidale è dovuto ai contrafforti esterni alle torri che furono realizzati per contenere la pressione dell'acqua sempre maggiore verso il fondo del serbatoio sulle pareti interne. Questo vale per i serbatoi più antichi in quanto costruiti con materiale incoerente, avevano poca resistenza. Mentre per le dimensioni delle torri più piccole costruite successivamente in tufo e per il fatto che contenessero minori quantità di acqua, non fu necessario costruire particolari rinforzi.

All'interno le Torri hanno una leggerissima inclinazione a forma di cono e alla base il diametro si riduce fino al tratto finale che va dal serbatoio alla carceraria con una riduzione progressiva della sezione di uscita. Questa forma era stata studiata per aumentare la pressione in uscita dall'ugello contro le alette della ruota.

La carceraria è il locale laterale alla base della Torre in cui era posta la ruota dell'acqua che in pratica era il motore di azionamento della macina posizionata nel mulino al livello superiore. Le dimensioni di circa 2 mt di diametro erano quelle strettamente necessarie al suo funzionamento. Un locale angusto, con un soffitto basso e ovviamente molto umido per l'enorme quantità di acqua che ci passava. Per queste caratteristiche era chiamata "carceraria" e certamente non era un lusinghiero riferimento alle condizioni di vita dei detenuti di quel periodo.

Meccanismo di Macinazione

All'interno del locale Molitura si trovavano diversi elementi:

  • La Tramoggia: era una cassetta di legno a forma tronco di piramide rovesciata, in cui si versava il cereale che, attraverso un foro andava alla macina. Questa forma permetteva con l’ampia apertura superiore un facile carico e con la lieve inclinazione delle pareti una lenta discesa dei semi verso la bocca inferiore di scarico.
  • Macine: Le macine mediamente 1,20 mt di diametro erano realizzate in pietra dura e omogenea perché durante il funzionamento non perdessero pulviscolo che si mischiasse con la farina. Si trattava di due ruote sovrapposte in posizione orizzontale di cui solo la superiore in movimento. Il peso della macina superiore di circa 1,5 q.li, e il movimento rotatorio schiacciava il grano tenero che tramite scanalature cadeva in un setaccio (crivo) dove era separata dalla crusca per poi essere messa nei sacchi.

Importanza e Vantaggi del Mulino nel Medioevo

L’importanza del mulino e la sua diffusione nel Medioevo trovano spiegazione nei grandi vantaggi da esso apportati. Nell’antichità l’uomo poteva contare esclusivamente sulle proprie forze e, successivamente, su quelle degli animali addomesticati. l’efficienza: gli studiosi ritengono che un mulino di modeste dimensioni riusciva, in una giornata, a svolgere un lavoro per il quale sarebbero servite più di quaranta persone.

Se pensiamo al Medioevo come all’epoca di una vera e propria rivoluzione energetica è soprattutto per il grande sviluppo dei mulini, e principalmente dei mulini ad acqua; non perché i tecnici medievali abbiano fatto in questo campo grandi invenzioni originali, ma perché applicarono l’invenzione dell’antichità classica alla costruzione di un tale numero di impianti, da provocare effetti profondamente innovatori, in campo economico, sociale, politico.

Il Medioevo è infatti più ricco di progressi tecnici di quanto comunemente si supponga. In particolare il Medioevo riuscì a rendere utilizzabile la forza bruta degli animali, dell’acqua e del vento in misura assai maggiore di quanto non era riuscita a fare l’antichità, che si era giovata in massima parte del lavoro degli schiavi.

La trasformazione avvenuta nel Medioevo nel campo dell’utilizzazione delle fonti di energia significò un progresso tecnico di portata assai ampia, che si può paragonare, in tempi più moderni, soltanto all’introduzione della macchina a vapore nel XVIII secolo e all’utilizzazione dell’energia nucleare ai giorni nostri.

Sfide e Tensioni Sociali

Ma l’aumento del benessere non andò disgiunto da grandi tensioni politiche e sociali. Del resto, anche nelle campagne il mulino ad acqua suscitava tensioni. Ne aveva suscitate sin dagli inizi, in quanto il feudatario faceva obbligo ai contadini di servirsi, a pagamento, del mulino per far macinare il grano per usi familiari, e l’obbligo era vissuto come un sopruso.

Più tardi, chiedere le prestazioni del mugnaio entrò nel costume, ma le proteste dei contadini continuarono con altre motivazioni: il buon funzionamento del mulino richiedeva salti d’acqua di una certa entità, e perciò si costruirono invasi, canali, deviazioni, al fine di garantire il funzionamento ottimale dell’impianto: ma tali opere sacrificavano le esigenze delle coltivazioni.

Invece il mulino a vento, tecnicamente non era vincolato a questo o a quel sito ma poteva funzionare dovunque: perciò la subordinazione al signore a al proprietario del suolo era più facilmente evitabile e non accadeva che il mugnaio si comportasse da controllore ed esattore al servizio del signore o del proprietario.

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